Sostanze stupefacenti e psicotrope: una breve riflessione
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Articolo del 29/03/2006 Autore Dott. Fabrizio Cerbo Altri articoli dell'autore


INDICE:


1. Criteri scientifici e culturali. la nozione di sostanza stupefacente.

La definizione di sostanza stupefacente costituisce uno dei problemi più ardui di ogni riflessione, giuridica e non, in materia.

E' chiaro, infatti, che tale definizione da un lato pone il confine per così dire “esterno”, che delimita l'area di rilevanza giuridica del fenomeno del consumo di sostanze incidenti sulle funzioni dell'organismo umano; dall'altro lato, essa subisce il condizionamento di molteplici e diversi fattori, culturali, sociali, economici, ecc.: e, dunque, implica pur sempre una valutazione complessa ed equilibrata.

Premesso che la locuzione legislativa “ sostanze stupefacenti e psicotrope ” va intesa quasi come un'endiadi, riferendosi essenzialmente le sostanze psicotrope a quelle di derivazione o fabbricazione sintetica (non naturale), i criteri adottabili per l'individuazione degli stupefacenti sono essenzialmente di triplice natura.

Da un primo punto di vista, la definizione di sostanza stupefacente potrebbe essere ricercata sul piano medico-farmacologico , il che vale quanto dire mediante la individuazione degli effetti caratteristici che la sostanza produce sull'organismo di chi l'assume. Orbene, da questo punto di vista, si rivela in ultima analisi impossibile pervenire all'elaborazione di una definizione che sia utilmente impiegabile ai fini giuridici.

Muovendosi sul piano degli effetti prodotti sull'organismo umano, l'alternativa che si dà è infatti tra due soluzioni entrambe insoddisfacenti.

Da un lato, è possibile pervenire ad una definizione che, facendo leva sulla nota caratteristica della produzione di alterazione sulle funzioni psichiche dell'assuntore, risulta così ampia ed onnicomprensiva da includere sostanze tra loro diversissime che vanno dall'eroina al caffè, dalla cocaina alla camomilla, ecc.

Dall'altro lato,è indubbio che le scienze medica e farmacologia sono in grado di procedere ad una accurata descrizione degli effetti prodotti sull'assunzione di molte sostanze “stupefacenti” conosciute sulle funzioni psichiche dell'uomo. Ma è chiaro che questo prezioso catalogo, ove ogni sostanza viene conosciuta per gli specifici effetti tossicologici che è in grado di produrre, tutto è tranne che una definizione .

Ai fini giuridici, è ovviamente necessario che intervenga una successiva operazione di selezione che, muovendo dalla tipologia descrittiva dei diversi effetti prodotti dalle varie sostanze, pervenga poi una valutazione di quali di esse debbano essere ricondotte alla categoria (giuridicamente unitaria) delle sostanze “stupefacenti”.

Da un secondo punto di vista, si potrebbe pensare di giungere ad una definizione delle sostanze stupefacenti sul piano della loro composizione chimica .

Ma è facile rendersi conto dell'assoluta inidoneità ed inadeguatezza di questo criterio, poiché è noto che sostanze caratterizzate da una struttura chimica profondamente diversa sono in grado riprodurre effetti sostanzialmente simili sulle funzioni psichiche dell'assuntore. In definitiva, a differenza del criterio medico-farmacologico , quello chimico non è in grado di fornire neppure una definizione per quanto onnicomprensivo e pertanto inutilizzabile a fini giuridici, ma può solo offrire la descrizione della composizione chimica delle varie sostanze, le quali perciò non possono che essere fatte oggetto di un diverso criterium individuationis.

Alla fine, dunque, non rimane altro che un punto di vista per così dire culturale per giungere all'individuazione delle sostanze stupefacenti. Peraltro, anche su questo terreno, sarà possibile pervenire, più che ad una definizione rigorosamente e concettualmente conchiusa all'elaborazione di taluni criteri di massima che tenendo conto delle caratteristiche farmacologiche delle sostanze,consentiranno la loro selezione e la loro qualificazione come stupefacenti.

Più precisamente , quei criteri di massima sembrano essere di un triplice ordine e operanti cumulativamente. In primo luogo, è certamente una costante implicita della nozione di sostanza stupefacente la sua capacità di produrre conseguenze gravi sulla salute dell'assuntore, intendendo peraltro la salute anche nel senso di un adattamento pisicofisico della personalità del soggetto all'ambiente sociale che lo circonda.

