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SENTENZA
Italia sanzionata per la gestione dei rifiuti in Campania

Pubblicata da: Avv. Mariella Orlando


Corte di giustizia delle Comunità europee
sentenza del 04/03/2010

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza del 4 marzo 2010 – C297/08

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza pronunciata in data 4 marzo 2010, resa nella causa C- 297/2008, ha giudicato l’Italia inadempiente rispetto a quanto disposto dalla direttiva 2006/12/CE. In particolare, la direttiva in questione dispone sia la tutela della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti nocivi della raccolta, trasporto, del trattamento e del deposito dei rifiuti e sia lo smaltimento dei rifiuti.

In particolare la direttiva in questione è stata recepita dall’ordinamento italiano con la legge n. 152/2006 (c.d. Codice dell’ambiente), la quale all’art. 178, comma 2 stabilisce che “nel rispetto dei principi di autosufficienza e di prossimità, i rifiuti devono essere recuperati e smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente”. Su tale base la  Regione Campania(1) ha individuato (legge regionale del 10 febbraio 1993 n. 10) le zone idonee per la localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nei rispettivi bacini.

Tuttavia, l’esecuzione del piano ha incontrato difficoltà a causa, da un lato, dell’opposizione di talune popolazioni residenti in merito ai siti scelti e dalla scarsa quantità di rifiuti raccolti, dall’altro, dalla presenza di organizzazioni criminali o di persone connotate come operatori “al limite della legalità” attive nel settore.

Secondo la Corte di giustizia CE l’opposizione manifestata dalla popolazione locale all’istallazione di taluni impianti di smaltimento dei rifiuti e la presenza di tali organizzazioni criminali non possono essere utilizzate da uno Stato membro come causa per giustificare l’inosservanza degli obblighi e termini imposti dal diritto comunitario (sentenza 7/4/1992, causa C-45/91, Commissione /Grecia). A tale proposito, la Corte ha rilevato che l’Italia non è stata in grado, in forza dell’art. 4 n. 2, della direttiva 2006/12, di adottare le misure necessarie per vietare l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento dei rifiuti(2).

In Campania i quantitativi ingenti di rifiuti ammassati nelle strade (nonostante l’assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche) hanno messo in luce un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare. Allo stesso tempo l’Italia ha ammesso “la gravità del contesto socio-economico-ambientale derivante dalla situazione di emergenza concernente la gestione dei rifiuti, suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, esposta a rischi di natura igienico- sanitaria ed ambientale(3).

Da ciò ne consegue la decisione delle Corte di dichiarare l’Italia inadempiente e pertanto soggetta a sanzione in quanto “non ha adottato, per la Campania, tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 4 e 5 della direttiva 2006/12 relativa ai rifiuti”.

(1) La legge regionale ha individuato gli ambiti territoriali ottimali (A.T.O.) con il fine di favorire la gestione integrata dei rifiuti urbani in base alle caratteristiche territoriali, demografiche e produttive degli enti, nonché della tipologia di funzione e servizio che si intende associare. Il Testo Unico dell’ambiente prevede l’obbligatoria istituzione di un’Autorità d’ambito per ogni ATO, alla quale i Comuni trasferiscono le proprie competenze in materia di organizzazione del servizio, scelta di forma di gestione, determinazione della tariffa, affidamento della gestione e controllo.

(2)

(3) Il Commissario delegato per l’emergenza rifiuti, con nota del 16 maggio 2007, esponeva alla Commissione le ragioni che avevano condotto all’adozione del decreto legge 11 maggio 2007 n. 61, che stabiliva “interventi straordinari per superare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei  rifiuti nella  regione Campania”, comprendenti, segnatamente, la realizzazione di quattro nuove discariche nei comuni di Serre, Savignano Irpino, Terzigno e Sant’Arcangelo Trimonte.





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