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SENTENZA
Diritto di accesso a dati sensibili e tutela della riservatezza

Pubblicata da: Dott. Francesco Navaro


Consiglio di stato
sentenza 6681/06 del 14/11/2006

Consiglio di Stato, Quinta Sezione, sentenza n. 6681 del 14/11/2006

Con la sentenza in epigrafe il Consiglio di Stato interviene nuovamente sul rapporto tra diritto di accesso a dati sensibili e tutela della riservatezza.

Il fatto

Un privato ha fatto ricorso al Tar di Salerno per l'annullamento del silenzio-rigetto formatosi sull'istanza di accesso presentata dal medesimo.

La richiesta -finalizzata a prendere visione ed estrarre copia della cartella clinica intestata alla moglie che sarebbe stata in cura per diverso tempo presso una struttura psichiatrica- era stata avanzata al fine di avviare un'azione giurisdizionale davanti al tribunale ecclesiastico per ottenere la declaratoria di nullità del matrimonio, viziato dal fatto che i disturbi psichici della donna sarebbero stati sottaciuti.

L'organo di giustizia amministrativa con la propria decisione ha sostenuto la fondatezza del ricorso.

La moglie, pertanto, ha appellato la decisione di primo grado sostenendone l'erroneità sotto diversi profili.

L'orientamento del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato richiama, in primo luogo, il disposto dell'art. 60 del d.lgs. n. 196/2003 in base al quale “ quando il trattamento concerne dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell'interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile”.

Nel caso di specie, ad avviso del giudice amministrativo, il fine dello scioglimento del vincolo matrimoniale costituisce certamente una situazione giuridica di rango almeno pari alla tutela del diritto alla riservatezza dei dati sensibili relativi alla salute, in quanto coinvolgente un significativo diritto della personalità.

Pertanto, secondo i giudici, il ricorrente in primo grado (il marito) ha correttamente agito al fine di fornire al tribunale ecclesiastico gli elementi probatori necessari per supportare, fin dall'inizio, l'azione giudiziaria volta all'annullamento del vincolo matrimoniale.

In una tale situazione, perciò, deve ritenersi sussistente l'interesse personale che legittima la proposizione della domanda di accesso, non essendo necessario indagare in merito all'essenzialità o meno della documentazione richiesta, né alle prospettive di buon esito del processo instaurato.

Il Consiglio di Stato ribadisce, infine, che per avanzare l' istanza di accesso non è necessaria la previa attivazione del giudizio di annullamento del matrimonio, dovendo ritenersi sufficiente a suffragare l'istanza avanzata ai sensi degli articoli 22 e seguenti della legge n. 241/1990, anche la semplice ragionevole intenzione di attivare l'azione giudiziale.

Le conseguenze

Per le motivazioni sopra descritte, il Consiglio di Stato ha ritenuto che, nel caso di specie, sussistessero i presupposti per il valido esercizio del diritto di accesso e pertanto ha respinto il ricorso in appello.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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