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SENTENZA
Concorso esterno in associazione mafiosa e dolo

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 22118/14 del 29/05/2014



In tema di associazione di tipo mafioso, ai fini della configurabilità del concorso esterno occorre che il dolo investa sia il fatto tipico oggetto della previsione incriminatrice, sia il contributo causale recato dalla condotta dell'agente alla conservazione o al rafforzamento dell'associazione, agendo l'interessato nella consapevolezza e volontà di recare un contributo alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso del sodalizio.
Cassazione penale, sezione sesta, sentenza del 29.5.2014, n. 22118

...omissis...


6.1. Devono premettersi i seguenti consolidati arresti di legittimità i relazione alle fattispecie oggetto del provvedimento cautelare impugnato.

6.2. In tema di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, deve ritenersi "colluso" l'imprenditore che, senza essere inserito nella struttura organizzativa del sodalizio criminale e privo della "affectio societatis", instauri con la cosca un rapporto di reciproci vantaggi, consistenti, per l'imprenditore, nell'imporsi sul territorio in posizione dominante e, per l'organizzazione mafiosa, nell'ottenere risorse, servizi o utilità. (Nel caso di specie, l'imprenditore operava nell'ambito del sistema di gestione e spartizione degli appalti pubblici attraverso un'attività di illecita interferenza, che comportava, a suo vantaggio, il conseguimento di commesse e, in favore del sodalizio, il rafforzamento della propria capacità di influenza nel settore economico, con appalti ad imprese contigue) (Sez. 6, Sentenza n. 30346 del 18/04/2013 Rv. 256740 Imputato: Orobello).

6.3. Ai fini della configurabilità del concorso esterno nel reato di associazione mafiosa, non è richiesto per l'estraneo il dolo specifico proprio del partecipe (consistente nella consapevolezza di essere inserito nel sodalizio e nella volontà di far raggiungere allo stesso gli obiettivi che si è prefisso), bensì quello generico, rappresentato dalla coscienza e volontà di dare il proprio contributo al conseguimento degli scopi dell'associazione, tramite il rapporto col soggetto qualificato, del cui dolo tipico si è al corrente. (Fattispecie relativa alla condotta di imprenditore, che, essendo consapevole della appartenenza di alcuni soggetti ad una associazione mafiosa, aveva posto in essere una attività economica realizzata - di fatto - in società con costoro e con la piena consapevolezza della provenienza del denaro fornito dai suddetti) (Sez. 5, Sentenza n. 6929 del 22/12/2000 Rv. 219244 Imputato:

Cangialosi G ed altri). In tema di associazione di tipo mafioso, ai fini della configurabilità del concorso esterno occorre che il dolo investa sia il fatto tipico oggetto della previsione incriminatrice, sia il contributo causale recato dalla condotta dell'agente alla conservazione o al rafforzamento dell'associazione, agendo l'interessato nella consapevolezza e volontà di recare un contributo alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso del sodalizio. (In motivazione la Corte ha precisato che deve escludersi la sufficienza del dolo eventuale, inteso come mera accettazione da parte del concorrente esterno del rischio di verificazione dell'evento, ritenuto solamente probabile o possibile insieme ad altri risultati intenzionalmente perseguiti) (Sez. U, Sentenza n. 33748 del 12/07/2005 Rv. 231672 Imputato: Mannino). Integra la condotta di partecipazione ad una associazione di tipo mafioso colui che volontariamente ponga in essere attività funzionali agli scopi del sodalizio ed apprezzabili come concreto e causale contributo all'esistenza e al rafforzamento dello stesso, a prescindere dai motivi che lo hanno determinato ad agire in tal modo. (Fattispecie relativa alla stabile messa a disposizione degli associati della propria abitazione per l'occultamento delle armi della "cosca", in riferimento alla quale la Corte ha negato che potesse valere ad escludere la configurabilità del reato il fatto che l'imputato potesse aver agito in ragione dei vincoli familiari che lo legavano agli altri affiliati piuttosto che con l'intenzione di rendersi partecipe del sodalizio criminoso) (Sez. 1, Sentenza n. 17206 del 04/03/2010 Rv. 247050 Imputato: Pmt in proc. Gallo).

