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Pubblicato da : Dott. Valentino Pittin
Data: 26/01/2007Cerchiamo ora di capire cosa accade a livello operativo, con gli studi di settore. Una volta redatta la nostra dichiarazione dei redditi compileremo, parallelamente il modello propostoci dal software GE.RI.CO., il programma dell'agenzia delle entrate che, applicando tutta una serie di astrusi calcoli statistici ai dati da noi inseriti, determinerà la nostra congruità o coerenza. I dati da inserire saranno quelli della dichiarazione dei redditi, per quanto concerne le informazioni contabili, alle quali aggiungeremo dati relativi alla organizzazione del nostro studio professionale o della nostra azienda, dati relativi alle risorse impegnate, come ad esempio il numero di computers, o il numero di collaboratori o il numero di metri quadrati del nostro ufficio.
Ritengo poco utile soffermarmi sulle metodologie statistiche applicate nel calcolo, saltiamo dunque tutta questa fase della trattazione per giungere all'esito, al suo significato ed ai comportamenti da porre in essere.
L'esito ottimale è quello che identifica la nostra dichiarazione dei redditi, cui va allegatolo studio di settore ed alla quale si riferisce, come congrua e coerente. La congruità significa che i ricavi ed i compensi da noi dichiarati risultano nella media di coloro i quali esercitano la nostra professione ed adoperano risorse in maniera analoga alla nostra. E' il tipico risultato statistico. A complemento del risultato di congruità dei redditi troviamo la coerenza, intesa come quella situazione nella quale i risultati economici della nostra dichiarazione dei redditi sono reputati verosimili, alla luce di determinati indicatori economici. Uno di questi, presente nello studio di settore degli studi professionali, è l'indice di resa oraria. Ovvero, se io indico nello studio di settore che lavoro nel mio ufficio 12 ore al giorno per 355 giorni l'anno e ho dichiarato in unico 12.000 euro di compensi, la mia coerenza all'indice sopra citato sarà difficilmente conseguita.
Posto di non essere risultati congrui e coerenti alle risultanze di GE.RI.CO., diversi sono i comportamenti possibili.
Il piu' immediato e semplice è l'adeguamento spontaneo in dichiarazione dei redditi. Ovvero, nella dichiarazione inserirò, nella apposita casella, la differenza di reddito che GE.RI.CO. mi chiede, al fine di ritenere quanto da me dichiarato congruo e coerente. Le conseguenze di questo comportamento, che è ovviamente quello auspicato e consigliato dagli uffici delle imposte, sono innanzitutto l'ammissione di avere occultato dei ricavi: adeguandomi io dico al fisco: ok, GE.RI.CO. ha ragione, io ho parcellato solo 20.000 euro, ma in realtà ne ho guadagnati altri 10.000 in nero e pertanto acconsento ad adeguare la mia dichiarazione, avete ragione voi, mi avete scoperto! Naturalmente sull'adeguamento io dovrò pagare le imposte e le relative sanzioni. L'effetto dell'adeguamento spontaneo è semplicemente quello di impedire l'accertamento fondato sugli studi di settore….non è nemmeno corretto dire che impedisce l'accertamento induttivo, poiché ad una verifica contabile, qualora la mia contabilità non sia ritenuta veritiera, posso comunque cadere nell'accertamento induttivo. E' bene specificare questo, perché sento spesso gente convinta che l'adeguamento sia una specie di condono che impedisce gli accertamenti. Non è così.
Un altro comportamento possibile è il non adeguamento. Io decido di non adeguarmi. Se non mi adeguo, forse, fra 2 o 3 anni, subirò un accertamento induttivo. E' bene precisare che l'accertamento induttivo è quell'accertamento che prescinde dalla mia contabilità, che è ritenuta non veritiera, in quanto si da per scontato che io abbia conseguito dei proventi non contabilizzati.
A fronte dell'accertamento induttivo basato sullo studio di settore, io posso optare fra due comportamenti: o chiedere l'accertamento con adesione e cercare di “contrattare” una cifra sensibilmente inferiore con i funzionari della agenzia entrate, oppure decidere di andare in contenzioso tributario, in commissione provinciale, se necessario in appello in commissione regionale ed in fine in cassazione.
Il mio personale punto di vista e il seguente: io non riconosco ad uno strumento statistico la capacità di stimare il mio reddito, e nemmeno riconosco al fisco la facoltà di dirmi che io devo guadagnare quanto guadagna la media dei miei colleghi. Io non sono un numero, io sono un LIBERO PROFESSIONISTA in un paese occidentale e democratico. Le imposte le pago sui ricavi che ho conseguito. Per tanto personalmente rifiuto a priori l'adeguamento spontaneo in dichiarazione dei redditi. Non vedo perché io debba pagare imposte e sanzioni su redditi non percepiti. Non vedo perché ammettere di essere un evasore.
Per lo stesso motivo sono assolutamente contrario anche all'accertamento con adesione: o il fisco mi dimostra che sono un evasore, oppure io non intendo subire una simile vessazione. Non intendo subire un prelievo fiscale non dovuto, anche se ridotto.
Personalmente propendo per il contenzioso tributario. Sede nella quale posso discutere serenamente della situazione con dei giudici tributari. Osservo in fine che spesso le commissioni tributarie danno ragione al contribuente. Porto ad esempio la sentenza n.27/26/2006 depositata il 19 luglio 2006 della commissione regionale per il Piemonte, o la sezione tributaria della cassazione nella pronuncia 17229/2006, come nella pronuncia 9135/2005 e nella 19163/2003, oltre a tutta una serie di sentenze delle commissioni tributarie locali.
In ogni modo mi soffermo ancora su questa riflessione: se io mi adeguo, pago 1000 subito. Se non mi adeguo, forse dopo 2 o 3 anni mi arriva l'accertamento e posso chiedere l'adesione (io sono contrario, ma…) e da 1000 scendo a 800 (per esempio). Voi preferite pagare 1000 oggi o 800 fra due anni, e senza nemmeno la certezza di doverli pagare ?
E lo stesso ragionamento si ripropone se decidiamo di andare in commissione tributaria nei due gradi o in cassazione. Sul piano della convenienza, non vedo grossi dubbi.
Infine, personalmente lo ritengo anche un problema di principio: ma perché devo pagare imposte e sanzioni su delle presunzioni? Che fondamento giuridico c'è dietro? Se tutti andassero in contenzioso, ho il sospetto che il fisco farebbe un uso di uno strumento aggressivo ed intrusivo, oltre che assolutamente iniquo, come gli studi di settore, molto piu' moderato.
Nella parte 4 approfondiremo altri aspetti della legge Finanziaria per il 2007.
Pubblicato da : Dott. Valentino Pittin