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SENTENZA
Limiti dell’esonero da responsabilità contrattuale del tour operator

Pubblicata da: Avv. Daniela Conte


Corte di cassazione civile
sentenza 5189/10 del 04/03/2010

Massima : Con il contratto avente ad oggetto un pacchetto turistico "tutto compreso", sottoscritto dall'utente sulla base di una articolata proposta contrattuale, spesso basata su un depliant illustrativo, l'organizzatore o il venditore assumono specifici obblighi, soprattutto di tipo qualitativo, riguardo a modalità di viaggio, sistemazione alberghiera, livello dei servizi etc., che vanno "esattamente" adempiuti; pertanto ove, come nel caso in esame, la prestazione non sia esattamente realizzata, sulla base di un criterio medio di diligenza ex. art. 1176 1°comma c.c. (da valutarsi in sede di fase di merito), si configura responsabilità contrattuale, tranne nel caso in cui organizzatore o venditore non forniscano adeguata prova di un inadempimento ad essi non imputabile. È evidente, in relazione a tale ultimo punto e argomentando ex art. 1256 c.c. ed anche ex art. 17 del d.lgs. in esame n.111/95 pur se, tale norma in tema di esonero di responsabilità non fa specifico riferimento a detto art. 14, che per evitare il sorgere di responsabilità a loro carico (con conseguente obbligo risarcitorio), organizzatore e venditore dovranno provare: o il caso fortuito (o la forza maggiore), o l'esclusiva responsabilità del consumatore, oppure l'esclusiva responsabilità di soggetto-terzo, quali eventi successivi alla stipula del "pacchetto".

Avv. Daniela Conte

Tizio e Caia, con citazione notificata in data 29.06.2000, convenivano in giudizio davanti al Tribunale di Pordenone la (OMISSIS) S.p.a., al fine di sentirla condannare al pagamento in loro favore della somma di Lire 10.000.000 a titolo di risarcimento dei danni dai medesimi patiti a seguito di un soggiorno balneare nell’isola di Creta nel periodo 23-30 agosto 1999.

Gli attori deducevano di aver acquistato un pacchetto turistico “tutto compreso” offerto dalla società convenuta presso l’azienda (OMISSIS).

Il pacchetto comprendeva il trasferimento aereo e il soggiorno presso (OMISSIS), le foto del quale – pubblicate sul depliant – riproducevano una bella spiaggia antistante l’albergo e un bel mare.

Al contrario, una volta giunti sul posto, la “bella spiaggia” era sporca e il “bel mare” era inquinato da idrocarburi.

L’agenzia, informata dell’accaduto, si era dichiarata disponibile a far trasferire gli attori in un altro albergo, a condizione che gli stessi dichiarassero di rinunciare ad eventuali richieste risarcitorie.

Tizio e Caia avevano rifiutato l’offerta ed avevano dovuto sostenere personalmente le spese di un altro alloggiamento, più adeguato.

La (OMISSIS) S.p.a. si costituiva in giudizio eccependo, preliminarmente, l’improponibilità della domanda per mancanza della formale contestazione di cui all’art. 19 del D. L.gs. 17.03.1995 n. 111, il quale prevede che “ Ogni mancanza nell'esecuzione del contratto deve essere contestata dal consumatore senza ritardo affinché l'organizzatore, il suo rappresentante locale o l'accompagnatore vi pongano tempestivamente rimedio. Il consumatore può altresì sporgere reclamo mediante l'invio di una raccomandata, con avviso di ricevimento, all'organizzatore o al venditore, entro e non oltre dieci giorni lavorativi dalla data del rientro presso la località di partenza”; nel merito, chiedeva il rigetto della domanda perché la spiaggia non era di proprietà dell’albergo e l’inquinamento del mare non dipendevano dall’organizzatore del viaggio.

Il Tribunale di Pordenone respingeva la domanda, rilevando che “la pulizia della spiaggia e e la purezza dell’acqua del mare, oltre a non dipendere dalla volontà del responsabile dell’hotel, non appare essere del responsabile dell’hotel, non appare essere stata garantita dagli attori a mezzo della stampa del depliant pubblicitario”.

Tizio e Caia proponevano appello avverso la sentenza di primo grado; la (OMISSIS) S.p.a. si costituiva in giudizio.

La Corte d’Appello di Trieste riformava la sentenza di primo grado e condannava la (OMISSIS) S.p.a., in persona del legale rappresentante, al pagamento in favore degli appellanti della somma di Euro 1.163,45 – oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali – osservando, in particolare, che “con l’offerta del pacchetto turistico in esame, la società convenuta ha assunto l’obbligo di consentire agli acquirenti la fruizione di una spiaggia attrezzata e pulita e di un mare effettivamente balneabile, caratteristiche queste diffusamente evidenziate nel depliant illustrativo, che costituisce parte integrante dell’offerta contrattuale… per contro, quel mare e quella spiaggia si sono rivelati in condizioni di inaccettabile sporcizia e disordine… né, del resto, la (OMISSIS) International può invocare rispetto a tale situazione un esonero di responsabilità, non avendo essa provato che le scadenti condizioni dei luoghi rispetto a quanto pubblicizzato ed offerto derivassero da caso fortuito o forza maggiore e non piuttosto da incuria o insufficiente manutenzione degli stessi (fattori, questi, di cui il venditore del pacchetto turistico deve comunque rispondere nei confronti del cliente)”.

