Decreto competitività: Regime speciale Iva per tutti i produttori agricoli
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Articolo del 21/04/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Decreto sulla competitività

Regime speciale Iva per tutti i produttori agricoli

Scompare il limite dimensionale che teneva fuori i soggetti con volume d'affari superiore a 20.658,28 euro

L'articolo 10 del decreto legge del 14 marzo 2005, n. 35 (cosiddetto "decreto sulla competitività"), ha modificato in modo sostanziale l'articolo 34 del Dpr 633 del 1972, riguardante il regime speciale Iva per i produttori agricoli.
Per inciso, si ricorda che il predetto regime consente, per le cessioni dei prodotti agricoli compresi nella prima parte della tabella A allegata al decreto Iva, ove effettuate da produttori agricoli nell'esercizio di attività contemplate nell'articolo 2135 del codice civile, di determinare la detrazione dell'imposta forfetariamente, applicando ai corrispettivi delle vendite percentuali di compensazioni stabilite, per categorie di prodotti, con apposito decreto ministeriale. In tal modo, quindi, è consentito avvalersi di un regime di detrazione maggiormente favorevole qualora, come generalmente accade, l'imposta assolta sugli acquisti sia inferiore a quella determinata forfetariamente.
Si illustrano, nello specifico, le modifiche apportate dal "decreto sulla competitività" al regime speciale per i produttori agricoli.

Limiti dimensionali
Per quanto riguarda i limiti dimensionali, una novità di rilievo è costituita dall'abrogazione del comma 3 dell'articolo 34 del Dpr 633/1972, che escludeva dall'applicazione del regime speciale i soggetti con volume d'affari, nell'anno solare precedente, superiore a 40 milioni di lire (20.658,28 euro). Attualmente, quindi, l'articolo 34 si rende applicabile a tutti i produttori agricoli, indipendentemente dal volume d'affari realizzato; resta, tuttavia, salva la facoltà di poter optare per l'applicazione del regime ordinario di detrazione dell'Iva. A tal proposito, è opportuno ricordare che, in virtù di norme provvisorie prorogate di anno in anno (di cui da ultimo si rimanda alle disposizioni contenute nell'articolo 2, comma 2, della legge 350/2003) che di fatto sospendevano l'applicazione del suddetto comma 3, anche in passato le imprese agricole hanno di fatto applicato il regime speciale indipendentemente dal volume d'affari realizzato.

Produttori agricoli
Un'altra importante novità introdotta dal "decreto sulla competitività" riguarda la modifica della lettera c) del comma 2 dell'articolo 34 del Dpr 633/1972, per quanto riguarda i cosiddetti organismi associativi assimilati ai produttori agricoli.
Prima della modifica potevano avvalersi del regime speciale per l'agricoltura anche le cooperative, i loro consorzi, le associazioni e le loro unioni relativamente alle cessioni di prodotti agricoli di cui alla tabella A, parte prima, se effettuate per conto dei produttori soci o associati nei cui confronti si rendeva, a loro volta, applicabile (anche solo potenzialmente) il regime speciale Iva. La modifica introdotta dal "decreto sulla competitività" interviene ampliando l'ambito di applicazione del regime speciale. Attualmente, infatti, i predetti soggetti possono avvalersi delle disposizioni dell'articolo 34 nel caso in cui effettuino cessioni dei beni sopra indicati prodotti prevalentemente dai soci o associati. In tal senso, detti organismi associativi vengono assimilati ai "produttori agricoli" anche con riferimento alle cessioni di prodotti acquistati da terzi o conferiti da soci o associati a cui non è possibile applicare il regime speciale. Tuttavia, ai fini dell'applicazione del regime speciale Iva, è necessario che venga rispettato il criterio della prevalenza dei beni prodotti dai soci, associati o partecipanti rispetto a quelli di terzi. Soddisfatto detto requisito, l'organismo associativo calcolerà la detrazione tramite applicazione delle percentuali di compensazioni su tutte le cessioni di prodotti agricoli rientranti nella parte prima della tabella A, senza quindi procedere al complicato calcolo del pro rata di detrazione che occorreva effettuare in presenza di beni provenienti da terzi o da soci a cui non è possibile applicare il regime speciale.

