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SENTENZA
E’ reato introdursi senza autorizzazione nella casa della ex

Pubblicata da: Dott.ssa Mariagabriella Corbi


Corte di cassazione penale
sentenza 6377/10 del 16/02/2010

Corte di Cassazione -V Sez  penale - sentenza 22 gennaio - 16 febbraio 2010, n. 6377

 

Si  rischiano le manette quando, privi di autorizzazione, ci si introduce furtivamente nella casa in cui vive la ex consorte. Gli Ermellini, non hanno esitato: tale illecito costituisce violazione di domicilio. Tale precisazione è della quinta sezione penale della Corte (sentenza 6377/2010) perchè l’imputato, per entrare in possesso dei documenti, si era introdotto senza alcun titolo nella casa della persona offesa, ovvero la sua ex-moglie.

La Corte di Cassazione ha fatto notare che, inizialmente, l'uomo doveva essere rinviato a giudizio perchè nell’analisi degli eventi sussistono gli estremi della "violazione di domicilio", dato che "l'imputato, per poter accedere alla documentazione custodita in casa della persona offesa, aveva necessariamente dovuto introdurvisi senza averne alcun titolo".

Ricordiamo che l’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età.

In occasione della riforma del diritto di famiglia, il legislatore decise di modificare, in tema di separazione personale, al quarto comma dell’art. 155 c.c., il principio secondo il quale “l’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza, e ove sia possibile, al coniuge cui vengono affidati i figli”.

Art 614 codice penale

La Violazione di domicilio è il reato previsto dall'artt. 614 del codice penale, che punisce, a querela di parte, chiunque “si introduce o si trattiene nell’abitazione altrui, o in altro luogo di privata dimora o nella appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si introduce clandestinamente o con l’inganno”.

La sanzione è della reclusione fino a tre anni, ma se il fatto è commesso con violenza sulle cose o alle persone, o se il colpevole è palesemente armato, la pena è da uno a cinque anni e si procede d’ufficio (cioè anche in mancanza di querela).

Dott.ssa Mariagabriella Corbi

Cassazione - Sezione quinta - sentenza 22 gennaio - 16 febbraio 2010, n. 6377

Presidente Ferrua - Relatore Dubolino

Rilevato in fatto

- che con l'impugnata sentenza il giudice per le indagini preliminari di Forlì, provvedendo sulla richiesta di rinvio a giudizio di R. G. per rispondere del reato di cui all'art. 624 bis c.p., consistito, secondo l'accusa, nell'essersi egli impossessato di varia documentazione detenuta dalla moglie separata B. R. nella propria abitazione, per poi produrla, come avvenuto, nel corso della procedura di divorzio, dichiarò non luogo a procedere a carico dell'imputato in ordine al suddetto reato con la formula “il fatto non sussiste”; ciò sulla base, essenzialmente, del rilievo che, essendo stata la documentazione in questione ritrovata nello stesso luogo in cui la persona offesa la custodiva ed avendo l'imputato prodotto in giudizio solo delle fotocopie, poteva essere avvenuto che egli avesse fotografato i documenti senza in alcun modo rimuoverli dal luogo in cui erano (nel qual caso sarebbero mancati gli elementi costitutivi del furto) ovvero che se ne fosse solo provvisoriamente impossessato per fotocopiarli e quindi rimetterli al loro posto (nel qual caso sarebbe stato eventualmente configurabile il solo reato di cui all'art. 626 n. 1 c.p.);

- che avverso detta sentenza ha proposto ricorso, a mezzo del proprio difensore di fiducia, la costituita parte civile B. R. la quale, premessa la trascrizione delle due querele da essa presentate nei confronti del R. per il fatto di cui è causa, ha denunciato “illogicità e contraddittorietà del provvedimento” unitamente ad “erronea applicazione di legge” sull'assunto, in sintesi e nell'essenziale, che, in assenza di ogni e qualsiasi elemento (ivi comprese le dichiarazioni dell'imputato) che potesse indurre a pensare che le fotocopie fossero state realizzate senza asportare neppure temporaneamente i documenti dal luogo in cui si trovavano, il giudice avrebbe dovuto ritenere che vi fosse stata l'asportazione e quindi il furto, senza contare, poi, in difetto, sarebbe stato allora configurabile il reato di violazione di domicilio, per il quale il giudice ben avrebbe potuto ugualmente disporre il rinvio a giudizio, previa riqualificazione in tal senso del fatto sottoposto alla sua cognizione;

- che la difesa della parte civile ha poi fatto pervenire, in data 5 gennaio 2010, nuovi motivi ad ulteriore illustrazione e sostegno delle suindicate deduzioni;

Considerato in diritto

- che il ricorso appare meritevole di accoglimento, per quanto di ragione, atteso che, risultando proposta dalla persona offesa rituale querela, il giudice, avendo egli stesso prospettato come possibile (ancorché non certa) l'ipotesi che l'imputato si fosse reso responsabile, se non del reato a lui contestato, di quello meno grave, perseguibile a querela, previsto e punito dall'art. 626 n. 1 c.p., avrebbe dovuto, previa riqualificazione del fatto (come consentito dall'art. 424, comma 1, c,p.p.) disporre il rinvio a giudizio dell'imputato per rispondere di detto reato ovvero, in alternativa, ove anche con riguardo a quest'ultimo avesse ritenuto l'inesistenza di sufficienti elementi probatori, avrebbe dovuto disporre il rinvio a giudizio in ordine al reato di violazione di domicilio, indubbiamente configurabile (come esattamente prospettato nel ricorso) dal momento che l'imputato, per poter accedere alla documentazione custodita in casa delle persona offesa, aveva necessariamente dovuto introdurvisi, senza averne (per quanto è dato sapere) titolo alcuno;

- che pertanto non può che darsi luogo ad annullamento dell'impugnata sentenza con rinvio, per nuovo esame, al giudice dell'udienza preliminare di Forlì il quale, salva la libera valutazione di eventuali elementi di fatto diversi da quelli di cui questa Corte ha potuto avere cognizione, dovrà decidere in conformità a quanto sopra indicato;

P.Q.M.

La Corte annulla la sentenza impugnata con rinvio, per nuovo esame, al giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Forlì.

 

Sentenza tratta da Diritto e Giustizia.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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