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Lucia Casadio: Omissione di soccorso

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Pubblicato da : Redazione

Data: 12/09/2005
Traccia di Diritto Penale tratta dal Corso on line Overlex ,
tenuto dall'avv. Luigi Viola, per la preparazione all'esame di avvocato 2005

Svolgimento della Dott.ssa Lucia Casadio
Traccia

Tizio e la moglie Caia sono in vacanza nella bellissima Roma, nelle vicinanze di Via dei Condotti.
Caia è innamorata della Capitale e ne osserva tutti i monumenti con particolare attenzione, anche a costo di lasciare passeggiare il marito da solo a parecchi metri di distanza.
Uno di questi giorni, Tizio nota, proprio in Via dei Condotti, un barbone accasciato a terra, senza alcun segno di vita; così si gira intorno alla ricerca della moglie Caia per chiedere consiglio su come comportarsi, ma quest'ultima è tanto distante da non poter riuscire a comunicare alcunché.
Tizio, allora, decide di chiamare per via telefonica il 118 per comunicare ciò che si presentava ai suoi occhi, non facendo presente alcuna generalità personale.
Nel frattempo arriva sul luogo Caia, moglie di Tizio, che suggerisce di continuare la passeggiata romantica, senza attendere l'arrivo dell'ambulanza.
Il giorno dopo, Tizio e Caia leggono su un giornale locale che il giorno precedente era stato trovato morto da parte del ?servizio 118? un barbone in Via dei Condotti, Roma; altresì, i coniugi leggono che il suddetto servizio era stato sollecitato da un misterioso signore che sarebbe 'ricercato' per omissione di soccorso.
Tizio decide di recarsi da un legale.
Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio e premessi brevi cenni sul delitto di omissione di soccorso, rediga motivato parere sulla questione giuridica proposta, con riferimento alla posizione dello stesso Tizio e della moglie Caia.
Svolgimento (di Lucia Casadio)

Il problema consiste nello stabilire se la condotta dei coniugi Tizio e Caia, turisti in Roma, possa integrare gli estremi dell'omissione di soccorso, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 593 c.p..

Visitando Via Condotti, infatti, Tizio nota un barbone apparentemente privo di segni vitali, e chiama per via telefonica il numero di emergenza 118, rendendo denuncia anonima; Caia, nel medesimo frangente, avendo la stessa l'abitudine di soffermarsi da sola ad ammirare i monumenti, si trova a notevole distanza dal luogo del fatto, che raggiunge solo successivamente alla segnalazione all'Autorità del marito; entrambi i coniugi si allontanano poi dal luogo suddetto senza attendere l'arrivo dell'ambulanza.

L'omissione di soccorso è reato omissivo proprio, perseguibile d'ufficio.

Gli operatori di soccorso trovano il barbone morto: se i coniugi fossero incriminati in forza dell'art. 593 comma II, le pene dallo stesso previste (alternative della reclusione ad un anno o della multa di Euro 2.500=) troverebbero applicazione in misura raddoppiata.

I reati omissivi sono attualmente protagonisti di notevole espansione; essi trovano il fondamento teorico nel capoverso dell'art. 40 c.p., ai sensi del quale “non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo ”: tale articolo ha una funzione estensiva, nel senso che, combinandosi con le norme di parte speciale che prevedono le ipotesi di reato commissivo, estende la punibilità al caso in cui l'evento sia stato cagionato con una omissione.

La dottrina oggi concorda nel riconoscere all'omissione un'essenza non fisica, ma “normativa”, consistendo essa nel non compiere l'azione possibile, che il soggetto ha il dovere di compiere ( non facere quod debetur ).

Giuridicamente rilevanti, pertanto, sono solo le omissioni consistenti nella violazione di un dovere giuridico di fare e non quelle consistenti nella violazione di un dovere soltanto morale.

