Pari opportunità: realtà prossima o retorica del desiderabile?
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Articolo del 12/04/2006 Autore Avv. Emanuele Traversa Altri articoli dell'autore


“La Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini” (Art. 51 Costituzione)

Questa volta a dare contenuto concreto al principio di pari opportunità è intervenuto il Consiglio di Stato , il quale, con la Sentenza 11 ottobre 2005 n. 5487 , ha confermato la pronuncia del T.A.R. Veneto 16 maggio 2000 n. 1054 , con la quale era stata annullata la deliberazione di nomina della Commissione di un concorso per direttore di un museo comunale.

1. Il caso.

Il Comune di Bassano del Grappa bandiva un concorso per titoli ed esami per la copertura di un posto di Direttore del Museo- Biblioteca 1ª qualifica dirigenziale e, con successiva delibera di Giunta Comunale, procedeva alla nomina della Commissione giudicatrice del predetto concorso, secondo i criteri dettati dal Regolamento Comunale per la determinazione delle modalità dei concorsi precedentemente adottato.

In seguito all'esclusione dalla seconda prova, una concorrente impugnava la Delibera di nomina della Commissione giudicatrice, chiedendo l'annullamento delle operazioni concorsuali, in considerazione della violazione dell'art. 9 comma 2, del D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, che disponeva che « almeno un terzo dei componenti delle commissioni di concorso, salva motivata impossibilità, è riservato alle donne » .

Nella fattispecie la Commissione giudicatrice era composta da tre uomini e, quindi, si trattava di stabilire se la norma di cui sopra dovesse essere interpretata come applicabile anche alle amministrazioni locali.

I Giudici amministrativi di primo grado optarono per la soluzione positiva, accogliendo il ricorso.

Il Comune di Bassano del Grappa, in esecuzione della sentenza di primo grado procedeva al licenziamento del vincitore del concorso (controinteressato in primo grado), il quale appellava la suddetta sentenza avanti al Supremo Collegio Amministrativo.

2. La Sentenza del Consiglio di Stato

Vedremo ora come, dopo un'attenta valutazione della normativa in materia di pari opportunità e di accesso alle cariche e agli uffici pubblici, il Consiglio di Stato ha respinto l'appello.

2.1. Le azioni positive

Per focalizzare i nodi principali della questione de qua , occorre premettere qualche breve accenno intorno alla nozione di azione positiva.

Con riguardo al principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione, è communis opinio che esso debba essere inteso in due accezioni:

a) in senso formale , ove la norma costituzionale proclama l'uguaglianza di fronte alla legge , individuando sei parametri fondamentali e cioè il sesso, la razza, la lingua, la religione, le opinioni politiche, le condizioni personali e sociali;

b) in senso sostanziale , ove al secondo comma leggiamo: « E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ».

Appare ictu oculi la necessità di interventi che evitino fenomeni di discriminazione in relazione al sesso, la razza ecc … ed è proprio in questo contesto di “agire” che si innesta il discorso delle azioni positive.

Il concetto stesso di azione positiva nasce negli U.S.A., ove si cercò di predisporre alcuni strumenti di tutela nei confronti di alcuni gruppi sociali minoritari che in relazione ad alcuni fattori venivano discriminati, le cd. minoranze (1).

Nel caso delle donne, la differenza sta nel fatto che esse non sono un gruppo minoritario etnico, linguistico, razziale ecc …, bensì rappresentano una delle due tipologie del genere umano, ragion per cui si è dovuto agire nell'ottica di un riequilibrio delle posizioni sociali generate da secoli di cultura maschile(ista) prevalente, si pensi che già Aristotele aveva teorizzato l'inferiorità della donna rispetto all'uomo ( la donna è un uomo imperfetto ).

Il proprium della categoria delle azioni positive va rinvenuto nel fatto che queste non si risolvono in una serie di divieti, sostanziandosi in una serie di atti puntuali volti alla realizzazione in ambito lavorativo della personalità femminile, ponendo in rilievo anche il fattore temporale, nell'ottica della promozione dell'equilibrio tra lavoro e famiglia.

