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SENTENZA
Il contratto tra utente e la società di gestione del servizio richiede la forma scritta ab substantiam, non desumibile per facta concludentia

Pubblicata da: Avv. Mariella Orlando


Giudice di pace Nocera Inferiore
sentenza 2985/10 del 10/06/2010

Giudice di Pace di Nocera Inferiore,

dr. V. Iannucci, sentenza del 10 giugno 2010, n.2985

Il Giudice di Pace di Nocera Inferiore si è pronunciato sulla questione del canone per l’erogazione dell’acqua potabile La sentenza riveste particolare importanza in quanto pone due questioni fondamentali:

  1. La giurisdizione del giudice ordinario per le controversie sul canone- acqua;
  2. la carenza di legittimazione attiva della società di gestione del servizio idrico  -Gori S.p.A. – per carenza di  potere e di titolo.

Sul primo punto il Giudice di Pace ha stabilito che il canone di erogazione di acqua potabile, integra un tributo comunale fino alla data del 3 ottobre 2000, e pertanto di competenza del giudice tributario; dopo tale data cessa di esserlo per effetto dell’art. 24 del D. Lgs. 18 agosto 2000 n. 158. Questo significa che le controversie concernenti i canoni relativi al periodo suindicato appartengono alla giurisdizione ordinario (Cass. Civ. sez. Unite n. 6418 del 25 marzo 2005).

Il credito per il canone dovuto per l’erogazione d’acqua ad uso domestico configura il corrispettivo pattuito in un rapporto contrattuale su base paritetiche, ne consegue che la controversia da essa relativa vertente tra il concessionario del Comune e l’utente spetta alla cognizione del Giudice ordinario (Cass. Civ. sez. Unite, n. 7099 del 15.5.2002).

E’ da sottolineare che nel caso di specie, si tratta di un rapporto di natura privatistica nel quale vengono in evidenza il diritto soggettivo della convenuta di riscuotere un corrispettivo per la fornitura e quello del somministrato di pagare solo ed esclusivamente per la fornitura effettiva ottenuta. Il credito della convenuta Gori spa rappresenta un corrispettivo pattuito in un rapporto contrattuale di somministrazione; ciò rinforza ancor di più la tesi della giurisdizione del giudice ordinario(1).

Sul punto della carenza di legittimazione attiva la questione è infondata.

Tra l’ente locale e la Gori S.p.A(2). è stata stipulata una convenzione nella quale si pattuisce il trasferimento di tutto quanto inerente la gestione del servizio idrico integrato, ma nulla si dispone circa la cessione dei contratti con gli utenti privati. Né tantomeno la convenuta Gori S.p.A. può invocare di essere subentrata ex lege ai contratti stipulati dal Comune con gli utenti per facta concludentia  dato che questi devono essere ceduti necessariamente mediante atto scritto.

Sul punto la Cassazione del 2006 ha precisato che i contratti stipulati iure privatorum dalla P.A. richiedono la forma scritta ad substantiam, in particolare“con riferimento al canone per l’erogazione di acqua potabile ad uso domestico il corrispettivo credito del comune non trova titolo in potestà impositiva, ma configura il corrispettivo pattuito in un rapporto contrattuale su basi paritetiche.” Pertanto il Giudice, richiamando tale principio e quanto disposto anche dalla Cassazione civile sez. unite nella sentenza n. 7099 del 2002,  ha riconosciuto che “la controversia vertente tra il concessionario del Comune e l’utente spetta alla cognizione del giudice ordinario”.

La stessa Corte Costituzionale n. 335 del 2008 ha statuito che “ la tariffa del servizio idrico integrato si configura come corrispettivo di una prestazione commerciale complessa, il quale trova fonte non in un atto autoritativo direttamente incidente sul patrimonio dell’utente, bensì nel contratto di utenza: l’inestricabile connessione  delle suddette componenti è evidenziata dal fatto che l’utente riceve un complesso di prestazioni, consistenti sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione”.

