Esame di avvocato. Parere svolto: "Concussione sessuale"
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Articolo del 07/07/2006 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia, parere e soluzione di Diritto Penale tratti dal Corso on line Overlex di preparazione per l'esame di abilitazione forense 2006, tenuto dall'avv. Luigi Viola
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Traccia

Tizio, professore ordinario di diritto privato presso l'Università LYOD di Salerno, è amante di belle donne.

Aida è allieva di Tizio e deve sostenere per la terza volta l'esame di diritto privato, a causa di precedenti bocciature.
Aida si reca presso lo studio professionale di Tizio, previo appuntamento, al fine di chiedere consigli sulla preparazione.
Tizio spiega ad Aida che dovrebbe concedersi sessualmente per avere la certezza assoluta di superare il fatidico esame di diritto privato; Aida è disperata e si mette a piangere, spiegando che la famiglia smetterà di mantenerle gli studi universitari se alla prossima sessione non supererà l'esame.
Tizio insiste sulla posizione, ribadendo la sua richiesta di una prestazione sessuale in cambio del superamento dell'esame.

Aida si concede; dopo due mesi dall'incontro, Aida sostiene l'esame di diritto privato e le vengono fatte tre domande a piacere.
Due giorni dopo l'esame, Aida si reca dall'avvocato Franco.

Il candidato, assunte le vesti del legale Franco, rediga motivato parere.


Parere svolto dal dott. Gabriele Magrini

La vicenda ripropone la rilevanza penale della (purtroppo ben conosciuta anche di recente) condotta di un soggetto che è posto in una posizione “privilegiata” rispetto alla vittima del reato, e che attraverso l'abuso di tale posizione richiede vantaggi indebiti a suo favore.

Nel caso che ci riguarda, un professore universitario, abusando della sua qualità nonché dello stato di disperazione della vittima, richiede una prestazione sessuale indebita ad una sua studentessa con la promessa del sicuro esito positivo dell'esame.

Nel caso di specie, assume rilevanza la fattispecie del reato di concussione così come disciplinato dall'art. 317 cod. pen.

Come noto, la concussione è il reato commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità.

Si evince chiaramente che il carattere del reato di concussione è rappresentato dalla situazione di superiorità del pubblico ufficiale rispetto al soggetto privato, differenziandosi con ciò dal reato di corruzione in cui, invece, sussiste un libero accordo tra il soggetto attivo e passivo e quindi una posizione di parità tra i due.

In via preliminare, è necessario verificare se il professore universitario assuma la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio così come richiesto dalla norma. A tale riguardo è possibile rispondere in senso positivo, poiché il professore universitario svolge una funzione certificativa e valutativa in relazione al superamento degli esami e quindi una funzione pubblica.

Nella vicenda in esame, la condotta di Tizio ha integrato gli estremi della concussione per induzione, caratterizzandosi quest'ultima per la tenuta di una condotta capace di creare nel privato uno stato di soggezione psicologica che lo porti ad agire nel senso voluto dall'agente e che può assumere svariate forme (quali l'inganno, la persuasione, la suggestione, l'allusione, ecc..).

Come ha evidenziato la giurisprudenza più recente, ai fini della configurabilità del reato di concussione per induzione, mentre non è determinante che la vittima abbia inizialmente preso contatto di propria spontanea volontà con il soggetto attivo del reato, è invece rilevante che quest'ultimo, anche con comportamenti surrettizi, abbia indotto la vittima medesima a sottostare alle prestazioni richieste per evitare un danno (Cass., sez. IV, 29.09.2005).

Pertanto, nessun rilievo, circa la censurabilità della condotta di Tizio, assume la circostanza che la studentessa abbia contattato il professore, previo appuntamento, per ricevere consigli per il superamento dell'esame.

Nel caso che ci occupa, il problema giuridico determinante ai fini della sussistenza del reato di corruzione ex art. 317 cod. pen. è verificare il contenuto del concetto di “altra utilità” quale oggetto della prestazione a favore del pubblico ufficiale, e, più in particolare, se in esso vi possano rientrare tutti i tipi di vantaggio, anche non patrimoniale e quindi anche le prestazioni sessuali.

Sul punto va osservato che mentre una risalente giurisprudenza riteneva l'utilità richiesta solamente quella di natura economica- patrimoniale, più recentemente la giurisprudenza di legittimità ne ha dato una interpretazione estensiva ritenendo che i favori sessuali rientrano nella categoria individuata, in quanto rappresentano un vantaggio per il funzionario, che ottenga la promessa o la effettiva prestazione. Trattasi, infatti, di un comportamento rilevante, certamente condannato dalla consuetudine e dalla opinione collettiva, pregiudizievole per l'immagine della pubblica amministrazione, del tutto estraneo, anzi contrario, ai compiti ed alle finalità dell'amministrazione medesima (Cass. SS. UU. 11.05.1993).

Per queste ragioni è possibile ritenere che la condotta del professor Tizio abbia integrato la fattispecie del reato di concussione per induzione a fini sessuali.

Da ultimo, è necessario verificare se la condotta di Tizio possa aver integrato anche l'ulteriore reato di violenza sessuale ex art. 609 bis cod. pen., con ciò dando luogo ad una ipotesi di concorso di reati.

