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INTERNET: ILLECITI PENALI E CIVILI COMMESSI IN CHAT

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Pubblicato da : Redazione

Data: 06/06/2005
Articolo di :
p. AVV. ALFONSO MARRA
avvalfonsomarra@virgilio.it
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Al giorno d'oggi,tutti noi abbiamo a disposizione mezzi di comunicazione telematica come e - mail,chat,che ci consentono di dialogare virtualmente con persone che possono essere anche molto distanti da noi geograficamente.Tuttavia la chat,in particolare,offre a mio giudizio la possibilità di riflettere sulle seguenti questioni:
A) Consideriamo il caso in cui almeno quattro persone,che per comodità chiamo qui Tizio,Caio,Sempronio e Mevio,siano presenti contemporaneamente in maniera virtuale nella stessa stanza di chat.Tizio offende Caio.Sempronio e Mevio percepiscono tali parole offensive.
Qualora tale fattispecie si verificasse nella vita reale,subito
ravviseremmo gli estremi di un presunto reato di diffamazione,ai sensi dell'art. 595 c.p. A questo punto mi chiedo:è possibile che si riscontrino gli elementi costitutivi del delitto di diffamazione,laddove il soggetto attivo e quello passivo del presunto reato siano individuabili in chat
solo a mezzo di nick names e non delle loro reali generalità,poichè in chat non hanno prestato il consenso ad apparire con un profilo pubblico?
I nick names,peraltro,a mio giudizio,non sono neanche tutelabili come gli pseudonimi,ai sensi e per gli effetti degli artt. 7 e 9 c.c.,poichè,essendo utilizzati solo ed esclusivamente per accedere alla chat,non hanno assunto la stessa importanza del nome.Ciò comporta aspetti rilevanti anche per ciò che riguarda i criteri di attribuzione di competenza,al fine di stabilire quale sarà l'Autorità Giudiziaria competente a conoscere di tale presunto reato.L'art. 8 comma 1 c.p.p. stabilisce che la competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato.Ebbene,nel caso di specie,qualora Tizio,Caio,Sempronio e Mevio siano tutti in città diverse,quale sarà il locus commissi delicti? Si potrebbe rispondere:quello in cui ha sede legale il gestore della chat.
Tale risposta è però controversa,soprattutto per il fatto che,al momento della registrazione in chat,il gestore subordina l'iscrizione all'accettazione di alcune regole,tra cui,quella di non usare linguaggio offensivo.In sostanza il gestore effettua una "spersonalizzazione" della chat,dichiarando espressamente di declinare ogni responsabilità e mettendola a disposizione di tutti coloro che,on line,vi accedono.Non vedo,dunque,come potrebbe prendersi in considerazione come foro di competenza,quello della sede legale del gestore.
B) Veniamo poi ad un altro punto.
Sempronio e Mevio,presenti in chat al momento dell'offesa rivolta da Tizio a Caio,se non identificabili nella vita reale a mezzo di un profilo pubblico,possono essere chiamati a rendere testimonianza in giudizio?
E ancora:qualora sia ammissibile ottenere,a seguito di autorizzazione dell'Autorià Giudiziaria,i testi delle conversazioni in chat
(i "tabulati",per cosi' dire),che valore probatorio possono avere,laddove consideriamo che,cosi' come accade per il fax,in questi casi è possibile risalire all'apparecchio sorgente,ma non alla persona fisica che ha scritto?
Se, infatti non si riuscisse a stabilire con certezza l'identità della persona fisica che scrive dietro il computer,non si potrebbe parlare di responsabilità penale:sarebbe in contrasto con il divieto di responsabilità penale oggettiva,vigente nel nostro ordinamento giuridico.
C) Passiamo ora all'aspetto civilistico della fattispecie.
Supponiamo che,sempre in chat,Tizio,avvocato di Milano,chieda a Caio,collega avvocato di Napoli,di effettuare alcuni adempimenti per suo conto presso il Tribunale di Napoli, a mo' di corrispondente.
Tizio fornisce a Caio solo il numero di R.G.,le generalità delle parti in causa e precisa di non essere nessuno dei due legali che appaiono costituiti,ma di dover appunto subentrare ad uno dei due,a seguito di revoca del mandato conferito al precedente difensore da parte del cliente.Facendo affidamento sulla prassi quotidiana delle cancellerie civili,notoriamente oberate di lavoro,non conferisce nemmeno procura,sicuro che ciò non costituirà un problema,anche perchè i registri sono pubblici e liberamente consultabili.
Caio,dunque,accetta l'incarico senza che l'uno conosca le generalità dell'altro.
Tuttavia,Caio,il giorno dopo,invece di recarsi in Tribunale preferisce uscire con la fidanzata.
A seguito del mancato interessamento di Caio,Tizio riceve un danno grave e,quindi,pretende di essere risarcito.
Nella vita reale,non esiteremmo ad affermare che siamo in presenza di un contratto di mandato,concluso via chat,perfettamente valido,in ossequio al principio generale di libertà di forma vigente nel nostro ordinamento giuridico e che tale contratto è rimasto inadempiuto per negligenza di Caio.
Tuttavia mi chiedo: a chi spetterà la titolarità della legittimazione attiva e passiva nel giudizio civile di risarcimento danni,qualora,al momento della conclusione del contratto di mandato a mezzo chat,entrambi i contraenti non conoscevano le reali generalità l'uno dell'altro?
In conclusione,ritengo che siano questi,quesiti nascenti dalla complessità e al tempo stesso dalla comodità dei mezzi a nostra disposizione oggi,che certamente infiammeranno l'animo dei giuristi nel trovare soluzioni.
Del resto,anche la dottrina tedesca afferma: "Die Juristen sollen immer versuchen neue Lösungen zu finden,wenn unsere Welt neue Aussichten für die Zukunft anbietet".

Alfonso Marra Vobis eminentissimis Iureconsultis et Collegis, salutem dicit.


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