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La separazione con addebito e l’eventuale risarcimento del danno

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Pubblicato da : Avv. Rosalia Conforti

Data: 19/07/2007

La separazione personale è un istituto previsto dal codice civile attraverso la quale coniugi producono la sospensione di taluni doveri nascenti dal matrimonio. Nella definizione di Bianca, la separazione dei coniugi è “ la situazione di legale sospensione dei doveri reciproci dei coniugi, salvi quelli di assistenza e di reciproco rispetto 1.

La separazione può essere consensuale, giudiziale o di fatto. La separazione consensuale è quella che avviene per accordo delle parti che dovrà, successivamente, essere omologato dal Tribunale; quella giudiziale, invece, è pronunciata dal Tribunale, ad istanza di uno o di entrambi i coniugi, a seguito di fatti, anche indipendenti dalla loro volontà, che rendano intollerabile la prosecuzione della convivenza o rechino grave pregiudizio alla educazione della prole (art. 151 c.c.). La separazione di fatto, infine, è l'interruzione della convivenza dei coniugi, senza l'intervento di alcun provvedimento del Tribunale, ma attuata ugualmente, in via di mero fatto e in quanto tale è priva, di per se stessa, di effetti giuridici.

L'istituto della separazione cd. giudiziale è stato profondamente modificato dalla riforma del diritto di famiglia.

Ed invero.

Esso prima rappresentava una sorta di sanzione per il coniuge colpevole: infatti la separazione giudiziale poteva essere pronunciata, su richiesta di uno dei coniugi, per colpa dell'altro, non rilevando, invece, situazioni di tipo diverso. Ora, al contrario, la separazione può essere richiesta quando per una qualsiasi ragione sia venuta a mancare la comunione dei coniugi e la convivenza sia oramai intollerabile o possa arrecare pregiudizio ai figli 2. Dottrina e la giurisprudenza  usano definire tale situazione di cd. separazione senza colpa o per incompatibilità di carattere.

Se corrisponde al dato normativo l'affermazione che la colpa non costituisce più una condizione per poter addivenire alla separazione personale tra i coniugi essa, tuttavia, funge nel relativo giudizio, da presupposto rilevante in ordine al cd. giudizio di addebito della separazione stessa. Il Giudice, su richiesta di una parte, e qualora ne ricorrano le circostanze, può dichiarare a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione . In altre parole, il giudice, può, nel pronunciare la separazione, dichiarare che essa è da addebitare a quello, tra i due, che abbia tenuto un comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio.

Presupposto sostanziale dell'addebito è un comportamento cosciente e volontario contrario ai doveri che derivano dal matrimonio, mentre non è richiesta la specifica intenzione di nuocere all'altro coniuge. Tuttavia, secondo il costante orientamento giurisprudenziale, “… ai fini dell'addebitabilità della separazione il giudice di merito deve accertare se la frattura del rapporto coniugale sia stata provocata dal comportamento oggettivamente trasgressivo di uno o di entrambi i coniugi, e quindi se sussista un rapporto di causalità tra detto comportamento ed il verificarsi dell'intollerabilità dell'ulteriore convivenza, o se piuttosto la violazione dei doveri che l'art. 143 c.c. pone a carico dei coniugi sia avvenuta quando era già maturata una situazione di crisi del vincolo coniugale, o per effetto di essa ”. 3

Dalle pronunce della Corte Suprema si evince che affinché la violazione di uno degli obblighi nascenti dal matrimonio (ad es. dell'obbligo di fedeltà) possa condurre il giudice ad addebitare la separazione al “coniuge trasgressore” è necessario che alla violazione  sia riconducibile la crisi dell'unione. E', viceversa, da considerarsi irrilevante il comportamento trasgredente (es. infedele) successivo al verificarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza. Del pari, nel caso in cui non si sia raggiunta nel giudizio la prova che la violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio sia stata la causa (unica o prevalente) della separazione in quanto ad essa preesisteva una diversa causa di intollerabilità della convivenza, il giudice dovrà pronunciare la separazione senza addebito 4.

La dichiarazione di addebito ha due conseguenze:

  1. il diritto del coniuge, al quale non sia stata addebitata la separazione, di ricevere quanto necessario al suo mantenimento (art. 156 c.c.). Tale somministrazione è dovuta al coniuge che non abbia adeguati redditi propri, e l'entità è determinata in relazione alle circostanze ed ai redditi dell'obbligato. Resta fermo, altresì, l'obbligo di prestare gli alimenti 5.
  2. la perdita dei diritti successori. Non costituisce eccezione il diritto ad un assegno vitalizio, se al momento dell'apertura della successione il coniuge superstite godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto (art. 548, co.II, c.c.) 6.

