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SENTENZA
Autovelox non visibili possono essere sequestrati

Pubblicata da: Dott.ssa Daria Perrone


Corte di cassazione penale
sentenza 11131/09 del 13/03/2009

 

NOTA A SENTENZA: Cass. pen., sez. II, n.11131/2009

 GLI APPARECCHI PER IL RILEVAMETO DELLA VELOCITA’ OCCULTATI O NON VISIBILI POSSONO ESSERE SEQUESTRATI

 

Con la sentenza in oggetto, la Corte dichiara inammissibile il ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale con la quale era stata rigettata la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo avente ad oggetto gli apparecchi di rilevamento della velocità (autovelox) occultati.

La Corte conferma dunque l’impostazione del Tribunale che aveva ritenuto che l’attuale formulazione dell’art. 142 cod. str. (modif. dal d.l. 117 del 3 agosto 2007, conv. dalla legge n. 160/2007) prevede che “le postazioni di controllo debbano essere segnalate e ben visibili.

Anche la circolare 3 agosto 2007 del Ministero dell'interno prescrive la segnalazione almeno 400 metri prima del punto in cui l'apparecchio di rilevamento della velocità era collocato. Il D.M. 15 agosto 2007 e la circolare ministeriale dell'8 ottobre 2007 ribadivano l'esigenza di segnalare le postazioni di controllo con adeguato anticipo e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento”.

 Dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria risultava invece che le apparecchiature erano state ben occultate in autovetture spesso di proprietà del titolare il quale, ricevendo un compenso parametrato su ogni verbale di infrazione per il quale era riscossa la relativa sanzione, era interessato ad incrementare le riscossioni. Veniva pertanto ritenuto sussistente il reato di truffa, mentre il periculum in mora era individuato nei prevedibili ulteriori esborsi illegittimi da parte degli automobilisti sulla base di un rilevamento automatico della velocità così organizzato.

 

Dott.ssa Daria Perrone

 

 

(omissis)

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Seconda sezione penale

Composta dai magistrati

Dott. Giuseppe Maria Casentino Presidente

Dott. Franco Fiandanese consigliere

Dott. Matilde Cammino consigliere

Dott. Antonio Prestipino Consigliere

Dott. Michele Renzo Consigliere

 

Ha pronunciato in camera di consiglio la seguente

SENTENZA

(…)

osserva:

xxx, legale rappresentante della xxx, ha presentato ricorso per cassazione avverso l'ordinanza in data 7 maggio 2008 del Tribunale di Cosenza con la quale era stata rigettata la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo emesso in data 10 aprile 2008 dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Paola e avente ad oggetto sette autovetture e tutti gli apparecchi di rilevamento della velocità (autovelox) di proprietà dell'impresa individuale xxx, ben utilizzati per l'attività di rilevazione della velocità dei veicoli in transito nei comuni di xxxx. Detta attività secondo la tesi accusatoria, era intenzionalmente preordinata a trarre in inganno gli automobilisti, in contrasto con lo spirito della normativa in materia diretta a prevenire incidenti piu' che a reprimere.

Secondo il Tribunale, l’attuale formulazione dell’art. 142 cod. str. (modif. dal d.l. 117 del 3 agosto 2007, conv. dalla legge n. 160/2007) prevede che le postazioni di controllo debbano essere segnalate e ben visibili. Anche la circolare 3 agosto 2007 del ministero dell'interno prescrive la segnalazione almeno 400 metri prima del punto in cui l'apparecchio di rilevamento della velocità era collocato. Il D.M. 15 agosto 2007 e la circolare ministeriale dell'8 ottobre 2007 ribadivano l'esigenza di segnalare le postazioni di controllo con adeguato anticipo e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento. Dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria risultava invece che, nei tre comuni calabresi per i quali la xxx era titolare della concessione per il noleggio delle apparecchiature autovelox, le apparecchiature in questione erano state ben occultate in autovetture spesso di proprietà del titolare il quale, ricevendo un compenso parametrato su ogni verbale di infrazione per il quale era riscossa la relativa sanzione, era interessato ad incrementare le riscossioni. Veniva pertanto ritenuto sussistente il reato di truffa, mentre il periculum in mora era individuato nei prevedibili ulteriori esborsi illegittimi da parte degli automobilisti sulla base di un rilevamento automatico della velocità così organizzato.

Con il ricorso presentato dal xxx tramite il suo difensore si deduce l'inosservanza o erronea applicazione della legge penale nonché la totale mancanza di motivazione in ordine al fumus commisi delicti, affermato nell'ordinanza impugnata senza tener conto delle risultanze processuali e della documentazione prodotta dalla difesa e omettendo qualunque indagine sull'elemento psicologico del reato ipotizzato.

Il ricorso è inammissibile.

