Esame di avvocato. Parere svolto: "Il tentato reato omissivo"
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Articolo del 26/04/2006 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia e parere di Diritto Penale estratti dal Corso on line Overlex di preparazione per l'esame forense, tenuto dall'avv. Luigi Viola


TRACCIA DI DIRITTO PENALE

Tizio è un agente della polizia giudiziaria; un giorno il suo collega Caio, gli riferisce che a distanza di una settimana Sempronio, vecchio amico di entrambi, realizzerà una rapina nelle vicinanze della questura di via Leonida, Milano, verso le 13.30.
Altresì, Caio comunica a Tizio che, proprio quel giorno, entrambi saranno chiamati a “sorvegliare” via Leonida.
Tizio, allora, dice a Caio di voler prendere un aereo per andare a Londra e, con la scusa di andare a trovare una vecchia zia malata, riuscirebbe a non trovarsi nella situazione di vedere il compimento di un reato eseguito da un suo vecchio amico.
Due giorni dopo, Tizio si reca in aeroporto per prendere l'aereo per Londra, al fine di essere lontano, quanto più possibile ed in modo insospettabile, da via Leonida in Milano nel momento del compimento di un reato da parte di Sempronio.
Appena prima della partenza dell'aereo, Tizio viene fermato dai carabinieri, che lo accusano di tentata omessa denuncia di reato.
Il candidato, premessi brevissimi cenni sul reato tentato, affronti la questione giuridica proposta.


SVOLGIMENTO del dott. EMANUELE CALISTA

Il tentativo non è una circostanza attenuante rispetto al reato consumato, bensì una figura di reato a sé stante, risultante dalla combinazione di due norme, una principale ed una secondaria, le quali danno vita ad una nuova figura di reato, che deve considerarsi autonoma. L'art. 56 c.p., al fine della configurabilità del tentativo, dispone, quale carattere ineliminabile dell'agire, l'idoneità di atti diretti in modo non equivoco. Infatti, l'idoneità di un atto criminoso consiste nella sua capacità causale, ovvero, nella sua suscettibilità a produrre l'evento che rende consumato il delitto voluto.

L'ammissibilità del tentativo è, peraltro, da escludersi, con riferimento a tre categorie di reati, e cioè, i reati contravvenzionali, i reati cosiddetti a consumazione anticipata, ed i reati colposi.

Passando alla disamina della fattispecie in esame, Tizio e Caio, entrambi agenti di p.g. apprendono che Sempronio realizzerà una rapina, nelle vicinanze della Questura di Via Leonida. In linea di principio, la condotta descritta nella traccia, potrebbe integrare il reato p. e p. dall'art. 361 c.p. a tenore del quale il pubblico ufficiale, il quale omette di denunciare all'A.G. o ad altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell'esercizio o a causa delle sue funzioni è punito con la multa da 30 a 516 euro. In questo caso, troverebbe applicazione il comma secondo poiché la condotta posta in essere ha come soggetti agenti o ufficiali di p.g., prescrivendosi, in tal caso, la pena della reclusione fino ad un anno.

Il reato de quo è, anzitutto, da considerarsi correttamente un reato omissivo proprio; ciò comporta che la realizzazione del reato può essere effettuata esclusivamente da determinati soggetti che ricoprono un particolare ufficio o categoria giuridica alla quale la legge fa derivare, espressamente, determinati obblighi. Il reato omissivo proprio, in questo, differisce rispetto al reato omissivo improprio, nel quale la realizzazione prescinde dalla qualifica rivestita dal soggetto agente, esempio di scuola è l'omissione di soccorso. Nel caso in esame, la particolare qualifica è quella di essere i soggetti agenti di p.g..

L'articolo in commento, rientra tra i delitti contro l'amministrazione della giustizia, evidenziandosi proprio nell'alterazione del corretto funzionamento dell'amministrazione, il bene giuridico tutelato. Bene giuridico, che, senza dubbio, viene leso, nell'ipotesi di omessa denuncia di reato. Come in altre ipotesi delittuose che vadano a ledere tale bene giuridico, può ben considerarsi come reato di pericolo, non essendo necessario che il funzionamento della giustizia abbia riportato un danno dall'omissione.

