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SENTENZA
Natura contrattuale contratto di somministrazione acqua

Pubblicata da: Avv. Mariella Orlando


Tribunale Nocera Inferiore
sentenza 1281/10 del 09/11/2010

Per la gestione del servizio idrico integrato è richiesta la forma scritta del contratto.

Il contratto di somministrazione deve essere sottoscritto dall’utente e non è desumibile per facta concludentia.

Tribunale di Nocera Inferiore

dr.ssa O. Crespi, sentenza del 9 novembre 2010, n.1281

In  carenza di contrattazione scritta tra l’Ente locale e la società di gestione è illegittima la richiesta  di pagamento - nei confronti dell’utente -per la fornitura del servizio idrico. Questo è quanto espresso dal giudice monocratico in sede di appello con la sentenza n. 1281 del Tribunale di Nocera Inferiore depositata il 9 novembre 2010.

Il fatto L’appellante, società di gestione del servizio idrico, ha chiesto che venisse rigettata la domanda dell’attore per i motivi addotti in atto di appello e che venisse accolta la domanda riconvenzionale dispiegata dalla società suindicata. In particolare in primo grado nella comparsa di costituzione la società eccepiva il difetto di giurisdizione del giudice adito, la carenza di legittimazione passiva e l’infondatezza della pretesa. Per contro l’appellato nel costituirsi in giudizio in appello chiedeva il rigetto della domanda della società, adducendo ciò che era stato già indicato nell’atto di citazione ossia l’illegittimità della richiesta basata su tariffe predisposte dalla Giunta e non dal Consiglio Comunale e la mancanza di contratto stipulato tra le parti.

Con la pronunzia in rassegna il Tribunale ha rigettato l’appello proposto dalla società.

Il giudizio di primo grado – La vicenda trae origine dalla richiesta di accertamento  e di condanna da parte di un utente/fruitore del servizio idrico, il quale ravvisava la mancanza di qualsiasi contratto tra le parti, l’attore ed l’ente Locale eventualmente ceduto alla società di gestione del servizio. L’attore citava la società suindicata e esponeva:

La giurisdizione del giudice ordinario per il canone acqua;

La carenza di legittimazione attiva della società di gestione del servizio idrico per carenza di potere e di titolo., in quanto nessun contratto di somministrazione esiste tra le parti e né vi è stata cessione di eventuale contratto tra l’ente locale e la società di gestione

La società nel costituirsi in giudizio, impugnava l’atto di citazione e negava la legittimazione della pretesa dell’attore, adducendo quale motivo del diniego di essere subentrata ex lege nella gestione del S.I.I. (Cass. Civ. n. 10249/2008). Il Giudice di Pace adito accoglieva la domanda dell’attore, dichiarando non dovute le somme richieste della società quale corrispettivo del servizio idrico. In particolare – in riferimento al canone per l’erogazione di acqua potabile ad uso domestico – precisava che i contratti stipulati iure privatorum dalla P.A. non trovano titolo in una potestà impositiva, ma in un rapporto contrattuale pattuito su base paritetica.

La decisione del Tribunale in grado di appello -  A seguito dell’impugnazione proposta dalla società, il giudice di secondo grado ha confermato la sentenza di primo grado, così rigettando l’appello e condannando l’appellante alle spese del secondo grado.  A fondamento della decisione assunta, il giudice di appello ha qualificato il canone del servizio idrico integrato come un contratto di utenza su base paritetica, ribadendo i seguenti principi:

Corte Costituzionale n. 39 del 2009. La Corte attribuisce, con decorrenza dal 3 ottobre 2000, la giurisdizione del giudice ordinario in ordine alle controversie relative alla debenza del canone di depurazione delle acque reflue dato che predetto “canone, decorrere da tale data, ha natura di corrispettivo privatistico e non più di tributo”;

