La P.A. non puo' basarsi solo sui dati catastali per risalire al proprietario di un immobile


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Con la sentenza n. 5/2015 il Consiglio di Stato ha ribadito il principio spesso rimarcato dalla Corte di Cassazione secondo cui le risultanze del catasto non costituiscono un'informazione di per sè sufficiente e attendibile per emettere atti o sanzioni a carico dell'immobile o del proprietario, senza prima interpellare in sede di istruttoria il presunto proprietario.

In caso di accertamenti da parte del comune o comunque dell'amministrazione, qualora vengano rilevate differenze o irregolarita' tra lo stato effettivo dell'immobile e quanto risulta presso il catasto (es. immobili apparantemente abusivi o porzioni di terreno pubblico illegittimamente recintate), l'ente deve sempre  interpellare prima il legittimo proprietario affinche' costui abbia modo di presentare gli atti e i titoli in proprio possesso, che molto spesso differiscono da quanto risulta al catasto.

Come noto infatti, la proprieta' o in generale gli atti relativi ad un immobile, addirittura se trascritti regolarmente in conservatoria, potrebbero comunque non corrispondere alle informazioni rilevabili tramite visura catastale, la quale ha infatti un valore prevalentemente fiscale e non legale.

Se l'atto e' stato trascritto in conservatoria il cittadino potra' facilmente entrarne in possesso, tramite visura ipotecaria, e soprattutto dimostrarne l'effettivo valore legale; diversamente, per gli atti non trascritti o particolarmente datati, la situazione potrebbe talvolta complicarsi, soprattutto se i documenti originali sono stati smarriti dal proprietario.

E' bene ricordare a tal fine che qualora la visura ipotecaria telematica non dia le informazioni cercate, è possibile richiedere una ispezione delle trascrizioni cartacee presso la conservatoria di competenza, relativamente a quegli atti datati e precedenti al periodo di informatizzazione dell'archivio.