Indagini bancarie della Guardia di Finanza e dell'Ufficio Finanziario
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Articolo del 03/05/2006 Autore Maurizio Giambrone Altri articoli dell'autore


L’Ufficio finanziario non ha l’obbligo di reiterare le indagini bancarie già effettuate dalla Guardia di Finanza

Trattandosi di elementi già noti al contribuente, è legittimo l'accertamento “per relationem”


Nell'ambito della cooperazione tra la Guardia di Finanza e gli uffici delle imposte per l'acquisizione ed il reperimento di elementi utili all'accertamento fiscale, sancita dall'art. 33, comma 3, del D.P.R. 29/9/73 n. 600, è pienamente legittimo che l'ufficio finanziario si avvalga delle risultanze di un contraddittorio instauratosi a seguito delle indagini condotte sui conti bancari del contribuente da parte della Guardia di Finanza.

In virtù della suddetta previsione normativa, e per lo specifico rinvio all'art. 32 dello stesso decreto, l'Ufficio non è tenuto a reiterare gli accertamenti bancari, in quanto le garanzie in favore del contribuente in sede di istruttoria amministrativa sono sempre le stesse, sia quando le indagini sono svolte dall'ufficio finanziario, sia quando esse vengono condotte dai militari della Gdf.

Sulla base di queste argomentazioni la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8253 del 16 febbraio 2006, depositata il 7 aprile 2006, ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria avverso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte nella quale si eccepiva, tra l'altro, che “ l'ufficio avrebbe dovuto instaurare un contraddittorio con il contribuente e non poteva utilizzare, acriticamente, gli elementi forniti dalla Guardia di finanza ”, ed inoltre che non poteva avvalersi del disposto dell'art. 41-bis del Dpr 600/73, basando l'accertamento sugli elementi scaturiti dalle indagini bancarie, “ per non avere convocato il contribuente e non avergli consentito di dimostrare l'utilizzazione dei movimenti bancari”. In merito alla presunta illegittimità dell'accertamento “per relationem” (1), la Corte di Cassazione osserva che l'obbligo di motivazione è assolto ogni qualvolta il contribuente sia messo nella condizione di conoscere l' an ed il quantum della pretesa tributaria, ciò che si realizza anche quando l'Ufficio accertatore, condividendo le eccezioni formulate da altri organi deputati all'attività di controllo, rimanda a verbali e ad atti precedentemente notificati al contribuente. In buona sostanza non si può parlare di carenza di motivazione solo perché l'Ufficio, ritenendo corrette le modalità istruttorie e le eccezioni formulate dalla Guardia di finanza, anziché ripetere lo stesso percorso logico-deduttivo, ha inteso confermarne le conclusioni realizzando una “ economia di scrittura, la quale, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio”.

D'altra parte nell'ottica di “cooperazione” e “coordinamento” tra Guardia di Finanza e uffici finanziari prevista dal citato art. 33 del Dpr 600/73, appare specioso parlare di acriticità nel momento in cui l'ufficio impositore, recependo le risultanze di un verbale di constatazione e condividendone gli aspetti fiscalmente rilevanti, ritiene superfluo espletare un'ulteriore attività istruttoria ed assume a fondamento e motivazione della pretesa fiscale il contenuto degli atti richiamati.

La Commissione Tributaria Regionale aveva eccepito inoltre che l'art. 41-bis non fosse applicabile al caso di specie, ovvero che l'Ufficio non potesse rettificare il reddito dichiarato mediante un accertamento di tipo parziale, perché tale norma sarebbe applicabile solo “ in caso di acquisizione di dati ed elementi certi per la loro valutazione in chiave immediatamente impositiva e non già di dati frutto di procedure, esame in contraddittorio, presunzioni legali” . Osserva preliminarmente la Suprema Corte che l'art. 41-bis del Dpr 600/73, nella sua versione introdotta dall'art. 2 della legge 413/91, sancisce che gli Uffici possono procedere all'accertamento o alla rettifica del reddito, senza pregiudizio per ulteriore attività accertatrice, se “ dalle segnalazioni effettuate dal centro informativo delle imposte dirette, dalla Guardia di finanza o da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici oppure dai dati in possesso dell'anagrafe tributaria risultino elementi che consentono di stabilire l'esistenza di un reddito non dichiarato o il maggiore ammontare di un reddito parzialmente dichiarato".

Nel caso in esame, essendo stata espletata la fase relativa al reperimento ed all'esame dei conti bancari e, tramite il contraddittorio previsto dall'art. 32 del Dpr 600, all'individuazione delle operazioni riconducibili a proventi non dichiarati, la determinazione del maggior reddito di lavoro autonomo (2) imputabile al contribuente era immediatamente rilevabile e, pertanto, pienamente legittimo l'accertamento parziale.

Si evidenzia peraltro in questa sede che la Corte di Cassazione ha più volte legittimato l'accertamento basato sulle indagini bancarie anche in assenza di una preventiva contestazione al contribuente.

La recente sentenza Cass. n. 5365 del 6 febbraio 2006, depositata il 10 marzo 2006, ha sancito che “l'art. 32 del D.P.R. n. 600/1973, nella parte in cui prevede la possibilità di invitare il contribuente a fornire, in ordine agli accertamenti bancari, chiarimenti, dati e notizie, costituisce una mera facoltà dell'ufficio, da esercitarsi in piena discrezionalità, e non quindi un obbligo di uno specifico e previo invito in tal senso, sicché dal mancato esercizio di tale facoltà non può derivare alcuna illegittimità della rettifica operata sulla base degli accertamenti stessi”. Conseguentemente il mancato invito al contribuente non comporta il degradamento delle presunzioni legali a presunzioni semplici, né fa venir meno l'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente, il quale non vede comunque violato il proprio diritto alla difesa, avendo la possibilità di depositare documenti e memorie in sede contenziosa. La sentenza in commento non fa riferimento al suddetto orientamento della Cassazione, probabilmente per il fatto che nel caso specifico, essendo già stato effettuato il contraddittorio ad opera dei militari della Guardia di Finanza, si è voluto evidenziare che l'Ufficio ha potuto legittimamente applicare l'istituto dell'art. 41-bis del Dpr 600/73, mentre l'assenza di quella fase istruttoria avrebbe precluso la possibilità di un accertamento di tipo parziale.
Note:

(1) La Suprema Corte ha sancito con diverse pronunce la validità dell'accertamento per relationem : si vedano, tra le altre, le sentenze 17243/2003, 10205/2003 e 2780/2000.
Per gli accertamenti basati su processi verbali redatti nei confronti di altri soggetti, vige l'obbligo di allegare gli atti citati o di riportarne il contenuto essenziale (Cfr,. M.Giambrone, Il contribuente deve avere effettiva conoscenza degli atti richiamati , in FISCOoggi del 30 marzo 2005).

(2) La sentenza in commento stabiliva che i movimenti bancari contestati all'amministratore delegato della società quali presunti emolumenti corrisposti allo stesso risultavano validamente contestati anche ai fini di un accertamento nei confronti della persona fisica, dal momento che il soggetto tenuto a fornire la giustificazione del prelevamento in sede di contraddittorio coincideva con il soggetto percipiente.
Maurizio Giambrone
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