Esame di avvocato. Parere svolto: "L'attenuante della provocazione"
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Articolo del 24/05/2006 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia e parere di Diritto Penale estratti dal Corso on line Overlex di preparazione per l'esame forense, tenuto dall' avv. Luigi Viola
TRACCIA

Caio e Sempronio (entrambi maggiorenni) sono amici da diversi anni. Una sera escono per andare a fare shopping in centro con le rispettive ragazze Caietta e Sempronia.

Caio dice a Sempronio che la sua ragazza, Sempronia, ha una gonna così corta da sembrare una “poco di buono”; Sempronio inizia a prendere a schiaffi l'amico Caio, cagionandogli vari lividi.

Caio reagisce rompendo il setto nasale a Sempronio. Caietta e Sempronia separano gli amici, impedendo loro di proseguire la lite.

Il giorno dopo, Sempronio si reca da un legale.

Il candidato analizzi la posizione giuridica di Sempronio, anche sotto il profilo delle eventuali attenuanti sussistenti.


SVOLGIMENTO DEL DOTT. GIOVANNI PIGA

Il caso in oggetto è relativo alla posizione giuridica di Sempronio, il quale in seguito ad un pesante apprezzamento avanzato da Caio, nei confronti della sua fidanzata Sempronia, reagisce aggredendo Caio con degli Schiaffi procurandogli dei lividi.

A sua volta Caio reagisce all'aggressione di Sempronio rompendogli il setto nasale.

In primo luogo è necessario accertare quale tipo si reato possa essere ascritto a Sempronio per la sua condotta.

Astrattamente tale condotta può essere sussulta nell'ambito delle fattispecie previste dagli artt. 581 e 582 c.p.

L'art. 581 prevede che: “ chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro. Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato”.

L'art. 582 stabilisce invece che: “Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni. Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti prevedute dagli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell'ultima parte dell'articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa”.

La giurisprudenza costante ritiene che: “Il delitto di cui all'art. 581 c.p. è configurabile allorquando la violenza produce al soggetto passivo soltanto una sensazione fisica di dolore, senza postumi di alcun genere, mentre il delitto di cui all'art. 582 c.p., che può essere commesso con qualsiasi mezzo, sussiste quando il soggetto attivo cagioni al soggetto passivo una lesione dalla quale derivi una malattia nel corpo o nella mente.

Il concetto clinico di malattia richiede il concorso del requisito essenziale di una riduzione apprezzabile di funzionalità, a cui può anche non corrispondere una lesione anatomica, e di quello di un fatto morboso in evoluzione a breve o lunga scadenza, verso un esito che potrà essere la guarigione perfetta, l'adattamento a nuove condizioni di vita oppure la morte. Ne deriva che non costituiscono malattia e quindi non possono integrare il reato di lesioni personali, le alterazioni anatomiche, a cui non si accompagni una riduzione apprezzabile della funzionalità”. (Cass. Pen. 714/98).

Riguardo il caso concreto deve ritenersi più rispondente all'orientamento prevalente l'addebito in capo a Sempronio del reato di cui all'art. 582 c.p.

Tale orientamento ritiene che le ecchimosi anche se lievi debbano farsi rientrare nella più ampia categoria delle lesioni da traumi contusivi, in quanto consistono nella rottura di vasi sanguigni ed in una infiltrazione di sangue nel tessuto cellulare sottostante.

Individuata la norma di cui all'art. 582 relativa al reato di lesioni personali, è necessario precisare che, presupponendo che le ecchimosi guaribili in meno di venti giorni, e non ricorrendo nel caso concreto le aggravanti previste dagli articoli 583 e 585 c.p., il delitto sarà punibile solo a seguito di querela da parte di Caio.

A questo punto, deve esaminarsi se possano sussistere delle eventuali attenuanti a favore di Sempronio, in quanto il suo comportamento è stato provocato dalle dichiarazioni rivolte dall'amico Caio nei confronti della fidanzata di Sempronio, il quale ha reagito violentemente.

