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SENTENZA
Pubblica su un sito web un video della ex fidanzata con il suo numero di telefono: condannato per trattamento illecito di dati personali

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione civile
sentenza 26680/04 del 26/03/2004


Avv. Giuseppe Briganti
avv.briganti@iusreporter.it
Curatore di www.iusreporter.it



La Corte di Cassazione ha recentemente confermato la condanna inflitta a un uomo che aveva diffuso su Internet, senza il consenso dell段nteressata, immagini della ex fidanzata tratte da una videocassetta contenente un suo spogliarello, con contestuale pubblicazione anche del suo numero di cellulare.

La donna aveva scoperto il fatto dopo la ricezione di un SMS che le proponeva un incontro galante, cui era seguito l段nvio di un plico postale contenente la scannerizzazione di un段mmagine dello spogliarello tratta dal sito web di carattere pornografico nel quale era stato pubblicato il video.

L置omo era stato riconosciuto colpevole, in primo grado e in appello, dei reati di molestia e disturbo alle persone (art. 660 cod. pen.) nonch di trattamento illecito di dati personali ai sensi dell誕llora vigente art. 35 della legge sulla privacy (L. 675/1996).

La pena inflittagli dal GIP con rito abbreviato era di quattro mesi di reclusione, con i doppi benefici di legge, nonch con la condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile, liquidati in 4.000.000 delle vecchie lire.

La sentenza della Cassazione (Cass., Sez. III pen., 26680/2004) respinge il ricorso proposto dall段mputato contro la suddetta decisione, prendendo atto, innanzitutto, dell弾ntrata in vigore, dal gennaio 2004, del nuovo Codice della privacy, il quale ha riformulato il reato di trattamento illecito di dati, oggi disciplinato dall誕rt. 167 del provvedimento.

Il caso in esame riguarda la violazione della normativa posta a tutela dei dati sensibili, vale a dire quei dati personali idonei a rivelare l弛rigine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l誕desione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonch idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.

L誕rt. 167 del Codice prevede in proposito che, salvo che il fatto costituisca pi grave reato, chiunque, al fine di trarne per s o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione, per quel che qui interessa, delle norme poste a protezione dei dati sensibili, punito con la reclusione da uno a tre anni, semprech dal fatto derivi un nocumento per l段nteressato (condizione obiettiva di punibilit) .

Con riguardo al giudizio di colpevolezza, la Corte osserva che risulta processualmente pacifico che l段mputato non avesse preso bene la decisione della fidanzata di interrompere il legame sentimentale che li univa da circa due anni. Da tale momento egli aveva iniziato a inondare la donna di lettere quasi farneticanti, a tempestarla di messaggi telefonici sul cellulare, al punto di costringerla a cambiare per ben due volte la scheda telefonica, sebbene inutilmente, considerato che l置omo era sempre poi riuscito a venire a conoscenza del nuovo numero.

Parimenti accertato il fatto che l段mputato avesse conservato la videocassetta che ritraeva la donna mentre si esibiva in uno spogliarello nella sua camera da letto.

Giustamente dunque, secondo la Corte, i giudici di merito hanno imputato all置omo la diffusione dello spogliarello nel sito web, considerato che solo lui aveva la possibilit, oltre che l段nteresse, a divulgare tali immagini.

Il fatto che il consulente del PM non fosse stato in grado di reperire nel sito hard il filmato dello spogliarello stato convincentemente spiegato, rileva la Corte, con la duplice circostanza che lo stesso consulente aveva visionato il sito dopo pi di un mese dai fatti sicch era possibile che, per il veloce ricambio del materiale pornografico, il filmato fosse stato sostituito e che inoltre egli non aveva potuto visionare tutto il sito.

In conclusione, la Suprema Corte conferma la sussistenza del reato di illecita diffusione dei dati personali, essendo incontestabile che la donna abbia ricevuto un nocumento dalla condotta dell段mputato, sotto forma di lesione della sua tranquillit e della sua immagine sociale, cos come indubbia , secondo la Corte, l段mputabilit dei fatti all弾x fidanzato.

La decisione in commento si rivela interessante anche sotto altro profilo, in quanto riconosce che la contravvenzione di cui all誕rt. 660 cod. pen. pu essere posta in essere anche attraverso l段nvio di SMS molesti, oltre che attraverso le usuali comunicazioni telefoniche vocali.

La Corte osserva infatti che anche gli SMS vengono trasmessi attraverso sistemi telefonici, che collegano tra loro apparecchi telefonici.

