Discussione: discussione sulla tracce di diritto civile esame 2010

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Utente registrato
14/12/2010
19:49:28
Ciao a tutti, oggi ho fatto la traccia n. 1 seguendo (cosa che credo abbiano fatto pochissimi) l'orientamento della cass sez. lavoro n. 24367 2008 riconoscendo in sostanza il dirito di recesso del commercialista. Qui sotto allego uno schema puramente indicativo dei passaggi logici che ho seguito:

traccia verte sulla disciplina del recesso per giusta causa del prestatore d’opera intellettuale dal contratto e del suo conseguente diritto al rimborso per spese, compensi maturati ed eventuale risarcimento del danno. La Sentenza n. 24367 del 1 ottobre 2008 risponde ai seguenti interrogativi: a) in primis, occorre considerare, la valenza del concetto di giusta causa di recesso ex comma 2 dell’ art. 2237 c.c., e cioe’ demarcare l’ambito di applicabilita’ di questo istituto al caso in oggetto.
Una volta stabilito l’ambito di operativita’ e dunque chiarito se Tizio possa recedere o meno dal contratto, esaminando l’art. 2119 c.c. stabilire se e come possa essere anche risarcito dei danni.
Quanto alla giusta causa di recesso.
La giusta causa e’ una cosiddetta norma elastica, cioe’ una norma il cui contenuto, appunto, elastico richiede giudizi di valore in sede applicativa, in quanto la gran parte delle espressioni giuridiche contenute in norme di legge sono dotate di una certa genericità la quale necessita, inevitabilmente, di un'opera di specificazione da parte del giudice che è chiamato a darvi applicazione.
La Suprema Corte recentemente ha statuito che il concetto di recesso per giusta causa “e’ applicabile anche al contratto d’opera, ed in particolare osservando che quando viene snaturato l’oggetto o il contenuto, mutando gli obblighi, anche di sott’ordinazione e collaborazione, in sostanza mutando quelli che erano gli originari accordi, si configurerebbe un inadempimento grave (degli originari accordi)”.
Per tali motivi, seguendo questo orientamento, e’ possibile attribuire al professionista il diritto di recesso per giusta causa, dal momento che l’originario rapporto di mandato e’ stato mutato con riferimento alla unicita’ della prestazione e del possibile vincolo di subordinazione, a seguito dell’ “affiancamento” del legale Caio.
Una volta appurata la sussistenza, della giusta causa di recesso nel caso di specie, coerentemente con Cass. N. 24367/2008, e quindi resosi possibile l’applicazione della discplina dettata dall’art. 2237 c.c., pare indubbio che Tizio abbia diritto al compenso maturato sino alla data di recesso, nonche’ al rimborso delle spese effettuate.
Quanto alla risarcibilita’ ex art. 1223 c.c..
Argomentando dalla disciplina dettata dall’ art. 2230 c.c. e segg., si puo’ ammettere la possibilità per le parti di concordare in via negoziale una disciplina pattizia del singolo rapporto in deroga a tutte le norme che non siano vigenti, qualora la disciplina contrattuale introduca clausole lecite ma non previste da quella legale,e dunque le conseguenze di queste clausole e della loro violazione vanno stabilite, in difetto di norme particolari, in base alle norme generali.
Dunque se è consentito alle parti di dare vita a un rapporto di prestazione d'opera intellettuale a termine, è necessario individuare, in difetto di una previsione legislativa specifica, quali siano gli effetti negoziali di questo tipo di contratto e quali siano le conseguenze quanto alla cessazione prima della scadenza pattuita per volontà di uno dei contraenti.
In questa ipotesi non può trovare automatica applicazione l'art. 2237 c.c., che riguarda il recesso nel corso della esecuzione di uno o più incarichi senza previsione di termini, (in quanto), se così fosse, la pattuizione di un termine finale sarebbe del tutto inutile e si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'ordinamento non ritiene meritevole di tutela l'interesse a che una prestazione d'opera debba avere svolgimento per un periodo temporalmente individuato e predeterminato dalle parti contraenti.
Troverebbe invero applicazione la disciplina generale dell’art. 1322 c.c., con la conseguenza logico giuridica che a seguito di un inadempimento di una (leggasi ambedue) parte prima del termine finale stabilito in via pattizia in deroga a quanto previsto dall’art. 2237 c.c., la parte inadempiente dovrebbe risarcire il danno ex art. 1223 c.c..

E’ possibile concludere stabilendo che nell’ipotesi in cui nessun termine sia stabilito tra le parti, si dovra’ applicare la disciplina dell’art 2237 c.c. e dunque dovendosi corrispondere al professionista i compensi richiesti, mentre nel caso in cui le parti, derogando alla disciplina prevista dall’art. 2230 e ss abbiano fissato un termine di durata della prestazione del prestatore d’opera intellettuale, in caso di recesso, a questo debbano essere risarciti anche i danni ex art.1223 c.c. da rifondersi dalla data di recesso sino alla scadenza prevista dalle parti.
Nel caso di specie, dunque, non appare apposto alcun termine di durata ai fini dell’espletamento dell’incarico, pertanto Tizio potra’ chiedere la risoluzione per giusta causa dall’incarico affidatogli, ma non potra’ essere risarcito dei danni subiti, avendo diritto solo al compenso oltre al rimborso delle spese sostenute sino al recesso.

Qualcuno ha "azzardato" come me?



Risposte alla discussione: (Pagina: 1 )

chiara.giordan

Utente semplice
1 interventi
14/12/2010 22:51:40
Ciao, io non ho fatto l'esame stamattina, (l'ho passato l'anno scorso), ma ho svolto la traccia per una mia amica in difficolta'. Anche io ho adottato la tua soluzione, trovando il tuo ragionamento, che poi e' stato anche il mio, lucido coerente e conseguenziale. Secondo me il problema e' stato il fatto che su internet ha cominciato a girare una soluzione che argomentava da una sent. della corte di appello di Milano. Io non mi sono lasciata condizionare, perche' attraverso il mio spirito critico ho ritenuto molto piu' aderente al caso di specie la sentenza della cassazione....senza considerare poi che la giurisprudenza di legittimita' prevale su quella di merito!!!!
Purtroppo non tutti sono dotati di spirito critico, ne' tantomeno abituati al ragionamento logico giuridico...ed e' stata pedissequamente adottata la soluzione proveniente dall'esterno. Evidentemente alla massa sembrava assurdo che l'avvocato della societa' trovasse fondata la pretesa della controparte, ma questo puo' senz'altro accadere, posto che il parere serve proprio a prospettare ai non addetti ai lavori le conseguenze giuridiche delle situazioni concrete...che nel caso di specie erano sfavorevoli per il cliente!
Sinceramente io trovo tutte le nostre argomentazioni molto solide...
Ti faccio davvero tanti complimenti, perche' non ti sei lasciato andare alla massa, ma hai ragionato da solo in maniera
veramente brillante...e non e' facile quando attorno tutti (commissari compresi) dicono il contrario....
In bocca al lupo e comunque vada sara' un successo..perche' si vede che sei molto in gamba..e te lo dice una che di diritto civile un pochino ne capisce!!!!!


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