2.2 La legge sulle azioni positive

Con riguardo al sistema italiano, il pensiero va subito alla Legge 10 aprile 1991 n. 125 che all' art. 1 comma 1 recita:

« Le disposizioni contenute nella presente legge hanno lo scopo di favorire l'occupazione femminile e di realizzare l'uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro, anche mediante l'adozione di misure, denominate azioni positive per le donne, al fine di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità ».

e al comma 2 prosegue:

« Le azioni positive di cui al comma 1 hanno in particolare lo scopo di:

a) eliminare le disparità di fatto di cui le donne sono oggetto nella formazione scolastica e professionale, nell'accesso al lavoro, nella progressione di carriera, nella vita lavorativa e nei periodi di mobilità;

b) favorire la diversificazione delle scelte professionali delle donne in particolare attraverso l'orientamento scolastico e professionale e gli strumenti della formazione; favorire l'accesso al lavoro autonomo e alla formazione imprenditoriale e la qualificazione professionale delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici;

c) superare condizioni, organizzazione e distribuzione del lavoro che provocano effetti diversi, a seconda del sesso, nei confronti dei dipendenti con pregiudizio nella formazione, nell'avanzamento professionale e di carriera ovvero nel trattamento economico e retributivo;

d) promuovere l'inserimento delle donne nelle attività, nei settori professionali e nei livelli nei quali esse sono sottorappresentate e in particolare nei settori tecnologicamente avanzati e ai livelli di responsabilità;

e) favorire, anche mediante una diversa organizzazione del lavoro, delle condizioni e del tempo di lavoro, l'equilibrio tra responsabilità familiari e professionali e una migliore ripartizione di tali responsabilità tra i due sessi ».

Alla luce di queste norme si comprende come i principi di uguaglianza sostanziale e di pari opportunità ipostatizzati nelle azioni positive a favore delle donne, determinano la (ri)equilibratura dei rapporti per la realizzazione di un maggiore equità sociale.

Appare opportuno menzionare anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (Nizza, 2000) che all'art. 23 si occupa della parità uomo / donna, stabilendo:

« La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione » ( comma 1)

« Il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato » (comma 2).

Alla luce di questa norma appare chiara la differenza tra declamare un principio e dotarlo di un contenuto concreto che realizza il principio stesso.

3. La Sentenza 11 ottobre 2005 n. 5487.

Il Giudice Amministrativo di secondo grado ha osservato come la norma di cui all'art. 9 del D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, sulla composizione delle commissioni di concorso, risulti applicabile anche ai concorsi pubblici non statali, infatti, tale disposizione si adegua al dettato dell'art. 61 del D. Lgs. 3 febbraio 1993 n. 29 (2) (ora art. 57 D. Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 (3)).

In particolare il Collegio riporta quanto statuito dalla Corte Costituzionale con l' ordinanza 27 gennaio 2005 n. 39 , relativa al medesimo procedimento, con la quale la Consulta ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale posta dal Consiglio di Stato in relazione all'art. 61 del D.Lgs. n. 29 del 1993.

La Corte infatti precisava che « … col riservare alle donne un terzo dei posti di componente degli organi collegiali di selezione nei concorsi, salva motivata impossibilità, la norma si configura come un modo di “promuovere le pari opportunità” per i due sessi. Come un'azione positiva, vale a dire, di perseguimento del (ri)equilibrio fra i due sessi nei settori ivi considerati …».

In applicazione di quanto statuito dal Giudice Costituzionale, il Consiglio di Stato ritiene così applicabile il principio di cui all'attuale art. 57 del D.Lgs. n. 165 del 2001, sulla composizione delle commissioni giudicatrici, anche ai concorsi non statali. Res sic stantibus gli Enti locali dovranno adeguare i rispettivi regolamenti alla luce dei principi suesposti.

