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SENTENZA
Appropriazione indebita: si consuma con la prima condotta appropriativa

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 36509/14 del 01/09/2014


Il delitto di appropriazione indebita è un reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa e, cioè nel momento in cui l'agente compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria.


Cassazione penale, sezione feriale, sentenza del 1.9.2014, n. 36509


...omissis...

3. Il ricorso, non risultando manifestamente infondato, deve essere accolto sulla base del secondo motivo proposto, in quanto il reato è estinto per intervenuta prescrizione, non emergendo dagli atti cause di proscioglimento dell'imputata, ai sensi dell'art. 129 c.p.p..

Segnatamente il reato deve considerarsi consumato necessariamente in data antecedente al 30/9/2005, data nella quale la ditta Progetti Interni s.r.l., di cui l'attuale ricorrente era amministratrice, veniva dichiarata fallita. Infatti il delitto di appropriazione indebita è un reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa e, cioè nel momento in cui l'agente compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria (Sez. 2, n. 29451 del 17/05/2013, Rv. 257232);

nel caso di specie, deve ritenersi che la consumazione sia avvenuta nel momento in cui l'imputata non ha messo a disposizione del curatore fallimentare i mobili di proprietà della ditta xxxxx detenuti dalla stessa in conto deposito nella sua qualità amministratrice della società. A nulla rileva, invece, ai fini della consumazione del reato la diversa data dell'agosto 2006, evidentemente scaturita dall'epoca della missiva inviata dal xxxxxx., con la quale il primo aveva chiesto all'imputata la restituzione dei mobili, essendo, appunto, nel frattempo intervenuta la dichiarazione di fallimento.

Pertanto, prendendo in considerazione la suddetta data del 30/9/2005, come data ultima di consumazione del reato, il termine massimo di prescrizione di cui all'art. 157 c.p.p. e ss., era già maturato alla data della sentenza della Corte d'Appello, intervenuta il 29/11/2013, tenuto anche conto del periodo di sospensione del giudizio di primo grado di sette mesi e giorni 2 (prescrizione maturata il 1/11/2013).

Di conseguenza la sentenza deve essere annullata senza rinvio, ricorrendo l'ipotesi di cui all'art. 620 c.p.p., comma 1, lett. a).

P.Q.M.

annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perchè il reato è estinto per intervenuta prescrizione.

Così deciso in Roma, il 26 agosto 2014.

Depositato in Cancelleria il 1 settembre 2014







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