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SENTENZA
Processo penale: in presenza di una causa estintiva del reato, non è applicabile la classica regola probatoria

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 22664/14 del 30/05/2014



In presenza di una causa estintiva del reato, non è applicabile la regola probatoria, prevista dall'art. 530 c.p.p., comma 2, da adottare quando il giudizio sfoci nel suo esito ordinario, ma è necessario che la prova dell'innocenza emerga "positivamente" dagli atti, senza necessità di ulteriori accertamenti: da ciò consegue che l'art. 129 c.p.p. non trova applicazione in caso di incertezza probatoria o di contraddittorietà degli elementi di prova, anche se in tali casi potrebbe ugualmente pervenirsi all'assoluzione dell'imputato.


Cassazione penale, sezione IV, sentenza del 30-5-2014, n. 22664



...omissis....

1. Il ricorso è infondato.

2. Si richiama, in primo luogo, il principio ricorrente nella giurisprudenza di questa Suprema Corte per cui, in presenza di una causa estintiva del reato, non è applicabile la regola probatoria, prevista dall'art. 530 c.p.p., comma 2, da adottare quando il giudizio sfoci nel suo esito ordinario, ma è necessario che la prova dell'innocenza emerga "positivamente" dagli atti, senza necessità di ulteriori accertamenti: da ciò consegue che l'art. 129 c.p.p. non trova applicazione in caso di incertezza probatoria o di contraddittorietà degli elementi di prova, anche se in tali casi potrebbe ugualmente pervenirsi all'assoluzione dell'imputato (Sez. 5, n.39220 del 16/07/2008, Pasculli e altri, Rv.242191; Sez. 6, n.22205 del 26/03/2007, Bastoni, Rv.236698; Sez. 4, n.2619 del 08/11/2006, dep. 25/01/2007, Dumitrescu e altro, Rv. 236095).

3. Va, quindi, considerato che il mezzo di impugnazione deve perseguire un risultato favorevole per chi lo propone. Ed al ricorso per cassazione avverso una sentenza di appello che abbia confermato la pronuncia di estinzione del reato per prescrizione emessa in primo grado, senza alcuna statuizione agli effetti civili nei confronti del ricorrente, non potrebbe conseguire un effetto più favorevole, a meno che non fosse evidente la causa assolutoria, per una serie di ragioni:

- in primo luogo perchè eventuali vizi di motivazione della sentenza impugnata non consentirebbero, in ogni caso, al giudice del rinvio di pervenire a diversa pronuncia, dato l'obbligo dell'immediata declaratoria della causa estintiva del reato (Sez.4, n.40799 del 18/09/2008, P.G. in proc. Merli, Rv.241474);

- in secondo luogo, perchè la previsione di cui all'art. 578 c.p.p. che prevede che il giudice di appello che dichiari l'estinzione per prescrizione del reato sia tenuto a decidere sull'impugnazione agli effetti delle disposizioni dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili, presuppone che sia intervenuta in primo grado sentenza di condanna nei confronti dell'appellante, ipotesi non sussistente nel caso in esame;

- in terzo luogo perchè, in assenza di pattuizioni concernenti le restituzioni ed il risarcimento del danno o la rifusione delle spese processuali, neppure si configurerebbe l'interesse dell'imputato ad impugnare la sentenza ai sensi dell'art. 574 c.p.p..

4. Esaminando la questione da un altro punto di osservazione, l'obbligo per il giudice di appello di verificare nel merito, eventualmente previa rinnovazione dell'istruttoria, secondo quanto chiesto dal ricorrente, l'insussistenza della posizione di garanzia dell'imputato, dunque di pronunciare nel merito sentenza assolutoria, non sussiste qualora, come nel caso in esame, nel precedente grado di giudizio non sia stata affermata la responsabilità dell'imputato ma sia stata dichiarata l'estinzione per prescrizione ai sensi dell'art. 129 c.p.p., comma 2, dunque implicitamente la sola non evidenza di ragioni assolutorie nel merito (Sez. 4, n.33309 del 8/07/2008, Rizzato, Rv.241962).

5. Va, quindi, evidenziato che nel caso in esame non risulta evidente alcuna causa assolutoria, posto che, sebbene in punto di diritto il ricorso non risulti infondato laddove contesta la posizione di garanzia attribuita a F.C. in veste di direttore tecnico aggiunto, si tratta di questione non dirimente in ragione della parallela configurazione della posizione di garanzia del medesimo imputato in qualità di responsabile di cantiere.

6. Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato; alla pronuncia di rigetto segue, a norma dell'art. 616 c.p.p. l'onere delle spese del procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 27 maggio 2014.

Depositato in Cancelleria il 30 maggio 2014



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