Danno esistenziale e incidenti stradali
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Articolo del 20/06/2006 Autore Avv. Emanuele Traversa Altri articoli dell'autore


Sull'esistenza del cd. danno esistenziale: Brevi note a margine di Corte di Cassazione, Sezione III, Sentenza 12 giugno 2006, n. 13546

La Corte di Cassazione con la Sentenza 12 giugno 2006, n. 13546, ribadisce expressis verbis l'esistenza della categoria del danno esistenziale, quale delineata - in seguito all'intervento razionalizzatore di cui alle Sentenze della Suprema Corte nn. 8827 e 8828 del 31 maggio 2003 (1) - con riferimento alla tematica del risarcimento del danno alla persona.

Con tale decisum i Supremi Giudici hanno inoltre posto in evidenza alcuni principi interessanti in merito all'onere della prova e all'utilizzo delle presunzioni.

La pronuncia in esame origina dalla richiesta di risarcimento dei danni non patrimoniali, formulata, a seguito dell'intervenuto decesso, causato da un incidente stradale, dai familiari della vittima.

Rileva il Supremo Collegio come: «Nel porre in rilievo che la Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, questa Corte ha sottolineato come il danno non patrimoniale costituisca categoria ampia e comprensiva di ogni ipotesi in cui risulti leso un valore inerente la persona » .

La Corte osserva come vi siano una pluralità di situazioni soggettive negative di carattere psico-fisico , non ricomprese né nel cd. danno morale soggettivo, né nel ben noto danno biologico . La dottrina più recente (2) ha compendiato tali vissuti nella nozione di “danno esistenziale”, in uno sforzo di categorizzazione unificante, volto a rinvenire tratti comuni nelle diverse ipotesi di violazione di interessi fondamentali.

Inoltre si è cercato di delimitare l'ambito di risarcibilità in relazione al principio generale dell'ordinamento in base al quale il danno deve essere sopportato dal suo autore «sicché il danneggiante è tenuto a risarcire tutto il danno ma solo il danno a lui ascrivibile, nella sua effettiva consistenza ».

La Giurisprudenza di legittimità (3) ha sottolineato come la formula di cui all'art. 2059 del cod. civ., possa essere applicata anche con riguardo agli interessi fondamentali della persona individuati dalla Costituzione, la quale individua - al massimo livello – ipotesi di riparazione del danno non patrimoniale.

In particolare, poi, il Giudice di Legittimità, con la Sentenza resa a Sezioni Unite, 24 marzo 2006, n. 6752 , ha definito il danno esistenziale come: «ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare aredittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno» .

Tale danno non consiste in sofferenze soggettive, infatti il proprium della categoria è da rinvenirsi in alterazioni in senso peggiorativo della qualità della vita. Esso deve obiettivarsi (a differenza del danno morale soggettivo), restando tuttavia integrato a prescindere dall'accertabilità medico-legale, come avviene invece per il danno biologico .

Diritto alle relazioni familiari e danno esistenziale

Con la prefata Sentenza la Corte pone in rilievo i valori fondamentali della famiglia, come nucleo essenziale della società civile, rivalutandone i profili relazionali intersoggettivi, i quali emergono proprio in relazione al danno esistenziale.

Osserva il Collegio come: «Nel precisarsi che il riconoscimento dei "diritti della famiglia" ( art. 29 Cost. ) va inteso non restrittivamente, cioè come tutela delle estrinsecazioni della persona nell'ambito esclusivo di quel nucleo, con una proiezione di carattere meramente interno, bensì nel più ampio senso di modalità di realizzazione della vita stessa dell'individuo, alla stregua dei valori e dei sentimenti che il rapporto personale ispira, sia generando bisogni e doveri, sia dando luogo a gratificazioni, supporti, affrancazioni e significati , si è in giurisprudenza di legittimità al riguardo posto in rilievo che laddove il fatto lesivo alteri profondamente tale complessivo assetto, provocando una rimarchevole dilatazione dei bisogni e dei doveri ed una determinante riduzione -se non annullamento- delle positività che dal rapporto parentale derivano (v. Cass., 31/5/2003, n. 8827; Cass., 20/10/2005, n. 20324 ), viene a determinarsi quello “sconvolgìmento delle abitudini di vita” che, pur potendo avere diversa ampiezza e consistenza in termini dì intensità e protrazione nel tempo in relazione alle diverse situazioni, deve trovare comunque obiettivazione nell'alterazione del modo di relazionarsi del soggetto sia all'interno del nucleo familiare che all'esterno di esso nell'ambito dei comuni rapporti della vita di relazione (v. Cass., 31/5/2003, n. 8827; Cass., 31/5/2003, n. 8828 )».

La conseguenza diretta del danno si manifesta in un'alterazione negativa della personalità, incidente sulle modalità di raffronto con gli altri soggetti nell'ambito dei rapporti della vita di relazione.

Il rapporto personale con il congiunto comprende aspetti di natura affettiva e morale, «cui ciascun componente del nucleo familiare ha diritto nei confronti dell'altro» . Il Collegio esemplifica normativamente tali concetti con specifico riferimento agli articoli 143 (diritti e doveri reciproci dei coniugi), 147 (doveri verso i figli), 315 (doveri del figlio verso i genitori) del cod. civ.