L'omissione presuppone, inoltre, la possibilità materiale di adempiere il dovere di fare, trovando questo il proprio limite logico nell'impossibilità materiale di essere adempiuto ( ad impossibilia nemo tenetur ), la quale può dipendere da condizioni personali ( ad es., la mancanza di attitudini fisiche) o esterne ( ad es.eccessiva distanza dal luogo di soccorso).

Nell'ambito dei reati omissivi si distingue tra:

•  reato omissivo proprio , che si perfeziona con il mancato compimento di un'azione determinata che era da attendersi in base ad una norma, ed è caratterizzato dalla mancanza di un evento inteso in senso naturalistico;

•  reato omissivo improprio , in cui il soggetto non è punito semplicemente peril mancato compimento di un'azione, bensì perché dalla sua omissione è derivato un evento che non si sarebbe dovuto verificare (es.: omicidio del neonato per mancato allattamento da parte della madre).

La fattispecie che qui interessa, disciplinata dall'art.593 c.p., appartiene al primo tipo delineato, ed è posta a presidio del bene e dell'incolumità individuale: nella sua seconda parte, il suddetto articolo punisce la condotta di colui che trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita od altrimenti in pericolo, ometta di prestare l'assistenza occorrente o di darne immediato avviso all'Autorità.

E' chiaro lo scopo solidaristico sotteso alla norma, ovvero quello di indurre i consociati a tenere condotte volte a garantire l'adempimento delle fondamentali aspettative di reciproca assistenza che dovrebbero contraddistinguere lo Stato moderno.

Al proposito si è affermata la teoria della c.d. posizione di garanzia , secondo la quale ciò che conta, ai fini della imputazione di un certo evento non impedito, non è tanto una obbligazione formale di impedirlo, bensì una sostanziale posizione di garanzia del suo non verificarsi: l'ordinamento attribuisce a determinati soggetti la funzione di garanti di specifici interessi che non possono essere efficacemente protetti dai loro titolari; tali posizioni possono essere di protezione , con lo scopo di preservare determinati interessi da tutti i pericoli che possono minacciarne l'integrità, quale che sia la fonte da cui derivano (es: i genitori a tutela dell'incolumità dei figli contro eventi naturali), o di controllo , aventi lo scopo di neutralizzare determinate fonti di pericolo, per garantire l'integrità di tutti gli interessi che possono esserne minacciati (es: i proprietari di edificio che minaccia rovina rispetto alla tutela di persone o cose).

Il reato omissivo, infine, ammette il concorso di persone, tanto mediante omissione quanto mediante azione; il primo non ha grande importanza pratica, essendo sufficiente tener conto della singola condotta omissiva di per sé idonea ad integrare tutta la fattispecie di reato; nel secondo caso si può configurare l'istigazione di qualcuno all'omissione altrui, ma in questo caso occorre valutare se la posizione di garanzia sia in capo ad uno od ad entrambi i soggetti, poiché in quest'ultima eventualità si avranno, più che un autore ed un istigatore, due autori.

Passando al caso in esame, la condotta dei coniugi va valutata ai sensi dell'art. 593 comma II c.p.: “ chi, trovando un corpo umano che sia inanimato, ovvero una persona ferita o che sembri altrimenti in pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente o di darne immediato avviso all'Autorità”.

Considerando separatamente la posizione giuridica in capo a Tizio ed a Caia, si rileva quanto segue.

E' Tizio a notare il barbone accasciato a terra in Via Condotti; la giurisprudenza ha chiarito che l'espressione “trovando” di cui all'articolo in esame è da intendersi, appunto, nel senso di “ imbattersi, di trovarsi in presenza della persona bisognosa di assistenza, ed implica un contatto diretto, attraverso gli organi sensoriali, con l'oggetto del ritrovamento, non essendo sufficiente la mera notizia che taluno versi in pericolo in un luogo sottratto dalla percezione visiva diretta dell'agente ( Cass.Pen. V, n. 20480/02)” .

