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ORDINANZA
Accesso al pubblico impiego anche a cittadini non aventi cittadinanza italiana od europea

Pubblicata da: Dott.ssa Paola Corsini


Tribunale Firenze
ordinanza del 15/11/2010

Nota ad ordinanza Tribunale di Firenze – sez. distaccata di Pontassieve  del 12/11/2010, depositata il 15/11/2010

L’ordinanza in commento si inserisce nel filone giurisprudenziale che ammette l’accesso al pubblico impiego anche ai cittadini non aventi cittadinanza italiana od europea.

La soluzione del caso considerato era abbastanza scontata, ma appare particolarmente interessante sottolineare che, con questa pronuncia, viene aggiunto un ulteriore pezzo all’opera di smantellamento della tesi sostenuta dall’unica pronuncia di legittimità sulla questione.

Com’è noto, la celebre sentenza della Corte di Cassazione 24170/2006 prendeva posizione sulla querelle in materia di accesso degli stranieri al pubblico impiego, ritenendo che l’articolo 70 del cosiddetto T.U. sul pubblico impiego avesse “legificato” le disposizioni di cui al d.p.r. 487/1994, ribadendo, peraltro ad un livello più alto nella gerarchia delle fonti, la necessità del requisito della cittadinanza italiana od europea come imprescindibile per l’accesso alle selezioni pubbliche.

La sentenza del Supremo Consesso nomofilattico è stata oggetto di accese critiche in dottrina e, dal punto di vista giurisprudenziale, sono state limitatissime le pronunce che ne hanno accolto i principi statuiti.

Anche l’ordinanza in commento, non perde l’occasione per deviare dal sentiero disegnato dalla Corte di Cassazione, sancendo un principio antitetico.

Il giudice fiorentino, infatti, fonda la propria interpretazione della normativa vigente considerando il rapporto tra fonti dell’ordinamento e ricordando, implicitamente, che il giudice è soggetto al rispetto della legge e che tale dicitura comprende, necessariamente, tutta la normativa vigente nel nostro ordinamento, ivi compresa quella di matrice internazionale e sovranazionale.

La pronuncia de qua, infatti, si fonda sull’esigenza di interpretare la disposizione di cui al T.U. sul pubblico impiego in senso costituzionalmente orientato, considerando anche la Convenzione OIL 143/1975, da tempo recepita nel nostro ordinamento.

La lettura di questa pronuncia fa riflettere sull’esigenza, ad oggi sempre maggiormente avvertita, di considerare, nell’interpretazione del diritto vivente, il rapporto tra ordinamenti e di ricordare che il mancato rispetto della normativa internazionale o di matrice europea si traduce, indirettamente, in un’illegittimità costituzionale per norma interposta.

Infatti, l’articolo 117 della Cost., nella formulazione risultante a seguito della riforma del titolo V della Costituzione, stabilisce in modo espresso che <<la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali>>, con la conseguenza che, la disposizione interna che viola uno dei citati obblighi e vincoli, viola anche l’articolo 117 della Costituzione e, in quanto tale, non può che considerarsi costituzionalmente illegittima.

Con riferimento alla questione dell’accesso del diritto dello straniero di accedere al pubblico impiego, non va dimenticato che risulta evidente, alla luce di una nemmeno troppo accurata analisi del diritto dell’Unione europea ed internazionale, che il mancato riconoscimento dello stesso nell’ordinamento italiano è confliggente con i sistemi di tipo sovranazionali e, conseguentemente, che si versa in un’ipotesi di illegittimità costituzionale per norma interposta.

A tal proposito, non va dimenticato che già nell’ottobre 2009, l’ASGI aveva richiesto, a tal proposito, l’avvio di una procedura di infrazione degli obblighi comunitari nei confronti dello Stato italiano.

E di più, lo scorso 16 febbraio, la Commissione europea rendeva noto di aver inviato alle autorità italiane un parere motivato affinché venisse posta fine alle discriminazioni subite da medici ed insegnanti di altri paesi membri dell’Unione europea, in virtù del diritto della libera circolazione.

Appare evidente, quindi, che è sempre più impellente l’esigenza di un adeguamento della normativa italiana al diritto ed alle esigenze di matrice sovranazionale.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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