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Inutilizzabilità fisiologica e patologica nel processo penale: ecco le differenze.

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Pubblicato da : Redazione

Data: 22/01/2013

L'inutilizzabilità delle dichiarazioni spontanee è fisiologica (e non patologica), con la conseguenza che possono essere utilizzate per le contestazioni in caso di esame dibattimentale in contraddittorio di colui che le ha rese.


Cassazione penale, sezione seconda, sentenza del 22.1.2013, n. 3176

...omissis...

Il ricorso è infondato.

Questa Corte ha affermato anzitutto che l'assunzione della qualità di "persona nei cui confronti vengono svolte le indagini", ai fini dell'operatività della disciplina contenuta nell'art 350 cod. proc. pen. e, segnatamente, di quella concernente le dichiarazioni spontanee, di cui al comma 7 del citato articolo, non postula la previa iscrizione della persona medesima nel registro di cui all'art. 335 cod. proc. pen. (Cass. Sez. 1 sent. n. 1650 del 25.2.1997 dep. 07.05.1997 rv 207427. Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che fossero utilizzabili, ai fini cautelari, come gravi indizi di colpevolezza, le spontanee dichiarazioni rese da soggetto nei cui confronti era stata disposta perquisizione domiciliare, non trovando applicazione, in tale ipotesi, la diversa disciplina di cui all'art. 63 cod. proc. pen.).

Coerentemente con tale principio questa Corte ha ritenuto che il divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell'imputato o dell'indagato sancito dall'art. 62 cod. proc. pen. è relativo alle dichiarazioni rese da persona che ha già assunto tale qualità nel corso del procedimento, sicchè non concerne la fattispecie in cui il verbalizzante riferisce di dichiarazioni spontanee rese dal soggetto prima che assumesse tale veste. (Cass. Sez. 3 sent. n. 7844 del 27.5.1998 dep. 3.7.1998 rv 211349).

In armonia con tali affermazioni questa Corte ha indicato (ed il Collegio condivide l'assunto) che il dovere imposto all'autorità giudiziaria ed alla polizia giudiziaria dall'art. 63 c.p.p., comma 2, di non procedere all'esame quale testimone o persona informata sui fatti di colui che debba essere sentito fin dall'inizio in qualità di indagato o imputato, non trova applicazione nell'ipotesi in cui il soggetto sia stato avvertito di tale sua qualità e rilasci dichiarazioni spontanee, le quali, se assunte senza la presenza del difensore, rientrano nella disciplina di cui all'art. 350 c.p.p., comma 7, e dunque, pur non essendo utilizzabili ai fini del giudizio salvo quanto previsto dall'art. 503 c.p.p., comma 3, possono essere utilizzate nella fase delle indagini preliminari ed apprezzate ai fini della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza richiesti per l'applicazione di una misura cautelare, anche nei confronti di terzi.

(Cass. Sez. 2 sent. 2539 del 5.5.2000 dep. 25.5.2000 rv 216298.

Fattispecie relativa a dichiarazioni spontanee rilasciate alla polizia giudiziaria dal soggetto passivo di un'estorsione immediatamente dopo la contestazione del reato di favoreggiamento degli estorsori e di invito a nominare un difensore di fiducia).

Poichè le dichiarazioni spontanee sono utilizzabili, come ogni altra resa in indagini preliminari, ai sensi dell'art. 503 c.p.p., comma 3, ben possono essere utilizzate nel giudizio abbreviato, che implica la rinunzia alla formazione della prova in contraddittorio.

Infatti questa Corte ha affermato che il divieto di utilizzazione delle dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dalla persona nei cui confronti vengono svolte indagini (art. 350 c.p.p., u.c.) va riferito al dibattimento e non anche al giudizio abbreviato.

(Cass. Sez. 6 sent. n. 1935 del 19.11.1993 dep. 17.2.1994 rv.

197261).

Il Collegio non ignora che vi è una (sola) pronunzia dissonante (Cass. Sez. 4 sent. n. 25922 del 9.4.2003 dep. 17.06.2003 rv 225851 ) secondo la quale nel giudizio abbreviato le dichiarazioni spontanee rese da un indagato nell'immediatezza dei fatti, ai sensi dell'art. 350 cod. proc. pen., non possono costituire prova a carico di altro coindagato.

Tuttavia tale pronunzia, a prescindere dalla sua dissonanza, si fonda sul seguente assunto:

"Con il primo motivo di ricorso il ... censura la sentenza impugnata per avere fondato il giudizio di colpevolezza nei suoi confronti in base alle spontanee dichiarazioni rese dal coindagato ...

nell'immediatezza dei fatti, non utilizzabili nel dibattimento ai sensi dell'art. 350 c.p.p., u.c., ed, a maggior ragione, nel giudizio abbreviato ex art. 438 cod. proc. pen..

Sul punto - come dimostrano di essere a conoscenza sia il Collegio giudicante che il ricorrente - si sono pronunciate le sezioni unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16 del 21.6.2000, ritenendo che il giudizio abbreviato costituisce un procedimento "a prova contratta", alla cui base è identificabile un patteggiamento negoziale sul rito, a mezzo del quale le parti accettano che la regiudicanda sia definita alla stregua degli atti di indagine già acquisiti e rinunciano a chiedere ulteriori mezzi di prova, così consentendo di attribuire agli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari quel valore probatorio di cui essi sono normalmente sprovvisti nel giudizio che si svolge, invece, nelle forme ordinarie del dibattimento. Tuttavia, tale negozio processuale di tipo abdicativo può avere ad oggetto esclusivamente i poteri che rientrano nella sfera di disponibilità degli interessati, ma resta privo di negativa incidenza sul potere-dovere del giudice di essere, anche in quel giudizio speciale, garante della legalità del procedimento probatorio. Ne consegue che in esso, mentre non rilevano nè l'inutilizzabilità cd. "fisiologica" della prova, cioè quella coessenziale ai connotati peculiari del processo accusatori, nè le ipotesi di inutilizzabilità "relativa" stabilite dalla legge in via esclusiva con riferimento alla fase dibattimentale, va attribuita piena rilevanza alla categoria sanzionatoria dell'inutilizzabilità cd. "patologica", inerente, cioè, agli atti probatori, assunti "contra legem", la cui utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento, ma in tutte le altre fasi del procedimento.

Ne consegue, pertanto, che le dichiarazioni spontanee rese da un indagato nell'immediatezza dei fatti ex art. 350 cod. proc. pen., non possono costituire, nel giudizio abbreviato, prova a carico di altro coindagato".

Or bene, detta pronuncia sè è coerente con quanto affermato dalle Sezioni Unite, sulla rilevata distinzione fra inutilizzabilità fisiologica ed inutilizzabilità patologica, va comunque rilevato che l'inutilizzabilità delle dichiarazioni spontanee è appunto fisiologica, in quanto possono essere utilizzate per le contestazioni in caso di esame dibattimentale in contraddittorio di colui che le ha rese.

Se il chiamato in correità o in reità, richiedendo il giudizio abbreviato, rinunzia al dibattimento e quindi all'esame in contraddittorio della persona che ha rilasciato le dichiarazioni spontanee a suo carico, non si comprende perchè queste dovrebbero essere inutilizzabili, tanto più che, spontaneamente o su contestazione, avrebbero potuto essere reiterate in dibattimento.

Il ricorso deve pertanto essere rigettato.

Ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che rigetta il ricorso, l'imputato che lo ha proposto deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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