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SENTENZA
Guida in stato di ebbrezza: quale prova?

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 21553/10 del 07/06/2010

La guida in stato di ebbrezza può essere accertata con qualsiasi prova  e non necessariamente con il il c.d. etilometro.

Redazione

Cassazione penale, Sezione IV, (ud. 26.05.2010) 07.06.2010, n. 21553

Svolgimento del processo

La Procura Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Cagliari propone ricorso avverso la sentenza del G.I.P. del Tribunale di Oristano del 26 giugno 2009 con la quale è stata applicata, su richiesta delle parti, la pena di Euro 1.200,00 di ammenda a S.A. per il reato di cui all'art. 186 C.d.S., comma 1 e comma 2, lett. c), per avere il suddetto condotto un'autovettura in stato di ebbrezza il 26 gennaio 2008. La Procura Generale ricorrente lamenta violazione di legge deducendo che erroneamente il giudice di merito ha ritenuto la fattispecie contestata quale fatto circostanziato rispetto all'ipotesi base previsto dal medesimo art. 186 C.d.S., irrogando, in tal modo, la sola pena pecuniaria. Per giurisprudenza consolidata della stessa Corte di Cassazione, invece, le diverse fattispecie introdotte all'art. 186 C.d.S., comma 2, lett. a), b) e c) dal D.L. n. 117 del 2007 convertito in L. 2 ottobre 2007, n. 160 costituiscono autonome ipotesi incriminatrici, sanzionate in modo diverso ed autonomo, per cui la sola pena pecuniaria applicata con la sentenza impugnata è illegale.

Motivi della decisione

Il ricorso è fondato e merita accoglimento.

Il D.L. 3 agosto 2007, n. 117, art. 5 ha - come è noto - riscritto il D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, trasformando in illecito amministrativo il rifiuto di sottoporsi all'accertamento, ma non abolendo, neppure in parte, la fattispecie di guida in stato di ebbrezza ed inasprendone anzi l'apparato sanzionatorio. In particolare, le pene principali sono state differenziate in base alla gravità della violazione:

prima fascia: ammenda da 500,00 a 2000,00 Euro e arresto fino ad un mese se il tasso alcolemico accertato è superiore a 0,5 grammi per litro e non superiore a 0,8 (la previsione dell'arresto è stata, poi, soppressa dalla Legge di Conversione 2 ottobre 2007, n. 160 e la contravvenzione è, dunque, tornata ad essere oblabile, questa volta ai sensi dell'art. 162 c.p.); seconda fascia: ammenda da 800,00 a 3.200,00 Euro ed arresto fino a tre mesi (elevato a sei mesi dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92, art. 4, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, convertito dalla L. 24 luglio 2008, n. 125) se il tasso alcolemico accertato è superiore a 0,8 grammi per litro e non superiore a 1,5;

terza fascia: ammenda da 1.500,00 a 6.000,00 Euro ed arresto fino a sei mesi (ora da tre mesi ad un anno per effetto dell'intervento dei provvedimenti legislativi da ultimo citati) se il tasso alcolemico accertato è superiore a 1,5 grammi per litro.

Nella vigenza del precedente assetto normativo, questa Corte aveva più volte avuto modo di affermare (cfr. Cass. S.U. 27 settembre 1995, Cirigliano, RV 203634; Cass. 4, 4 maggio 2004, Ciacci, RV 229966; Cass. 4, 9 giugno 2004, p.m. in proc. Massacesi, RV 229087) che lo stato di ebbrezza del conducente del veicolo poteva essere accertato e provato, ai fini della configurabilità della contravvenzione in esame, con qualsiasi mezzo, e non necessariamente, nè unicamente, mediante la strumentazione (il cd. etilometro) e le procedure indicate nel D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, menzionato art. 379.

In particolare, per il principio del libero convincimento, per l'assenza di prove legali e per la necessità che la prova non dipenda dalla discrezionale volontà della parte interessata, il giudice poteva dimostrare l'esistenza dello stato di ebbrezza sulla base delle circostanze sintomatiche, desumibili in particolare dallo stato del soggetto (alterazione della deambulazione, difficoltà di movimento, eloquio sconnesso, alito vinoso, ecc.) e dalla condotta dì guida (che i verbalizzanti hanno il compito di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell'art. 347 c.p.p.: v. citato art. 379, comma 3). Con le modificazioni anzidette sono state dunque introdotte tre fasce contravvenzionali che, come questa Corte ha già, seppur incidentalmente, avuto modo di affermare (cfr. ad esempio Cass. 4, 16 settembre 2008, Vergori; Cass. 4, 11 aprile 2008, P.G. in proc. Scanziani, non massimate), integrano fattispecie autonome di reato, non ricorrendo alcun rapporto di specialità fra le tre disposizioni:

le ipotesi ivi contemplate - disposte, come si è visto, in ordine crescente di gravità modellata sul tasso alcolemico accertato - sono, invero, caratterizzate da reciproca alternatività, quindi da un rapporto di incompatibilità (Cass. 29 gennaio 2009 n. 7305).

La sentenza impugnata che ha viceversa considerato le tre ipotesi quale circostanze di un unico reato deve dunque essere annullata con rinvio al Tribunale di Oristano che si adeguerà al principio di diritto secondo cui le tre ipotesi delittuose di cui all'art. 186 C.d.S. integrano tre autonome ipotesi di reato non ricorrendo alcun rapporto di specialità fra le tre disposizioni: le ipotesi ivi contemplate - disposte in ordine crescente di gravità modellata sul tasso alcolemico accertato - sono, invero, caratterizzate da reciproca alternatività, quindi da un rapporto di incompatibilità.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Oristano.





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