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I diritti patrimoniali e negoziali del minore

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Pubblicato da : Avv. Rosalia Conforti

Data: 16/11/2007

Il minore non può essere considerato solo come figlio di famiglia, ossia come soggetto che esaurisce tutta la sua esperienza umana nell’ambito familiare ove realizza la sua autonomia e il suo sviluppo. Il minore è anche parte integrante della società, ha una rete di relazioni sociali che possono strutturare la sua personalità individuale e sociale, ha diritti e doveri non solo nei confronti della sua famiglia ma anche nei confronti della società tutta; ha una sua, sia pur limitata e sorretta, autonomia che progressivamente deve essere sviluppata; è non solo un soggetto familiare ma anche un soggetto politico, economico, sociale.

In quanto tale, il minore può ovviamente avere propri beni e un proprio patrimonio. Tuttavia, l’incapacità di agire gli impedisce di amministrare direttamente tali beni fino al raggiungimento della maggiore età1, salva l’ipotesi, oramai del tutto marginale, di un’emancipazione per matrimonio al compimento dei sedici anni.

Mentre nell’ambito dei diritti della personalità del minore è largamente prevista dall’ordinamento una capacità anticipata, nel campo patrimoniale la potestà genitoriale e la conseguente rappresentanza legale del minore è assoluta.

L’incapacità di agire del minore, non implica, però, un’assoluta preclusione per lo stesso di compiere atti giuridici: gli atti, anche patrimoniali, posti in essere dal minore sono produttivi di effetti giuridici.

Ed invero.

L’annullabilità dei contratti conclusi da un incapace ex art. 1425 c.c. non riduce la loro efficacia ma si limita a renderla precaria per un certo tempo. Essa, dunque, non incide sulla idoneità dell’atto a produrre i suoi effetti ma è soltanto una difesa che potrà essere attivata qualora siano stati seriamente danneggiati gli interessi dell’incapace.

LA CAPACITA’ NEGOZIALE DEL MINORE NEGLI ATTI MINUTI DI VITA QUOTIDIANA

Con riferimento agli “atti minuti della vita quotidiana” la dottrina ha ampiamente riconosciuto, anche se l’orientamento non è univoco2, che possono essere ritenuti validi tutti gli atti che il minore pone in essere attraverso disposizioni aventi valore economico, come ad esempio l’utilizzazione dei pubblici servizi, l’acquisto dei beni di uso quotidiano, le attività di svago e così via.Tale riconoscimento sembra essere basato sulla necessità di attribuire al minore una capacità di libero esercizio di atti giuridici patrimoniali che sono necessari e funzionali allo svolgimento dell’ordinaria vita di relazione. Se infatti l’ordinamento riconosce al preadolescente in parte, e all’adolescente in misura più ampia, l’esercizio di alcune libertà personali in funzione di un adeguato sviluppo della sua personalità sociale, contestualmente deve riconoscergli il libero utilizzo di quelle risorse patrimoniali che sono essenziali per l’esercizio delle libertà personali.3

I DIRITTI SUCCESSORI DEL MINORE

Per quanto concerne il riconoscimento dei diritti successori, l’ordinamento – che, in linea di principio, sancisce l’incapacità del minore a fare testamento (art. 591 comma 2, n.1 c.c.) – consente al minore la possibilità di ricevere per successione. L’art. 462 c.c. sancisce, infatti, che è capace di succedere colui che sia nato al momento in cui si apre la successione attribuendo però la capacità di succedere anche ai nascituri concepiti o, nella successione testamentaria, ai non concepiti figli di una persona determinata. Tale capacità riconosciuta al minore di ricevere per successione è però subordinata all’accettazione con beneficio di inventario ex art. 471 c.c.4.