Cessione di beni acquisiti senza Iva
Come è noto, il comma 4 dell'articolo 34 del Dpr 633/1972 esclude la possibilità di avvalersi della detrazione forfetaria tramite l'applicazione delle percentuali di compensazione nel caso in cui vengano ceduti prodotti agricoli acquistati tramite un atto non soggetto a Iva. Tra gli atti a cui è applicabile tale disposizione antielusiva rientrano il conferimento o la cessione d'azienda, in quanto operazioni escluse dal campo di applicazione dell'imposta, gli atti di fusione o di scissione, il cui passaggio di beni realizza operazioni escluse da Iva, la donazione, l'affitto d'azienda agricola in quanto operazione esente, e così via.
E' bene tuttavia precisare che, se è vero che l'intento elusivo può sussistere nel caso in cui il soggetto dante causa abbia detratto l'Iva nei modi ordinari, detto intento non esiste nel caso in cui il dante causa abbia operato in regime speciale di detrazione dell'Iva, ai sensi del predetto articolo 34; ciò in quanto, non avendo ceduto i beni con atto assoggettato a Iva, non ha neanche potuto applicare le percentuali di compensazione e quindi operare la detrazione.
In tal senso è intervenuto il decreto legge 35/2005, che ha aggiunto al comma 4 la condizione che l'inapplicabilità della detrazione forfetizzata sussiste solo se il cedente, il donante o il conferente, abbia operato in regime ordinario di detrazione dell'Iva.

Separazione delle attività
Il "decreto sulla competitività", abrogando il comma 10 dell'articolo 34 del Dpr 633/1972 (introdotto con il Dlgs 313/1997), ha sciolto uno dei nodi cruciali riguardanti il regime speciale in esame. Detto comma disponeva il divieto di separare, ai sensi dell'articolo 36 del Dpr 633/1972, le attività svolte nell'ambito della medesima impresa agricola assoggettate alla disciplina speciale di detrazione forfetaria. A tal proposito, il ministero delle Finanze, con la risoluzione 17 giugno 1998, n. 63/E, aveva precisato che per avvalersi della possibilità di determinare separatamente l'Iva, le attività, seppur svolte nell'ambito della stessa impresa agricola, dovevano essere oggettivamente scindibili e, come tali, suscettibili di formare oggetto di autonomo esercizio d'impresa. Inoltre, la stessa risoluzione aveva consentito, per una sola delle attività separate, la facoltà di optare per l'applicazione dell'imposta nei modi ordinari.
In realtà, questa disposizione, di natura strettamente antielusiva, non è mai entrata in vigore in virtù di susseguenti norme che ne hanno, di volta in volta, rinviato l'applicazione (ricordiamo, da ultimo, la legge n. 26 del 2005, che ne ha disposto l'applicazione al 1° gennaio 2005).

Opzione per l'applicazione dell'imposta nei modi ordinari
Da ultimo, il decreto legge 35/2005 ha modificato il comma 11 dell'articolo 34 del Dpr 633/1972, che consente ai produttori agricoli in regime speciale di optare per l'applicazione dell'imposta nei modi ordinari. Rispetto alla versione precedente, le novità introdotte riguardano esclusivamente la durata dell'opzione. E' ora previsto, infatti, che il vincolo di permanenza nel regime ordinario non sia più quello quinquennale, ma quello generico triennale, di cui all'articolo 3 del Dpr 442/1997. Inoltre, è stata eliminata la disposizione che vincolava la durata dell'opzione, in caso di acquisto o produzione di beni ammortizzabili, alla scadenza del termine del periodo di rettifica previsto dall'articolo 19-bis 2 del decreto Iva.

Gianluca Martani

Fonte: www.fiscooggi.it


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