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SENTENZA
Peculato: uso privato del fax dell'ufficio nel posto di lavoro

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 41248/05 del 15/11/2005

Inviare fax per scopi personali e privati dall'ufficio o luogo di lavoro e' riconducibile al reato di peculato.

Il caso nella sentenza de qua, aveva visto inizialmente la condanna da parte del Tribunale di Genova di un dipendente dell'INPS, il quale si era servito in ufficio del fax a scopo personale, per il reato di peculato d'uso, reato piu' lieve al confronto del peculato ordinario.
In particolare il peculato d'uso, a differenza di quello ordinario, prevede che la risorsa o bene sottratto venga restituito dopo l'utilizzo personale dello stesso.

Dopo il ricorso del Procuratore Generale di Genova, la Suprema Corte si e' espressa condannando il dipendente per peculato ordinario, aggravando dunque l'ipotesi di peculato d'uso.

La Corte ha specificato che l'utilizzo della linea telefonica dell'ufficio per inviare fax privati, esaurisce definitivamente la possibilita' d'utilizzo della risorsa per quanto compete all'impiegato, e non e' dunque possibile considerare la risorsa usata come 'restituibile' , presupposto tipico del peculato d'uso.

Non potendo nella fattispecie effettuarsi una vera restituzione del bene sottratto, si configura il reato di peculato ordinario.


Suprema Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale, sentenza n.41248/2005

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE VI PENALE

SENTENZA

FATTO E DIRITTO

Con la sentenza in epigrafe il Tribunale di Genova ha applicato a G. A., dietro richiesta delle parti ai sensi dell'art. 444 c.p.p., la pena di mesi due di reclusione, per il reato di peculato d'uso , perché, avendo sa disposizione linee telefoniche e fax per ragioni di ufficio (collegamenti con il CED di Roma), quale dipendente della sede INPS di Genova, se ne serviva per uso personale.

Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione il Procuratore generale presso la Corte di appello di Genova, deducendo che l'utilizzazione dell'apparecchio telefonico destinato a comunicazioni dell'Ufficio pubblico non concreta il peculato d'uso, ma il peculato ordinario, trattandosi di consumo di energie non più restituibile dopo l'uso.

Il ricorso merita accoglimento.

La qualificazione giuridica del reato contestato, per la quale è stata applicata la pena concordata, è errata. Il peculato d'uso presuppone che la cosa oggetto del reato possa essere restituita dopo l'uso, mentre nella fattispecie astratta del peculato ordinario (che ricorre nella specie) si riscontra una appropriazione della cosa che esaurisce la risorsa della pubblica amministrazione di cui il pubblico ufficiale abbia la disponibilità, risorsa che pertanto non può essere restituita.

È noto, d'altra pare, che le sezioni unite di questa Corte si sono pronunciate nel senso che: con il ricorso per cassazione avverso la sentenza di patteggiamento può essere denunciata l'erronea qualificazione giuridica del fatto, così come prospettata nell'accordo delle parti e recepita dal giudice, in quanto la qualificazione giuridica del fatto è materia sottratta alla disponibilità di parte e l'errore su di essa costituisce errore di diritto rilevante ai sensi dell'art. 606, lett. b) cod. proc. pen. (Sez. Un., sent. 00005 del 28/4/2000, CC. 19/1/2000, PG in proc. Neri, 215825).

La sentenza impugnata va annullata senza rinvio con ordine di trasmissione degli atti al Tribunale di Genova per l'ulteriore corso.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di Genova per l'ulteriore corso.

Roma, 26 ottobre 2005.

Depositata in Cancelleria il 15 novembre 2005.





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