In secondo luogo, determinante ai fini della nozione di sostanza stupefacente è anche il grado più o meno alto di probabilità che la sua assunzione produca le conseguenze dannose di cui sopra.

Conoscenze scientifiche ed empiriche dimostrano, anche dal punto di vista statistico, che mentre all'assunzione dio determinate sostanze (eroina, LSD, ecc.) si collegano pressoché ineluttabilmente gravi conseguenze per la salute, altre sostanze (derivati della cannabis, marijuana, hashish) presentano un ben diverso, e più basso, grado di probabilità di conseguenze dannose gravi, e soprattutto dipendente dal grado del rischio di passaggio dalle droghe c.d. leggere a quelle c.d. pesanti.

Infine, è manifesto che il legislatore è ben lontano dal vietare tutte le attività che recano in sé l'alta probabilità di conseguenze gravi alla salute umana: se così fosse, dovrebbero essere vietati molti sport come la box le competizioni automobilistiche, ovvero ricerche sperimentali in campo biologico o medico.

E' chiaro, dunque, che il legislatore non può non tener conto dell'intrinseco valore o disvalore dell'attività pericolosa, degli interessi sociali, culturali, ed anche economici che vi sono connessi.

Orbene, nonostante non siano mancate valutazioni positive riferite all'assunzione di certe sostanze (specialmente l'hashish) considerate come mezzi di liberazione culturale e artistica delle capacità creative, oggi il consumo di tutta una serie di sostanze sembra essere valutato dalla coscienza sociale in senso prevalentemente negativo, come atteggiamento di disimpegno, fuga dalla realtà, ricerca egoistica del piacere, al più meramente contestativi senza nessuna capacità propositiva o modificativa.

Per altre sostanze, quali essenzialmente l'alcool (più del tabacco, che ha incidenze assai diverse sulla salute intesa come rapporto di adattamento della personalità all'ambiente), prevalgono eccessivamente valutazione di segno positivo legate a tradizioni culturali fortemente radicate nei nostri paese, e anche interessi prettamente economici molto consolidati. A ciò va anche aggiunto che, pur essendo elevatissimo il rischio di conseguenze gravi connesse al consumo dell'alcool, sono molto più diversificate le motivazioni individuali e sociali che spingono all'assunzione dell'alcool, con la conseguenza di rendere meno ineluttabile il rapporto tra consumo individuale ed “abuso” di alcool.

Peraltro, non vanno trascurate le ingenti dimensioni di fatto assunte dal fenomeno dell'abuso delle sostanze alcoliche.

2.Gli effetti medico – farmacologici delle sostanze stupefacenti.

Che l'individuazione delle sostanze stupefacenti debba avvenire, ai fini della loro disciplina giuridica, attraverso lo'utilizzazione di criteri di carattere culturale , non significa affatto che il legislatore possa prescindere dalla conoscenza scientifica delle caratteristiche prima di tutto medico-farmacologiche delle sostanze stesse, e soprattutto dunque degli effetti connessi alla loro assunzione.

Orbene, nel tentativo di fornire una sommaria tipologia degli effetti delle sostanze stupefacenti, si possono forse distinguere due categorie di effetti, specifici o generici. 1

Ciascuna categoria di questi effetti è a sua volta distinguibile a seconda che si tratti di effetti di produzione diretta o indiretta.

•  A ) Per effetti specifici si intendono quelli propriamente caratteristici dell'assunzione delle sostanze stupefacenti, o in quanto direttamente collegati alla loro metabolizzazione da parte dell'organismo e incidenti per tale via sul sistema nervoso centrale (effetti diretti) , o in quanto relativi non tanto alla fase della loro assimilazione organica bensì alle conseguenze più generali che l'assunzione induce sull'atteggiamento psicologico della personalità nei confronti della sostanza (effetti indiretti) .

