Esame di avvocato. Parere svolto: "concussione ambientale"
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Articolo del 06/06/2006 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia e parere di Diritto Penale estratti dal Corso on line Overlex di preparazione per l'esame di avvocato, tenuto dall'avv. Luigi Viola
TRACCIA

Caio è funzionario dell'Agenzia delle entrate da 9 anni.

Tizio, noto imprenditore, viene a sapere da alcuni informatori che la sua azienda sta per subire accertamenti ed ispezioni.

Tizio telefona al suo faccendiere Marcello, chiedendogli di risolvere il problema.

Marcello, a seguito di vari “contatti”, viene a sapere che, per evitare accertamenti fiscali, è necessario fare un bonifico intestato a Caio, pari ad euro 20.000,00; Marcello fornisce i dati del bonifico a Tizio.

Tizio effettua il bonifico bancario.

Dopo due mesi, a Caio arriva un'informazione di garanzia; nell'avviso di garanzia viene spiegato che Caio avrebbe compiuto il reato di concussione ambientale.

Caio si reca da un avvocato, spiegando di aver già ritirato e speso i soldi, pari ad euro 20.000,00.

Il candidato rediga motivato parere, assumendo le vesti dell'avvocato di Caio.


Svolgimento della dott.ssa Francesca Lasorte

Viene richiesto un parere sulla posizione giuridica di Caio, funzionario dell'Agenzia delle entrate, in merito ad un bonifico bancario effettuato a suo favore da parte di Tizio. Quest'ultimo, noto imprenditore, viene a sapere che l'azienda di sua proprietà sarà oggetto di accertamenti ed ispezione e, per evitare questi controlli, dà incarico a Marcello, suo faccendiere di fiducia, di trovare il modo per risolvere il problema. Marcello, informatosi attraverso il tramite di “vari contatti”, dice a Tizio che, per evitare le ispezioni, basta fare un bonifico bancario di 20.000,00 euro intestato a Caio. Dopo poco Tizio effettua il suddetto bonifico; due mesi più tardi Caio riceve un'informazione di garanzia per il reato di concussione ambientale e si reca da un legale, precisando di aver già speso i 20.000,00 euro del bonifico.

Dopo aver analizzato brevemente la differenza tra concussione e corruzione, con particolare attenzione alla concussione ambientale, dovremo vedere se, nel caso in esame, sussistono gli elementi costitutivi dell'uno o dell'altro reato e, di conseguenza, se Caio è punibile per il reato così individuato.