L‘esistenza di una circostanza attenuante porterà ad una diminuzione quantitativa della pena o ad una modifica qualitativa della stessa.

Per poter affermare l'esistenza di una circostanza attenuante è necessario confrontare l'ipotesi del reato circostanziato con il reato semplice.

Il reato circostanziato dovrà porsi in un rapporto di species a genus , nel senso che dovrà contenere tutti gli elementi costitutivi del reato semplice al quale dovranno aggiungersi uno o più requisiti specializzanti.

Riguardo l'imputazione delle circostanze attenuanti deve ritenersi che esse vengano attribuite in base ad un criterio obiettivo, cioè esse operano in virtù della loro effettiva presenza, non essendo necessario che il soggetto che agisce si rappresenti la loro esistenza.

Nel caso in oggetto potrebbe ipotizzarsi l'applicazione della circostanza attenuante comune di cui all'art. 62 n. 2 c.p., che prevede l'applicazione di tale circostanza qualora il soggetto abbia agito in stato d'ira, determinato dal fatto ingiusto altrui.

Per la configurabilità della provocazione è necessario il concorso di tre elementi, uno oggettivo, costituito da un fatto ingiusto altrui; uno soggettivo che si sostanzia nell'impulso emotivo incontenibile nel quale consiste lo stato d'ira; un nesso causale sotto l'aspetto psicologico tra il fatto provocante ed il delitto commesso in tale stato.

L'ingiustizia dell'offesa deve valutarsi non solo in senso strettamente giuridico, ma anche facendo riferimento alle norme sociali e di costume, ed in ogni caso alle norme che regolano la civile convivenza.

Lo stato d'ira è uno stato emotivo caratterizzato da modificazioni relative, dovute alla provocazione e ad impulsi aggressivi che mal si conciliano sul piano psicologico con altri sentimenti, quali vendetta e odio, i quali costituiscono nella concreta vicenda gli esclusivi fattori che determinano il delitto, sì da degradare l'ingiustizia del fatto altrui a mera occasione del comportamento delittuoso dell'agente. (Cass. Pen. 177111/87).

Si ritiene che nel caso in oggetto ricorrano gli elementi descritti, che giustificano l'applicazione della circostanza attenuante di cui all'art. 62, n. 2, infatti, risulta sussistente un nesso di causalità tra la condotta di Caio il quale ha rivolto dichiarazioni moralmente scorrette a Sempronia dalle quali è derivato uno stato d'ira di Sempronio dal quale è scaturita la reazione violenta.

Non potrebbe invece invocarsi l'attenuante di cui all'art. 62, n. 2, considerando come fatto ingiusto che ha provocato lo stato d'ira, la reazione di Caio, in quanto la giurisprudenza dominante ritiene che la provocazione non possa essere invocata da chi si è posto per primo nell'illecito.

Sulla base di quanto esposto si ritiene che a Sempronio possa addebitarsi il reato di cui all'art. 582 c.p., solo a seguito di querela da parte di Caio, inoltre potrà trovare applicazione la circostanza attenuante di cui all'art. 62, n. 2 c.p., per aver reagito in stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui, pertanto la pena potrà essere soggetta a una diminuzione quantitativa della pena fino ad un terzo.

Riguardo la posizione di Caio, il quale reagendo ha causato a Sempronio la rottura del setto nasale deve ritenersi che non possa invocarsi l'esimente della legittima difesa, in quanto risulta essere pacifico il principio in base al quale la legittima difesa non è applicabile a chi agisca nella ragionevole previsione di determinare una reazione aggressiva, accettando volontariamente la situazione di pericolo da lui determinata, dal momento che in questo caso viene a mancare non già il requisito dell'offesa ingiusta ma quello della necessità della difesa, che è inconciliabile con la previsione del pericolo liberamente accettato.


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