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Riduzione della capacita’ lavorativa specifica in conseguenza di un sinistro

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Pubblicato da : Avv. Sheila Cesca

Data: 16/01/2008

Il danno alla salute, o danno biologico, è inteso come lesione alla capacità psico-fisica del soggetto e quindi limitazione delle sue potenzialità sociali ed include in sé molteplici componenti della personalità dell’uomo che, a seguito dell’evento lesivo, vengono ad essere compromesse e che spaziano dal danno alla vita di relazione, al danno estetico, al danno alla capacità sessuale, all’incapacità lavorativa generica ed eventualmente specifica.

La dottrina maggioritaria ritiene doversi parlare di menomazione della capacità lavorativa specifica quando l’infortunio occorso al lavoratore:

Il danno, secondo dottrina costante, può essere classificato in:

Danno attuale: nel momento in cui si realizza il danno biologico, si manifesta anche il danno giuridico;

Danno potenziale: in un soggetto giovane l’attività produttiva futura risulterà compromessa solo al raggiungimento dell’età o del titolo di studio necessari per iniziare il lavoro;

Danno futuro: è legato al giudizio prossimo di una menomazione, destinata con un alto grado di probabilità a peggiorare nel tempo; oppure il danno biologico è tale da impedire miglioramenti di carriera o livelli di mansioni superiori;

Danno aleatorio: trattasi di un peggioramento solo ipotetico della menomazione in corso (2).

La Cassazione Civile, Sez. III, con sentenza del 23 gennaio 2006 n. 1230 ha statuito il principio secondo il quale: “L’invalidità permanente (totale o parziale), mentre di per sé concorre a dar luogo al danno biologico, non comporta necessariamente anche un danno patrimoniale, a tal fine occorrendo che il giudice, oltre ad accertare in quale misura la menomazione abbia inciso sulla capacità di svolgimento dell’attività lavorativa specifica e questa, a sua volta, sulla capacità di guadagno, accerti se ed in quale misura in tale soggetto persista o residui, dopo e nonostante l’infortunio subito, una capacità ad attendere ad altri lavori, confacente alle sue attitudini e condizioni personali ed ambientali, ed altrimenti idonei alla produzione di altre fonti di reddito, in luogo di quelle perse o ridotte. Solo se dall’esame di detti elementi risulti una riduzione della capacità di guadagno e del reddito effettivamente percepito, questo è risarcibile sotto il profilo del lucro cessante. La relativa prova incombe al danneggiato e può essere anche presuntiva, purchè sia certa la riduzione della capacità di lavoro specifica”.

 

Dottrina: orientamenti. Parte della dottrina, ancora oggi, sostiene che i concetti di “invalidità permanente” e “incapacità lavorativa generica” sono stati creati dalla giurisprudenza, nel corso degli anni, al fine di eludere il principio della irrisarcibilità delle lesioni alla persona, in osservanza di perdite o riduzioni di reddito. Infatti tale orientamento dottrinario ritiene che:

Danno risarcibile. Le norme che regolano la materia sono: l’art. 2043 c.c. (3), l’art. 1218 c.c. (4), l’art. 185 c.p. (5) ed infine l’art. 2059 c.c. (6). Il danno, quindi, può derivare da una responsabilità extracontrattuale, c.d. aquiliana, in cui l’onere della prova, sia della colpa che del danno, incombe sul danneggiato, o, eventualmente, da una responsabilità contrattuale in cui lo stesso danneggiato deve solo dimostrare il danno subito.

Il risarcimento è previstoo con la reintegrazione specifica, quando è in tutto o in parte possibile, altrimenti per equivalente, ossia corrispondente ad una somma di danaro.