Quanto poi alla capacit offensiva del messaggio, notorio che, a differenza di quel che accade con lo strumento epistolare, il destinatario costretto a leggerne il contenuto prima di poter identificare il mittente. Sicch quest置ltimo raggiunge lo scopo di turbare la quiete e la tranquillit psichica del destinatario, n pi n meno di come lo raggiunge tramite la tradizionale comunicazione telefonica.

In altri termini, prosegue la Corte, quel che la disposizione penale in parola ha voluto incriminare non tanto il messaggio molesto che il destinatario costretto ad ascoltare (per telefono), quanto ogni messaggio che il destinatario costretto a percepire prima di poterne individuare il mittente, perch entrambi i tipi di messaggi mettono a repentaglio la libert e tranquillit psichica del ricevente.



Il testo della decisione pu essere consultato su www.criminologia.it all段ndirizzo www.criminologia.it/giustizia/sms_reato.htm. La Suprema Corte affronta anche la questione della continuit normativa tra vecchia e nuova disciplina.
In proposito si veda G. Briganti, Trattamento illecito di dati personali solo in presenza di un apprezzabile nocumento per l段nteressato. Nota a Cass., sez. III pen., sent. 28/05-9/07 2004, 1134 (30134/2004), in www.iusreporter.it, www.iusreporter.it/Testi/sentenza167.htm.



Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale,
sentenza n. 26680/2004


LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

III SEZIONE PENALE

SENTENZA

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 22/3/2002 la corte d誕ppello di Torino ha integralmente confermato quella resa il 28/6/2001 dal GIP del tribunale torinese, che, procedendo col rito abbreviato, aveva condannato A.M. alla pena di quattro mesi di reclusione, con i doppi benefici di legge, nonch al risarcimento dei danni a favore della parte civile (liquidati in 」 4.000.000), avendolo riconosciuto colpevole dei seguenti reati: artt. 81 cpv. e 660 c.p. [1], perch, con pi azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, col mezzo del telefono o mediante lettera, aveva recato personalmente disturbo a F.M., con la quale aveva avuto un rapporto sentimentale interrotto nel luglio 1998; art. 35, commi 2 e 3, legge 675/1996, perch, allo stesso scopo di recarle danno ed effettivamente procurandole un nocumento, aveva diffuso su un sito Internet, senza il consenso della interessata, immagini di F.M., tratte da una videocassetta contenente un suo spogliarello, pubblicando altres il numero telefonico dell置tenza cellulare della stesa M.

Il difensore del M ha proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi a sostegno.

Col primo lamenta mancanza o manifesta illogicit della motivazione in ordine al reato sub b).

Sostiene al riguardo che manca la prova che l段mmagine della M., da questa ricevuta per posta, con l段ndicazione di un sito Internet, fosse stata effettivamente pubblicata in detto sito; che fosse stato altres pubblicato il numero della sua utenza cellulare; che infine tali fatti, se provati, fossero ascrivibili al M.

Col secondo motivo il ricorrente lamenta erronea applicazione dell誕rt. 660 c.p..

Sostiene che i ripetuti messaggi del M. alla M., pacificamente spediti a mezzo SMS o per via epistolare, non integravano la molestia punita dall誕rt. 600.

Infatti un messaggio SMS si legge e non si ascolta, sicch deve essere equiparato a una modalit epistolare, con la conseguenza che punibile solo se avviene in luogo pubblico o aperto al pubblico.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va anzitutto affrontata d置fficio la questione della continuit normativa tra il reato di trattamento illecito di dati personali previsto e punito dall誕rt. 35, commi 2 e 3, legge 31/12/1996 n. 675 (/c.d. legge sulla privacy), contestato nel capo b) della rubrica, e l誕nalogo reato di cui all誕rt. 167 del D.L.vo 30/6/2003 n. 196 (codice in materia di protezione dei dati personali).

Limitando l弾same al profilo rilevante per la fattispecie concreta di cui trattasi, occorre ricordare che l誕rt. 35, comma 2, punisce con la reclusione da trasmessi a due anni, salvo che il fatto costituisca pi grave reato, chiunque, al fine di trarne per se o per altri profitto o di recare ad altri un danno, comunica o diffonde dati personali in violazione dell誕rt. 22 della stesa legge 675/1996, ovverosia dati personali relativi alla vita sessuale senza il consenso scritto dell段nteressato e la previa autorizzazione del Garante.

