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SENTENZA
Accertamento negativo di credito, riconvenzionale, fallimento

Pubblicata da: www.iussit.it


Tribunale Nola
sentenza del 13/12/2007

Accertamento negativo del credito – riconvenzionale di condanna della convenuta – fallimento della convenuta in corso di causa –  costituzione della curatela (senza interruzione del giudizio, conseguenze) - inapplicabilita’  foro ex art. 24  l.f.  – oneri probatori gravanti sulle parti – non contestazione  del credito – risarcimento danni – prova
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[ Tribunale di Nola,  Dott. Alfonso Scermino, sentenza del 13 dicembre 2007]

 

Nella Sentenza

>>...a norma dell'art. 24 della cosiddetta l. fall. (r.d. n. 267 del 1942) sono attratte dalla vis attractiva del foro fallimentare solo le azioni che derivano dal fallimento,  dovendosi con tale accezione intendere, oltre a  quelle che traggono origine dallo stato di dissesto, tutte quelle che possano costituire la premessa di una pretesa nei confronti della massa , incidendo in tal modo sul patrimonio del fallito …
>>… in linea di principio, ove l'attore proponga domanda di accertamento negativo del diritto del convenuto e quest'ultimo non si limiti a chiedere il rigetto dell'avversa pretesa ma formuli, a sua volta, domanda riconvenzionale per conseguire il riconoscimento del diritto negato da controparte, ambedue le parti hanno l'onere di provare le rispettive contrapposte pretese e chi non assolve tale onere resta soccombente …
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[ Tribunale di Nola,  Dott. Alfonso Scermino, sentenza del 13 dicembre 2007]

 

REPUBBLICA     ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE    DI    NOLA