•  Gli effetti specifici diretti , che sono poi quelli “cercati” dall'assuntore, si distinguono in base al tipo di conseguenze prodotte sulle facoltà psichiche del soggetto fondamentalmente in a) effetti di natura depressiva, caratteristici dell'oppio e dei suoi derivati quali essenzialmente l'eroina, la morfina, la codeina; nonché dei barbiturici, dei tranquillanti, degli analgesici; b) effetti di natura eccitante, di stimolazione del sistema nervoso, caratteristici della cocaina e delle anfetamine; c) effetti di natura allucinogena, caratteristici di sostanze di derivazione naturale quali sono i cannabinoidi presenti nella marijuana, hashish e olio di hashish, come anche di sostanze di produzione artificiale quale ad esempio l'acido lisergico (LSD).

•  Non mancano poi sostanze o miscele in cui sono presenti principi attivi ad effetto depressivo e ad effetto eccitante, come il famigerato crack che è un miscuglio di eroina e cocaina, capace di sottoporre il sistema nervoso ad un fortissimo stress.

•  Gli effetti specifici indiretti sono la compulsione psicologica, cioè la spinta all'assunzione; la tolleranza, cioè l'assuefazione dell'organismo alla sostanza, per cui è necessario progressivamente aumentare la quantità da assumere per ottenere il medesimo effetto diretto di gratificazione; la dipendenza fisica o psichica, che implica l'insorgenza di vere e proprie sindromi caratterizzate da stati di sofferenza anche grave in caso di mancata assunzione.

•  Non tutte le sostanze stupefacenti presentano gli stessi effetti specifici indiretti. Così, ad esempio, mentre l'eroina dà sia tolleranza che dipendenza, pare che la cocaina non dia dipendenza fisica, mentre la cannabis possa dar luogo addirittura ad una “tolleranza inversa” nel senso che l'esperienza del consumatore abituale possa consentire di ottenere i medesimi effetti gratificanti con una dose minore di quella necessaria all'assuntore inesperto; l'LSD, d'altra parte, sembra non induca tolleranza.

•  B) Per effetti generici si intendono le patologie e le affezioni fisiche o psichiche conseguenti o al consumo prolungato degli stupefacenti e dunque all'azione più o meno collaterale da essi svolta sugli organi e le funzioni dell'assuntore (effetti diretti), ovvero dovute all'uso di determinati mezzi di assunzione (effetti indiretti) .

•  Così gli effetti generici diretti vanno da forme di ipotensione arteriosa, edemi polmonari, ecc., fino al decadimento delle facoltà mentali o alla caduta dei principi morali e alla perdita dell'autocontrollo, fino alle gravi forme di cronica intossicazione.

•  Sono ascrivibili agli effetti generici indiretti innanzitutto le infezioni di vario tipo, dall'epatite virale all'AIDS, che possono essere contratte per le condizioni antigieniche di utilizzazione dei mezzi di assunzione; vengono poi in considerazione i rischi di affezioni o patologie, come flebiti, aneurismi, infiammazioni delle mucose, ecc. a carico degli organi maggiormente aggrediti dallo specifico modo di assunzione di volta in volta praticato.

Sul piano statistico, si è rilevato che la mortalità dei tossico dipendenti è di circa 10 volte superiore a quella dei soggetti dello stesso sesso e della stessa età, e che fra le cause determinanti l'eccesso di mortalità le più importanti sono, oltre all'orverdose e all'AIDS, la cirrosi epatica, l'endocardite e altre malattie dell'apparato cardio-circolatorio. Con particolare riferimento all'AIDS, va osservato che circa il 70% dei casi segnalati nel nostro paese è attribuibile a comportamento correlati all'uso di droga per via endovenosa.

3. La individuazione legislativa delle sostanze stupefacenti. tra legislazione passata e medicina legale.

Da un punto di vista tecnico- giuridico, i sistemi di individuazione delle sostanze stupefacenti che sono utilizzati nella recente storia della legislazione italiana sono sostanzialmente due.

Il primo, che può dirsi sintetico-unitario , non indica elenchi di sostanze e neppure fornisce improbabili definizioni, ma si limita a richiamare la nozione corrente di stupefacente, costringendo il giudice a rifarsi innanzitutto a impliciti criteri “culturali”. Questo, ad esempio, era il sistema adottato dall'articolo 446 c.p. (oggi abrogato), che puniva il commercio fraudolente di “sostanze stupefacenti”.

