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SENTENZA
Contratti co. co.co - risoluzione contrattuale e inadempimenti - recesso ingiustificato motivo

Pubblicata da: Avv. Eugenio Gargiulo


Corte di cassazione civile
sentenza 6039/12 del 18/04/2012

Per i contratti  “co. co.co”, la risoluzione contrattuale “ante tempus” può avvenire solo per gravi inadempimenti del lavoratore!

La Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza n. 6039 del 18 aprile 2012, ha affermato che, in presenza di un contratto di “collaborazione coordinata e continuativa” , cui “ratione temporis” non si applicano gli artt. 61 e ss. D.Lgs. n. 276 del 2003 sul contratto di lavoro a progetto, il datore di lavoro può recedere solamente in caso di grave inadempimento da parte del lavoratore.

La Suprema Corte ha così deciso, respingendo il ricorso di una Società condannata dalla Corte d'Appello a pagare ad una sua ex collaboratrice una cospicua indennità pecuniaria a titolo di mensilità non corrisposte in virtù di un recesso ingiustificato, ed evidenziando che la risoluzione per inadempimento (ricordando che nel caso di specie non si applicano le norme contenute nel decreto Biagi) va rinvenuta nelle norme generali in tema di contratti a prestazioni corrispettive, contenute nel codice civile e, quindi, negli artt. 1453 e 1455 c.c..

Queste due norme consentono la risoluzione per inadempimento, in luogo del ricorso ad altro rimedio “sinallagmatico”, purché ci si trovi in presenza di inadempimento di non scarsa importanza avuto riguardo all'interesse della parte adempiente, importanza che nel caso di specie la società ricorrente non aveva argomentato e, anzi, neppure allegato.

Nella propria sentenza i giudici di legittimità hanno, infine, ribadito, come da costante giurisprudenza, "…nei contratti a prestazioni corrispettive, qualora una delle parti adduca, a giustificazione della propria inadempienza, l'inadempimento o la mancata offerta di adempimento dell'altra, si deve procedere a una valutazione unitaria e comparativa dei comportamenti, tenendo conto soprattutto dei rapporti di causalità e proporzionalità (e non meramente cronologici) esistenti tra le prestazioni inadempiute, della loro incidenza sulla funzione economico-sociale del contratto, e quindi, degli interessi perseguiti dai contraenti".

Nel caso di specie il ricorso della società/datore di lavoro non includeva né giustificava la proporzionalità della propria reazione rispetto agli inadempimenti della collaboratrice né - si legge nella sentenza - poteva costituire inadempimento sufficientemente grave il mero stato di malattia della collaboratrice che integrava soltanto un caso di sospensione momentanea del sinallagma funzionale del rapporto.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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