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SENTENZA
Benefici legge 336/70 non spettano ai profughi ex lege 137/1952

Pubblicata da: www.laprevidenza.it


Corte dei conti
sentenza 75/05 del 25/02/2005

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE TOSCANA

In composizione monocratica in funzione di Giudice unico delle pensioni, nella persona del Magistrato Dott. Rinieri FERONE ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Sentenza 76/2005 PC

Nel giudizio iscritto al n. 11736/PC del registro di Se­greteria, proposto dal sig. B.V., rappresentato dall'INCA presso il quale ha eletto domicilio, contro la “Rete Ferroviaria Italiana S.p.a.”, per il riconoscimento dei benefici combattentistici ex art. 2 legge 336/1970 e conseguente riliquidazione del trattamento di pensione.

FATTO

Il ricorrente, ex dipendente delle Ferrovie dello Stato, collocato a riposo il 2 settembre 1992, in data 28 luglio 1997 presentò all'Ente di appartenenza istanza intesa ad ottenere i benefici di cui all'art. 2 - commi 1 e 2 - della legge 336/1970, ritenendo di avervi diritto in quanto in possesso della qualifica di profugo ex lege 137/1952.

L'amministrazione respinse la domanda sulla base delle direttive contenute nella circolare del 28.12.1989 che, recependo un consolidato indirizzo della giurisprudenza della Suprema Corte, ritenevano esclusi dai benefici invocati colori i quali erano in possesso della qualifica di profugo ma non per eventi connessi alla guerra o al Trattato di pace.

Di ciò si duole il ricorrente che con il gravame in esame, invocando la equiparazione dei profughi, senza alcun'altra distinzione, agli ex combattenti e categorie assimilate, pretende il riconoscimento dei ripetuti benefici.

DIRITTO

Oggetto del ricorso proposto dal Sig. Benedetti è la richiesta di riliquidazione della pensione in godimento con l'attribuzione dei benefici combattentistici previsti dall'art. 2, commi 1 e 2, della legge n. 336/1970, (ignorando l'alternatività stabilita dalla stessa norma tra i benefici ex comma 1 e quelli ex comma 2) norma che ha riconosciuto in favore dei dipendenti civili dello Stato, “ex combattenti, partigiani,mutilati ed invalidi di guerra, vittime civili di guerra, orfani, vedove di guerra o per causa di guerra, profughi per l'applicazione del trattato di pace e categoria equiparate”, il diritto di chiedere l'attribuzione di tre aumenti periodici di stipendio o della “qualifica o classe di stipendio paga o retribuzione immediatamente superiore a quella posseduta”.

Tale richiesta si fonda, nella prospettazione del ricorrente, sulla dichiarazione rilasciata in data 25.6.1971 dal Prefetto di Pistoia, attestante che a lui ed ai componenti della sua famiglia, provenienti da Tripoli è riconosciuta la qualifica di profugo ai sensi e per gli effetti della legge 4 marzo1952 n. 137. Ad avviso del ricorrente, il riconoscimento di tale particolare status consentirebbe l'applicazione di tutti i benefici riconosciuti in favore dei profughi dalla legge 4.3.1952 n. 137 e dai successivi interventi normativi di favore, ivi compresi quelli previsti dalla legge n. 336/1970.

Ritiene questo Giudice che il ricorso sia infondato e che pertanto debba essere respinto.

Trattasi di questione ampiamente approfondita nella giurisprudenza della Corte di Cassazione che in ripetute occasioni ha correttamente evidenziato che l' espressione “profugo per l'applicazione del trattato di pace e categorie equiparate”, di cui alla legge n. 336/1970, si applichi esclusivamente a coloro che “sono rimasti coinvolti in modo diretto e immediato negli effetti del Trattato di Pace ed alle categorie che ad essi hanno ottenuto una specifica equiparazione con apposite leggi, ma non a tutti i profughi indistintamente, come agli italiani costretti a stabilirsi in Italia a seguito di eventi provocati non direttamente dalla guerra o dal trattato di pace” (Cass. 15.2.1985 n. 1321).

Deve peraltro ritenersi che le “categorie equiparate” a quella di profugo siano formate solo dalle persone che hanno ottenuto la parificazione con apposite leggi e non già da tutti i profughi indistintamente, non potendosi rimettere all'interprete la definizione del campo di applicazione di una previsione che introduce benefici di natura eccezionale solo per una determinata categoria di persone, data dagli ex combattenti e dai profughi di guerra (Cass. 21.3.1980 n. 1921; Cass. 19.6.1982 n. 3761; Cass. 3.11.1982 n. 5759; Cass. 17.4.1984 n. 2495; Cass. 17.11.1984 n. 5873; Cass. 11.4.1998 n. 3749; T.A.R. Lazio, Sez. I, 12.1.1983 n. 19; T.A.R. Liguria 24.10.1989 n. 743).

A giustificare, infatti, il trattamento di maggior favore introdotto solo per tali categorie di persone dalla legge n. 336/1970 vale la peculiarità della condizione propria degli ex combattenti e dei profughi di guerra che risulta ben delineata dalla norma e che non può essere assimilata - se non per espressa previsione normativa - a quella dei profughi per situazioni diverse, la cui disciplina è rinvenibile nei singoli interventi normativi che hanno riconosciuto tale status ed istituito le relative provvidenze.

Sulla base di tali considerazioni e tenuto conto che l'art. 2 della legge 137/1952 al comma 2 espressamente qualifica la condizione di profugo ex art. 1 - n. 2 - , diversificandola rispetto alle altre condizioni previste dalla medesima disposizione, conferendole, così, una sua propria e specifica valenza, deve ritenersi che la posizione del ricorrente, rimpatriato il 26.8.1970, - verosimilmente a seguito degli eventi che portarono in Libia al rovesciamento della Monarchia e alla proclamazione della Repubblica Araba, 1° settembre 1969 e di lì a poco alla proclamazione del socialismo islamico e alle conseguenti iniziative politiche del nuovo regime, tra le quali l'espropriazione dei beni degli italiani residenti, che abbandonarono il Paese - non sia riconducibile alla previsione di cui all'art.2 della legge n. 336/1970, non risultando che la sua condizione sia immediata e diretta conseguenza degli effetti del Trattato di pace.

In conclusione, per le ragioni tutte innanzi esposte, deve negarsi che in favore del Benedetti possano trovare applicazione i benefici previsti dalla legge n. 336/1970.

Non v'è luogo alla pronuncia sulle spese.

P.Q.M.

La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Toscana, Giudice Unico delle Pensioni, definitivamente pronunciando, respinge il ricorso in epigrafe.

Nulla per le spese.

Manda alla Segreteria della Sezione per gli ulteriori adempimenti.

Così deciso in Firenze nella pubblica udienza del 26 gennaio 2005.

IL GIUDICE

f.to Rinieri FERONE



Depositata in Segreteria il 25 febbraio 2005

IL DIRIGENTE

f.to G. Badame





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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