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SENTENZA
Iscrizione ipotecaria ex art. 77 d.P.R. n. 602/1973 – debito iscritto inferiore ad € 8.000,00 - illegittimità dell’iscrizione - sussiste.

Pubblicata da: Avv. Giuseppe Marino


Corte di cassazione civile
sentenza 4077/10 del 22/02/2010

Cassazione, SS.UU., sent. n. 4077/2010 del 22.2.2010

Iscrizione ipotecaria ex art. 77 d.P.R. n. 602/1973 – debito iscritto inferiore ad € 8.000,00 - illegittimità dell’iscrizione - sussiste.

Massima. E’ da considerarsi illegittima l’iscrizione ipotecaria qualora il debito risultante dall’iscrizione a ruolo sia inferiore al limite di € 8.000,00 previsto dall’art. 76, d.P.R. n. 602/1973.

La Corte di Cassazione, con l’interessante pronuncia in commento, dopo aver ribadito il concetto per cui le controversie relative all’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 77, d.P.R. n. 602/1973 – così come quelle relative al fermo dei beni mobili registrati di cui al successivo art. 86 – appartengono alla giurisdizione tributaria solo nel caso in cui il credito sotteso abbia natura tributaria (cfr. Cass., sent. n. 14831/2008, Cass., sent. n. 6593/2009, Cass., sent. n. 6594/2009), ha rigettato il ricorso dell’Agente della Riscossione Equitalia Polis rilevando l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria per violazione dell’art. 76, d.P.R. n. 602/1973, dato che il credito erariale era, nel caso esaminato dalla Corte, inferiore al limite di € 8.000,00.

La sentenza della Corte di Cassazione, pronunciata a Sezioni Unite, ancorché sintetica appare corretta ed in linea con una lettura sistematica – nonché garantista nei confronti del contribuente - delle norme sulla riscossione dei tributi di cui al d.P.R. n. 602/1973.

Se è pur vero, infatti, che il primo comma del citato articolo 76, nel disporre che “Il concessionario può procedere all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro,(1) richiama un istituto – quello appunto dell’espropriazione immobiliare – diverso dall’iscrizione ipotecaria, potendo quest’ultima - in base alle norme del codice di procedura civile - venir posta in essere dal creditore senza che necessariamente si proceda poi all’espropriazione del bene, non è men vero che nell’ambito della riscossione dei crediti erariali entrano in gioco sia le particolari regole del d.P.R. n. 602/1973, sia la particolare natura dell’obbligazione tributaria.

Ed invero, sotto il primo profilo non può non rilevarsi come l’art. 77, d.P.R. n. 602/1973, rubricato “Iscrizione di ipoteca”, sia inserito nel Capo II del citato decreto, rubricato “Espropriazione forzata”, raggruppante gli articoli dal 49 all’85, e contenente quindi anche l’art. 76 citato.

E l’art. 49, dopo aver fissato il generale principio secondo cui Per la riscossione delle somme non pagate il concessionario procede ad espropriazione forzata sulla base del ruolo, che costituisce titolo esecutivo”, dispone al secondo comma che Il procedimento di espropriazione forzata è regolato dalle norme ordinarie applicabili in rapporto al bene oggetto di esecuzione, in quanto non derogate dalle disposizioni del presente capo e con esso compatibili”.

E’ quindi chiaro che le norme del d.P.R. n. 602/1973, ed in particolare quelle del menzionato Capo II, hanno natura speciale - e quindi derogatoria - rispetto alle norme generali sull’espropriazione forzata principalmente contenute nel codice di procedura civile, così che il rapporto tra iscrizione ipotecaria ed espropriazione forzata in materia tributaria assume una connotazione del tutto particolare.

Va infatti considerato – passando così al secondo profilo - che l’obbligazione tributaria, come insegna la stessa Cassazione, ha natura indisponibile, “riguardando fattispecie disciplinate da un regime legale non derogabile, rinunciabile o modificabile dalle parti”.(2) Ne consegue che quando l’Erario, dopo aver iscritto a ruolo le somme pretese dovute, iscrive successivamente ipoteca sui beni del contribuente debitore, agisce sempre e solo in vista dell’irrinunciabile necessità di soddisfare il credito erariale per cui, salvo uno spontaneo pagamento del debito da parte del contribuente, dovrà fare necessariamente seguito l’azione espropriativa sul bene medesimo. Di qui lo stretto collegamento funzionale che si ha, in tema di riscossione dei tributi, tra iscrizione ipotecaria ed espropriazione forzata.

Per tale ragione, non a sproposito la Cassazione ha affermato nella sentenza in commento che “… rappresentando un atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, anche l’ipoteca soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli 8.000,00 Euro”.

Aggiungasi, poi, che la stessa iscrizione ipotecaria non avrebbe senso se, una volta eseguita per un importo inferiore ad € 8.000,00, l’Agente della riscossione non potesse poi procedere al soddisfacimento del credito erariale mediante l’espropriazione immobiliare perché il credito da realizzare è inferiore a quello per il quale siffatta tipologia di procedura è consentita dalla legge (art. 76 cit.).

In conclusione, secondo la Cassazione il limite posto dall’art. 76 cit. all’espropriazione forzata di beni immobili deve necessariamente estendersi anche al potere dell’Agente della riscossione di procedere ad iscrizione ipotecaria, e ciò in considerazione sia della strumentalità di tale ultima attività rispetto alla prima, sia, ad avviso di chi scrive, di una interpretazione sistematica – nonché garantista per il contribuente - delle norme del Capo II del d.P.R. n. 602/1973, in cui è inserito anche l’art. 77 relativo all’iscrizione di ipoteca.

(1) Tale limite è stato ridotto ad € 5.000,00 dall'art. 16-bis, comma 1, lett. a), Legge 27 dicembre  2002, n. 289, ma solo con riferimento ai debiti iscritti a ruolo ai sensi degli artt. 7, comma 5, 8, comma 3, 9, comma 12, 15, comma 5, e 16, comma 2, Legge 27 dicembre 2002, n. 289 (debiti dovuti ex condono).

(2) Ha in particolare affermato la Corte di Cassazione con l’ord. n. 25653/2008 quanto segue: "In materia tributaria, la decadenza dell’Amministrazione finanziaria dall’esercizio di un potere nei confronti del contribuente, in quanto stabilita in favore e nell’interesse esclusivo del contribuente, in materia di diritti da questo disponibili, non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma deve essere dedotta dal contribuente in sede giudiziale, mentre la decadenza del contribuente dall’esercizio di un potere nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, in quanto stabilita in favore di quest’ultima ed attinente a situazioni da questa non disponibili - perché disciplinata da un regime legale non derogabile, rinunciabile o modificabile dalle parti -, è rilevabile anche d’ufficio. Ne consegue sul piano processuale, alla luce del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 57, comma 2, e dell’art. 345 c.p.c., comma 2, l’inammissibilità della deduzione, effettuata per la prima volta in appello, della violazione di un termine di decadenza sostanziale stabilito in favore del contribuente, e, per converso, la deducibilità per la prima volta in appello della decadenza stabilita dalla legge fiscale in favore dell’Amministrazione finanziaria, come nel caso di decadenza del contribuente dal diritto al rimborso per non aver presentato la relativa istanza nel termine previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, salvo che sul punto si sia già formato un giudicato interno" (Cassazione civile, sez. trib., 21 giugno 2004, n. 11521)”.





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