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SENTENZA
Attività pericolosa: ecco il riparto dell'onere probatorio.

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione civile
sentenza 3424/12 del 05/03/2012

In caso di esercizio di attività pericolosa, la presunzione di colpa, a carico del danneggiante, sancita dall'art. 2050 c.c., presuppone il previo accertamento dell'esistenza del nesso eziologico tra l'esercizio dell'attività medesima e l'evento dannoso; che la prova di siffatto nesso incombe al danneggiato, mentre resta a carico del danneggiante quella di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il pregiudizio.


Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza del 5.3.2012, n. 3424

...omissis...

5 Le censure sono fondate.

Quel che il giudice di merito ha acclarato è la dipendenza causale dell'incendio dalla esplosione di fuochi pirotecnici, avvenuta in occasione della festa patronale, non già la dipendenza causale dell'incendio dalla specifica attività della Ditta S.. Valga a riguardo considerare che il giudice d'appello, precisato che altri esperti si erano avvicendati nella esecuzione dei fuochi, come da programma, ha esplicitato che sussisteva un dubbio aggettivo e reale in ordine alla individuazione del responsabile del sinistro nella Ditta convenuta. E in tale contesto, non essendo configurabile, neppure approssimativamente, la responsabilità in capo all'uno o all'altro dei soggetti, ovvero la misura delle singole responsabilità, ha ritenuto applicabile il ricorso alla presunzione di uguaglianza delle colpe di cui all'art. 2055 c.c., arrivando, per questa via, ad affermare che legittimamente parte attrice aveva chiesto l'intero risarcimento ad uno solo dei condebitori in solido.

6 L'errore in cui è incorso il giudice di merito è di avere ignorato che l'art. 2055 c.c., presuppone la prova che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, nel senso che esista un rapporto di causalità tra tutte e ciascuna delle condotte commissive o omissive degli stessi e l'evento lesivo, mentre la norma non opera laddove, certo che responsabile del sinistro è uno solo tra più soggetti, non si riesca tuttavia a individuare chi, in concreto, abbia posto in essere il comportamento produttivo del danno.

E allora, pacifico che, in caso di esercizio di attività pericolosa, la presunzione di colpa, a carico del danneggiante, sancita dall'art. 2050 c.c., presuppone il previo accertamento dell'esistenza del nesso eziologico tra l'esercizio dell'attività medesima e l'evento dannoso; che la prova di siffatto nesso incombe al danneggiato, mentre resta a carico del danneggiante quella di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il pregiudizio (confr. Cass. civ. 15 luglio 2008, n. 19449; Cass. civ. 9 marzo 2006, n. 5080), non poteva il decidente considerare assolti gli oneri probatori posti a carico dell'attrice in responsabilità, a fronte della conclamata impossibilità di stabilire a chi, tra le varie ditte che si erano esibite, fosse in concreto imputabile l'incendio".

Ti collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione, che non sono in alcun modo infirmate dalle deduzioni svolte nella memoria di parte resistente. Ne deriva che, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Foggia in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Foggia, in diversa composizione.



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