Attualmente ci sono tre categorie di danno risarcibile:

Liquidazione del danno da inabilità permanente al lavoro. Il riconoscimento della riduzione della capacità di lavoro specifica e la conseguente liquidazione del danno, non presentano particolari problemi nell’ipotesi in cui il lavoratore abbia subito una contrazione nel reddito. In questi casi il danno risarcibile è pari alla capitalizzazione del reddito perduto, in base ad un coefficiente d’età, relativo alla capacità lavorativa residua della vita lavorativa del danneggiato. L’importo su cui si basa il calcolo aritmetico dovrà essere netto, ossiadepurato delle spese del trasporto o vestiario di lavoro, che rappresentano un’uscita per il lavoratore stesso; le imposte vanno, invece, ricompresse nel reddito da porre a base del calcolo, così come i contributi previdenziali (9). Non devono, infine, essere considerati i contributi INAIL.

Il criterio valutativo appena espresso, non è tuttavia omogeneo; anzi, conosce molte varianti. Alcuni giudici, ad esempio, ritengono che in presenza di una lesione della salute inferiore al 10% non vi può essere lesione della capacità lavorativa in assenza di prove specifiche. Sulla base di tale assunto, al contrario, si deve desumere che, per gradi di invalidità superiori, si da per scontata l’esistenza di un danno da inabilità permanente.

A tal proposito la Cassazione Civile, Sez. III, con sentenza del 7 novembre 2005 n. 21497 ha stabilito che: “Il grado di invalidità di una persona determinato dai postumi permanenti di una lesione all’integrità psico-fisica dalla medesima subita non si riflette automaticamente, né tanto meno nella stessa misura, sulla riduzione percentuale della capacità lavorativa specifica e quindi di guadagno della stessa. Tuttavia nei casi in cui l’elevata percentuale di invalidità permanente (nella specie il 25%) rende altamente probabile, se non addirittura certa, la menomazione della capacità lavorativa specifica ed il danno che necessariamente da essa consegue, il giudice può procedere all’accertamento presuntivo della predetta perdita patrimoniale, liquidando questa specifica voce di danno con criteri equitativi”.

(1) La Cassazione Civile, Sez. III, sentenza del 25 agosto 2006 n. 18489: “Il danno patrimoniale inteso come conseguenzadella riduzione della capacità di guadagno e, a sua volta, della capacità lavorativa specifica (e non, dunque, della sola inabilità temporanea o dell’invalidità permanente) è risarcibile autonomamente dal danno biologico soltanto se vi sia la prova che il soggetto leso svolgeva – o presumibilmente in futuro avrebbe svolto – un’attività lavorativa produttiva di reddito e che tale reddito, o parte di esso, non sia stato in concreto conseguito”.

Ancora la Cassazione Civile, Sez. III, sentenza del 23 febbraio 2006 n. 4020: “ In caso di illecito lesivo dell’integrità psico-fisica della persona, il giudice è tenuto a verificare se le lesioni accertate, oltre ad incidere sulla salute del soggetto, abbiano anche ridotto la sua capacità lavorativa specifica, con riduzione, per il futuro, della sua capacità di reddito, attribuendo in tal caso due distinte voci di risarcimento, rispettivamente a titolo di danno biologico e di danno patrimoniale per la riduzione della capacità lavorativa specifica. Nell’ambito delle somme liquidate per la prima voce, è quindi precluso al giudice individuare e disaggregare la componente riferibile alla perdita della capacità lavorativa”.

(2) Tale classificazione, in realtà, non trova riscontro pratico poiché troppo incerto e non rilevante dal punto di vista economico.

(3) Risarcimento per fatto illecito – Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

(4) Responsabilità del debitore – Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

(5) Restituzione e risarcimento del danno – Ogni reato obbliga alle restituzioni, a norma delle leggi civili. Ogni reato che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui.

(6) Danni non patrimoniali – Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi previsti dalla legge.

(7) Consiste nelle spese di cura, assistenza, controlli clinici, apparecchi protesici…

(8) Consiste nella perdita di guadagno durante la convalescenza ed anche successivamente se residuano postumi permanenti.

(9) Il cessato versamento dei contributi previdenziali, ovvero un versamento di entità minore, compromette la posizione previdenziale del danneggiato.


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