Elemento comune ai reati di concussione e di corruzione è l'ottenimento da parte di un pubblico ufficiale o l'accettazione della promessa di ottenere denaro o altra utilità, provenienti da un privato (Cass. Sez. Un. 2.07.1997 n. 6402). Le differenze tra i suddetti reati sono molte, ma quella che a noi interessa maggiormente, riguardo al caso in questione, è ravvisabile nei diversi atteggiamenti tenuti nell'uno e nell'altro reato da parte del pubblico ufficiale e del privato e, conseguentemente, nel tipo di rapporto che si instaura tra i due soggetti. La concussione, infatti, sussiste ogni qual volta il pubblico ufficiale prospetti al privato un danno ingiusto, evitabile soltanto con l'indebita dazione o promessa di utilità da parte di questo, a nulla rilevando l'eventuale vantaggio tratto anche dal privato. Nella corruzione, invece, il cosiddetto lucrum captandum, cioè il vantaggio che il soggetto privato vuole ottenere dal pubblico ufficiale, non deve essere solo l'effetto naturale della mancata realizzazione del danno ingiusto, ma deve costituire la finalità esclusiva o prevalente del favore offerto dal soggetto pubblico o a lui richiesto, ponendosi l'accordo in termini di sinallagmaticità (si veda in questo senso Cass. 17.12.1996 n. 10851). Da ciò consegue che nella corruzione i soggetti trattano pariteticamente e si accordano sul pactum sceleris con convergenti manifestazioni di volontà, nella concussione, invece, la par condicio contractualis è inesistente perché il dominus dell'illecito affare è il pubblico ufficiale, con la sua autorità e con i suoi poteri, dei quali abusa, costringendo o inducendo, minacciosamente o fraudolentemente, il soggetto passivo a sottostare all'ingiusta richiesta in una situazione che non offre alternativa diversa dalla resa (Cass. 22.12.1994 n. 12729). Nella concussione, quindi, il pubblico ufficiale strumentalizza la propria autorità e il proprio potere per coartare la volontà del soggetto, sicché lo stato d'animo del privato è di soggezione rispetto alla volontà percepita come dominante. Già l'art. 317 c.p. contempla due diversi atteggiamenti integranti la condotta del reato di concussione: la costrizione e l'induzione. Entrambi si realizzano con l'abuso dei poteri e delle qualità tipici della pubblica funzione ed entrambi incidono sulla volontà del privato. E' importante, alla luce del caso di cui si discute, l'induzione, poiché il reato di concussione ambientale, di cui Caio è accusato, è stato reso punibile da parte della maggioranza della giurisprudenza solo riconducendolo alla concussione per induzione. La concussione ambientale, infatti, si ha in presenza di una convenzione tacitamente riconosciuta da entrambe le parti (pubblico ufficiale e privato) che il primo fa valere e il secondo subisce, nel contesto di una comunicazione resa più semplice nella sostanza e più sfumata nelle forme per il fatto di richiamarsi a condotte già codificate (Cass. 29.04.1998 n. 5116). Questo reato, dopo alcune proposte di legge senza seguito, è stato elaborato e disciplinato dalla giurisprudenza, la quale, come detto, punisce la concussione ambientale come concussione per induzione, individuando come requisito minimo per la sua sussistenza una condotta induttiva del pubblico ufficiale, dalla quale non è possibile prescindere, pena la violazione del principio di legalità (Cass. 1998 n. 13395; Cass. 17.11.1994). La giurisprudenza è concorde nel richiedere ai fini della sussistenza della suddetta concussione ambientale che sia avvenuta una qualche comunicazione “occorre, perché sia integrata tale particolare figura di concussione, che una siffatta comunicazione esista, dal momento che, diversamente, il privato non potrebbe percepire l'esistenza del riferimento a prassi illecite diffusamente seguite e non resterebbe di conseguenza condizionato dalle sue scelte (Cass. 29.04.1998 citata). Il problema principale in tema di concussione ambientale è quello di individuare e di precisare la linea di confine tra questa e la corruzione; nella citata sentenza n. 13395 del 1998 della Cassazione si individua l'elemento caratterizzante la concussione ambientale nel riferimento ad una convenzione tacitamente riconosciuta da parte di entrambe le parti che ne condiziona la condotta nel senso di abuso da parte del pubblico ufficiale. Si ha, quindi, corruzione e non concussione tutte le volte in cui lo stato di soggezione del privato non può essere fatto risalire in alcun modo ad una condotta, quanto meno induttiva, del pubblico ufficiale. Dobbiamo allora vedere se nel caso di Caio sussiste questa condotta induttiva, per cui sarebbe configurabile il reato di concussione ambientale, oppure non sussiste, per cui risulterebbe essere integrato il delitto meno grave di corruzione. Dagli elementi in nostro possesso emerge chiaramente la mancanza di una qualsivoglia induzione da parte di Caio nei confronti di Tizio. Nella condotta del primo, infatti, non è ravvisabile alcuna forma di induzione nei confronti di Tizio, non sussistono suggestioni tacite, ammissioni o silenzi atti a confermare la convinzione di Tizio di versare nell'ipotesi dell'ineluttabilità del pagamento per prassi consolidata in tal senso. Manca, quindi, una qualsivoglia comunicazione tra il pubblico ufficiale e il privato, manca un qualsiasi contatto tra i due. Tizio e Caio, infatti, non si conoscono e, a quanto ci è dato sapere, Tizio non si presenta da Caio, così come anche Marcello non viene a sapere dal funzionario stesso della possibilità di evitare i controlli attraverso il bonifico bancario, ma da vari “contatti”, da informatori esterni.

