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SENTENZA
Concorsi: la motivazione numerica non viola il diritto di difesa

Pubblicata da: Avv. Marta Del Giudice


Corte costituzionale
sentenza 20/09 del 30/01/2009

Corte costituzionale, 30 gennaio 2009, n. 20 – “la motivazione in forma numerica non viola il diritto di difesa” – marta johanna del giudice

 L’annosa problematica della legittimità della motivazione in forma numerica delle prove concorsuali è stata nuovamente sottoposta alla Corte Costituzionale dal T.A.R. di Trento con tre distinte ordinanze nelle quali il Collegio ha sollevato – con riferimento agli artt. 24, commi 1 e 2, 113 comma 1 e 117 comma 1 Cost. – questione di legittimità costituzionale delle norme relative alla valutazione delle prove dell’esame di abilitazione alla professione forense, nella parte in cui non prevedono l’obbligo di giustificare o motivare il voto verbalizzato in termini alfanumerici.

Il Tar rimettente, nella consapevolezza che l’orientamento prevalente del Consiglio di Stato volto a riconoscere piena legittimità a tale forma di valutazione ormai costituisca “diritto vivente” – e che, pertanto, qualsiasi diversa soluzione giurisprudenziale sia da respingere – nelle citate ordinanze sposta la questione della legittimità della motivazione alfanumerica sulla sua compatibilità con il principio del diritto di difesa.

In altri termini, secondo il Collegio, la valutazione espressa in forma numerica, non consentendo al candidato di conoscere i propri errori e le proprie lacune, inibisce in radice l’esercizio di una piena ed efficace tutela della propria situazione giuridica soggettiva, arrecando, dunque, un vulnus al diritto di difesa del singolo candidato.

La Corte Costituzionale non è dello stesso avviso.

Pur ritenendo ammissibile la questione di legittimità costituzionale, la Corte ha affermato a chiare lettere che la soluzione interpretativa offerta dal Consiglio di Stato costituisce, ad oggi, un “vero e proprio diritto vivente”. Così ritenendo, dunque, non sussiste nel nostro ordinamento un obbligo di motivazione ulteriore rispetto alle valutazioni alfanumeriche rese con riferimento alle prove d’esame (nella fattispecie le prove scritte dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense).

Relativamente alla violazione delle disposizioni sul diritto di difesa del candidato, poi, la Corte ha radicalmente escluso l’illegittimità costituzionale della norma in questione.

Secondo la Corte, la censurata disposizione che prevede la motivazione alfanumerica delle prove d’esame costituisce un momento del procedimento amministrativo su cui si fonda – sotto il profilo sostanziale – la legittimità dell’eventuale futuro provvedimento di esclusione del candidato.

Tale disciplina, dunque, rimanendo circoscritta al momento procedimentale, non incide sul diritto di difesa del candidato e, come affermato in sentenza, “si sottrae all’ambito di applicazione dei parametri invocati dal rimettente”.

 Ad opinione di chi scrive, non pochi sono i profili di criticità che la pronuncia in questione fa scaturire.

In disparte la discutibile affermazione che l’orientamento minoritario contrario al Consiglio di Stato sia circoscritto ad alcune isolate pronunce (ad oggi, infatti, diversi TT.AA.RR. continuano a sostenere la necessità di una motivazione che consenta di ripercorrere l’iter logico che la Commissione ha seguito nella correzione delle prove), la sentenza in esame non sembra porre fine alla questione se la motivazione alfanumerica sia pienamente legittima sul piano costituzionale.

La Corte, infatti, si è limitata a dichiarare l’infondatezza della questione di legittimità sollevata dal Tar Trento solo relativamente ai parametri invocati da quest’ultimo, ossia le disposizioni costituzionali che concernono principi di carattere processuale, quali il diritto di difesa e il principio del contraddittorio nell’ambito del giusto processo.

Sembra dunque che la Corte, da un lato, intenda lasciare aperto uno spiraglio per una questione di legittimità da sollevarsi con riguardo ad altri parametri costituzionali; dall’altro, tuttavia, ha privato di ogni concreta possibilità di definitiva affermazione giurisprudenziale la tesi secondo cui sarebbe necessaria una motivazione più esaustiva rispetto alla mera formula numerica.

Nel frattempo il candidato resta nella parziale o totale inconsapevolezza dei propri errori e delle inesattezze dei propri elaborati, con il conseguente proliferare di una quantità di ricorsi “al buio” che, certo, non contribuiscono alla riduzione del contenzioso in materia di concorsi pubblici.

 





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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