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SENTENZA
Revoca della procura: il difensore conserva le funzioni fino alla sostituzione.

Pubblicata da: Redazione


Tribunale Milano
sentenza del 21/10/2011

Dispone l'art. 85 c.p.c. che "la procura può essere sempre revocata e il difensore può sempre rinunciarvi, ma la revoca e la rinuncia non hanno effetto nei confronti dell'altra parte finché non sia avvenuta la sostituzione del difensore". Detta disposizione del codice di rito, secondo una consolidata opinione di legittimità, mira ad evitare una vacatio dello ius postulameli, e deve essere interpretata nel senso che, fino alla sostituzione, il difensore conserva le sue funzioni con riguardo alle vicende del processo obiettivamente considerate, e ciò sia per quanto concerne la legittimazione a ricevere atti nell'interesse del mandante, sia per quanto concerne la legittimazione a compiere atti nel suo interesse.


Tribunale di Milano, Sezione lavoro, sentenza del 21.10.2011

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato in data 19 aprile 2011, GI.As. ricorreva al Tribunale di Milano, in funzione di giudice del lavoro, per sentire accogliere le sopra indicate conclusioni, nei confronti di SY. & CO S.r.l.

Rilevava la ricorrente di aver sottoscritto con SY. & CO S.r.l. il 31 dicembre 2009 un contratto di lavoro a progetto per il periodo 1° gennaio 2010 - 30 giugno 2010, con il quale si prevedeva la promozione ed il coordinamento dell'attività di Trattamenti Cosmetologici con una retribuzione lorda mensile di Euro 1.973,00.

Il progetto era stato individuato nel seguente: "promuovere, far conoscere ed applicare il trattamento cosmetologico "Intraceuticals" con il raggiungimento di un numero di trattamenti che era stato lasciato in bianco. Nonostante il progetto, sin dal 1° ottobre 2010 la GI. aveva svolto mansioni d'altro genere, quali: a) gestire operatrici Sy. ed estetiste Co. per formazione e follow up; b) selezionare nuovo personale estetico contattando scuole di make up, mettendo annunci su internet, etc.; c) visitare i vari ateliers Co. per monitorare i consumi, i rifornimenti, l'utilizzo della macchina e l'eventuale necessità di manutenzione della stessa; d) gestire i rapporti con la commercialista, d.ssa Po. e con lo studio di Commercialisti Bi.; e) gestire le comunicazioni con la sede Co. per conto di An.; f) effettuare ricerche di mercato e di concorrenza, anche con documentazione fotografica; g) gestire i rapporti con En., ditta fornitrice dei sieri; h) traduzione delle dispense e dei manuali di utilizzo del macchinario; i) creazione del vademecum del beauty personal trainer, 1) formare le estetiste; n) creazione grafica di pubblicità.

Nel mese di marzo 2010, in seguito ad una aggressione, la ricorrente era stata ricoverata in ospedale, e quindi, dimessa con una prognosi di 10 giorni.

Nel mese di maggio 2010 il signor An. chiedeva alla ricorrente di provvedere personalmente all'effettuazione di trattamenti estetici sulle clienti dei saloni Co. La ricorrente accettava chiedendo la predisposizione di un'assicurazione contro eventuali danni. Per tutta risposta il datore di lavoro le comminava una sanzione disciplinare mediante una sospensione dal lavoro. A tale episodio avvenuto in data 18 maggio 2010, seguiva un vero e proprio licenziamento in tronco e l'interruzione dei pagamenti.

Su tali basi in fatto la ricorrente avanzava le domande sopra riportate.

Si costituiva SY. & CO S.r.l. Chiedendo il rigetto della domanda.

Predisposto un rinvio per avere la presenza del legale rappresentante della società convenuta, nel corso dell'udienza del 26 settembre 2011 interveniva la remissione del mandato da parte del difensore della SY. & CO S.r.l. Peraltro, neppure in questa data si presentava Ma.An., legale rappresentante della società.