La (OMISSIS) ricorre in Cassazione; resistono Tizio e Caia.

La (OMISSIS) fonda il proprio ricorso sui seguenti motivi:

  1. L’organizzatore ha l’obbligo di fornire tutti i servizi indicati nel depliant illustrativo, ma non può garantire che il mare sia sempre in condizioni ottimali (questa circostanza, dunque, non può portare a ritenere che vi sia discordanza rispetto alla foto riprodotta nel depliant). Pertanto, la Corte d’Appello ha errato nell’individuazione delle prestazioni a carico dell’organizzatore;
  2.  La (OMISSIS) non era tenuta a fornire la prova che i disagi subiti da Tizio e Caia si erano verificati per caso fortuito o per forza maggiore perché, nel caso di specie, non si era verificato alcun inadempimento contrattuale dell’organizzatore, come sopra evidenziato. Semmai, dovevano essere gli attori, dinanzi ad evidenti prove di segno contrario, a fornire prove documentali dell’asserita circostanza che il mare non era balneabile e in che misura;
  3. Nella sentenza della Corte d’Appello la motivazione del riconoscimento del danno non patrimoniale appare insufficiente. Infatti, benché le sentenze citate quali precedenti a sostegno della decisione (Cass. civ. nn. 8827 e 8828 del 2003) abbiano riconosciuto la risarcibilità del danno morale – indipendentemente dai vincoli posti dall’art. 2059 c.c. -, i presupposti cui si ricollegano sono l’imputazione dell’evento (va accertato il nesso di causalità tra la condotta del soggetto responsabile e l’evento) e la prova del danno subìto. Nel caso di specie, al contrario, la Corte d’Appello avrebbe esclusivamente identificato il danno risarcibile “nello scadimento della qualità del soggiorno”, ritenuto apprezzabile, senza fare alcun riferimento all’accertata imputabilità dell’evento dannoso al tour operator, né “alla provata lesione di un interesse inerente la persona”.

La Cassazione ritiene non meritevole di accoglimento il ricorso e tratta congiuntamente tutti i motivi di doglianza in esso presenti.

Preliminarmente, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, la Suprema Corte ritiene applicabile alla fattispecie de quo la disciplina di cui al D. Lgs. n. 111/95 (che si applica anche ai rapporti sorti prima dell’entrata in vigore del d. lgs. n. 206/2005 – c.d. codice del consumo -), in particolare l’art. 14, a norma del quale “In caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico l'organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità, se non provano che il mancato o inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile.L 'organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto a risarcire il danno sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti”.

Di conseguenza, la Corte d’Appello ha correttamente ritenuto la (OMISSIS), nella qualità di organizzatrice del viaggio, responsabile per inadempimento per la mancata corrispondenza tra quanto contrattualmente pattuito nell’originaria offerta di viaggio – della quale fa parte integrante il depliant illustrativo – e quanto effettivamente “prestato” in sede di adempimento; in più, la (OMISSIS) non ha fornito la prova dell’eventuale impossibilità della prestazione ad essa non addebitabile.

    I giudici della Suprema Corte evidenziano la similitudine tra gli artt. 1218 e 1256 del cod. civ. e l’art. 14 D. Lgs. n. 111/95 cit. (ad eccezione della particolarità di cui al secondo comma di quest’ultimo articolo, che prevede l’obbligo di risarcire comunque il danno a carico dell’organizzatore o venditore, con possibilità di rivalersi nei confronti di altri prestatori di servizi).

Pertanto, con la sottoscrizione del contratto avente ad oggetto un pacchetto turistico “tutto compreso” (la cui proposta contrattuale è spesso basata su un depliant illustrativo), l’organizzatore o il venditore assumono precisi obblighi, soprattutto di tipo qualitativo – ovvero riguardanti le modalità del viaggio, la sistemazione alberghiera, il livello dei servizi, ecc. -, che vanno esattamente adempiuti; qualora, come nel caso di specie, la prestazione non venga esattamente adempiuta, si configura responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1176 cod. civ., a meno che l’organizzatore o il venditore non forniscano adeguata prova che l’inadempimento non è ad essi imputabile.

In particolare – con riferimento agli artt. 1256 cod. civ. e 17 D. Lgs. 111/95 cit. -, l’organizzatore e il venditore devono provare o il caso fortuito (o la forza maggiore),  o l’esclusiva responsabilità del consumatore, o l’esclusiva responsabilità di soggetti terzi per eventi verificatisi dopo la stipula del “pacchetto”; nella fattispecie in esame, tali circostanze non sono state provate, e comunque sono state escluse dal giudice di merito con adeguata motivazione.

Infine, gli ermellini hanno ritenuto corretta la condanna della (OMISSIS) S.p.a. al pagamento sia del danno patrimoniale (riguardante le spese vive sostenute da Tizio e Caia per i trasferimenti giornalieri alla struttura balneare più adeguata) che di quello non patrimoniale ex art. 2059 cod. civ., quest’ultimo liquidato in via equitativa, il quale “trova un suo specifico titolo non nella generale previsione dell’art. 2, ma proprio nella cosiddetta “vacanza rovinata” (come legislativamente disciplinata)”.

Alla luce delle motivazioni sopra descritte, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto da (OMISSIS), condannando quest’ultima al pagamento delle spese processuali.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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