Il Tribunale di Nola, II sezione civile, in composizione monocratica nella persona del signor dott. Alfonso Scermino, all’udienza del 13.12.2007, fatte precisare le conclusioni, ha ordinato la discussione orale della causa nella stessa udienza, a norma dell’art. 281 sexies c.p.c., ed ha pronunciato al termine della discussione la seguente
SENTENZA
nella causa n. 909/2000    R.G., vertente tra
KKZKK s.r.l. , in persona del legale rappresentante p.t. Caio KKZKK, rappresentata e difesa dall’avv. …giusta mandato a margine dell’atto di citazione,  ….;
CONTRO
Fallimento XXX YYY s.n.c. di Meviox Gx  & C., in persona del curatore dott.ssa Mx Pxx , rappresentato e difeso dall’avv. …,
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Con atto di citazione notificato il 10.2.2000 la KKZKK s.r.l. esponeva: che, avendo ricevuto appalto dalla Telecom per la realizzazione di alcuni lavori presso la filiale Telecom di Avellino, subappaltava, così come autorizzata dalla committente, alla XXX YYY s.n.c. alcune opere di adeguamento impiantistico , elettrico e condizionamento rientranti nell’oggetto dell’appalto commessogli; che , stabilito il corrispettivo del subappalto, il pagamento del medesimo a favore della XXX YYY era effettuato solo previa transazione intervenuta tra le parti, in quanto la sub-appaltatrice riconosceva di aver fornito materiali scadenti e di aver commesso errori nella posa in opera dei lavori ; che, per l’effetto, la XXX YYY accettava una somma inferiore a saldo delle sue spettanze; che, ciononostante,  in data 9.11.1999 la medesima società inoltrava richiesta di pagamento per un ulteriore residuo di L. 47.805.766 , oltre IVA, per le sopraindicate opere; che tale condotta era contraria agli accordi intervenuti con la transazione.
Tanto premesso , la KKZKK s.r.l.  conveniva in giudizio la  XXX YYY s.n.c.  per sentire dichiarare l’inesistenza del credito preteso nei suoi confronti per parziale inadempimento della sub-appaltatrice , con vittoria di spese.
Con comparsa di costituzione e risposta depositata in data 8.6.2000 si costituiva in giudizio la     XXX YYY s.n.c.  la quale  contestava in toto le allegazioni addotte dall’attrice, negava di essere mai addivenuta ad una transazione con la controparte  e richiedeva in via riconvenzionale il pagamento del credito contrattuale rimasto insoddisfatto.
Ammessa ed espletata prova testi,  con comparsa di intervento depositata il 22.3.2005 si costituiva nel presente giudizio la curatela della XXX YYY s.n.c.,in sostituzione della società che  era dichiarata fallita con sentenza dell’01.4.2004 n. 30 dal Tribunale di Salerno: essa , pertanto, faceva proprie tutte le difese e le domande già dedotte dalla convenuta.
La causa era rimessa per le conclusioni e la discussione orale ex art. 281 sexies all’udienza del 13.12.2007 , laddove era data lettura della sentenza.
Devono operarsi due preliminari precisazioni in rito.
Anzitutto, va dato atto come la presente pronuncia possa essere ritualmente emessa nei confronti della curatela - costituitasi in sostituzione della società convenuta dichiarata fallita in corso di causa – nonostante la mancanza di ogni interruzione del giudizio. 
 E’ noto, invero,  come l'inizio della procedura fallimentare non  produca  effetti interruttivi automatici sui processi in corso in cui il fallito sia parte (nel caso XXX YYY s.n.c.), atteso che la perdita della capacità processuale a seguito di dichiarazione di fallimento non si sottrae alla disciplina di cui all'art. 300 c.p.c., che prevede, a tal fine, la necessità della dichiarazione in giudizio dell'evento.
In difetto di tale dichiarazione, perciò, il processo prosegue tra le parti originarie.
Ciò accade, tuttavia, sempre che non si costituisca  il soggetto legittimato a proseguire la lite: ipotesi, quest’ultima, che si è verificata nel caso in esame, visto che la curatela, avendo inteso intervenire nel presente giudizio mediante formale comparsa di costituzione, è subentrata nella posizione processuale della parte fallita  (Cassazione civile , sez. III, 02 maggio 2002, n. 6262; Cassazione civile , 10 maggio 2002, n. 6771; Cassazione civile , sez. lav., 06 luglio 2001, n. 9164).
Per cui, seppur la perdita della capacità processuale della XXX YYY avrebbe determinato l'interruzione del processo soltanto a seguito di dichiarazione del procuratore costituito, l’avvenuta immediata  costituzione di chi aveva titolo alla prosecuzione della lite, anche in difetto di formale interruzione, ha superato la necessità delle prescritte formalità a riguardo (interruzione e riassunzione) e  ha fatto in modo che il rapporto processuale si svolgesse  ritualmente direttamente  tra le nuove parti (principio del raggiungimento dello scopo), con immediata cristallizzazione della controversia nei confronti del Fallimento (per tutte, Cass. Civ.  20 giugno 2000, n. 08363; Cassazione civile , sez. I, 02 dicembre 1993, n. 11950; ex multis Cass. 1994 n. 8191; Cass. 1989 n. 1368).