In conclusione, sulla base di quanto detto, il Giudice di Pace di Nocera Inferiore ha stabilito la carenza di legittimazione della Gori S.p.A. Accoglie il ricorso presentato dall’utente e per l’effetto dichiara non dovute  le somme per il servizio idrico perché richieste sine titulo e conseguentemente condanna la Gori spa al pagamento delle spese di giudizio.

Avv. Mariella Orlando

GIUDICE DI PACE DI NOCERA INFERIORE

IN PERSONA DEL GIUDICE Avv. V. Iannuzzi ha emesso la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. XX avente ad oggetto: accertamento e condanna

TRA

XX rappresentato e difeso dall’avv. E. A.

e

GORI SPA in persona del suo l.r.p.t. avv. XX  elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. F.C.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato l’attore conveniva la Gori S.p.A. a comparire innanzi a questo Giudicante onde sentir dichiarare in via preliminare la carenza di legittimazione attiva di quest’ultima nel richiedere le somme di cui alle fatturi in atti, per mancanza di un qualsiasi contratto tra le parti, e tra l’attore ed il Comune di Angri eventualmente ceduto alla Gori S.p.A. e, di conseguenza, dichiarare non dovute le somme richiesta in carenza di potere e titolo, e condannarla, al pagamento dei danni così come richiesti.

All’udienza di prima comparizione si costituiva ritualmente la Gori spa, la quale impugnava l’atto di citazione e  chiedeva rigettarsi la domanda con condanna alle competenze di giudizio.

Nel corso dell’istruttoria ritenuta la causa documentalmente istruita, acquisita la fomentazione prodotta, precisate le conclusioni come in epigrafe riassunte, questo Giudice tratteneva la causa in decisione

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente deve essere rigettata l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario circa il canone per il servizio di depurazione delle acque da rifiuto provenienti da superfici e fabbricati privati, ancorché sia applicabile in collegamento con il canone per l’erogazione di acqua potabile, il quale integra un tributo comunale fino alla data del 3 ottobre 2000,e soltanto dopo tale data esso ha cessato di essere considerato dalla normativa un tributo, per effetto dell’art. 24 del D. Lgs. 18 agosto 2000 n. 158. Ne consegue che le controversi concernenti i canoni relativi al periodo antecedente ala predetta data del 3 ottobre 2000 appartengono alla giurisdizione delle commissione tributarie, a nulla rilevando che il giudizio sia stato instaurato dopo la data anzidetta.

Nel merito la domanda è parzialmente fondata.

Parte attorea lamenta che la convenuta Gori spa agisce in carenza di potere e senza titolo alcuno, in quanto non solo non è mai stato stipulato alcun contratto tra le parti, né tantomeno nessun contratto è stato ceduto dal comune di Angri alla Gori S.p..a, né tantomeno ha prestato consenso per iscritto ad un eventuale cessione.

Parte convenuta Gori S.p.A. deduce di non aver acquisito il contratto di somministrazione idrica tra il Comune e l’utente, ma è subentrata ex lege nella gestione del S.I.I. per cui si è concluso, per facta concludentia, un rapporto di somministrazione con l’attore ( Suprema Corte n. 10249/1998).

A tale uopo deve affermarsi la giurisdizione del Giudice di Pace poiché il credito per il canone dovuto per l’erogazione del’acqua ad uso domestico configura il corrispettivo pattuito in un rapporto contrattuale su basi paritetiche; ne consegue che la controversia ad essa relativa vertente tra il Concessionario del Comune e l’utente spetta alla cognizione del Giudice ordinario, in base ai consueti criteri di collegamento (Cass. Civ., sez. unite, n.7099 del 15.5.2002).

(…) La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 328 del 11.1.2005 aveva statuito che “… con riferimento al canone per l’erogazione di acqua potabile ad uso domestico, il corrispettivo credito del comune non trova titolo in potestà impositiva, ma configura il corrispettivo pattuito in un rapporto contrattuale su basi paritetiche; la fornitura di acqua potabile per impiego domestico ha origine negoziale, ricollegandosi la formazione del consenso alla richiesta del singolo utente ed all’accettazione dell’ente che esplicita il servizio”.