6.4. Commette il reato di trasferimento fraudolento di valori, previsto dalla L. 7 agosto 1992, n. 356, art. 12-quinquies, comma 1, colui che, per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, acquisti la qualità di socio occulto in una società già esistente, partecipando alla gestione e agli utili derivanti dall'attività imprenditoriale (Sez. 1, Sentenza n. 43049 del 15/10/2003 Rv. 226607 Imputato: P.M. in proc. Fiorisi); ancora, integra la fattispecie criminosa di trasferimento fraudolento di valori la condotta di partecipazione societaria, quale socio occulto, per l'esercizio di un'attività economica preesistente, che faccia assumere la contitolarità della proprietà aziendale e degli utili prodotti, e che sia finalizzata all'elusione delle disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, in quanto l'interposizione fittizia ricorre anche quando sia riferibile solo ad una quota del bene in oggetto (Sez. 2, Sentenza n. 23131 del 08/03/2011 Rv. 250561 Imputato: Castaido e altri).

6.5. Il delitto previsto dal D.L. 8 giugno 1992, n. 306, art. 12- quinquies, comma 1, convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 1992, n. 356, che punisce chiunque attribuisce fittiziamente ad altri la titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, integra una fattispecie a "concorso necessario", poichè il soggetto agente in tanto può realizzare l'attribuzione fittizia di beni, in quanto vi siano terzi che accettino di acquisirne la titolarità o la disponibilità (nell'affermare tale principio, la Corte ha peraltro precisato che l'inconsapevolezza da parte del terzo del fine illecito, in base al quale la persona sottoposta o sottoponibile a misure patrimoniale agisce, rileva al fine di escludere in capo allo stesso terzo la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato) (Sez. 6, Sentenza n. 15489 del 26/02/2004 Rv. 229343 Imputato: Iervolino ed altro); ancora, il delitto previsto dal D.L. 8 giugno 1992, n. 306, art. 12 quinquies, comma 1, convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 1992, n. 356, integra una fattispecie a "concorso necessario" caratterizzata dalla necessità del dolo specifico, che può essere commessa anche da chi non sia ancora sottoposto a misura di prevenzione ed ancor prima che il relativo procedimento sia iniziato (Sez. 2, Sentenza n. 45 del 24/11/2011 Rv. 251750 Imputato: P. e altro).

7. Quanto al profilo più strettamente processuale, in tema di ricorso per cassazione, poichè esula dal controllo della Suprema Corte la rilettura degli elementi di fatto posti a base della decisione, non costituisce vizio comportante controllo di legittimità la mera prospettazione di una diversa (e, per il ricorrente, più favorevole) valutazione delle emergenze processuali (Sez. 5, Sentenza n. 7569 del 21/04/1999 Rv. 213638 Imputato: Jovino R.); cosicchè in tema di sindacato sul vizio della motivazione, compito del giudice di legittimità non è quello di sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dai giudici di merito in ordine all'affidabilità delle fonti di prova, ma quello di stabilire se detti giudici abbiano fornito una corretta interpretazione di esse, dando esaustiva e convincente risposta alle deduzioni delle parti, e se abbiano esattamente applicato le regole della logica nello sviluppo delle argomentazioni che hanno giustificato la scelta di determinate conclusioni a preferenza di altre (Sez. 1, Sentenza n. 1507 del 17/12/1998 Rv. 212278 Imputato: De Simone).

8. Applicando i richiamati orientamenti di legittimità al motivo in esame se ne deve affermare l'inammissibilità siccome volto a riproporre in questa sede questioni di merito alle quali la ordinanza impugnata ha dato risposta senza vizi logici e giuridici.

9. Quanto alla partecipazione concorsuale del ricorrente al sodalizio 'ndranghetistico il Tribunale reggino l'ha ineccepibilmente convalidata (v. pg. 59 della ordinanza) sulla base dei rapporti intrattenuti tra C.A. e L. inerenti i lavori edili e le ditte che li curavano, contatti che dimostrano come l'operato dei C., tra cui l'odierno ricorrente, sia stato sempre volto a garantire, nell'ambito di un rapporto sinallagmatico, oltre i propri interessi anche quelli della consorteria mafiosa del L., appartenente alla cosca ROSMINI dedita al riciclaggio dei proventi illeciti, e del cartello criminale che lo stesso ha provveduto a coordinare. Invero, con le dichiarazioni in data 24.6.2011 il collaboratore V.C. (v. pg. 45) aveva riferito dei rapporti tra il ricorrente ed il L. nell'ambito del settore immobiliare, dopo che il C. era stato "autorizzato" a rientrare a lavorare a REGGIO, essendo "al servizio di tutte le famiglio" avendo messo a disposizione delle cosche di 'ndrangheta la propria impresa di costruzioni edili, realizzando il complesso immobiliare sul terreno del Mu. secondo il meccanismo concordato. E la ordinanza compie - ad onta delle generiche censura difensive al riguardo - il debito e positivo vaglio di attendibilità delle dichiarazioni del V. (v. pg. 48 e ss.). Viene, altresì, analizzato l'ingresso del L. nell'affare immobiliare e correttamente respinta la versione difensiva circa il suo limitato valore collegato alla fornitura di materiali (v. pg.