Stante quanto sopra, non vi è dubbio che in capo a Tizio sia sorta, al momento del ritrovamento del barbone, la posizione di garanzia tipicamente prospettata dal reato omissivo; a questo punto, pertanto, l'ordinamento ha imposto a Tizio, alternativamente, o di intervenire direttamente a soccorrere il barbone, o di denunciare lo stato di cose all'Autorità competente.

Quanto alla prima opzione, la giurisprudenza ha specificato che l'attività assistenziale deve essere “ diretta a portare le occorrenti, utili, ed adeguate forme di aiuto e di soccorso” (Sez. V, Sent. 9135 del 19-12-73).

Tuttavia, come supra visto, vige in materia il principio secondo cui ad impossibilia nemo tenetur .

Nel caso in esame, la traccia precisa che il soccorrendo è un barbone, pertanto, oltre al brocardo testè menzionato, si ritiene operante sul punto altresì la scriminante dello stato di necessità di cui all'art. 54 c.p., che postula un pericolo imminente di danno grave alla persona, d'intensità tale che non possa essere evitato se non ricorrendo all'illecito penale: per soccorrere direttamente il barbone, Tizio, privo di cognizioni e competenze mediche, e sprovvisto della necessaria attrezzatura, si sarebbe esposto alle malattie contratte con grande probabilità dal barbone a causa delle precarie condizioni sociali ed igieniche della vita di strada, senza poi tacere dei bluff che spesso i personaggi che vivono ai margini della società ordiscono fingendosi morti o in pericolo, per attirare a sé privati cittadini all'unico scopo di derubarli o usare violenza sugli stessi.

Nel bilanciamento di valori tra la ratio solidaristica sottesa all'art. 593 c.p. e l'incolumità fisica del soggetto agente, il sistema penale fa prevalere quest'ultima ai sensi dell'art. 54 c.p.

Quanto alla prima parte della previsione normativa, pare così potersi concludere che Tizio è esente da responsabilità penale.

Tuttavia, la condotta di Tizio va verificata anche rispetto alla seconda parte dell'art.593 comma II c.p., che impone al soggetto agente, per il caso di impossibilità di primo soccorso, l'immediato avviso all'Autorità.

Tizio telefona immediatamente al 118, senza attendere di consultarsi con la moglie che è troppo distante per riuscire a comunicare alcunchè.

La traccia tuttavia precisa che Tizio non ha fatto presente le proprie generalità, e che, successivamente alla denuncia, lo stesso si è allontanato dal luogo senza attendere l'arrivo dei sollecitati soccorsi.

Dal punto di vista difensivo appare sostenibile l'insussistenza del reato anche sotto il profilo appena delineato ed altresì alla luce degli elementi di fatto che emergono dalla fattispecie.

Tizio infatti è un turista, e non un cittadino romano; la sua permanenza nella capitale è limitata; non può fornire un recapito in loco se non quello dell'albergo che presumibilmente lo ospita; inoltre dalla traccia non emerge che Tizio si sia rifiutato di dare le sue generalità: questi le ha semplicemente omesse ed evidentemente l'operatore del 118 non ha insistito per conoscerle perché irrilevanti nel caso di specie.

Difatti la denuncia era senz'altro dettagliata nei suoi elementi essenziali, tanto da permettere al servizio preposto di intervenire sul posto.

Quanto all'allontanamento di Tizio prima dell'arrivo dei soccorsi, si rammenta che la lettera della legge impone al soggetto agente di dare immediato avviso all'Autorità, e non di attenderne anche l'intervento.

Su quest'ultimo punto, Tizio può essere al più passibile di una censura morale, ma si ripete che l'omissione di soccorso presuppone la violazione non di un dovere morale, bensì di un dovere giuridico: si conclude pertanto che l'intera condotta di Tizio è stata pienamente lecita, tanto da non integrare, ad alcun titolo, l'ipotesi di reato di cui all'art. 593 comma II c.p.

La posizione giuridica di Caia è in parte diversa rispetto a quella del coniuge.

