Esame di avvocato. Parere svolto: "Usufrutto successivo"
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Articolo del 02/06/2006 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia e parere di Diritto Civile estratti dal Corso on line Overlex di preparazione per l'esame forense, tenuto dall'avv. Luigi Viola
TRACCIA

Tizio decide di formulare un testamento, lasciando il medesimo usufrutto ( relativo al bene YYY) a Caio, Sempronio e Mevio.

Invero, nel testamento, Tizio specifica che alla sua morte Caio avrà l'usufrutto del bene YYY, per dieci anni; dopo i dieci anni il medesimo usufrutto passerà a Sempronio, che ne sarà titolare per altri dieci anni; infine, dopo i dieci anni di titolarità dell'usufrutto in capo a Sempronio, il medesimo diritto reale passerà a Mevio.

Alla morte di Tizio, Caio eredita, tra gli altri diritti successori, anche quello relativo all'usufrutto di cui si è detto; Caio, tuttavia, ritiene che quel tipo di usufrutto, presente nel testamento, possa essere valido solo verso di lui, mentre Sempronio e Mevio non potranno goderne in alcuna misura.

Sempronio e Mevio si recano da un legale.

Il candidato rediga motivato parere, assumendo le vesti del legale.


SVOLGIMENTO
L'Autore ha chiesto di non rendere noto il proprio nominativo

Il caso in questione è originato da una disposizione testamentaria riguardante la costituzione di un usufrutto relativo al bene YYY, verso tre persone differenti, ciascuno dei quali con la facoltà di goderne autonomamente e per un tempo determinato.

L'usufrutto su di un bene può essere costituito mediante contratto o per testamento ex art. 978 c.c. - con il fondamentale rispetto della forma scritta (art. 1350 c.c.) nel caso di costituzione su bene immobile - tra un soggetto, proprietario della cosa, che concede il godimento del bene stesso ad un altro, cd. usufruttuario, il quale acquista alcune facoltà che, come afferma alcuna dottrina, sono molto simili a quelle inerenti il diritto di proprietà, il diritto reale per eccellenza.

Infatti l'usufruttuario - tra le varie facoltà previste dagli artt. 978 ss. c.c. - ha il diritto di possedere materialmente la cosa, di fare propri i frutti naturali e civile, di concedere il bene in locazione, di cedere il proprio usufrutto per un certo tempo o per tutta la sua durata, di utilizzarlo come garanzia patrimoniale costituendovi sopra ipoteca.

A questi importanti facoltà, in capo all'usufruttuario risultano diversi obblighi, tra cui oltre al dovere di custodire diligentemente la cosa anche economicamente, pagare i pesi relativi al bene, ecc. devono essere ricordati due fondamentali limiti: il primo è connesso al divieto di mutare la destinazione del bene (art. 981 c.c.), concetto da intendersi in senso oggettivo come funzione economica che quel determinato bene è destinato ad assolvere ed in senso soggettivo, quale destinazione stabilita precedentemente dal proprietario.

L'altro fondamentale limite è la necessaria temporaneità del contratto, che non può eccedere nel caso di persone fisiche la durata della vita dell'usufruttuario, mentre per le persone giuridiche non può eccedere i trenta anni (art. 979 c.c.).

Tra le varie ipotesi di usufrutto concesso a più persone si deve ricordare l'usufrutto congiuntivo, caratterizzato da un un unico diritto, e dalla possibilità che la quota attribuita ad un soggetto si accresca a favore degli altri cousufruttuari superstiti, anziché consolidarsi con la nuda proprietà. I rapporti interni tra i vari usufruttuari vengono regolati dalle comunione ex artt. 1100 ss. c.c..

Un'altra ipotesi cd. usufrutto successivo, attribuisce altrettanti diritti, quanti sono i soggetti destinati a diventare titolari del diritto, in base ad un predeterminato ordine, con l'automatica estinzione del diritto in capo al precedente soggetto, con ogni soggetto che ne gode per l'inera durata della propria vita. Pacificamente ammessa se costituita per atti a titolo oneroso o per atto inter vivos, tale figura incontra, oltre il divieto assoluto per le donazioni ex art. 796 c.c., una particolare disciplina per le costituzioni per atti mortis causa.

L'art. 698 c.c. infatti in questo caso prevede che legittimato a godere di tale usufrutto è solamente il primo soggetto chiamato a goderne, con l'automatica esclusione degli altri chiamati.

La ratio di tale inefficacia è stata interpretata dalla giurisprudenza della Cassazione (Cass. Civ. 14/5/1962 n. 1024) come contrarietà all'ordine pubblico in quanto è contrario al principio di libera circolazione dei beni, la costituzione di un vincolo di così lunga durata: infatti lo scopo della disposizione è quella di evitare la separazione della nuda proprietà da quella dell'usufruttuario per un periodo superiore a quello della vita del primo usufruttuario (Cass. Civ. 10/7/1975 n. 2737), che altrimenti, la durata l'usufrutto derogherebbe il limite di durata ex art. 979 c.c..

Analizzando il caso specifico, si deve valutare se la disposizione testamentaria di Tizio possa rientrare nelle ipotesi sopra illustrate.

Senza dubbio di può escludere la presenza di un usufrutto congiuntivo o di un cousufrutto, in quanto il testatore ha disposto per il bene YYY un godimento separato.

Bisogna però analizzare attentamente se la disposizione in questione integri un usufrutto successivo ex art. 698 c.c., vari risultano gli elementi comuni a tale ipotesi, la modalità di costituzione per atto mortis causa, la facoltà di godere del bene successivamente ed in base ad un ordine stabilito.

Vi è però un fondamentale elemento che induce a ritenere l'ipotesi oggetto di parere estranea alla disciplina.

Infatti, secondo alcuna dottrina la stipulazione di una pattuizione testamentaria nella quale si prevede la costituzione di un usufrutto nei riguardi di persone vive, ciascuna per un periodo determinato non presuppone l'applicazione della norma ex art. 698 c.c., poiché sebbene vi sia un usufrutto successivo, il testatore ha previsto un limite di durata per ciascuno dei soggetti chiamati (dieci anni ciascuno): la fondamentale presenza di tale clausola di durata, permette di escludere l'applicabilità della particolare disciplina che legittimerebbe la pretesa di Caio.

Si può quindi affermare che la pretesa di Sempronio e Mevio di godere quali usufruttuari del bene YYY, una volta trascorsi rispettivamente dieci e venti anni dalla morte di Tizio, deve ritenersi del tutto legittima.

Dato che ogni diritto di usufrutto si pone come autonomo ed indipendente tra i tre beneficiari, si deve ricordare che ognuno dei tre risponderà di danni e vizi sulla cosa esclusivamente nei confronti del proprietario, per il singolo periodo di godimento, pertanto ognuno degli usufruttuari dovrà rispettare il dettato dell'art. 996 c.c., che prevede la restituzione del bene nelle stesse condizioni in cui le ha ricevute, salvo il normale deterioramento derivato da un utilizzo secondo usando la diligenza ordinaria del padre di famiglia.


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