Corte di Costituzionale n. 335 del 2008. La sentenza in esame prevede  che il servizio idrico integrato sia un servizio di natura pubblica,  ancorché determinato nel suo ammontare in base alla legge, trova  origine non in un atto autoritativo direttamente incidente sul patrimonio dell’utente, bensì nel contratto di utenza. L’inestricabile connessione delle suddetti componenti è evidenziata, in particolare, dal fatto che, a fronte del pagamento della tariffa, l’utente riceve un complesso di prestazioni, consistenti sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione. Nel caso in esame, la società di gestione ha calcolato gli importi  da corrispondere  per il servizio acquedotto non sulla base del consumo effettivo, bensì secondo i criteri utilizzati dal Comune in ragione delle operazioni in corso di completamento e regolarizzazione dei contratti di somministrazione. Inoltre i “Comuni nella gestione del servizio per la distribuzione dell’acqua potabile, non possono determinare il canone sulla base dei consumi presunti, ma solo sull’effettiva erogazione dell’acqua” (Trib. Nap. 21.11.2001). Conseguentemente, l’utente è tenuto a corrispondere –nel caso di lettura del contatore – solo il consumo effettivo, differentemente in caso di assenza del contratto, il fruitore non è tenuto a corrispondere un pagamento fondato sul “calcolo presunto” (Cass. Del 24 giugno 2004 n. 11738). Il giudice di appello fa un passo ulteriore, stabilendo che il c.d. minimo garantito diventa principio generale se regolarmente previsto e riportato nel contratto. La copiosa giurisprudenza (Cass. 12 aprile 2006 n. 8621) in materia, ribadendo l’obbligatorietà della forma scritta ab substantiam per i contratti stipulati iure privatorum dalla P.A. nei casi in cui vi sia modificazione dei soggetti del rapporto obbligatorio, ha escluso che la cessione del contratto, allorquando provenga da una P.A. o da un ente pubblico, possa assumersi dai fatti concludenti. Ne deriva che il subentro ex lege nella gestione della S.I.I. è distinto dalla cessione del contratto di somministrazione il quale esige la forma scritta essendo la parte cedente una P.A.. E’ chiaro  che trattandosi di un contratto di diritto privato ex art. 1407 c.c. si stabilisce che in caso di cessione del contratto  (dall’ente locale alla società di gestione) è fatto obbligo al cedente di comunicare al ceduto l’avvenuta cessione e quindi la mutata titolarità nel rapporto. Come hanno disposto i giudici di primo grado, se è vero la cessione del contratto è un negozio giuridico plurilaterale che postula il necessario intervento tra tre soggetti ( cedente, ceduto e cessionario) la mancata notifica al ceduto rende il negozio inefficace nei confronti del medesimo. Nel caso in questione non risulta provato in alcun modo il mutamento del contraente del contratto di somministrazione;

D.Lgs. 152/2006 (Norme in materia ambientale). L’art. 150, comma 4, stabilisce che il soggetto affidatario del servizio “gestisce il servizio idrico integrato su tutto il territorio degli enti locali recanti nell’ambito territoriale ottimale”. Sul piano applicativo la pubblica amministrazione ha il compito di individuare le soluzioni che portino all’attuazione del progetto del decreto legislativo. In particolare, la determinazione dei criteri e delle modalità di tariffazione del servizio idrico, della programmazione degli interventi, della gestione, della organizzazione e del piano finanziario come disposto dall’art. 149 del d.lgs. n. 152/2006. Orbene, l’elaborazione del Piano d’ambito assume a riferimento la gestione unitaria del servizio: la ricognizione delle infrastrutture, infatti, individua lo stato di consistenza delle infrastrutture da affidare al gestore del servizio idrico integrato, precisandone lo stato di  funzionamento; programmare gli interventi, l’andamento dei costi di gestione e di investimento. Finalità complessiva del piano è il raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario, nel rispetto dei principi di efficienza, economicità e efficacia della gestione, anche in relazione agli investimenti programmati. Inoltre, ai sensi dell’art. 154 del d.lgs. 152/2006 l’Autorità d’ambito provvede a determinare “la tariffa del servizio idrico integrato, la quale costituisce il corrispettivo del servizio ed è determinato tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, all’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell’Autorità d’ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio chi inquina paga”. Vi è l’elusione del principio della corrispettività tra fornitura e prezzo;

D.M del 1 agosto del 1996. Si desume dall’art. 4, comma 3, che “ la tariffa reale media (…) non può superare, inizialmente, la tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti, accorpate nella nuova gestione”.  Pertanto la carenza di attuazione del completo passaggio dal gestore comunale alla gestione integrata (della società), la mancanza di contrattazione scritta, l’assenza di strumentazione di verifica dei consumi sono elementi addebitabili al gestore integrato, il quale non può pretendere di continuare a fatturare il consumo di acqua secondo tariffe pregresse e basate su criteri valutativi diversi da quelli previsti per il S.I.I. e senza possibilità alcuna di riscontro effettivo del dovuto.

 

I rilevanti precedenti in materia. - E’ di preminente rilievo notare che la Corte ha avuto modo di trattare l’argomento in oggetto in altre occasione. In particolare la Suprema Corte - sulla base di quanto già disposto per la fornitura dell’energia elettrica – ha osservato che non essendo il contratto di cessione (nel caso di specie tra Ente locale e società di gestione) soggetto a particolari onori formali, il consenso del contraente ceduto può essere anche tacito (Cass. N. 12384 del 1999). In ogni caso, il contratto di somministrazione non richiede la forma scritta né ad substantiamad probationem (Cass. Sez. III 16 ottobre 1998 n. 10249).

Successivamente la Cassazione una volta confermata la natura privatistica del rapporto tra utente/ fruitore del servizio e società di gestione (sent. N. 8103 del 200), ha stabilito che in assenza di un contratto stipulato ad hoc con l’utente nel quale risulti espressamente che lo stesso abbia accettato la clausola relativa al corrispettivo “minimo garantito” il comportamento dell’Ente convenuto che chiede una somma a forfait è illegittimo. In particolare non essendo stata stipulata alcuna convenzione sul cd. minimo garantito il somministratore è tenuto a provare sia l’effettivo che la quantità della fornitura erogata (Cass. Sent. n. 11738 del 2004).





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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