La prefata sentenza si pone in linea con gli interventi che anche a livello di Unione Europea sono stati posti in essere per il raggiungimento di una parità che vada oltre l'aspetto sessuale dell'individuo, nell'ottica di un criterio di meritocrazia sicuramente più adeguato ai fini della valorizzazione delle capacità personali dei singoli.

4. Il Patto Europeo per la parità di genere

Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 23 – 24 marzo 2006 rilevando la necessità di promuovere politiche volte a promuovere l'occupazione femminile ha approvato il patto europeo per la parità di genere.

Il punto 40 delle conclusioni della Presidenza del Consiglio Europeo di Bruxelles riguarda le pari opportunità ed in particolare ivi leggiamo:

« Riconoscendo che politiche volte a promuovere la parità di genere sono vitali per la crescita economica, la prosperità e la competitività, il Consiglio europeo sottolinea che è ora di impegnarsi decisamente a livello europeo per attuare politiche che promuovano l'occupazione delle donne e per assicurare un migliore equilibrio tra vita professionale e familiare . A tal fine il Consiglio europeo approva il patto europeo per la parità di genere e concorda che la disponibilità di strutture valide per la custodia dell'infanzia dovrebbe essere aumentata in funzione degli obiettivi nazionali dei singoli Stati membri ».

Il Patto è stato adottato per incoraggiare l'azione, a livello di Stati membri e di Unione, di contrasto agli stereotipi di genere nel mercato del lavoro, in particolare quelli relativi alla segregazione in base al genere nel mercato del lavoro e nell'istruzione.

Si evidenzia inoltre la necessità di integrazione della prospettiva di parità di genere in tutte le attività pubbliche, oltre che di promozione di piani per la parità sul luogo di lavoro. Il Consiglio sottolinea l'indispensabilità di misure volte al raggiungimento di un equilibrio tra vita professionale e familiare per tutti, anche con riguardo alla disponibilità di strutture per la custodia dei bambini.

5. Uno sguardo a chi ci sta vicino

Al fine di avere una visione allargata sulle problematiche in oggetto, accennerò a due Leggi emanate in due paesi che fanno parte dell'UE e che presentano un ordinamento di civil law , simile al nostro ma con proprie peculiarità.

5.1 Francia.

Il parlamento francese ha adottato recentemente la loi sur l'égalité salariale entre les femmes et les hommes . La loi n. 2006 – 340 del 23 marzo 2006 si pone come obiettivo l'eliminazione del divario esistente tra retribuzioni salariali degli uomini e delle donne.

Inoltre tale legge si pone in linea con la tendenza a conciliare lavoro e incombenze familiari, infatti l'art. 8 prevede l'istituzione « des actions favorisant l'égalité professionnelle entre les femmes et les hommes, en particulier grâce à des mesures améliorant l'articulation entre l'activité professionnelle et la vie personnelle et familiare ». Con riferimento alla maternità, sono previsti stanziamenti a favore delle donne che, dovendo seguire corsi di formazione oltre l'orario di lavoro, sostengono spese per la custodia dei bambini, inoltre, sono previsti aiuti economici alle piccole imprese per la sostituzione dei dipendenti in congedo parentale.

Occorre osservare come la loi interviene anche in materia di formazione e di apprendistato « en favorisant un accès équilibré des femmes et des hommes aux différentes filières de formation ». Si cerca quindi di porre in essere meccanismi di tutela del lavoro femminile a 360º, intervenendo, con modalità “positive”, anche nel settore della formazione professionale quale momento fondamentale della vita lavorativa.

5.2 Spagna

Nel marzo del 2006 è stato approvato il progetto di Ley Organica de l'Igualdad entre Mujeres y Hombres , con la quale si persegue l'effettività del principio di uguaglianza (Igualdad) e di pari opportunità « en particular mediante la eliminación de la discriminación de la mujer en cualesquiera ámbitos de la vida y, singularmente, en las esferas política, civil, laboral, económica, social y cultural … ».