Sul punto va osservato che la dottrina maggioritaria ritiene che la norma dell'art. 609 bis sia una norma di carattere speciale rispetto all'art. 317 cod. pen. limitatamente al fatto commesso da un pubblico ufficiale rivestito, per ragione del suo ufficio, di autorità sopra la vittima che sia persona arrestata o detenuta o affidata in esecuzione di un provvedimento dell'autorità competente; in tutti gli altri casi rimarrebbe applicabile l'art. 317 cod. pen. Non risultano, invece, riferimenti, né in dottrina né in giurisprudenza, alla possibilità di un concorso (reale o apparente) tra l'art. 317 e l'art. 609 bis cod. pen.

Tuttavia, laddove non si ritenesse sussistente il reato di concussione per mancanza in capo a Tizio della qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio in quanto reato proprio, la condotta non potrebbe non assumere rilevanza con riferimento al reato di violenza sessuale compiuto mediante abuso di autorità privata ai danni della vittima.

POSSIBILE SOLUZIONE SCHEMATICA DELL'AVV. LUIGI VIOLA

Il problema interpretativo prospettato andava inquadrato nell'ambito della concussione sessuale.

Tizio, infatti, nella sua qualità di pubblico ufficiale (ovvero incaricato di pubblico servizio) induce (ovvero costringe psichicamente) Aida a promettergli una prestazione sessuale, strumentale per il superamento del fatidico esame di diritto privato.

La prestazione sessuale può essere considerata “altra utilità”, ai sensi dell'art. 317 c.p.?

Secondo una prima ricostruzione, l'art. 317 c.p. potrebbe avere per oggetto esclusivamente una prestazione patrimoniale, in quanto il delitto di concussione è collocato nell'ambito dei “delitti contro la pubblica amministrazione” insieme ad altri delitti indubbiamente a contenuto patrimoniale come corruzione, peculato e malversazione, con la conseguenza applicativa che la collocazione sistematica scelta dal legislatore avrebbe il significato di far ritenere anche il reato di concussione come fattispecie a contenuto essenzialmente patrimoniale; se il legislatore non avesse voluto considerare il reato ex art. 317 c.p. come delitto a contenuto sostanzialmente patrimoniale, di certo, si dice, non avrebbe scelto la predetta collocazione sistematica, affiancando la concussione a reati come peculato e malversazione.

Ad ulteriore sostegno di tale assunto, si dice che se il reato ex art. 317 c.p. avesse ad oggetto una prestazione sessuale, allora, si avrebbe una duplicazione della fattispecie della violenza sessuale, ex art. 609 bis c.p., in quanto proprio in questo caso vi sarebbe un abuso di autorità collegato a violenza (anche psichica) finalizzato al compimento di atti sessuali; laddove, quindi, si ammettesse una concussione sessuale si avrebbe una parziale interpretatio abrogans dell'art. 609 bis c.p.

Secondo la ricostruzione più recente, invero, sarebbe ammissibile la c.d. concussione sessuale.

Infatti, la collocazione sistematica voluta dal legislatore confermerebbe l'ammissibilità della concussione sessuale, in quanto tale reato, appunto, offenderebbe la Pubblica Amministrazione (anche nella sua immagine) e non il patrimonio in senso tecnico; se il legislatore avesse voluto far riferimento ad un reato che offende il patrimonio avrebbe optato per una collocazione ben diversa, inserendo la concussione nell'ambito del titolo XIII (come il furto, la rapina, la truffa, ecc.) e non, come fatto, nell'ambito del Titolo II.

Da questa angolazione prospettica, allora, il reato di concussione non è fattispecie ad oggetto necessariamente patrimoniale (in senso stretto), ma eventualmente patrimoniale al pari della corruzione (potrebbe anche configurarsi la corruzione sessuale).

Inoltre, si dice che il dato testuale stesso depone in questo senso, laddove ammette per oggetto della concussione “altra utilità”, laddove l'inciso “altra” starebbe proprio a significare una diversità rispetto al denaro; altra utilità sarebbe un concetto ben idoneo a comprendere la prestazione sessuale.

La giurisprudenza recente sembra orientata in quest'ultimo senso.

Tuttavia, nel caso di specie che reato sussiste? Concussione sessuale, violenza sessuale o concorso di reati tra violenza sessuale e concussione sessuale?

Il problema posto è particolarmente delicato, in quanto le condotte oggettive sembrano presentare diverse analogie: in entrambe le fattispecie vi può essere costrizione ed abuso (secondo parte della dottrina è un tipico caso di specialità bilaterale); nella concussione sessuale, però, vi è abuso di qualità o poteri, trattandosi di reato proprio, diversamente dalla violenza sessuale in cui vi è abuso di autorità.

Nel caso di specie, Tizio è pubblico ufficiale (secondo altri, Tizio sarebbe incaricato di pubblico servizio), con il corollario logico giuridico che si verserà nell'ipotesi di concussione sessuale (che è reato proprio) e non violenza sessuale; in questo senso, altresì, non sarà configurabile il concorso di reati.


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