Ciò posto, sotto altro  profilo squisitamente processuale,  deve  affermarsi la competenza di questo Tribunale a dirimere la presente controversia, non potendosi dare seguito all’eccezione della Curatela di sopravvenuta competenza funzionale ex art. 24 L.F. del Tribunale di Salerno (e contestuale improcedibilità della lite in questa sede)  in seguito alla declaratoria di fallimento della XXX YYY.
Infatti, a norma dell'art. 24 della cosiddetta l. fall. (r.d. n. 267 del 1942) sono attratte dalla vis attractiva del foro fallimentare solo le azioni che derivano dal fallimento,  dovendosi con tale accezione intendere, oltre a  quelle che traggono origine dallo stato di dissesto, tutte quelle che possano costituire la premessa di una pretesa nei confronti della massa , incidendo in tal modo sul patrimonio del fallito (Cassazione civile , sez. III, 21 ottobre 2005, n. 20350).
Nella fattispecie, però,  la KKZKK s.r.l. non ha agito per far valere una pretesa creditoria nei confronti della XXX YYY, ma si è limitata a dedurre che nessun debito gravasse in suo capo (di essa istante) con riferimento al rapporto di sub-appalto intercorso tra le due società: per cui, essendosi richiesto un accertamento negativo del credito della convenuta, ci si è mossi al di fuori dell’ambito dell’art. 24 L.F..
In altri termini,  il principio, dettato dall'art. 52 della  legge fallimentare , della obbligatorietà ed esclusività del procedimento di verifica del passivo, quale peculiare strumento di cognizione attribuito al  giudice del fallimento, non può che riguardare l'attuazione di  domande intese a ottenere il riconoscimento di un diritto di partecipare al concorso o di un diritto reale o restitutorio su beni mobili acquisiti all'attivo: mentre, non può certo  essere  assoggettata al procedimento di verifica dei crediti (verso il fallito) una domanda – quale quella in esame - avente ad oggetto non un credito ma  un debito verso la società fallita (cfr, Cassazione civile , sez. I, 03 febbraio 2006, n. 2439).
Né può ritenersi che la competenza del Tribunale fallimentare sia intervenuta in ragione della domanda riconvenzionale di pagamento svolta dalla società convenuta e fatta propria – successivamente – dalla curatela, essendo noto che  il giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito contrattuale del fallito deve essere trattato davanti al giudice per esso competente secondo le regole generali, il quale pronuncerà al riguardo nelle forme della cognizione ordinaria (cfr, Cassazione civile , sez. un., 10 dicembre 2004, n. 23077)
Tanto acclarato, può ora passarsi al merito della lite.
La KKZKK s.r.l. agiva nel presente giudizio per sentire dichiarare non dovute le somme pretese dalla XXX YYY in ragione di L. 47.805.766 , oltre IVA con riferimento ad un rapporto di sub-apalto intervenuto pacificamente tra le parti.
Deduceva la parte attrice l’inesistenza del credito sia in quanto era intervenuta transazione sul punto tra le parti, sia in quanto la XXX YYY aveva in ogni caso realizzato i lavori con vari vizi e difetti.
Di contro, la convenuta, negando da un lato  la sussistenza della presunta   transazione e dall’altro  il compimento da parte sua di qualsivoglia  inesattezza nella prestazione, richiedeva in riconvenzionale il pagamento delle somme in contesa. 
Ora, in linea di principio, ove l’attore proponga domanda di accertamento negativo del diritto del convenuto e quest'ultimo non si limiti a chiedere il rigetto dell'avversa pretesa ma formuli, a sua volta, domanda riconvenzionale per conseguire il riconoscimento del diritto negato da controparte, ambedue le parti hanno l'onere di provare le rispettive contrapposte pretese e chi non assolve tale onere resta soccombente (Cassazione civile , sez. III, 16 giugno 2005, n. 12963).
Nella fattispecie, perciò,  alla KKZKK s.r.l. competeva certamente  provare o l’intervenuta transazione invocata o la sussistenza dei vizi lamentati.
Sulla XXX YYY s.n.c., tuttavia,   non gravava nessun ulteriore particolare onere probatorio, nonostante la petizione di principio sopra riportata.
Ciò, in quanto dalla stessa domanda della parte attrice , per come formulata,  si evinceva la non contestazione  che alla sub-appaltatrice sarebbe contrattualmente  spettata la somma di L. 47.805.766 , oltre IVA,  negandosi la debenza di tale importo esclusivamente  in ragione di due precise condizioni ostative alla esigibilità dello stesso, la transazione o i vizi.
Dunque, per implicito si riconosceva l’originaria esistenza del diritto in uno alla sua precisa entità ( sulla non contestazione, da ultimo ed ex pluribus, Cass. n. 14880/2002, Cass. n. 13814/2002, Cass. n. 13904/2000, Cass. n. 10434/2000, Cass. n. 9424/2000, Cass. n. 11513/1999, Cass. n. 4687/1999, Cass. n. 2524/1999, Cass. n. 1213/1999)
Per cui,  il destino del presente giudizio, per come incardinato, è rimasto da subito   completamente affidato  in mano all’attrice, visto che, se la prova delle sue allegazioni avrebbe condotto all’accoglimento della sua domanda ed al conseguente rigetto della riconvenzionale, il mancato riscontro delle stesse non poteva che produrre l’opposto esito,  con  necessario accoglimento della reconventio,  non residuando alcun elemento che   impedisse  alla convenuta di pretendere il pagamento del credito contestato . 