Alla luce di quanto sopra anche il danno non patrimoniale ha natura di danno conseguenza, quale danno che scaturisce dal fatto evento.

In particolare si tratta di danno diretto (e non di danno riflesso o di rimbalzo) sofferto iure proprio dagli stretti congiunti del defunto, in quanto « l'evento morte è plurioffensivo, non solamente causando l'estinzione della vita della vìttima primaria, che subisce il massimo sacrificio del relativo diritto personalissimo, ma altresì determinando l'estinzione del rapporto parentale con i congiunti della vittima, a loro volta lesi nell'interesse all'intangibilità della sfera degli affetti reciproci e alla scambievole solidarietà che connota la vita familiare ».

Vengono così evidenziate delle vittime secondarie dell'evento che tuttavia sono immediatamente lese dall'evento principale, ergo legittimate alla domanda di risarcimento.

Onere della prova, presunzioni e liquidazione del danno.

L'art. 2697 comma 1, del cod. civ. recita :«Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento» .

In punto responsabilità extracontrattuale, colui che vuol far valer il proprio diritto al risarcimento del danno deve provare i fatti costitutivi del suo diritto.

Come ogni illecito aquiliano, ai fini dell'attribuzione della responsabilità all'agente, sarà necessario fornire sia la prova della condotta, sia la prova del nesso di causalità (4).

La prova del danno esistenziale, nell'ipotesi relativa alla perdita di un prossimo congiunto, incombe sul danneggiato. Tale tipo di danno non è configurabile in re ipsa , restando comunque aperta la via a giudizi di tipo prognostico e al sistema delle presunzioni (5).

Con particolare riferimento a queste ultime il Collegio osserva che: «alla stessa stregua di quella legale la presunzione vale invero nel caso a sostanzialmente facilitare 1'assolvimento dell'onere della prova da parte di chi ne è onerato, trasferendo sulla controparte l'onere della prova contraria ».

Proseguendo nell'iter logico – giuridico, il Giudice di Legittimità rileva come: «Una volta, tuttavia, che la presunzione semplice si sia formata e sia stata rilevata ( cioè, una volta che del fatto sul quale si fonda sia stata data o risulti la prova ) , essa ha la medesima efficacia che deve riconoscersi alla presunzione legale iuris tantum , (…) in quanto 1'una e 1'altra trasferiscono a colui, contro il quale esse depon­gono, l' onere della prova contraria » .

Ne consegue che la parte onerata ex art. 2697 del cod. civ. deve ritenersi sollevata dal provare il fatto previsto, inoltre, in assenza di prova contraria, « il giudice è tenuto a ritenere provato il fatto previsto, non essendogli consentita al riguardo la valutazione ai sensi dell'art. 116 c.p.c. ».

Con riferimento al quantum risarcitorio, trattandosi di danno proiettato nel futuro, assume notevole importanza il periodo di tempo che presumibilmente è stato sottratto ai familiari, in relazione alla possibilità di interagire con la vittima.

Infine i Giudici precisano che laddove la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale sia formulata in maniera generica, non ci si potrà esimere da un'analitica considerazione e liquidazione dello stesso, in relazione ai diversi aspetti che lo caratterizzano (6).

Avv. Emanuele Traversa


Note:

1) Per una più approfondita ricostruzione storico evolutiva in materia di danno esistenziale, vedi E. TRAVERSA , Danno esistenziale: l'ultima frontiera del risarcimento sulla P.A. , all'indirizzo www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=969.

2) In merito si veda A. LIBERATI , Danno esistenziale e Pubblica Amministrazione , in Giurisprudenza Critica – Collana diretta da Paolo Cendon – UTET, Torino, 2005.

3) Cfr. Corte di Cassazione , Sez. III, Sentenza 31 maggio 2003, n. 8828; Sentenza, Sez. III, 15 luglio 2005, n. 15022.

4) Così A. LIBERATI , op. cit. , pag. 205 e ss.

5) Cfr . Cass., Sez. Un., Sentenza 24 marzo 2006, n. 6572, ove leggiamo: « Considerato che il pregiudizio attiene ad un bene immateriale, precipuo rilievo assume rispetto a questo tipo di danno la prova per presunzioni, mezzo peraltro non relegato dall'ordinamento in grado subordinato nella gerarchia delle prove, cui il giudice può far ricorso anche in via esclusiva (…) per la formazione del suo convincimento, purché, secondo le regole di cui all'articolo 2727 c.c. venga offerta una serie concatenata di fatti noti (…) D'altra parte, in mancanza di allegazioni sulla natura e le caratteristiche del danno esistenziale, non è possibile al giudice neppure la liquidazione in forma equitativa, perché questa, per non trasmodare nell'arbitrio, necessità di parametri a cui ancorarsi ».

6) In merito al quantum risarcitorio, vedi amplius E. TRAVERSA, Danno esistenziale: l'ultima frontiera del risarcimento sulla P.A. all'indirizzo www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=971.


Avv. Emanuele Traversa
Praticante legale
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