Il secondo sistema, che può dirsi analitico-elencativo, consiste nell'individuazione nominativa delle singole sostanze all'uopo inserite in apposite tabelle, sovente differenziate in base alla gravità degli effetti prodotti dalle sostanze stesse. Questo è il sistema ormai pressoché universalmente adottato in ambito sia internazionale che nazionale. Ad esso si sono ispirate tutte le leggi speciali italiane in materia,comprese naturalmente le due ultime del 1975 ed del 1990.

Peraltro, il sistema sintetico e quello analitico hanno consentito in Italia fino a che non è stato abrogato (1975) l'articolo 447 c.p.: con la conseguenza che le sostanze individuate nominativamente nelle tabelle ricadevano nella disciplina delle leggi speciali, mentre altre sostanze, che il giudice ritenesse comunque di qualificare “stupefacenti” ancorché non elencate nelle tabelle, ricadevano nella disciplina codicistica.

Il sistema sintetico-unitario è difficilmente compatibile con il principio di determinatezza in materia penale.

Nella sostanziale impossibilità di elaborare definizioni unitarie delle sostanze stupefacenti fondate su criteri scientifici rigorosi si rivela troppo incerto il ricorso a criteri di carattere genericamente culturale che, pur potendo offrire una irrinunciabile linea direttiva in sede legislativa, in sede applicativa non sono invece idonei ad un'identificazione sicura e rigorosa delle sostanze. Soprattutto oggi che le sostanze capaci di produrre alterazioni di tipo psichico si moltiplicano straordinariamente con mille sfumature quanto ad intensità e natura dei loro effetti psicoattivi.

Il sistema analitico-elencativo, a sua volta, presenta anch'esso delle difficoltà di armonizzazione col principio della riserva assoluta di legge in materia penale. E' infatti pressoché scontato che le tabelle contenenti gli elenchi delle sotanze non possono essere adottate con provvedimenti di carattere legislativo, non foss'altro per l'esigenza di un loro continuo aggiornamento, che presuppone altresì una conoscenza tecnico-scientifica della complessa materia.

D'altra parte, l'individuazione delle sostanze stupefacenti viene a concorrere in modo decisivo alla delimitazione delle fattispecie criminose, le cui condotte assumono carattere d'illiceità solo in quanto abbiano ad oggetto tali sostanze.

La giurisprudenza della Corte costituzionale, formatasi anche in rapporto proprio alla legislazione antidroga, ha elaborato il principio secondo il quale il contributo di fonti secondarie subordinate alla legge, nella configurazione della fattispecie criminosa, non è illegittimo quando si limiti alla specificazione tecnica di scelte valutative già effettuate con sufficiente precisione da parte della fonte legislativa.

Attualmente, in Italia è adottato il sistema tabellare ( articolo 13 ) : il che dà ragione della frequente affermazione in ordine alla natura c.d. “legale” della nozione di sostanza stupefacente, nel senso che sono rilevanti , agli effetti della vigente legislazione, tutte e solamente le sostanze nominativamente indicate nelle tabelle.

Le tabelle sono approvate con decreto del Ministero della sanità, di concerto con il Ministero di grazia e giustizia, sentito il parere di organi tecnici. I criteri per la elaborazione delle tabelle sono indicati dall'articolo 13 e soprattutto dall'articolo 14.

Innanzitutto, l'articolo 13 dispone che le tabelle debbano necessariamente contenere l'indicazione di tutte le sostanze e preparati elencati nelle convenzioni ed accordi internazionali, prevedendo dunque una sorta di adeguamento necessario se non proprio automatico della legislazione interna alle fonti internazionali. L'impossibilità dell'adeguamento automatico deriva dal fatto che, avendo provveduto la legislazione italiana a formulare un sistema tabellare con coincidente con quello adottato dalle Convenzioni, l'inserimento di ogni nuova sostanza nelle tabelle convenzionali implica la necessità di un'autonoma classificazione della sostanza stessa nelle diverse – e più numerose – tabelle italiane.

In secondo luogo, gli articoli 13 e 14 prevedono che le tabelle siano in numero di sei.

Le ultime due ( la V e la VI ) contengono l'elencazione di preparati e prodotti che, pur contenendo sostanze ad effetto stupefacente possono essere sottoposti ad una disciplina differenziata meno rigorosa ancorché pur sempre assoggettati a controllo.