52): risulta documentato l'impiego di capitali provenienti dal L. e la gestione da parte di questi delle scelte operative della EDILSUD attraverso la individuazione - senza essere contrastato dai C. - delle ditte che dovevano lavorare nel cantiere attraverso l'utilizzo della EDILSUD come schermo per perseguire interessi direttamente facenti capo al L. fino a prospettare una riorganizzazione societaria e patrimoniale che mettesse il L. al sicuro da eventuali provvedimenti ablativi dell'A.G. (v.

pg. 56). Secondo il provvedimento impugnato le stesse indagini, inoltre, avevano provveduto a documentare come i lavori afferenti alla realizzazione del complesso immobiliare da parte della EDILSUD in Ravagnese fossero stati assegnati, nella pressochè totalità, ad imprese collegate ad uomini intranei o contigui alla 'ndrangheta sulla base di un accordo collusivo (v. pg. 61 ed esito accertamenti a pg. 65 e ss.) organizzato dal L., secondo un'apposita riunione con la presenza degli indagati C.G.S. e C. A. e di un rappresentante della cosca LATELLA, P. A., che aveva determinato una spartizione delle opere di completamento del complesso immobiliare tra ditte e società riconducibili alle famiglie mafiose della parte sud di Reggio, alle quali si aggiungevano imprese riconducibili ad articolazioni della 'ndrangheta sia un tempo contrapposte ai FICARA-LATELLA, sia operanti in altre aree territoriali. E che i C. fossero già da tempo adusi al rispetto delle "regole" imposte per la edificazione in Reggio la ordinanza lo desume ineccepibilmente dalle dichiarazioni del 22.1.94 del collaboratore R.G., come pure dalla diretta voce del ricorrente nel corso della captazione del 24.9.2008 che assumeva di dover adempiere al "dovere nostro...con gli amici del locale"; e dalla stessa fonte nella captazione del 4.2.2009 che si vede "assegnato" dal L. il M.O. all'insaputa dello stesso figlio A.. O, ancora, per l'estromissione dai lavori dei fratelli B. su iniziativa di La.Ni. - e tramite il L. - per favorire l'ingresso dei fratelli G.; infine, con la captazione del 13.10.2009 che documentava la pressione del L. nei confronti del ricorrente per assegnare il lavoro a F.G. del '51.

10. Di qui anche la incensurabile conclusione che il L., con il consenso del ricorrente, fosse divenuto socio occulto della EDILSUD nella quale riversava flussi di denaro da sottrarre a possibili misure di prevenzione patrimoniale.

11. Non inficiano il percorso motivazionale esposto le questioni di merito sollevate nell'ambito del motivo in esame e l'invocata generica alternativa interpretativa dei colloqui captati; come pure la riproposizione dell'irrilevante movente collegato alla situazione economica dell'EDILSUD. 12. Quanto alla dedotta incompatibilità dell'aggravante mafiosa con l'ipotesi associativa essa è inammissibilmente generica siccome fondata sull'assunto della coincidenza della condotta materiale posta a base delle distinte ipotesi di accusa, smentita dalla ipotizzata strumentalità della condotta di interposizione rispetto a quella di concorso esterno, connotata da una molteplicità di condotte ben oltre la "messa a disposizione" della EDILSUD e consistite nella partecipazione al patto collusivo di distribuzione degli appalti.

13. Inammissibile per genericità è la dedotta inutilizzabilità delle dichiarazioni del V. siccome priva di qualsiasi documentazione a riguardo.

14. Inammissibile per genericità è, infine, la doglianza relativa alle esigenze cautelari ed alla adeguatezza della misura siccome fondata sulla ipotetica esclusione della ipotesi concorsuale.

15. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma che si stima equo determinare in Euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.

16. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2014.

Depositato in Cancelleria il 29 maggio 2014






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