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SENTENZA
Divieto provvisorio di vendita e utilizzo mais OGM

Pubblicata da: Avv. Elisabetta Davoli


Corte di giustizia delle Comunità europee
sentenza del 08/09/2011

Con Sentenza  pubblicata  l’8  Settembre 2011, nelle cause riunite C-58/10 e C- 68/10 tra Monsanto S.a.s. ed altre società produttrici  di sementi OGM, contro le Autorità Francesi, la Corte di Giustizia Europea ha dato torto alla Francia, la quale, con misure urgenti nel 2007  ha posto il divieto provvisorio di vendita e di utilizzo del  mais OGM  MON 810 e nel 2008 ha sancito il divieto di coltivazione.        

Secondo la Corte: “Misure urgenti potevano essere adottate alle condizioni  previste dalla normativa sugli alimenti e mangimi”,  questo è quanto emerge dal Comunicato Stampa n° 86/11, il caso di specie è  difatti disciplinato da una normativa europea e fa riferimento a due regimi, quello della direttiva 2001/18 CE, che può essere applicata all’emissione di tutti gli OGM, nonché dal regolamento n° 1829/2003, applicabile agli OGM destinati all’alimentazione umana e degli animali.

Riassumendo brevemente i fatti, ricordiamo che: su richiesta della Monsanto Europe, la Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione del  mais MON 810, con decisione del 22 aprile 1998, in base   alla Direttiva  90/220/CEE, all’epoca in vigore. In esecuzione di tale decisione, la Francia, ha espresso parere favorevole in merito all’immissione sui mercati.

Successivamente, non  in forza  della  direttiva,  2001/18/CE, bensì del regolamento n° 1829/ 2003, la Montalto ha notificato il mais MON 810 alla Commissione,  e fatto, nel 2007, richiesta del  relativo rinnovo dell’autorizzazione. Nello stesso anno la Francia a titolo di misure urgenti, ha emesso un decreto ministeriale con il quale è stato sospeso il commercio ed utilizzo del mais incriminato, e nel 2008 due decreti con i quali è stato vietato anche la coltivazione dei semi. La Monsanto  e diverse società produttrici di sementi  hanno presentato ricorso al Conseil d’Etat francese, il quale ha inoltrato apposita istanza alla Corte di Giustizia Europea. Quest’ultima, dopo aver osservato in via preliminare, che nella fattispecie rimane  impregiudicata l’applicazione della Direttiva  2002/53/CE che si applica a sementi provenienti da varietà simili al MON 810, tuttavia,  non invocata dalla Francia, la quale sarebbe potuto essere autorizzata ad adottare misure idonee.  

Il Mon 810,  è stato notificato come prodotto esistente, ed “in siffatte circostanze, uno Stato membro non può utilizzare la clausola di salvaguardia prevista dalla direttiva 2001/18/CE al fine di adottare misure che sospendano e, in un secondo momento, vietino provvisoriamente l’utilizzo o l’immissione in commercio di un OGM come mais MON 810. Per contro, misure urgenti di tale natura possono essere adottate in forza del regolamento n.1829/2003. A tale riguardo, la Corte sottolinea che, ove uno Stato membro intenda adottare misure urgenti sul fondamento di quest’ultimo regolamento n. 178/2002, cui il primo regolamento  rinvia per quanto riguarda tale aspetto”.  Che impongono l’obbligo di informativa, urgente ed ufficiale della Commissione.

Prosegue il comunicato affermando che: “La Corte dichiara, inoltre, quanto alle  condizioni sostanziali delle misure urgenti adottate in applicazione  del regolamento n. 1829/2003, che quest’ultimo impone agli Stati membri di dimostrare, oltre all’urgenza, l’esistenza di una situazione di rischio che ponga a repentaglio in modo manifesto la salute umana, la salute degli animali o l’ambiente. Nonostante il loro carattere provvisorio e preventivo, tali misure possono essere adottate solamente se fondate su una valutazione dei rischi quanto più possibile completa tenuto conto delle circostanze specifiche del caso di specie, che dimostrino,  che tali misure sono necessarie”.

Infine, la valutazione  e gestione del rischio compete in ultima istanza esclusivamente alla Commissione, al Consiglio, ed in ultima  istanza al Giudice dell’Unione,  la valutazione della quale in fatto ed in diritto, sono vincolanti per ogni Stato membro.  Conclude il comunicato: “Il rinvio pregiudiziale consente ai giudici degli stati membri, nell’ambito di una controversia della quale sono investiti, di  interpellare la Corte in merito all’interpretazione del diritto dell’Unione. La Corte non risolve  la controversia nazionale. Spetta al giudice nazionale risolvere  la causa conformemente alla decisione della Corte. Tale decisione vincola ugualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile”.

 In merito, si dichiarano pienamente soddisfatti i sostenitori  degli OGM, come il direttore di EuropaBio, (Associazione delle Bioindustrie Europee): Carrel du Marchie Sarvaas. Secondo il quale “La Corte di giustizia  ha emesso un verdetto chiaro: gli Stati dell’Ue non possono proibire le coltivazioni Ogm basandosi su miti o sentito dire.”      

Di parere diverso Greenpece, il quale dichiara che siamo di fronte a motivazioni puramente formali.

 ”Le valutazioni della Corte si basano su  obiezioni formali che non modificano il fatto che la Francia e gli altri sei Stati europei che stanno vietando la coltivazione del MON 810 hanno il diritto legale di farlo, sulla base delle preoccupazioni di carattere scientifico in merito alla sicurezza  di questo Ogm. Per questo invitiamo la Francia a perfezionare i tecnicismi  del bando del prima possibile... Molti altri Stati Europei – Germania, Austria, Ungheria, Grecia, Lussemburgo francese e la Bulgaria – vietano la coltivazione  del MON 810 con argomentazioni analoghe al bando francese, a tutela  della sicurezza di cittadini e ambiente.”

Il direttore della Fondazione Diritti genetici, F. Fabbri afferma che: “Il problema sta nell’inadeguatezza sostanziale della clausola di salvaguardia prevista dalla direttiva 2001/18 e delle misure urgenti previste nel regolamento 1829/2003 come strumenti messi a disposizione degli stati membri per vietare gli Ogm sui propri territori…… Tanto è vero che la Commissione europea ha annunciato la  conclusione della riforma  completa di tutta la normativa  riguardante gli Ogm entro la fine dell’anno.

Sarebbe necessario rivedere il concetto stesso di una clausola di salvaguardia in cui l’onere della prova spetta a chi decide di invocarla anziché al produttore, come accaduto  per decenni nel campo della chimica. Con l’aggravante che, nel caso degli Ogm, la ricerca indipendente  di provare ad analizzare  eventuali rischi, è complicata dalla presenza dei brevetti, sui semi detenuti dalle  multinazionali, che rendono estremamente    difficile  lo svolgimento di studi indipendenti che possano eventualmente confutare le analisi fatte dalle aziende.”.     

Un eventuale divieto degli OGM, potrà essere introdotto dall’Unione Europea,  soltanto in presenza di una dimostrazione su base scientifica dei danni sulla salute l’ambiente, è quanto afferma il portavoce F. Vincent del Commissario Europeo alla salute J. Dalli, anche se la Commissione UE ha promesso  di accordare agli Stati membri una maggiore elasticità, sulla materia. Affermazione che non rassicura affatto, poiché  gli effetti a lungo termine  degli OGM sono assolutamente imprevedibili e molti addirittura sottovalutati.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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