All'udienza del 21 ottobre 2011, in assenza di nuova costituzione da parte della società convenuta, la causa veniva posta in decisione con contestuale lettura del dispositivo.
Motivi della decisione

1. Il ricorso di GI.As. va accolto poiché fondato.

Innanzitutto, la revoca del mandato ad litem della convenuta. Dispone l'art. 85 c.p.c. che "la procura può essere sempre revocata e il difensore può sempre rinunciarvi, ma la revoca e la rinuncia non hanno effetto nei confronti dell'altra parte finché non sia avvenuta la sostituzione del difensore". Detta disposizione del codice di rito, secondo una consolidata opinione di legittimità, mira ad evitare una vacatio dello ius postulameli, e deve essere interpretata nel senso che, fino alla sostituzione, il difensore conserva le sue funzioni con riguardo alle vicende del processo obiettivamente considerate, e ciò sia per quanto concerne la legittimazione a ricevere atti nell'interesse del mandante, sia per quanto concerne la legittimazione a compiere atti nel suo interesse (Cass. civ., sez. lav., 28 luglio 2010, n. 17649; Cass. civ., sez. III, 23 aprile 2004, n. 7771 e poi Cass. 10 febbraio 1987, n. 1383; Cass. 20 ottobre 1989, n. 4226; Cass. 25 maggio 1984, n. 3227; Cass. 29 maggio 1982, n. 3326, Cass. sez. III, 9 dicembre 1992, n. 13018; d'altronde l'art. 3.1.4. del Codice di deontologia degli avvocati della Comunità europea, sottoscritto a Strasburgo il 28/29 ottobre 1988 dispone che, in caso di rinuncia all'incarico, l'avvocato debba assicurarsi che il cliente possa trovare l'assistenza di un collega in tempo utile ad evitare pregiudizi).

Dunque, nella specie, SY. & CO S.r.l., che ha revocato il mandato al Difensore, come riferito nel corso dell'udienza del 26 settembre 2011, risulta tuttora patrocinata dal precedente difensore, indicato nell'epigrafe.

2. Nel merito, GI.As. sottoscrive con SY. & CO S.r.l., il 13 dicembre 2009, un contratto di lavoro a progetto per il periodo 1° gennaio 2010 - 30 giugno 2010 (doc. 1 fasc. ric.), con il quale si prevede, non troppo perspicuamente, "la promozione ed il coordinamento dell'attività di Trattamenti Cosmetologici" con una retribuzione lorda mensile di Euro 1.973,00 (lett. h del contratto).

Il progetto è individuato nell'allegato al negozio ed è descritto come segue: "promuovere, far conoscere ed applicare il trattamento cosmetologico "In."; l'"obiettivo" relativo al raggiungimento di un numero di trattamenti non viene indicato.

Il 3 giugno 2010 il legale rappresentante della società, Ma.An., invia a GI.As. una lettera di sospensione in cui si legge testualmente: "(...) il contratto progetto prevede il vostro apporto per poter permettere lo sviluppo del progetto In., all'interno dei saloni Aldo Co., e visto che rifiutate di adempiere a quanto vedo sottoscritto, vi potete ritenere sospesi dall'incarico conferito dalla SY." (doc. 2 fasc. ric.).

3. E' sicuramente impossibile ricondurre la parte della normazione negoziale indicata sopra al progetto descritto dall'art. 61 D.Lgs. 276/2003, dove si dice che "i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all'art. 409, n. 3, del codice di procedura civile devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l'esecuzione della attività lavorativa".

Infatti dalla norma risulta chiaramente che il progetto (o il programma) deve essere del collaboratore, non dell'azienda. Si deve trattare di un genuino apporto del prestatore di lavoro al committente di una capacità specialistica per la soddisfazione di esigenze ben individuate e puntuali dell'andamento del ciclo di produzione ovvero in occasione di un riassetto o miglioramento di esso (così App. Firenze, 22 gennaio 2008, in Riv. it. dir. lav., 2009, II, 75). Spetta al collaboratore realizzare il progetto, non all'imprenditore.

In altri termini: il committente deve determinare, sulla base della propria strategia, il progetto (un obiettivo imprenditoriale); è però il collaboratore, con la propria attività, a determinare in concreto la propria attività.

Nella specie, invero, non si regola alcun progetto, ma semplicemente la prestazione del lavoratore, senza che neppure la norma negoziale si occupi di camuffarlo: "promuovere, far conoscere ed applicare il trattamento cosmetologico "In."".

E' la descrizione di una prestazione lavorativa subordinata, con l'eccezione della "piena autonomia" che viene concessa, formalmente, alla collaboratrice (lett. c. del contratto).

