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Successioni transfrontaliere - disciplina unica - competenza - certificato successorio europeo

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Pubblicato da : Nicolo' Giordana

Data: 27/05/2012

Innovazione e semplificazione nella materia successoria sul piano europeo

Il nostro diritto oggi vive un forte sdoppiamento tra il legislatore nazionale e quello europeo e sarebbe un atteggiamento malsano per il professionista quello di non osservare i nuovi modelli e le nuove proposte dell'UE. Un argomento di particolare rilevanza ed innovazione riguarda le cosiddette successioni transfrontaliere.

Il 13 marzo dell'anno corrente il Parlamento Europeo ha approvato un nuovo regolamento sul piano delle successioni internazionali definendo una disciplina unica, solida e soprattutto con lo scopo di semplificazione che trova applicazione in tutti i casi in cui il Paese di residenza abituale e il Paese di origine del de cuius non coincidano.

Per l'Italia questa non e' una novità: sul piano internazionale infatti possiamo ricordare la la Convenzione italo-svizzera del 22 luglio 1868 e la Convenzione italo-turca del 9 settembre 1929. Anche il Consiglio d'Europa si era già mosso, ricordiamo la Convenzione di Basilea relativa all'istituzione di un sistema di iscrizione dei testamenti del 16 maggio 1972.

Le ultime indagini statistiche riportate da riviste specialistiche hanno visto che questo tipo di successioni rappresenta il 10% circa nel panorama europeo e si caratterizzano il più delle volte da incertezza e di conseguenza da iter lunghi, complessi e costosi. E' in questo clima che si muove la Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 marzo 2012 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni e degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo. Il Parlamento Europeo, su proposta della Commissione, ha adottato in prima lettura il nuovo testo che ha l'obiettivo di realizzare un corpo organico di norme sovranazionali in grado di garantire la libera circolazione delle persone, l'organizzazione anticipata da parte dei cittadini europei della loro successione in un contesto UE, e la protezione dei diritti degli eredi e dei legatari, e delle persone vicine al defunto nonché dei creditori della successione.

I Notai vengono citati sin dalle considerazioni introduttive: Il presente regolamento dovrebbe consentire a tutti i notai competenti in materia di successioni negli Stati membri di esercitare tale competenza. I notai di un determinato Stato membro sono vincolati o meno dalle norme di competenza previste dal presente regolamento a seconda che rientrino o meno nella definizione di “organo giurisdizionale” ai fini del regolamento stesso (art. 11 bis). Gli atti rilasciati dai notai in materia di successioni negli Stati membri dovrebbero circolare in virtù del presente regolamento. Quando esercitano funzioni giudiziarie, i notai sono vincolati dalle norme di competenza e le decisioni da essi emesse dovrebbero circolare conformemente alle disposizioni relative al riconoscimento, all'esecutività e all'esecuzione delle decisioni. Quando non esercitano funzioni giudiziarie, i notai non sono vincolati dalle norme di competenza e gli atti pubblici da essi rilasciati dovrebbero circolare conformemente alle disposizioni relative agli atti pubblici (art. 11 ter). Leggendo il testo normativo ci imbattiamo in alcune novità e chiarificazioni che il legislatore europeo ha voluto darci.

In primis notiamo la coincidenza della competenza giurisdizionale e della legge applicabile in caso di successione transfrontaliera con quelle del Paese nel quale il de cuius aveva la propria residenza abituale, eccezion fatta per quei casi nei quali sia manifesto che i collegamenti erano più stretti con un diverso Stato, del quale deve quindi doveva essere applicata la legislazione. Una esplicita deroga a tale precetto e' mostrata nel caso del cittadino Europeo residente in un Paese dell’Unione di regolare la propria successione con la legge vigente nel suo Paese d'origine. Il soggetto dovrà indicare questa sua volontà nel proprio testamento. Si attua così un business della convenienza: Tizio, italiano di nascita che vive in Francia potrà dunque guardare se per lui, ma soprattutto per i suoi eredi, sia più conveniente la normativa italiana o quella francese e quindi applicare quella che più ritiene congeniale.

La novità che più mi sembra significativa è l’istituzione di un certificato successorio europeo, cioè di un documento destinato ad essere utilizzato dagli eredi e legatari che vantano diritti diretti nella successione e dagli esecutori testamentari o amministratori dell'eredità che, in un altro Stato membro, hanno necessità di far valere la loro qualità o di esercitare, rispettivamente, i loro diritti di eredi o legatari e/o i loro poteri come esecutori testamentari o amministratori dell'eredità. In osservanza al principio di sussidiarietà, il certificato non dovrebbe sostituire comunque eventuali documenti interni utilizzati a scopi analoghi negli Stati membri.

L'autorità che rilascia il certificato dovrebbe attenersi alle formalità richieste per la registrazione di beni immobili nello Stato membro in cui è tenuto il registro, conseguentemente a tal fine il presente regolamento dovrebbe prevedere uno scambio di informazioni tra gli Stati membri. L'uso del certificato non e' obbligatorio, ciò significa che le persone aventi il diritto di richiedere un certificato non dovrebbero essere obbligate a farlo, ma dovrebbero essere libere di avvalersi degli altri strumenti messi a disposizione dal presente regolamento (decisioni, atti pubblici e transazioni giudiziarie).

Tuttavia, nessuna autorità o persona davanti alla quale sia stato presentato un certificato rilasciato in un altro Stato membro dovrebbe poter chiedere la presentazione di una decisione, un atto pubblico o una transazione giudiziaria al posto del certificato (art. 27 ter). Spetterà a ciascuno Stato membro determinare nella rispettiva legislazione interna quali autorità debbano essere competenti a rilasciare il certificato, che si tratti degli organi giurisdizionali definiti ai fini del presente regolamento oppure di altre autorità competenti in materia di successioni, ad esempio i notai.

Dovrebbe altresì spettare a ciascuno Stato membro determinare nella rispettiva legislazione interna se l'autorità di rilascio possa coinvolgere altri organi competenti nel processo di rilascio, ad esempio organi competenti a ricevere un atto notorio sostitutivo del giuramento. Gli Stati membri dovrebbero fornire alla Commissione le informazioni pertinenti relative alle rispettive autorità di rilascio affinché tali informazioni siano rese disponibili al pubblico (art. 26 quater).

L'utilità maggiore sarà quella di produrre gli stessi effetti in tutti gli Stati membri. Non dovrebbe essere di per sé un titolo esecutivo ma avere forza probatoria e si dovrebbe presumere che dimostri con esattezza gli elementi accertati in forza della legge applicabile alla successione o di altra legge applicabile a elementi specifici, come la validità sostanziale delle disposizioni a causa di morte.

La forza probatoria del certificato non dovrà estendersi a elementi non disciplinati dal Regolamento, ad esempio la questione dell'affiliazione o se un determinato bene appartenesse o meno al defunto. Il certificato sarà rilasciato su richiesta dell'interessato e l'originale verrà conservato dall'autorità di rilascio che dovrebbe rilasciare una o più copie autenticate al richiedente ed a chiunque dimostri di avere un interesse legittimo. Laddove il certificato sia rettificato, modificato o ritirato, l'autorità di rilascio deve informare le persone cui sono state rilasciate copie autenticate, al fine di evitare un uso illecito di tali riproduzioni. Va comunque detto che il nuovo Regolamento, frutto di un accordo informale tra il Parlamento e il

Consiglio, dunque in attesa di una conferma in seconda lettura, non modifica le legislazioni nazionali in materia di successione.


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