Ogni altra forma, dunque, di accettazione dell’eredità, espressa o tacita, è improduttiva di effetti giuridici e non vale a conferire al minore la qualità di erede né a fargli acquistare i beni ereditari. In mancanza, pertanto, della dichiarazione di accettazione dell’eredità con il beneficio di inventario, il minore rimane nella posizione di “chiamato all’eredità” (art. 460 c.c.) ed i beni devono considerarsi ereditari fino a quando egli non può esercitare il diritto di accettare l’eredità o di rinunciarvi5. Né la riscossione di un credito del de cuius da parte del soggetto esercente la potestà sul minore comporta l’accettazione tacita dell’eredità a norma dell’art. 476 c.c.6.

V’è tuttavia da rilevare che, a parte queste due norme, l’ordinamento non prende in alcuna considerazione , nella disciplina successoria, la minore età e le sue particolari esigenze.

Ed invero.

Non viene tutelato, come invece meriterebbe, il minore che, a seguito della morte del genitore, può trovarsi privo di sostegno economico che potrebbe, magari, consentirgli la prosecuzione agli studi e lo sviluppo della sua personalità. All’interno dell’ordinamento giuridico v’è, però, da segnalare, la presenza di alcune sporadiche norme che sono esempi di come l’ordinamento abbia incominciato a tener conto delle esigenze particolari e meritevoli di tutela del minore. L’art. 2122 c.c., infatti, nel disciplinare la ripartizione, tra i parenti, delle indennità dovute al prestatore di lavoro, specifica che, se non vi è accordo tra gli aventi diritto, la ripartizione avverrà “secondo il bisogno di ciascuno”, aprendo, in tal modo, la possibilità di una particolare tutela nei confronti del minore. Il r.d. 28 aprile 1938 n. 1165 nel regolare la successione delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, sancisce,dal canto suo, che subentri nell’assegnazione dell’alloggio o il coniuge o il figlio minore fino al raggiungimento della maggiore età.

Il problema sorge allorquando il minore concorra nella successione con altre persone: in tal caso, infatti, l’uguaglianza delle quote può risolversi in una disuguaglianza sostanziale quando i bisogni sono diversi.

A tal proposito, v’è chi7 ha proposto di prevedere due specifiche forme di tutela successoria per i minori chiamati all’eredità dei genitori: innanzitutto l’attribuzione di un diritto di godimento sulla casa già adibita a residenza familiare, la cui durata sia rapportata al compimento del ciclo di studi intrapreso o al raggiungimento di un’età in cui l’acquisizione di redditi propri sia da ritenere probabile. Poi l’attribuzione di un legato ex lege di mantenimento a carico della eredità e a favore dei figli minori, fino al completamento del periodo di studi.

ESERCIZIO DI IMPRESE E PARTECPAZIONE A SOCIETA’

Il minore non emancipato non può iniziare una nuova impresa ma può soltanto continuare un’impresa già avviata. Secondo quanto previsto all’art. 320 comma 5 c.c., è necessaria l’autorizzazione del Tribunale ordinario su parere del Giudice Tutelare; quest’ultimo può, tuttavia, consentire l’esercizio provvisorio dell’impresa fino a quando il Tribunale non abbia deliberato sull’istanza. In presenza di un conflitto di interessi tra i figli soggetti alla stessa potestà, o tra essi e il genitore, il giudice tutelare può nominare un curatore speciale al minore.

Si discute, anche se la maggior parte della dottrina lo esclude, se sia possibile che il Giudice Tutelare autorizzi il compimento anche di un singolo atto d’amministrazione straordinaria relativo all’esercizio dell’impresa. Se manca l’autorizzazione, e l’esercizio dell’impresa venga ugualmente continuato, il minore non può essere comunque considerato imprenditore. 8Ad ogni modo, il genitore autorizzato alla continuazione dell’esercizio dell’impresa, può compiere tutti gli atti pertinenti all’esercizio medesimo senza la necessità di alcuna preventiva autorizzazione9.

Anche per quanto concerne la partecipazione del minore a società, va detto che essa è possibile solo allorquando si tratti società già esistenti10. È necessaria l’autorizzazione del Tribunale all’esercizio dell’impresa se la partecipazione comporta una responsabilità illimitata, con il conseguente acquisto della qualità di imprenditore indiretto.

