Stampa

Fallimento: insufficiente realizzo dell’attivo.

Articolo stampato da www.overlex.com - Portale giuridico
Copyright © 2004-2005 www.overlex.com - Tutti i diritti riservati

Pubblicato da : Avv. Gioacchino De Filippis

Data: 14/09/2009

Prima della recente modifica (d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169), l’art. 102 prevedeva quanto segue: “Se prima che sia chiuso il fallimento si scopre che l'ammissione di un credito o d'una garanzia è stata determinata da falsità, dolo o errore essenziale di fatto, o si rinvengono documenti decisivi prima ignorati, il curatore o qualunque creditore può proporre domanda di revocazione del decreto del giudice delegato o della sentenza del tribunale, relativamente al credito o alla garanzia oggetto dell'impugnativa. L'istanza si propone con ricorso al giudice delegato. Il giudice fissa con decreto l'udienza per la comparizione davanti a sé delle parti, nonché il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto alle parti e al curatore. Quindi provvede all'istruzione della causa. Il curatore può intervenire in giudizio.  Finché la controversia non sia definitivamente decisa, il giudice può disporre che siano accantonate in caso di ripartizione le quote spettanti ai creditori i cui crediti sono stati impugnati. Se il fallimento si chiude senza che la contestazione sia stata decisa, il giudizio continua dinanzi allo stesso tribunale”.

Successivamente, con la modifica apportata dall’art. 87 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2006, l’art. 102 della Legge Fallimentare ha previsto il caso di “insufficiente realizzo” dell’attivo, così recitando: “Il tribunale, con decreto motivato da adottarsi prima dell’udienza per l’esame dello stato passivo, su istanza del curatore depositata almeno venti giorni prima dell’udienza stessa, corredata da una relazione sulle prospettive della liquidazione, e sentiti il comitato dei creditori ed il fallito, dispone non farsi luogo al procedimento di accertamento del passivo relativamente ai crediti concorsuali se risulta che non può essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che abbiano chiesto l’ammissione al passivo, salva la soddisfazione dei crediti prededucibili e delle spese di procedura. Il tribunale dispone in conformità a quanto previsto nel primo comma anche se la condizione di insufficiente realizzo emerge nel corso delle eventuali udienze successive a quella fissata ai sensi dell’articolo 16. Il curatore comunica il decreto di cui al primo comma ai creditori che abbiano presentato domanda di ammissione al passivo ai sensi degli articoli 93 e 101, i quali, nei quindici giorni successivi, possono presentare reclamo alla corte di appello, che provvede con decreto in camera di consiglio, sentito il reclamante, il curatore, il comitato dei creditori ed il fallito”.

Tale disposizione ha subito, ancora una volta, una modifica.

L’art. 6, comma 6, del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 241 del 16 ottobre 2007, con effetto dal 1 gennaio 2008, ha modificato il primo comma dell’articolo 102 del r.d., allo scopo di prevedere l’obbligo di acquisire il previo parere del comitato dei creditori sull’istanza di non farsi luogo al procedimento di accertamento del passivo, presentata dal curatore, in caso di previsione di insufficiente realizzo. La modifica del secondo comma del medesimo articolo 102 del r.d. è, invece, volta a sottolineare che il decreto che dispone il non farsi luogo all’accertamento del passivo dei crediti concorsuali può essere adottato in ogni momento successivo alla verificazione del passivo e non soltanto nel corso delle eventuali successive udienze per l’esame delle domande tardive.

Oggi l’art. 102 Legge Fallimentare recita così:

Il tribunale, con decreto motivato da adottarsi prima dell’udienza per l’esame dello stato passivo, su istanza del curatore depositata almeno venti giorni prima dell’udienza stessa, corredata da una relazione sulle prospettive della liquidazione, e dal parere del comitato dei creditori, sentito il fallito, dispone non farsi luogo al procedimento di accertamento del passivo relativamente ai crediti concorsuali se risulta che non può essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che abbiano chiesto l’ammissione al passivo, salva la soddisfazione dei crediti prededucibili e delle spese di procedura. Le disposizioni di cui al primo comma si applicano, in quanto compatibili, ove la condizione di insufficiente realizzo emerge successivamente alla verifica dello stato passivo. Il curatore comunica il decreto di cui al primo comma ai creditori che abbiano presentato domanda di ammissione al passivo ai sensi degli articoli 93 e 101, i quali, nei quindici giorni successivi, possono presentare reclamo alla corte di appello, che provvede con decreto in camera di consiglio, sentito il reclamante, il curatore, il comitato dei creditori ed il fallito”.

Tale modifica si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

Quali sono i presupposti per la previsione di cui alla disposizione in esame?