Quando questi si imbatte nel barbone apparentemente privo di vita,Caia, abituata a soffermarsi da sola a lungo davanti ai monumenti, è lontana al punto che Tizio non riesce a comunicare con lei.

Quanto al soccorso diretto, pertanto, in capo a Caia non sussiste alcun obbligo –anche senza dover verificare l'operatività dell'esimente di cui all'art. 54 c.p.-: la giurisprudenza chiede infatti che “la distanza fra l'agente ed il soccorrendo (………)sia tale che il primo possa percepire lo stato di pericolo in cui versa il secondo” ed esclude che “ la semplice notizia (che tra l'altro in questo caso il coniuge non è in grado di dare, come visto) che taluno sia in pericolo altrove, cioè in un luogo così lontano che non sia possbile la percezione diretta, basti ad impegnare penalmente l'agente al soccorso” (Cass. Pen. Sez. V sent. 6339 del 24-5-78).

Quanto all'obbligo di denuncia all'Autorità, pur non dimenticando il principio cardine per cui la responsabilità penale è personale, in un'ottica difensiva non si ritiene che la mancata denuncia di Caia possa integrare la fattispecie di cui all'art. 593 comma II c.p.; giunta sul posto, la stessa si è informata dell'accaduto presso il marito, venendo a conoscenza della denuncia: un'altra analoga sarebbe stata priva di senso.

Come sostenuto a proposito di Tizio, si ripete riguardo a Caia che la decisione di proseguire la passeggiata, senza attendere i soccorsi, espone forse i soggetti agenti ad un giudizio di tipo morale, ma non a responsabilità penale, trattandosi di persone non esercenti professione medica o paramedica, che avevano già assolto il minimum di dovere giuridico richiesto dalla norma per non cadere nella fattispecie incriminatrice, chiamando immediatamente i soccorsi.

Concentrando nuovamente l'attenzione sugli estremi della denuncia, l'unica ipotesi di responsabilità penale in capo a Tizio e Caia potrebbe sorgere se si concludesse per l'irrilevanza giuridica della denuncia anonima: in tale ipotesi, infatti, la denuncia di Tizio sarebbe come mai venuta ad essere, e i coniugi allontanatisi dal luogo del fatto sarebbero senz'altro incorsi in un'ipotesi di concorso in omissione di soccorso.

Tuttavia una tale conclusione appare fuorviante: la denuncia di Tizio ha raggiunto il suo scopo, sollecitando i soccorsi attraverso l'immediato avviso all'Autorità che la lettera della legge impone; altresì, il carattere anonimo della denuncia non contraddice la ratio solidaristica della previsione normativa.

Qualora, al contrario, la denuncia anonima e l'allontanamento dal luogo del fatto dovessero costare ai coniugi Tizio e Caia un'incriminazione per omissione di soccorso, troverebbero piena applicazione le circostanze attenuanti generiche.

Un'ultima annotazione: l'omissione di soccorso è reato di pericolo, in cui il pericolo rappresenta il presupposto della condotta, ovvero preesiste all'omissione sanzionata dalla norma penale; il giudice pertanto è chiamato a pronunciarsi sulla pericolosità di un'azione che si è già svolta ed ha prodotto i suoi effetti, ricorrendo al metodo della prognosi “postuma”, valutando ex ante se, al momento dell'azione, sussisteva o meno la possibilità dell'evento dannoso; ora, se l'autopsia accertasse che il barbone era già morto, quando Tizio lo ha trovato, l'omesso avviso all'Autorità ( e dunque, a fortiori , l'avviso tempestivo ma anonimo), non integrerebbe comunque la previsone normativa (Sez V sent. 15194 del 19/11/90), e sia Tizio che Caia andrebbero comunque esenti da responsabilità penale.

In ogni caso, pertanto, il reato di cui all'art. 593 comma II c.p. può dirsi insussistente per entrambi i coniugi.



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