Una delle questioni che ha interessato dottrina e giurisprudenza è stata quella del “ se ”  la prova fornita in sede di giudizio di separazione con addebito da uno dei coniugi in ordine al comportamento lesivo dei doveri coniugali da parte dell'altro possa fondare o meno la domanda di risarcimento del danno patito dal primo 7.

Secondo parte della dottrina, uno degli argomenti che ostacolerebbe la pretesa risarcitoria in siffatta fattispecie sarebbe rappresentato dalla non applicabilità della normativa generale, di cui all'art. 2043 c.c., ai rapporti ricadenti nell'ambito del diritto di famiglia. Ed infatti, secondo tale impostazione il diritto di famiglia presenterebbe già al suo interno dei rimedi specifici e settoriali (quali ad es. l'addebito della separazione) per far fronte alla violazione di tali obblighi /doveri matrimoniali. Pertanto, in base al principio lex specialis derogat lex generalis , in presenza della violazione di norme poste a disciplina dei rapporti tra coniugi, non potrebbe trovare applicazione la disciplina generale di cui all'art. 2043 c.c. ma solo quella di settore.

Secondo una parte dell'orientamento giurisprudenziale, invece, la problematica va affrontata fornendo una lettura costituzionalmente orientata delle norme stabilite dal c.c. agli artt. 143 e s.s.. In particolare, i diritti di ciascuno dei coniugi vengono ricondotti ai diritti inviolabili ex artt. 2 e 29 della Cost. affermando che una lettura che valesse a rendere inapplicabile l'art. 2043 c.c. alla lesione di siffatti diritti sarebbe costituzionalmente illegittima 8.

Altra problematica, più volte affrontata dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, è quella relativa alla non coincidenza tra il giudizio di addebito e giudizio di responsabilità ex art. 2043 c.c. 9. Ed infatti, sebbene giudizio di addebito e risarcimento del danno possono presentare “spazi di operatività” in comune, tuttavia non basta a fondare una responsabilità risarcitoria la violazione dei doveri, presupposto del giudizio di addebito.

L'indagine del giudice in ordine alla eventuale sussistenza di una responsabilità risarcitoria ex art. 2043 c.c. non può non passare attraverso le maglie della norma sulla responsabilità extracontrattuale 10. Si renderà, allora, necessario per l'interprete verificare la ricorrenza, nel caso concreto della lesione di una posizione giuridica soggettiva (integrante il danno ingiusto), di  una condotta dolosa o colposa, e l'esistenza del nesso causale tra condotta ed evento.

Altra questione che merita particolare attenzione è quella del “se” sia del tutto coerente con il sistema l'affrontare il problema del risarcimento del danno, in siffatta fattispecie, nell'ambito della responsabilità aquiliana o non si debba, piuttosto, ricondurre il tutto nell'ambito della responsabilità per inadempimento ex art. 1176 2 seguenti c.c. 11.

Secondo una parte della dottrina 12 escluso che la responsabilità patrimoniale verso l'altro, a carico del coniuge che viola i doveri nascenti dal matrimonio derivi dagli articoli 2043 e segg. c.c., dedicati ai fatti illeciti, atteso, da un lato, che nella specie sussiste violazione non del principio del neminem laedere ma dei doveri nascenti dal negozio giuridico del matrimonio, e dall'altro, che nessuna delle disposizioni di cui ai successivi articoli 2047 – 2054 c.c. è riferibile alla fattispecie, va altresì escluso che, nella fattispecie, possano trovare applicazione gli art. 1176 c.c. e segg. in tema di adempimento e inadempimento delle obbligazioni. Tanto in forza del principio secondo cui “la prestazione che forma oggetto dell'obbligazione deve essere suscettibile di valutazione economica” (art. 1174 c.c.), nozione questa che ripudia ai diritti – doveri che nascono dal matrimonio.  E' evidente, pertanto, secondo questa impostazione dottrinale, che anche attesa la specialità della materia, la violazione dei doveri de quibus trova la propria disciplina in via esclusiva negli articoli 84 e seguenti del codice civile, espressamente dedicati al matrimonio.

Al più, anche non potendosi configurare un vero e proprio inadempimento, si potrebbe, pur sempre sostenere l'inesattezza dell'adempimento dovuta ad inosservanza del dovere di buona fede in senso oggettivo. Tuttavia, pur volendo aderire a siffatta impostazione (che riconduce al 1218 c.c. la responsabilità del coniuge) lo scoglio che si incontra è rappresentato dalla difficoltà di configurare, nella fattispecie, una prestazione suscettibile di valutazione economica rimasta inadempiuta.

In dottrina, inoltre, non manca chi evidenzia che tale “operazione” striderebbe in modo evidente con il dettato costituzionale” ed ha proposto, pertanto, il cumulo delle due responsabilità 13.