In Tizio, inoltre, manca quello stato di soggezione in cui versa il privato vittima del reato di concussione; in quest'ultimo, infatti, alla base della condotta di colui che asseconda il pubblico ufficiale c'è la convinzione dell'ineluttabilità del pagamento a fronte di un atteggiamento del pubblico ufficiale volto a condizionare le determinazioni del privato. Nella condotta di quest'ultimo, nel reato di corruzione, che partecipa ad un sistema corrotto, invece, è assente quello stato di soggezione conseguenza dell'altrui abuso. Ecco che nel caso in esame manca sia una condotta di Caio qualificabile come costrizione o induzione o, comunque, come condotta che possa in qualche modo aver determinato Tizio al pagamento; in egual modo è assente in quest'ultimo quello stato di soggezione, di turbamento conseguente all'induzione del pubblico ufficiale. E' importante notare anche che Tizio effettua il pagamento tramite bonifico bancario, non personalmente; egli, dunque, non viene mai a contatto con Caio. Nel nostro caso non può dirsi sussistente in capo a Caio il reato di cui all'art. 317 c.p., ma semmai quello di corruzione e, più precisamente, quello di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, previsto dall'art. 319 c.p., poiché Caio avrebbe dovuto omettere i dovuti controlli. Infatti, Tizio paga Caio al fine di omettere le previste ispezioni e, quindi, per omettere un atto del suo ufficio. L'elemento oggettivo del reato di cui all'art. 319 c.p. è costituito, da un lato, dalla dazione di denaro o di altre utilità o anche solo dall'accettazione della promessa di tale dazione da parte del pubblico ufficiale e, dall'altro, dalla preordinazione di questa dazione o promessa all'impegno del pubblico ufficiale di effettuare, a favore del privato, una controprestazione illecita e contraria ai suoi doveri, ben individuata e suscettibile di attuazione (Cass. 10.11.1997 n. 10125). Nel caso di Caio manca l'impegno ad eseguire questa controprestazione. Caio non si è mai impegnato a fronte di questo pagamento ad omettere i dovuti accertamenti fiscali nell'azienda di Tizio. Questa controprestazione non è stata individuata, non è stata concordata e, soprattutto, è insuscettibile di attuazione. Non è, infatti, possibile dare attuazione ad un qualcosa che non è determinato o individuato. Caio, inoltre, non ha alcun elemento per collegare i 20.000,00 euro ricevuti da Tizio ad un suo ipotetico dovere di rallentare od omettere le ispezioni previste relativamente all'azienda di Tizio. La giurisprudenza individua il momento consumativo del reato di corruzione nella ricezione del compenso o, comunque, nell'accettazione della promessa di un compenso per compiere l'atto contrario ai doveri d'ufficio (Cass. 10.05.1985 n. 4562). Nel caso di Caio manca proprio quest'ultimo passaggio: quello dell'assunzione da parte del pubblico ufficiale dell'impegno alla controprestazione, all'omissione, cioè, dei controlli dovuti. Sappiamo che Caio utilizza e spende i 20.000,00 euro ricevuti da Tizio, ma egli non ha mai assunto l'obbligo o comunque non ha mai promesso di omettere i controlli dovuti. Questo è vero a maggior ragione se si considera che la giurisprudenza ha definito la corruzione come un contratto con causa illecita o turpe, ma fondato sulla libera volizione delle parti (Cass. 22.12.1994 n. 12729). Perché un contratto venga ad esistenza occorre il consenso delle parti contrattuali e, nel caso in esame, questa convergenza non c'è mai stata, non c'è stato accordo tra le parti, non può, quindi, dirsi sussistente il suddetto incontro di volontà. Questi, infatti, non ha promesso la controprestazione e questa promessa non può essere presunta neppure sulla base di una prassi consolidata, perché, per la sussistenza del reato di corruzione, la giurisprudenza richiede che sia ravvisabile un esplicito o quantomeno concludente accordo tra le parti che si ponga in termini di sinallagmaticità (Cass. 17.12.1996 n. 10851; Cass. 29.04.1998 n. 5114). Se, dunque, ci deve essere nel reato di corruzione un accordo, un confronto su un piano di parità tra pubblico ufficiale e privato, nel caso di Caio questo delitto non può dirsi sussistente, essendo difettato qualsiasi accordo e qualsiasi incontro tra le parti. Nel caso de quo manca anche l'elemento soggettivo, poiché se Caio non ha mai assunto l'obbligo di omettere un atto dovuto a favore di Tizio, a maggior ragione non può dirsi sussistente il dolo di ricevere denaro in cambio dell'omissione di atti del suo ufficio.

In conclusione, Caio non commette il reato di concussione ambientale, poiché non pone in essere una condotta di abuso del proprio potere, della propria autorità, di coercizione o di induzione, stante anche la mancanza in Tizio di un qualsivoglia timore o senso di soggezione tipico della vittima del delitto in questione. Tuttavia, non è ravvisabile in capo a Caio neppure il reato di cui all'art. 319 c.p. per la mancanza degli elementi, oggettivo e soggettivo, integranti questo reato. Caio, infatti, non assume l'obbligo di una controprestazione, manca l'accordo tra le parti, oltre che la coscienza e la volontà da parte di Caio dell'omissione di un atto dovuto del suo ufficio. Caio, quindi, non è imputabile né per concussione ambientale né per corruzione.


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