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SENTENZA
Condominio e spese fognarie: come si ripartiscono le spese?

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione civile
sentenza 13415/15 del 30/06/2015

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Le spese di mantenimento e difesa di una parte comune come l'impianto fognario non rientrano fra quelle di cui alle norme ai commi secondo e terzo dell'art. 1123 c.c. , le quali riguardano le cose comuni suscettibili di destinazione al servizio dei condomini in misura diversa ovvero al godimento di alcuni condomini e non di altri.



Cassazione civile, sezione seconda, sentenza del 30.06.2015, n. 13415

...omissis...

1.- Con il primo motivo del ricorso si deduce il vizio di "nullità per omessa motivazione art. 360 c.p.c. , ex n. 5". Parte ricorrente lamenta, nella sostanza, che la "la motivazione della sentenza di gravame impugnata è assolutamente incomprensibile". La censura non è fondata.

La motivazione della sentenza impugnata non è affatto omessa o incomprensibile.

In effetti dalla lettura della parte motiva della gravata decisione risultano le ragioni, adottate con condivise argomentazioni, su cui è fondato il decisum della sentenza di appello.

In quest'ultima vi è idonea spiegazione del fatto che il S. (pur avendo un proprio impianto fognario e non utilizzando quello condominiale) era comunque tenuto al richiesto pagamento.

Infatti il ricorrente, in quanto comproprietario dell'impianto fognario condominiale, era tenuto al pagamento pro quota delle spese necessarie alla sua conservazione in misura proporzionale al valore della sua proprietà esclusiva del locale interrato sottostante il condominio zxxxxxxzzz In ogni caso deve ribadirsi che "con riguardo all'impianto di fognatura di un edificio in condominio l'indagine diretta a stabilire se il condomino, che non utilizzi detto impianto per essere collegato con altro impianto, sia ugualmente comproprietario dell'impianto condominiale e, quindi, in applicazione dell'art. 1123 c.c. , sia tenuto a concorrere alle spese inerenti la sua conservazione va condotta in base ai criteri indicati dall'art. 1117 c.c. sull'individuazione delle parti comuni" (Cass. civ, Sez. 2, Sent. 6 dicembre 1991, n. 13160).

Ed, ancora, va ribadito che proprio "i manufatti come le fognature e simili rientrano fra le parti comuni dell'edificio, ex art. 1117 c.c. , n. 3, le cui spese per la conservazione sono assoggettate alla ripartizione in misura proporzionale al valore delle singole proprietà" (Cass. civ., Sez. 2, Sent. 27 novembre 1990, n. 11423).

Il motivo in esame è, quindi, infondato e deve essere rigettato.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di "violazione e falsa applicazione degli artt. 1117 e 1123 c.c. art. 360 c.p.c. , ex n. 5".

Il motivo è assistito dalla formulazione di quesito teso a conoscere se "per la ripartizione delle spese di manutenzione di un bene asseritamente comune ma non utilizzato.....è legittimo applicare il criterio stabilito con l'art. 1123 c.c. , comma 3 che fa riferimento al concreto utilizzo del medesimo ovvero debbasi, comunque, far ricorso al criterio generale previsto dall'art. 1117 c.c. od a quello del medesimo art. 1123 c.c. , comma 1".

Il motivo, anche per lo stesso ordine di ragioni innanzi già esposte a proposito dell'esame del precedente motivo, è infondato.

Deve, inoltre, rilevarsi che in atti non è contestata la qualifica di proprietario, da parte del ricorrente, di unità immobiliare facente parte del condominio de quo. Tanto non poteva e non può che comportare, per lo stesso ordine di ragioni innanzi già spiegate, la doverosità della compartecipazione pro-quota alle spese di rifacimento dell'impianto ancorchè non utilizzato. Al riguardo giova evidenziare che le spese di mantenimento e difesa di una parte comune come l'impianto fognario "non rientrano fra quelle di cui alle norme ai commi secondo e terzo dell'art. 1123 c.c. , le quali riguardano le cose comuni suscettibili di destinazione al servizio dei condomini in misura diversa ovvero al godimento di alcuni condomini e non di altri" (Cass. civ., Sez. 2, Sent. 4 maggio 1999, n. 4403). Infine deve rilevarsi che la pretesa esclusione rispetto all'affermato obbligo di contribuzioni pro-quota non risulta neppure essere stata suffragata sotto altro profilo: l'individuazione delle parti comuni dell'edificio risultante dall'art. 1117 c.c. non è stata "superata dalle opposte risultanze di un determinato titolo" (Cass. civ. sez. 2, Sent. 1 agosto 2002, n. 11391 e SS. UU. n. 7449/1993).

Il motivo va, pertanto, respinto.

3.- Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

4.- Le spese seguono la soccombenza e si determinano così come da dispositivo.

p.q.m.

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento in favore del Condominio controricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 7 maggio 2015.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2015




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