Ciò posto,  va subito rilevato che la transazione cui fa riferimento parte attrice non è stata in alcun modo provata nella forma scritta obbligatoriamente imposta ex art. 1967 c.c., non essendo stato versato in giudizio alcun atto contenente gli accordi che sarebbero intervenuti tra le parti a definizione della lite (futura) che poteva sorgere sui (presunti) difetti dei lavori: onde,  la relativa allegazione della KKZKK s.r.l. manca di adeguato riscontro.
Parte attrice, tuttavia,  richiedeva che il Tribunale accertasse la sussistenza dei vizi afferenti ai lavori dati in sub-appalto affinché, previa pronuncia costitutiva di riduzione proporzionale del prezzo ex art. 1668 c.c., si dichiarasse che il credito preteso dalla XXX YYY s.n.c. non fosse più dovuto  in ragione della garanzia azionata.
Sennonché anche la sussistenza dei pretesi vizi può ragionevolmente escludersi.
A tale conclusione può pervenirsi considerando, anzitutto, che nell’indicazione degli stessi  la parte attrice è stata sin dal principio molto vaga, non avendo mai specificato: quale fosse stato con esattezza il “materiale scadente” (pg. 2 citazione) fornito dalla XXX YYY; quali opere questo materiale avesse  precisamente riguardato; quali fossero stati in dettaglio i “ritardi” (pg. 3 memoria art. 183 c.p.c.)  genericamente lamentati, con riferimento a quali termini e lavori,  quale, poi, fosse  stata la loro estensione temporale, ecc..
Insomma, sin dalla fase assertiva è emersa  una oggettiva debolezza ed evanescenza delle contestazioni sollevate.
Sotto altro profilo, poi, va rilevato come in atti non risultino depositate contestazioni  scritte o scambi epistolari  da cui desumere che tali presunti vizi fossero stati effettivamente riscontrati e contestati dalla KKZKK s.r.l. alla XXX YYY durante lo svolgimento o alla fine dell’appalto: il che lascia obiettivamente dubitare ancora una volta della loro esistenza,  tanto più se si considera che la convenuta ha vibratamente smentito di aver mai ricevuto una qualche contestazione in ordine alla qualità del suo lavoro.
Nello stesso senso , ancora, depongono gli esiti istruttori assunti.
Infatti,  il teste Aaaa (ud. 10.6.2003) ,  quale professionista esterno competente in materia di progetti e relativa assistenza,  affermava che i lavori in esame erano stati “regolarmente collaudati, accettati  e pagati dalla Telecom s.p.a.”.
Il teste  Bbbb  (ud. 16.3.2004), quale “direttore dei lavori e progettista su incarico della Telecom dei lavori riguardanti le centrali” in questione, confermava ulteriormente che i lavori  “erano stati regolarmente eseguiti e collaudati”,  senza che risultassero “ritardi o contestazioni”. 
Dunque, alla committente Telecom non risultò mai  alcuna irregolarità nell’esecuzione delle opere : il che , se non  smentisce frontalmente, rende ancora una volta poco verosimile che la XXX YYY abbia posto in essere gli inadempimenti lamentati. 
A tanto si aggiunga, infine, che la parte attrice neanche   offriva  un mezzo di prova a sostegno dell’esistenza dei vizi genericamente  addotti e che, anzi,  le circostanza che capitolava in sede di richiesta prova testi erano apertamente inconferenti con il tema.
In definitiva, per le ragioni sopra esposte, il mancato riscontro  della transazione e degli inesatti adempimenti addotti deve condurre al rigetto della domanda principale ed al contestuale accoglimento della riconvenzionale a favore della curatela subentrata nel giudizio per il pagamento degli importi contestati.
In via riconvezionale, poi, la convenuta richiedeva altresì:
- il risarcimento del danno consistito negli interessi di mora corrisposti alla BNL per mancato incasso di una delle fatture (oggetto di anticipo)  non pagate: di tale danno, tuttavia, la convenuta non forniva  alcuna prova;
- il risarcimento del danno all’immagine conseguito ai mancati pagamenti degli importi in questione: anche tale danno, tuttavia, non è stato in alcun modo riscontrato.
Le spese seguono la prevalente soccombenza dell’attrice  e sono liquidate come da dispositivo.
 P.Q.M.
Il Tribunale, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, definitivamente pronunciando in ordine alla causa in epigrafe, così provvede:
1)       Rigetta la domanda attorea;
2)       In parziale accoglimento della riconvenzionale, condanna la KKZKK s.r.l., in persona del legale rapp.te Caio KKZKK, a pagare a favore del Fallimento XXX YYY s.n.c. di Meviox Gx  & C., in persona del curatore dott.ssa Mx Pxx, la somma di Euro  27.644,00, oltre interessi dalla mora del 13.11.1999;
3)       condanna la KKZKK s.r.l.,  a rimborsare al Fallimento XXX YYY s.n.c. di Meviox Gx  & C., in persona del curatore dott.ssa Mx Pxx le spese processuali sostenute nel presente giudizio, che liquida in complessivi € 2.280,00, di cui € 970,00 per diritti,  il residuo per  onorari, oltre rimborso spese generali al 12,50%, IVA e contr. cassa prev. avv. come per legge.

 Così deciso in Nola il 13.12.2007; si provveda all’immediato deposito in cancelleria.  

Il Giudice dott. Alfonso Scermino
(Allegato al verbale d’udienza del  13.12.2007)





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