(…)

Appare del tutto evidente, in virtù delle summenzionate sentenze, che il contratto di somministrazione idrica, propria per la necessità di negoziazione con il singolo utente, ed in base alle sue particolari esigenze, debba rivestire forma scritta anche quando il somministrante, come nel caso che ci occupa, sia una società, e non un ente pubblico.

Inoltre, anche se così non fosse, non può sostenersi che il contratto si è concluso per facta concludentia, in quanto l’attore ha, alla ricezione delle fatture, manifestato una volontà contraria all’instaurarsi di un qualsiasi rapporto con la Gori, disconoscendo addirittura la sua titolarità a richiedere i pagamenti per la fornitura idrica.

Tra il Comune di Angri e la Gori Spa è stato stipulato una convenzione nel giugno del 2004 nella quel si pattuisce il trasferimento di tutto quanto inerente la gestione del servizio idrico integrato ma niente è stato concordato circa la cessione dei contratti con gli utenti privati. (…)

Né tantomeno la convenuta Gori S.p.A. può invocare che essa è subentrata ex lege ai contratti stipulati dal Comune con gli utenti e poi invocare l’esistenza dei contratti stessi per facta concludentia allorchè invece questi dovevano essere ceduti necessariamente mediante atto scritto.

Infatti, la giurisprudenza di legittimità ha precisato che i contratti stipulati iure privato rum dalla P.A., per il principio formalistico, richiedono la forma scritta ad sub stantia, e tale principio vige ugualmente nelle ipotesi, in cui sia parte la P.A., di modificare dei soggetti del rapporto obbligatorio, con la conseguenza che la forma scritta ad sub stantia deve essere adottata anche con riferimento alle eventuali, successive modifiche che le parti intendono apportare al contratto stipulato in precedenza, dovendosi escludere che la cessione del contratto, allorquando provenga da una P.A. o da un ente pubblico, possa desumersi da fatti concludenti (Cass. 12.4.2006 n. 8621).

Pertanto poiché la Gori S.p.A. agisce in assenza di contratto questo Giudicante in parziale accoglimento della domanda, deve dichiarare non dovute, poiché sine titulo, le somme richieste così come riportate dalle fatture in atti quale corrispettivo del servizio idrico.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo, in ragione del valore della domanda, dell’attività svolta e delle vigenti tabelle professionali.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Nocera Inferiore, avv. Vincenzo Iannucci, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da XX, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa cos’ provvede:

  1. accoglie parzialmente la domanda e per l’effetto dichiara non dovute perché sine titulo le somme richieste dalla Gori quale corrispettivo del servizio idrico;
  2. Condanna la Gori in persona del suo l.r.p.t. al  pagamento della metà delle competenze di giudizio a favore dell’attore XX che liquida sempre per la metà in complessive euro------ di cui XX per spese, diritti ed onorario, oltre maggiorazione 12,50 ex art. 14 D.M. 127/04 oltre CPA ed IVA come per Legge, con attribuzione all’Avv.    per dichiarata anticipazione.

Dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva ex Lege.

Il Giudice di Pace

Avv. V. Iannuzzi

 

(1) Giudice di Pace di Nocera Inf. Sentenza n.5548/09.

(2) La società di gestione nella sua comparsa deduce di non avere acquisito il contratto di somministrazione idrica, ma di essere subentrata ex lege nella gestione del servizio S.I.I., per facta concludentia, così come disposto dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 10249/1998, secondo la quale per i contratti stipulati da enti pubblici non è richiesta la forma scritta.  Tuttavia il giudice è di diverso avviso ritenendo, invece, che il contratto di somministrazione idrica, proprio per la necessità di negoziazione con il singolo utente, deve rivestire forma scritta anche quando il somministratore sia una società e non un Ente pubblico.

 





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