L'ambizioso progetto di realizzazione di una società más democrática, más justa y más solidaria, necessita un'uguaglianza di trattamento nell'accesso agli impieghi sia pubblici che privati, nonché nelle condizioni di lavoro e nell'avanzamento di carriera. A tal fine la Ley dopo aver distinto tra discriminazione diretta e indiretta (4), utilizzando una tecnica di redazione legislativa definitoria tipica della legislazione dell'UE, all'art. 10 comma 1 definisce la azioni positive come: « … medidas específicas en favor de las mujeres para corregir situaciones patentes de desigualdad de hecho respecto de los hombres . Tales medidas, que serán aplicables en tanto subsistan dichas situaciones, habrán de ser razonables y proporcionadas en relación con el objetivo perseguido en cada caso »

La norma, tutt'altro che anodina, pone un legame tra l'utilizzo delle azioni positive e il criterio di ragionevolezza, poiché esse devono essere poste in essere in maniera proporzionale al fine da perseguire, ergo libere nel contenuto ma calibrate in relazione all'obiettivo da conseguire nel caso concreto.

6. Riflessioni sulla pari opportunità

Il concetto di pari opportunità non è relativo solo all'ambito lavorativo, trascendendo tutti i settori del vivere sociale, infatti, le discriminazioni sul lavoro sono soltanto la punta di un iceberg di disparità che permeano il tessuto sociale in ogni contesto.

Bypassando visioni estremizzate della condizione femminile nella nostra società, le quali conducono ad un'infruttuosa distopia, occorre percepire il problema della discriminazione nei confronti della donna, come una distorsione dei processi educativi posti a fondamento della convivenza civile.

Dalla purtroppo stringata analisi condotta finora risulta evidente un problema di fondo: la mancanza di un'educazione sulla parità al pari di quella sulla tolleranza o sulla libertà in positivo e in negativo.

L'art. 21 della Legge spagnola prefata prevede l'inclusione nel sistema educativo del concetto de la igualdad tra donne e uomini, nel più ampio contesto dei principi di convivenza democratica, al fine precipuo di realizzare una parità effettiva e non demagogica tra i due sessi.

Le leggi non possono cancellare con un colpo di spugna le culture affermatesi nei secoli, ma devono intervenire per istituire i pilastri della società futura.

Avv. Emanuele Traversa


Note:

1) Cfr. E. Palici Di Suni Prat , Intorno alle minoranze, Torino, Giappichelli, 1999.

2) Il testo dell'art. 61 comma 1, del D.Lgs. 3 febbraio 1993 n. 29 (come modificato dal D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 80) era:

«Le pubbliche amministrazioni, al fine di garantire pari opportunità tra uomini e donne per l'accesso al lavoro ed il trattamento sul lavoro:

a) riservano alle donne, salva motivata impossibilità, almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, fermo restando il principio di cui all'articolo 36, comma 3, lettera e)»

3) L' art. 57 del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 dispone:

Le pubbliche amministrazioni, al fine di garantire pari opportunità tra uomini e donne per l'accesso al lavoro ed il trattamento sul lavoro:

a) riservano alle donne , salva motivata impossibilità, almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso , fermo restando il principio di cui all'articolo 35, comma 3, lettera e);

4) Artículo 5. Discriminación directa e indirecta.

1. La discriminación directa por razón de sexo es la situación en que se encuentra una persona que sea, haya sido o pudiera ser tratada, en atención a su sexo, de manera menos favorable que otra en situación comparable.

2. La discriminación indirecta por razón de sexo es la situación en que una disposición, criterio o práctica aparentemente neutros pone a personas de un sexo en desventaja particular con respecto a personas del otro, salvo que dicha disposición, criterio o práctica puedan justificarse objetivamente en atención a una finalidad legítima y que los medios para alcanzar dicha finalidad sean necesarios y adecuados.


Avv. Emanuele Traversa
Praticante legale
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