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SENTENZA
Contratti: la presupposizione è diversa dalla supposizione

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione civile
sentenza 9282/14 del 24/04/2014


L'istituto della presupposizione riguarda una condizione implicita e/o non svolta che può trovare tutela, ma si differenzia dalla mera supposizione.




Cassazione civile, Sez. II, sentenza del 24.4.2014, n. 9282

...omissis...

In definitiva, concludono le ricorrenti il quesito di diritto da porre sotto il profilo di questo motivo di impugnazione potrebbe essere: in tema di accertamento dell'inadempimento ad un preliminare di compravendita può darsi o meno rilevanza ed effetto al contenuto di una clausola aggiuntiva, a cui è astrattamente condizionata l'ulteriore efficacia del contratto, quando sia accertato il venir meno della causa, o finalità o motivo essenziale ed esclusivo dello stesso, a cui espressamente il promittente acquirente aveva condizionato il contratto medesimo (e a cui, sempre astrattamente, connessa la clausola aggiuntiva), per fatto e colpa dello stesso, così da non aver più alcun motivo di adempiere.

2.1.- Anche questo motivo è infondato ed essenzialmente perchè l'evento che, secondo le ricorrenti, avrebbe privato di efficacia i contratti preliminari oggetto della controversia non integrerebbe, neppure, un'ipotesi di presupposizione, ovvero di una "condizione implicita e/o non svolta", ma di una semplice supposizione o illazione palesemente in contrasto con i patti e gli atti oggetto della vicenda processuale, comunque, non desumibile dal testo contrattuale, per altro, nemmeno trascritto in parte qua.

In verità, le ricorrenti si sono limitate ad affermare che la clausola aggiuntiva del 17 dicembre 1999 non poteva avere alcun valore e significato perchè inerente ad un contratto che aveva ormai perso la sua validità ed efficace, per vicende esterne, non tenendo conto che la Corte di merito ha correttamente chiarito che "(...) l'inadempimento non può essere desunto, come ha sbrigativamente ritenuto il giudice di prime cure, da vicende estranee al contratto, e segnatamente dalla circostanza che la Cogianco srl ebbe ad acquistare, nelle more, altri terreni nel Comune di Fontanafredda sui quali procedere alla costruzione dei suddetti alloggi o dal fatto che nella corrispondenza intercorsa con i promittenti venditori la stessa Cogianco srl nulla disse a proposito dei suddetti aspetti urbanistici, bensì dal contegno assunto dalle parti in relazione agli accordi contrattuali (...)" e, pertanto, tenendo conto del patto aggiunto del 17 dicembre 1999.

D'altra parte, le ricorrenti non hanno tenuto conto neppure che l'indagine volta a stabilire se una determinata situazione sia stata tenuta presente dai contraenti nella formulazione del consenso si colloca sul piano propriamente interpretativo del contratto, e costituisce, quindi, una valutazione di fatto, riservata, come tale, al giudice del merito ed incensurabile in sede di legittimità se immune, come nel caso in esame da vizi logici o giuridici.

In definitiva, il ricorso va rigettato e le ricorrenti, in ragione del principio di soccombenza ex art. 91 c.p.c., condannate in solido al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione che liquida in Euro 3.800,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 febbraio 2014.

Depositato in Cancelleria il 24 aprile 2014



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