In conclusione e, come emerge in modo lapalissiano da quanto su detto, la problematica del risarcimento del danno nell'ipotesi di separazione con addebito è ancora aperta e non ha ricevuto una determinazione univoca né dalla giurisprudenza né dalla dottrina, variamente discordanti al riguardo. Per dare, dunque, un orientamento più o meno univoco va detto che così come non può prescindere dall'analisi, definita da taluni dogmatica, della natura sia delle posizioni giuridiche soggettive dei coniugi sia dei diritti – doveri nascenti dal matrimonio, del pari, non può darsi una soluzione astratta ed univoca, ma va tenuto conto di ogni singolo caso specifico.

#autore#


1 Secondo l'impostazione prevalente in dottrina tra gli obblighi che rimangono sospesi a seguito della pronuncia della separazione personale dei coniugi vi sono gli obblighi di assistenza ( contra Bianca), fedeltà, coabitazione.

2 Cfr. Cass. 10512/1994 “ La separazione personale non è più determinata dalla cosciente violazione degli obblighi derivanti dal matrimonio, bensì dal dato oggettivo della intollerabilità della convivenza, o dal grave pregiudizio per i figli, non necessariamente dipendente dalla condotta volontaria di uno o di entrambi i coniugi ”.

3Si vedano per tutte Cass. 2001 n. 12130; e Cass. sez. I, 17-07-1999, n. 7566 ; Cass., sez. I, 28-10-1998, n. 10742

4 Cfr. sull'argomento Cass., sez. I, 28-09-2001, n. 12130; in Famiglia e dir ., 1998, 510, con nota di CARBONE

5 Il giudice può imporre all'obbligato di prestare idonea garanzia e, in caso di inadempimento, ordinare il sequestro dei beni dello stesso. Può imporre ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro all'obbligato che una parte venga versata direttamente all'avente diritto.

6 Non viene meno neppure il diritto alla pensione di reversibilità per un necessario coordinamento con la disciplina del divorzio che lo riconosce anche in caso di addebito (BIANCA).

7 La questione è stata, in particolare, affrontata in alcune pronunce di merito e di legittimità si vedano quanto alle sentenze di merito le pronunce del Tribunale di Milano del marzo e del giugno 2002, cf- Guida al diritto n. 24 del 22 giugno 2002; T. Firenze, 13-06-2000; T. Roma, 13-06-2000; quanto alle pronunce della Cassazione cf. Cass., sez. I, 22-03-1993, n. 3367; Cass., sez. I, 26-05-1995, n. 5866 

8 L'affermazione è stata criticata e giudicata antistorica da quanti hanno affermato - M. Finocchiaro (in La ricerca di tutela per la parte più debole non deve “generare” diritti al di là della legge ,  in Guida al diritto 22 giugno 2002 pg.50) - che “.. sul piano costituzionale la libertà di mutare opinione nei confronti del proprio coniuge e, quindi, di violare i doveri nascenti dal matrimonio non può non prevalere sul diritto dell'altro coniuge a protrarre usque ad mortem quel vincolo ”.

9 Cfr. Cassazione, sentenza 6 aprile 1993 n. 4108 “ Dalla separazione personale dei coniugi, può nascere sul piano economico (a prescindere dai provvedimenti sull'affido dei figli e della casa coniugale), solo il diritto ad un assegno di mantenimento dell'uno nei confronti dell'altro, quando ne ricorrano le circostanze specificamente previste dalla legge. Tale diritto esclude la possibilità di chiedere, ancorché la separazione sia addebitabile all'altro, anche il risarcimento dei danni, a qualsiasi titolo risentiti a causa della separazione stessa: e ciò non tanto perchè l'addebito del fallimento del matrimonio soltanto ad uno dei coniugi non possa mai acquistare – neppure in teoria – i caratteri della colpa, quanto perchè, costituendo la separazione personale un diritto inquadrabile tra quelli che garantiscono la libertà della persona ed avendone il legislatore specificato analiticamente le conseguenze nella disciplina del diritto di famiglia, deve escludersi – proprio in omaggio al principio secondo cui inclusio unius, esclusio alterius, - che a tali conseguenze si possano aggiungere anche quelle proprie della responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c.

10 Cfr. Cass., sez. I, 26-05-1995, n. 5866

11G. DE MARZO, Responsabilità civile nelle relazioni familiari tra esigenze di tutela e categorie formali, in Corriere Giuridico n. 9/2002

12 Finocchiaro (in La ricerca di tutela per la parte più debole non deve “generare” diritti al di là della legge ,  in Guida al diritto 22 giugno 2002 pg.50)

13G. De Marzo, op. cit.


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