4. In caso come questo, quindi, s'applica l'art. 69 D.Lgs. 276/2003, che stabilisce che "I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l'individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso ai sensi dell'art. 61, comma 1, sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto".

La formula legislativa introduce evidentemente una presunzione assoluta (non segnalandosi alcuna locuzione del tipo "salvo che...") ed il committente non può fornire la prova contraria dell'esistenza di un rapporto di lavoro autonomo. Il principio di "indisponibilità del tipo" del resto è stato dettato al fine di evitare sottrazioni di tutele al lavoro subordinato, ed è quindi sorretto da una ragione verosimilmente univoca e non invocabile nel caso inverso. D'altra parte, il nostro ordinamento non è estraneo alla previsione dell'applicazione delle regole del lavoro subordinato come sanzione in caso di violazioni, elusioni, abusi di determinate forme di contratti di lavoro (cfr. artt. 1 c. 5 della L. 1369/1960, 1 della L. 230 del 1962 e 1 del D.Lgs. 368/2001).

La stessa descrizione fatta dalla parte convenuta (n. 6 della memoria) della mansione di GI.As. descrive quest'ultima come inquadrabile nel 1° livello CCNL dipendenti settore Acconciatura ed Estetica (doc. 12 fasc. ric.), situandosi la prestazione incontestatamente nell'ambito del tempo pieno. Il credito differenziale di GI.As. ammonta quindi ad Euro 3.386,00, con conseguente necessità di accantonare il TFR per Euro 839,73.

La "sospensione" irrogata a GI.As. il 3 giugno 2010 (doc. 2 fasc. ric.) non può evidentemente sortire alcun tipo di effetto, parendo una sanzione comminata al di fuori di ogni regola procedurale e sostanziale.

Inoltre, la resistente società va condannata, ex art. 69 D.Lgs. 276/03 a riammettere in servizio la ricorrente come lavoratore subordinato a tempo indeterminato, livello 1, ma senza l'obbligo di corrispondere alla ricorrente le retribuzioni e le contribuzioni maturate prima del 25 maggio 2010, visto che è mancata, di fatto, la corrispettività fra lavoro e retribuzione, essendovi stato atto di messa in mora appunto, dal 25 maggio 2010 (doc. 3 fasc. ric.).

5. Alla soccombenza di SY. & CO. S.r.l. seguono, ex art. 91 c.p.c., le spese processuali, che si liquidano a suo carico e in favore di GI.As., in complessivi Euro 2.500,00, oltre agli accessori fiscali e previdenziali previsti ai sensi di legge.

P.Q.M.

Il Tribunale di Milano, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria ed ulteriore istanza domanda ed eccezione disattesa, così decide:

1) accerta e dichiara l'illegittimità del contratto di lavoro a progetto sottoscritto in data 31 dicembre 2009;

2) accerta e dichiara la sussistenza inter partes di un contratto di lavoro di natura subordinata a far tempo dal 1° gennaio 2010, per 40 ore settimanali e inquadramento nel 1° livello del CCNL Acconciature ed Estetica;

3) accerta e dichiara il diritto della ricorrente GI.As. a percepire le differenze retributive, liquidate in Euro 3.386,00;

4) accerta e dichiara l'intervenuta maturazione, nel corso del rapporto di lavoro, di una somma a titolo di TFR per Euro 839,73;

5) accerta e dichiara l'illegittimità della sospensione intimata alla ricorrente in data 18 maggio 2010 e del successivo recesso;

6) condanna SY. & CO S.r.l. a riammettere immediatamente in servizio la ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato o in altro equivalente, con inquadramento nel 1 livello del CCNL Acconciature ed Estetica, ed a corrisponderle tutte le retribuzioni maturate dal 25 maggio 2010 al tallone mensile di Euro 2.087,00, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalle singole scadenze al saldo, nonché al versamento dei contributi di legge a favore dell'INPS;

7) condanna la parte soccombente SY. & CO S.r.l. alla rifusione delle spese processuali a vantaggio di GI.As., liquidate in complessivi Euro 2.500,00, oltre agli accessori fiscali e previdenziali previsti ai sensi di legge;

8) ai sensi dell'art. 53 D.L. 25 giugno 2008, n. 112, che fra modificato l'art. 429, primo comma, c.p.c., fissa in giorni cinque il termine per il deposito della sentenza.



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