Quanto agli elementi oggettivi e soggettivi del reato, si ritiene essere un reato di carattere istantaneo. E' tale, infatti, il reato la cui consumazione si realizza in maniera immediata al verificarsi di una data condotta che, può essere commissiva o omissiva. L'elemento soggettivo del delitto, invece, consiste nella consapevolezza e volontarietà dell'omissione allorché si sia verificato il presupposto da cui deriva l'obbligo di informare l'A.G., rimanendo estraneo, invece, alla nozione di dolo, il motivo che induca il soggetto ad astenersi dal denunciare il fatto appreso.

Passando all'esame più dettagliato dei fatti, è necessario, in primis , sottolineare che i fatti appresi, e per i quali grava l'obbligo di denuncia, sono solo quelli appresi nell'esercizio o a causa delle proprie funzioni. Ne deriva, come logico corollario, l'esclusione di quei fatti appresi in circostanze diverse da quelle “lavorative”. Dalla lettura della traccia, emerge che gli agenti apprendevano della possibile realizzazione di un fatto di reato (e se ne sottolinea il carattere aleatorio, non essendo in concreto accertabile l'effettiva sua realizzazione) in ragione della relazione di amicizia con Sempronio, e non già in funzione del proprio ufficio. E', questo, un primo elemento che merita riflessione, al fine di determinare la penale responsabilità degli stessi.

Ulteriore considerazione da compiersi attiene alla tipologia di reato che avrebbe dovuto essere denunciata. Si tratta, in questo caso, non già di una notizia di reato, effettivamente realizzata, o sulla quale sussista una ragionevole probabilità che si compia in base alla regola generale dell' id quod plerunque accidit , ma, diversamente, si tratta di un'ipotesi di reato che avrebbe potuto essere realizzata, come, viceversa, avrebbe potuto essere una mera asserzione fatta a modo di scherzo o in altro modo priva di ogni fondamento. Sul punto la giurisprudenza ha chiarito che il pubblico ufficiale non è tenuto a formare rapporto giudiziario e non risponde di omessa denuncia di reato quando riceve un'informazione di una condotta illecita, in ordine alla quale occorra il compimento di preventive investigazioni, sino a che non sia in grado di ottenere elementi sicuri di un reato commesso; e ciò ancor più in caso di attività illecita soltanto futura, nel qual caso il pubblico ufficiale dovrà invece se del caso adoperarsi per impedire l'eventuale commissione del reato indicato come probabile dal suo interlocutore (Cass. Pen., Sez. VI, 1.02.83 – 14.04.83, n. 3031). Orbene, non ogni notizia di reato, ma soltanto quelle, che in base ad un giudizio ex ante possano ritenersi probabili, integrano il dovere di denuncia ed il conseguente realizzarsi del delitto de quo in caso di omissione.

A questo rilievo, c'è da aggiungere, un ulteriore considerazione, circa la possibile integrazione del tentativo alla condotta omissiva prevista dal reato di cui all'art. 361 c.p.. E' stato, poc'anzi detto, che trattasi di reato istantaneo, poiché, il termine di adempimento dell'obbligo giuridico è unico, finale e non iniziale, decorso il quale il soggetto agente non è più in grado di tenere utilmente la condotta comandata; il delitto si consuma allorché il p.u. apprende del fatto di reato (Cass. Pen. sez. VI, 16.06.2000 – 2.08.2000, n. 8746). Il delitto così configurato come reato istantaneo, può farsi rientrare nell'alveo di quelle condotte c.d. a consumazione anticipata, di cui si riferiva all'inizio, e per le quali non è configurabile il tentativo proprio per le caratteristiche peculiari dell'agire. Infatti, se il reato si integra con l'omissione di denuncia, rappresentando questo il momento consumativo dello stesso, non può aversi tentativo. Delle due l'una: o il delitto viene ad integrarsi oppure no, ma non può aversi delitto tentato.

Pertanto, il tentativo di omessa denuncia non appare sostenibile in un istaurando giudizio, pur non essendo del tutto escludibile una responsabilità dei due agenti. I due, avrebbero, quantomeno, dovuto effettuare un'attività investigativa finalizzata alla puntuale verifica dell'attendibilità della notizia criminis e della sua probabilità che si verifichi in futuro.


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