Per quanto riguarda le altre quattro tabelle esse vanno distinte a seconda della intensità e della gravità degli effetti prodotti dalle sostanze elencate : si tratta in pratica della distinzione, ormai tradizionale nella nostra legislazione, tra droghe cosiddette “ pesanti ” ( tabelle I e III ) e quelle cosiddette “ leggere ” ( tabelle II e IV ). A questa distinzione corrisponde una differenziazione della disciplina anche penale, che si concreta principalmente in una diversa gravità della risposta sanzionatoria.

In estrema sintesi, nelle tabelle I e III sono riportatati – tra gli altri – gli oppiacei ( eroina, morfina ), la cocaina, taluni barbiturici ; nelle tabelle I e IV sono elencati i prodotti della cannabis nonché sostanze di corrente impiego terapeutico ma capaci di indurre dipendenza.

Infine, a proposito dei criteri enunciati dall' articolo 14, si può conclusivamente osservare che, se i criteri, medico–farmacologico da un lato e chimico–strutturale dall'altro, non sono in grado di consentire l' elaborazione di una definizione unitaria di “sostanza stupefacente”, tuttavia le diverse tipologie di effetti ed anche la struttura chimica delle sostanze possono ben esserte assunti a criteri per l' identificazione analitica, “tabellare” delle sostanze. In effetti, l' articolo 14 procede innanzitutto mediante l' indicazione nominativa della specie botanica o della “famiglia” chimico – fisica da cui derivano le sostanze stupefacenti: ad esempio, le sostanze oppiacee estraibili dal papavero sonnifero, le foglie di coca e gli alcaloidi da queste estraibili, i tetraidrocannabinoli, la cannabis indica ed i prodotti da essa ottenuti, ecc. ecc.

Ma molto spesso lo stesso articolo 14 procede anche per mezzo dell' identificazione della struttura chimica e degli effetti prodotti dalla sostanza, talvolta anche in quanto simili a quelli delle sostanze già identificate. Così, ad esempio, si parla di “ sostanze ottenibili per sintesi che siano riconducibili, per struttura chimica o per effetti, a quelle oppiacee, precedentemente indicate ” ; di sostanze “ ad azione analoga ” a quella degli alcaloidi estratte dalle foglie della coca ; di sostanze che siano riconducibili “ per struttura chimica o per effetto farmacologico ” ai prodotti della cannabis.

Talvolta, poi, il criterium individuationis fa più specifico il riferimento agli effetti specifici diretti come gli “ effetti allucinogeni ” o “ distorsioni sensoriali ”, oppure agli effetti specifici indiretti come la “ capacità di determinare dipendenza fisica o psichica ”, oppure congiuntamente agli effetti specifici diretti ed indiretti 2.

In conclusione, si potrebbe dire che l' identificazione tabellare delle sostanze, la cosiddetta “nozione legale”, è pur sempre il risultato di un procedimento concettuale che, scontando l' impossibilità di una definizione unitaria, muove innanzitutto – in sede pre-legislativa – da criteri di natura generalmente culturali, per poi passare alla loro concretizzazione per mezzo della valutazione degli effetti prodotti sulla salute umana ( effetti generici diretti ), per approdare infine – in sede legislativa – alla formulazione di criteri di identificazione, costituiti essenzialmente dagli effetti specifici , oltre che dalla struttura chimica delle sostanze.

Attualmente, le tabelle delle sostanze stupefacenti sono ancora quelle contenute nel decreto del Ministero della sanità del 23 Agosto 1977 , anche se da allora ad oggi si sono poi succeduti altri decreti ministeriali, fino all' ultimo del 13 Novembre 1990 , che hanno recato i necessari aggiustamenti ed aggiornamenti agli elenchi originari.

Introdurremo, di qui a breve, col prosieguo del presente modesto approfondimento, una analisi delle principali innovazioni di carattere tossicologico-forense introdotte dalle Legge n. 162/90 confluita nel noto D.P.R. n. 309/90 e successive modifiche.


Note:

1) Si confronti la teoria sugli effetti delle sostanze stupefacenti emersa durante la Prima Conferenza Nazionale sulla droga, Palermo 24-26 Giugno 1993, raccolta negli Atti pubblicati a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Affari Sociali, Roma.

2) Sui quali effetti specifici ci siamo già espressi, allorché si illustravano gli effetti medico – farmacologici delle sostanze stupefacenti.


Dott. Fabrizio Cerbo
Praticante avvocato
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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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