Agevolazioni prima casa su immobili di interesse storico-artistico
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Articolo del 21/04/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Commissione tributaria regionale del Veneto

Agevolazioni prima casa su immobili di interesse storico-artistico

Si decade dai benefici se non si trasferisce tempestivamente
la residenza nel comune di ubicazione del fabbricato

La mancata acquisizione, nei termini previsti dalla norma, della residenza nel comune di ubicazione dell'immobile di interesse storico-artistico acquistato, comporta per l'acquirente la decadenza dai benefici fiscali previsti per l'acquisto dell'abitazione principale; competono, invece, i diritti e le facilitazioni accordati dalla legge agli acquirenti di immobili di rilievo storico e artistico.
Questo, in sintesi, è il contenuto della sentenza n. 09/3/05 emanata dalla Commissione tributaria regionale del Veneto, sezione terza, in data 3 marzo 2005 e depositata il 31 marzo.

Il caso affrontato dalla Commissione tributaria regionale
Con la pronuncia in commento, la Commissione tributaria regionale del Veneto si è espressa sul contenuto della sentenza con cui la Commissione tributaria provinciale di Treviso rigettava il ricorso proposto dai destinatari di un avviso di accertamento di maggiori imposte di registro, catastale e ipotecaria, con relative sanzioni, afferente a un atto di compravendita di un immobile d'interesse storico e artistico, per il quale era stata richiesta la tassazione ad aliquota agevolata come abitazione principale.

Nella sentenza resa dalla Ctp di Treviso, in particolare, i giudici di primo grado ritenevano legittimo il recupero d'imposta operato dall'ufficio, il quale nasceva dal riscontro del mancato trasferimento della residenza nel comune di ubicazione dell'immobile nell'anno di stipula del relativo atto di acquisto, termine - all'epoca dei fatti - previsto dalla norma per l'applicazione de beneficio fiscale "prima casa".

Più in dettaglio, nel ritenere condivisibile l'operato dell'ufficio, i giudici di primo grado avevano rigettato il ricorso proposto dai contribuenti, respingendo le motivazioni da essi addotte al fine di giustificare il mancato rispetto del termine previsto e riconducibili alla necessità di sottoporre l'immobile a urgenti lavori di restauro prolungatisi ben oltre il previsto. Nulla si diceva, invece, sulla richiesta, avanzata in via subordinata dai ricorrenti, di applicazione del regime previsto per il trasferimento di immobili di carattere storico.

Avverso la sentenza della Ctp di Treviso i contribuenti soccombenti avevano proposto appello innanzi alla Commissione tributaria regionale del Veneto, ribadendo, in via principale, l'applicabilità dei benefici "prima casa" e chiedendo, in via subordinata, l'applicabilità al trasferimento immobiliare effettuato del trattamento fiscale previsto per gli immobili di interesse storico, artistico e architettonico.

Le agevolazioni per la prima casa
Prima di analizzare la pronuncia in oggetto, è utile riepilogare, brevemente, le agevolazioni fiscali previste in materia di acquisto della "prima casa".
In particolare, le disposizioni agevolative prevedono:

* il pagamento dell'imposta di registro, o in alternativa dell'Iva, con aliquota ridotta. In dettaglio, se il venditore dell'immobile è un soggetto Iva, chi compera deve pagare l'Iva con l'aliquota ridotta al 4 per cento, in luogo del 10 per cento; se, invece, a vendere l'immobile è un privato, l'acquirente deve versare l'imposta di registro in misura pari al 3 per cento, in luogo del 7 per cento ordinariamente previsto
* pagamento delle imposte ipotecarie e catastali in misura fissa, in luogo dell'imposta risultante dall'applicazione delle aliquote proporzionali rispettivamente del 2 per cento e dell'1 per cento.

Le agevolazioni fiscali in parola competono a condizione che:

* l'abitazione trasferita non sia un immobile di lusso
* l'immobile sia ubicato nel comune in cui l'acquirente abbia o trasferisca la residenza entro 18 mesi dall'acquisto (fino al 31.12.2000 il termine era di un anno)
* nell'atto di acquisto, l'acquirente dichiari:
o di voler stabilire la propria residenza nel comune di ubicazione dell'immobile
o di non essere proprietario, neanche pro-quota, di altro immobile idoneo ad abitazione nel comune in cui è situato l'immobile
o di non essere titolare in tutto il territorio nazionale di altro immobile acquistato con il beneficio "prima casa".

La posizione della Commissione tributaria regionale
Investita della suddetta problematica, la Commissione tributaria regionale del Veneto, come già anticipato, ha confermato la posizione espressa dai giudici di primo grado circa l'inapplicabilità dei benefici previsti in materia di acquisto dell'abitazione principale e ciò per effetto del mancato trasferimento della residenza dell'acquirente nel comune di ubicazione dell'immobile acquistato entro l'anno di stipula dell'atto.

Nel pronunciarsi in tal senso, la commissione ha ritenuto assolutamente priva di valore la tesi avanzata dagli appellanti al fine di giustificare l'omissione in parola, riconducibile all'imprevedibile mole dei lavori di risanamento effettuati sull'immobile acquistato al fine di renderlo confortevole e abitabile, nel rispetto della preesistente struttura architettonica vincolata.

A giudizio della Commissione regionale, infatti, sul decorso del tempo ha agito in maniera significativa la sospensione dei lavori ordinata dal Comune a causa dell'inosservanza, da parte dei proprietari, dei limiti della licenza edilizia; assolutamente priva di fondamento, pertanto, è da ritenersi la tesi secondo la quale il mancato rispetto del termine previsto per il trasferimento della residenza degli acquirenti sarebbe dovuto a cause di forza maggiore. Ne deriva che il beneficio per l'acquisto della "prima casa", in mancanza di una delle condizioni per esso previsto, non può essere riconosciuto.

La decadenza dai benefici "prima casa", tuttavia, non preclude, sostengono i giudici di secondo grado, il riconoscimento delle agevolazioni fiscali previste per l'acquisto di immobili di rilievo storico, artistico e architettonico.
L'ufficio, pertanto, nell'atto di accertamento avrebbe dovuto, come sostengono gli appellanti, applicare il regime fiscale di favore previsto per l'acquisto degli immobili appartenenti alla citata categoria.
Ne consegue, concludono i giudici, la parziale riforma della sentenza di primo grado impugnata (nei limiti in cui essa omette di considerare l'applicabilità delle tariffe agevolate previste per l'acquisto degli immobili storici) e la rideterminazione delle maggiori imposte dovute dai contribuenti.

Manuela Norcia e Saverio Cinieri

Fonte: www.fiscooggi.it


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