L誕rt. 13 del D.L.vo 28/12/2001 n. 467 ha modificato questa norma in modo irrilevante per la concreta fattispecie, laddove ha sostituito alla condotta incriminata della comunicazione o diffusione una condotta pi ampia di trattamento dei dati personali, che comprensiva anche della comunicazione e della diffusione.

Il comma 3 dello stesso art. 35 stabilisce che si applica la reclusione da uno a tre anni se dal fatto derivi nocumento.

Secondo i correnti canoni ermeneutici, il nocumento si configura cos come circostanza aggravante del reato previsto dal comma precedente.

In seguito, il D.L.vo 196/2003 ha disciplinato nuovamente la materia, abrogando la precedente disciplina di cui alla legge 675/1996 (art. 183).

Ma ha contestualmente stabilito, col secondo comma dell誕rt. 167, che, salvo che il fatto costituisca pi grave reato, punito con la reclusione da un anno a tre anni chiunque, al fine di trarne per se o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione dell誕rt. 26, se dal fatto deriva nocumento: in altri termini, punito, se ricorrono agli altri elementi psicologici o materiali, chiunque tratta (per es. comunica o diffonde) dati c.d. sensibili, tra i quali sono compresi quelli idonei a rivelare la vita sessuale, senza il consenso scritto dell段nteressato e la preventiva autorizzazione del Garante.

In tale fattispecie il nocumento viene configurato come condizione di punibilit c.d. intrinseca, perch aggrava l弛ffesa insita nel fatto tipico del reato.

Come si pu facilmente constatare, secondo la normativa abrogata il trattamento (in particolare, comunicazione o diffusione) di dati sensibili senza il consenso dell段nteressato integrava il reato, anche se non derivava un nocumento per la persona offesa; se in pi causava tale nocumento il trattamento illecito configurava un段potesi aggravata del reato.

Secondo la normativa vigente, invece, il trattamento di dati personali sensibili senza il consenso dell段nteressato non configura alcun reato se non ne deriva un nocumento per la persona offesa.

Il che significa che si verificata una abolizione parziale del reato semplice (senza l誕ggravante del nocumento), mentre rimane tuttora punibile, con la stesa pena della reclusione da uno a tre anni, il reato pi grave di trattamento illecito dei dati da cui deriva un nocumento per l段nteressato non consenziente.

Ritiene insomma il collegio che in relazione alla fattispecie penale non abolita (trattamento illecito dei dati personali con nocumento per l段nteressato) sussista un誕nalogia strutturale tra il reato aggravato previsto dalla norma abrogata e il reato disciplinato dalla nuova norma (cfr. Sez. Un. N. 25887 del 16/6/2003, Giordano e altri, rv. 224607), giacch identico l弾lemento soggettivo del dolo specifico, e identici sono gli elementi materiali, consistenti nel trattamento illecito dei dati personali e nel nocumento derivatone per l段nteressato non consenziente.

Vero che questo nocumento nella prima fattispecie si configura come circostanza aggravante e nella seconda fattispecie come condizione intrinseca di punibilit.

Ma altrettanto vero che in entrambi i casi esso coperto dal principio di colpevolezza, giacch come circostanza aggravante imputato a carico dell誕gente solo se conosciuto o ignorato per colpa (ex art. 59, comma 2, c.p.), mentre come condizione intrinseca di punibilit deve essere coperto quanto meno della colpa (secondo l段nterpretazione costituzionalmente adeguata dell誕rt. 44 c.p.).

Se ne deve concludere che il fatto punito con la reclusione da uno a tre anni ai sensi dell誕rt. 35, comma 3, legge 675/1996 tuttora punibile con la stesa pena ai sensi dell誕rt. 167, comma 2, D.L.vo 196/2003, sicch tra i due reati sussiste un rapporto di continuit normativa.

Passando al giudizio di colpevolezza su tale reato pronunciato dai giudici di merito, si deve osservare che tale giudizio sorretto da una motivazione adeguata, esente da vizi logici o giuridici.

ネ processualmente pacifico che l段mputato A.M. non aveva preso bene la decisione di F.M. di rompere il legame sentimentale che li univa da circa due anni, sicch aveva iniziato a inondarla di lettere quasi farneticanti, a tempestarla di messaggi telefonici sul cellulare, al punto di costringerla a cambiare per ben due volte la scheda telefonica, sebbene inutilmente, perch il M. riusciva sempre a venire a conoscenza del nuovo numero telefonico.

ネ anche motivatamente accertato che l段mputato, sebbene dicesse il contrario, aveva conservato anche una videocassetta che ritraeva la M. mentre si esibiva in uno spogliarello nella sua camera da letto.