Ove dalla relazione del curatore  emerga con certezza l’impossibilità di acquisire attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che hanno chiesto l’ammissione al passivo, deve ritenersi che il provvedimento di cui all’art. 102 l. fall., nonostante la lettera della legge, possa essere adottato anche in un momento successivo alla già intervenuta verifica tempestiva dei crediti atteso che obiettivo della norma è quello di evitare un protrarsi antieconomico del procedimento fallimentare, sollevando il curatore dall’obbligo di redigere il programma di liquidazione e rendendo il più possibile celeri le operazioni fallimentari (Tribunale di Roma 22 agosto 2007).

Ricorrono i presupposti dell’art. 102 della L.F. in quelle procedure in cui non venga rinvenuto alcun bene e non vi siano prospettive di esperire azioni revocatorie e che non vi siano dipendenti a cui sia precluso il ricorso al fondo di garanzia (Trib Milano 27 settembre 2007)

L’art. 102 legge fallimentare prevede, infatti, che il tribunale possa disporre di non farsi luogo alle ulteriori fasi della procedura che si manifesti incapiente con espresso riferimento alla fase di verifica tempestiva dei crediti.

Nonostante  la lettera della legge, il provvedimento di cui all’art. 102 legge fallimentare può essere adottato anche in un momento successivo alla già intervenuta verifica tempestiva dei crediti.

Infatti, l’interpretazione sistematica della disposizione in esame porta a concludere per la sua operatività anche in un momento successivo alla fase di verifica.

In particolare, la funzione dell’art. 102 della legge fallimentare è quella di evitare un protrarsi antieconomico del procedimento fallimentare, sollevando il curatore dall’obbligo di redigere il programma di liquidazione.

Sotto quest’ultimo aspetto, il curatore avendo depositato istanza ai sensi dell’art. 102 e non avendo ottenuto la decisione del tribunale si troverebbe di fronte all’alternativa di: a) predisporre un programma di liquidazione in cui dichiarare che nulla vi è da liquidare né da recuperare; programma sostanzialmente riassuntivo della relazione già allegato all’istanza ex art. 102 e da sottoporre tra l‘altro al parere del comitato dei creditori che potrebbe essere, come nel caso di specie, di contrario avviso; b) presentare un rendiconto della gestione avente lo stesso contenuto negativo, con conseguente possibilità di opposizione da parte di uno o più creditori.

Verosimilmente l’alternativa sarebbe sciolta con il deposito di una istanza ai sensi dell’art. 116 legge fallimentare essendo scarsamente plausibile che il curatore, per ossequio formale all’art. 104 ter legge fallimentare, depositi un programma di liquidazione a contenuto negativo, con ciò esponendosi ad una impugnazione del conto e al conseguente processo ordinario di cognizione previsto dall’art. 116, comma 4 legge fallimentare.

Comunque in entrambe i casi si instaurerebbe un contraddittorio efficace a protrarre nel tempo la decisione sulla prosecuzione della procedura, con ciò contravvenendo al principale obiettivo perseguito non solo con la introduzione dell’art. 102 ma, più ampiamente, con la modifica della legge fallimentare: obiettivo di rendere il più possibile celeri e fruttuose le operazioni fallimentari.

Con il provvedimento ex art. 102 legge fallimentare, invece, il tribunale, se intende accogliere l’istanza, esprime di già una decisione compiuta e motivata sulla utilità di proseguire la procedura. Decisione, questa, vagliabile da tutti gli interessati e reclamabile ai sensi dell’art. 102, comma 3, legge fallimentare.

In definitiva la preventiva pronuncia del tribunale, pur non pregiudicando la possibilità di un successivo contraddittorio, consente di superare in ampia misura le incertezze e i dubbi che potrebbero spingere il comitato dei creditori a non approvare un piano di liquidazione redatto in negativo ovvero qualsiasi interessato ad opporsi alla approvazione del conto.

In entrambe i casi, si evita un inutile dispendio di attività giurisdizionale.

Infatti qualora il decreto del tribunale fosse reclamato, il relativo procedimento sarebbe definito dalla Corte di appello con decreto in camera di consiglio: pertanto attraverso un iter procedurale utile a definire  celermente se la procedura debba essere continuata o meno.

Per le ragioni esposte, esigenze di coerenza sistematica (riassumibili nella finalità di velocizzare la procedura) impongono che il tribunale non solo possa, ma anzi debba pronunciarsi ai sensi dell’art. 102 anche nei casi, come quello in esame, in cui sia stato reso esecutivo lo stato passivo;

 

 


Articolo stampato da www.overlex.com - Portale giuridico
Copyright © 2004-2005 www.overlex.com - Tutti i diritti riservati

Pubblicato da : Avv. Gioacchino De Filippis