In relazione al sequestro delle autovetture, restituite con provvedimento del 29 giugno 2008, il difensore all'odierna udienza ha – formalmente rinunciato al ricorso così manifestando il venir meno dell'interesse da parte del ricorrente. Le deduzioni difensive comunque nel loro complesso sono generiche e manifestamente infondate.

Va infatti premesso che – secondo quanto affermato piu' volte da questa Corte, anche a Sezioni Unite (cass. Sez. Un. 29 maggio 2008 n. 25932, Ivanov; 28 gennaio 2004 n. 5876, p.c. Terrazzi in proc. Bevilacqua; 28 maggio 2003 n. 25080, Pellegrino) – il ricorso per cassazione avverso le ordinanze emesse a norma degli artt. 322 bis e 324 c.p.p. in materia di sequestro preventivo e di sequestro probatorio (in quest'ultimo caso per effetto del rinvio operato dall'art. 257 c.p.p. all'art. 324 c.p.p.) può essere proposto esclusivamente per il vizio di violazione di legge, comprendente sia l'inosservanza o erronea applicazione della legge penale sostanziale e processuale (art. 606 co.1 lett. b e c c.p.p.) sia il difetto di motivazione che si traduca, a sua volta, in una violazione della legge processuale (art. 125 co.3 c.p.p.) perché l'apparato argomentativi manchi completamente o risulti privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e di ragionevolezza che consentano di rendere comprensibile l'iter logico posto a fondamento del provvedimento impugnato (motivazione meramente apparente).

Il ricorrente nel caso di specie si duole dell'omessa valutazione da parte del giudice di merito delle censure articolate con la richiesta di riesame e dalla documentazione difensiva, senza tuttavia indicarne specificamente, sia pure in modo sommario, il contenuto, al fine riconsentire l'individuazione delle questioni che si assumono irrisolte e sulle quali si sollecita il sindacato di legittimità. Il ricorso sotto questo profilo è inammissibile in quanto, non autosufficiente, essendo privo della precisa prospettazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto da sottoporre a verifica. Requisito indispensabile dei motivi di impugnazione è infatti la specificità, consistente nella precisa e determinata indicazione dei punti di fatto e delle questioni di diritto da sottoporre al giudice del gravame (Cass. sez. VI 19 dicembre 2006 n. 21858, Tagliente, sez. V. 9 dicembre 1998 n. 2896, La Mantia; Sez. unite 11 novembre 1994. n. 21).

Alla corte è peraltro preclusa in tema di sequestro preventivo una valutazione che possa risolversi in una anticipata decisione della questione di merito e quindi una verifica in concreto della fondatezza della tesi accusatoria. Il sindacato sulle condizioni di legittimità della misura cautelare reale si realizza infatti attraverso una deliberazione sommaria della congruità degli elementi rappresentanti in cui, senza prescindere dalle concrete risultanze processuali e dalle contestazioni difensive (Cass. SEz. IV 29 gennaio 2007 n. 10979, Veronese; sez. I 19 dicembre 2003 n. 1885, Cantoni; sez. II, 21 ottobre 2003 n. 47402, Di gioia; Sez. III 11 giugno 2002 n. 36538, pianelli, Sez. VI 3 marzo 1998, n. 731, campo; sez. Un. 20 novembre 1996 n. 23 Bassi), possono rilevare eventuali difformità tra fattispecie legale e fattispecie reale solo se ravvisabili ictu oculi.

Entro questi limiti la corte ritiene che nell'ordinanza impugnata il Tribunale del riesame, contrariamente a quanto affermato nel ricorso – sia pervenuto ad affermare la sussistenza del fumus del reato di truffa attraverso un percorso argomentativo immune da vizi logici e giuridici, all'esito di una approfondita analisi della normativa in materia di rilevamento della velocità dei veicoli attraverso postazioni di controllo sulla rete stradale e di un circostanziato esame dei concreti risultati delle indagini di polizia giudiziaria, senza peraltro trascurare le argomentazioni della difesa del xxx e la documentazione dalla stessa prodotta (come si desume dalla menzione della fotografia prodotta dalla difesa e riguardante la segnalazione della postazione mobile di rilevamento della velocità nel Comune di xxx).

Quanto all'elemento psicologico del reato di truffa, la Corte osserva che il sequestro preventivo è legittimamente disposto in presenza di un reato che risulti sussistere in concreto, indipendentemente dall'accertamento della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico dell'agente o della sussistenza dell'elemento psicologico, atteso che la verifica di tali elementi è estranea all'adozione della misura cautelare reale (Cass. sez. I 4 aprile 2006 n. 15298, Bonura; sez. 1 9 luglio 1999 n. 2762, Faustini; Sez. III 5 maggio 1994 n. 1428 Menietti).

Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 1.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle ammende.

Roma 12 dicembre 2008.

 





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