Orbene, nel settembre 1999, la M. ricevette prima un SMS sul suo telefono cellulare, che le diceva ma quanto sei bella, vorrei tanto vederti di persona, e subito dopo una busta postale contenente la scannerizzazione di un段mmagine del suddetto spogliarello tratta da un sito pornografico di Internet.

Il filmato hard della donna, quindi, era stato diffuso per via elettronica.

Con una argomentazione logica assolutamente plausibile, e come tale incensurabile in sede di legittimit, i giudici di merito hanno imputato al M. la diffusione dello spogliarello nel sito Internet, considerando che solo lui aveva la possibilit e anche l段nteresse a divulgare tali immagini.

Era stato lo steso M., anzi, a spiegare il movente del suo comportamento, quando in una delle lettere con cui ossessivamente molestava la donna, aveva confessato che il grande amore che aveva provato per lei si era tramutato in completo, stupido , incontrollabile odio.

Che poi il consulente del PM non sia riuscito a reperire nel sito hard il filmato dello spogliarello stato convincentemente spiegato con la duplice circostanza che lo steso consulente aveva visionato il sito dopo pi di une mese, sicch era possibile che per il veloce ricambio del materiale porno il filmato fosse stato sostituito, e che inoltre egli non aveva potuto visionare tutto il sito.

In conclusione, da una parte sussiste il contestato reato di illecita diffusione di dati personali, essendo incontestabile che la M. ne abbia ricevuto un nocumento, sotto forma di lesione della sua tranquillit e della sua immagine sociale, e dall誕ltra parte indubbia la sua imputabilit all弾x fidanzato M.

Sussiste anche la contravvenzione di cui all誕rt. 660 c.p. nella misura in cui il M., per petulanza o altro biasimevole motivo, ha recato molestia o disturbo alla persona della M, per mezzo del telefono.

La censura del ricorrente in ordine a questo reato fondata laddove sostiene che la contravvenzione non integrata se la molestia avviene attraverso il mezzo epistolare, ameno che non si realizzi in luogo pubblico o esposta al pubblico (il che, peraltro, sembra poco probabile).

Non v定 dubbio, infatti, che, alla luce del principio di tipicit e determinatezza del diritto penale, la molestia punibile a norma dell誕rt. 660 c.p. solo quella commessa con qualsiasi mezzo in luogo pubblico o aperto al pubblico ovvero quella commessa col mezzo del telefono, mentre non punibile per se stesa quella connessa col mezzo epistolare (anche se idonea come la precedente a ledere la tranquillit privata della persona destinataria).

Ma la censura del difensore infondata laddove sostiene che gli Short Messages System (SMS) non hanno natura telefonica, ma sono piuttosto assimilabili ai messaggi epistolari, sicch non possono integrare la contravvenzione de qua.

Al contrario bisogna osservare, quanto allo strumento tecnico utilizzato, che i c.d. Short Mesages System vengono trasmessi attraverso sistemi telefonici, che collegano tra loro apparecchi telefonici cellulari e/o apparecchi telefonici fissi.

Quanto al risultato, e pi esattamente alla capacit offensiva del messaggio in danno della tranquillit privata del destinatario, notorio che (a differenza di quel che in genere succede per lo strumento epistolare) il destinatario costretto a leggerne il contenuto prima di poter identificare il mittente; sicch il mittente del messaggio, attraverso questo strumento, raggiunge lo scopo, dolosamente perseguito, di turbare la quiete e la tranquillit psichica del destinatario, ne pi ne meno di come lo raggiunge quando usa lo strumento della comunicazione telefonica tradizionale.

In altri termini, quello che l誕rt. 660 c.p. ha voluto incriminare non tanto il messaggio molesto che il destinatario costretto ad ascoltare (per telefono), quanto ogni messaggio che il destinatario costretto a percepire, sia de auditu che de visu, prima di poterne individuare il mittente, perch entrambi i tipi di messaggi mettono a repentaglio la libert e tranquillit psichica del ricevente.

Si comprende cos come l段nterpretazione letterale dell誕rt. 660 c.p.p., che porta a comprendere tra i mezzi della molestia punibile anche gli SMS trasmessi per via telefonica, sia conforme alla ratio della norma, e venga quindi a coincidere con la sua interdipendenza teleologica.

In conclusione il ricorso deve essere respinto.

Consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Considerato il contenuto dei motivi non si commina anche la sanzione pecuniaria a favore della casa delle ammende.

PQM

La corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Roma, 26/3/2004.



Depositata in Cancelleria il 1 luglio 2004.








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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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