Nel caso, poi, in cui il minore diventi unico azionista o quotista (rispettivamente di una s.p.a. o di una s.r.l.) non ne consegue l’acquisto della qualità di imprenditore poiché imprenditore resta, in ogni caso, la società stessa e, pertanto, è sufficiente l’autorizzazione del Giudice Tutelare11.

Nell’ipotesi di autorizzazione ex art. 2294 c.c., si discute se il minore che diventi socio deve rispondere di tutte le obbligazioni sociali ai sensi dell’art. 2269 c.c., con tutto il suo patrimonio oppure solo intra vires hereditatis. Secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale si deve ritenere che il minore risponda intra vires hereditatis solo con riferimento alla situazione patrimoniale lasciata dal de cuius, mentre risponderà con tutto il suo patrimonio allorquando si tratti di obbligazioni sociali successivamente assunte12.

L’UTILIZZO DEL RISPARMIIO

Si è venuta progressivamente riconoscendo la possibilità per il minore di costituire un proprio risparmio e di poter liberamente disporne di esso.

Ed invero.

Già il d.p.r. 29 marzo 1973 riconosce, all’art. 159, che il minore, cui sia stato intestato un libretto nominativo senza dichiarazione di rappresentanza, può riscuotere direttamente, a meno che vi sia una opposizione da parte dei rappresentanti legali: solo se il minore non ha compiuto i dieci anni, è necessario che esso sia accompagnato da uno dei genitori, o dal tutore, o da altra persona di notoria probità che convalidi con la propria firma, quella di quietanza del minore. Anche l’art. 24 del Testo Unico Casse di Risparmio e Monti Pegno, approvato con r.d. 25 aprile 1929, n. 967, prevedeva che “il libretto di risparmio nominativo può essere dato e pagato ai minori d’età, salvo l’opposizione del rappresentante legale del minore”.

Da qualche tempo alcuni Istituti di Credito hanno istituito un particolare rapporto con i minori di età, costituendo conti correnti giovanili con l’adesione dell’esercente la potestà e, quindi, con l’effetto di convalidare il negozio che, pur se contratto da persona incapace ex art. 1425 c.c., non è nullo ma solo annullabile13.

#autore#

1 Ai sensi dell’art. 2 c.c. con la maggiore età (età in cui si presume che l’individuo possa curare consapevolmente i propri interessi ed essere in grado di comprendere il valore degli atti che compie)si acquista la capacità di compiere tutti gli atti, ossia la possibilità di operare nel mondo del diritto compiendo atti che modificano la propria posizione personale e patrimoniale.

2 Si veda sul punto, STANZIONE, Capacità e minore età,292 e segg.

3 In tal senso, A. Moro, Manuale di diritto minorile, 2006, 281 e segg.

4 L’accettazione con beneficio di inventario (o beneficiata) ricorre quando l’erede intende impedire la confusione tra il suo patrimonio e quello del de cuius, circoscrivendo le conseguenze economiche di una successione onerosa, cioè di una successione le cui passività superino le attività.

5 Vd. Cassazione 27 febbraio 1986, n. 1267, inArchivio civile, 1986, 744.

6 Vd. Cassazione 10 ottobre 1981, n. 5327, inMassimario Foro Italiano, 1981.

7 PADOVINI, I diritti successori, in CENDON, I bambini e i loro diritti, 1991.

8 Trib. Salerno, 19 febbraio 1946, inRep. Foro Italiano, voce Minore età, n.6.

9 Cassazione 27 maggio 1977, n. 2178, inGiustiziacivile, 1977, I, 1978.

10 Per esempio per effetto di una donazione o di una successione ereditaria in loro favore.

11 V. ROCCA, L’attività negoziale nell’interesse del minore e l’intervento del giudice tutelare, in Diritto famiglia, 1992, 43.

12 Cassazione 16 luglio 1976, n. 2875, inMassimario Giustizia Civile, 1976.

13 Vedi DEVESCOVI, La Banca, in CENDON, Il bambino e le cose, Milano 1993, pag. 163 e segg.


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