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Articolo del 21/03/2006 Autore Dott. Simone Baldan Altri articoli dell'autore


CONVENZIONE ITALIA – CINA CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI


INDICE:


Introduzione

È oggetto di acceso dibattito tra gli operatori e gli studiosi il rapporto economico, politico e culturale che intercorre tra l'Italia e la Repubblica Popolare Cinese.

Da molti viene visto come un'occasione per affermare i settori di eccellenza del “made in Italy” puntando sulla ricerca tecnologica, di qualità e di stile (punti tradizionali di forza della nostra produzione da “esportazione”). La Cina può essere un buon propulsore del nostro sviluppo perché rappresenta un grande mercato, ad oggi ancora da conquistare ad un sistema di consumi virtuosi, consumi cioè che sono in grado di stimolare non solo l'aspetto economico della produzione di beni di primaria necessità (beni di cui il sistema paese della Cina è ricco) ma anche la produzione ed il consumo di beni ad alto valore aggiunto (beni ad esempio ad alto contenuto tecnologico o artistico in grado di dare impulso anche alla ricerca scientifica e alle varie espressioni culturali).

Il principale errore che si potrebbe commettere è quello di pensare a dislocare semplicemente la produzione di alcune tipologie di beni in questo paese, stante il prezzo molto basso dei suoi fattori produttivi. In questo modo si ottiene l'effetto di produrre a basso costo, rendendo competitivo il prodotto dal punto di vista del suo prezzo al consumo, non sfruttando a pieno le potenzialità del nuovo mercato.

La scelta migliore sembra quindi quella di trasferire anche conoscenze e management, oltre a delocalizzare alcune produzioni, al fine di aiutare a crescere una nuova forma di pensiero più curiosa verso tutti i beni che hanno un forte contenuto frutto di ricerca tecnologica, espressione artistica e qualità dei materiali e delle lavorazioni.

In questo modo la Cina potrebbe essere non solo un concorrente dal punto di vista produttivo, ma anche un mercato di sbocco per il “made in italy”. L'idea è quella di fare in modo che la Cina esca dal suo isolamento integrandosi nel mercato globale e contribuendo al suo sviluppo. Ritornando a questioni di impatto più immediato, nella presente trattazione si cercherà di riassumere gli accordi attualmente in vigore tra i due paesi, al fine di aiutare quanti operano in questo settore ad avere una prima presa di coscienza della struttura dei rapporti economici e delle loro implicazioni fiscali.

La convenzione Italia – Cina contro le doppie imposizioni

Nei rapporti economici tra soggetti appartenenti alle due nazionalità era possibile incorrere in redditi colpiti da imposizione da parte di entrambe le Autorità Fiscali. Per ovviare alla “doppia imposizione”, che poteva risultare lesiva della libertà di concorrenza (aggravando il “costo del fisco”) incentivando quindi comportamenti evasivi, i governi dei due Paesi sono addivenuti ad un accordo.

L'accordo prende in considerazione le imposte sul reddito (2) percepito dalle persone residenti in uno o entrambi gli stati contraenti (3).

Soggetti

L'attore cui si applica la convenzione, deve essere intes0 sia come persona sia come una delle sue forme aggregative, dotate o meno di capacità giuridica e patrimoniale propria. In questo concetto rientrano quindi sia il singolo cittadino che le varie forme di gestione collettiva di interessi economici privati (società, associazioni, trusts, joint ventures, ecc.).

Imposta

Per quanto concerne la Repubblica Popolare Cinese, le imposte cui si fa riferimento sono:

1. l'imposta sul reddito delle persone fisiche;

2. l'imposta sul reddito delle joint ventures con investimenti cinesi ed esteri;

3. l'imposta sul reddito delle imprese estere;

4. l'imposta locale sui redditi.

Per quanto concerne la Repubblica Italiana, il pensiero deve rivolgersi a: 1. l'imposta sul reddito delle persone fisiche o IRE (a riforma ultimata); 2. l'imposta sul reddito delle società o IRES;

Residenza e stabile organizzazione

Il punto focale attorno al quale ruota e si giustifica il dettato convenzionale è legato al concetto di territorio nazionale. Con l'ausilio di questo concetto è possibile individuare quali possono essere le zone di sovrapposizione della normativa fiscale di entrambi gli Stati aderenti alla convenzione, motivo scatenante l'opportunità di giungere a detto accordo.

Il primo concetto collegato alla “territorialità” è quello di residenza. La residenza, secondo la normativa italiana, “è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale” (5) e si costituisce con l’iscrizione nell’anagrafe (ossia l’ufficio presso il quale sono registrati tutti i dati delle persone e delle famiglie che risiedono in un Comune) del Comune di dimora abituale. Ciascun cittadino ha l’obbligo di chiedere per sé e per i sottoposti alla sua potestà, l’iscrizione all’anagrafe. Al concetto di residenza la Convenzione Italia – Cina abbina il concetto di soggettività passiva alle imposte (ossia il residente viene considerato tout court contribuente) al fine di individuare una partizione per l'assoggettamento all'imposizione nei due Stati contraenti (6). Se la persona è considerata residente in entrambi gli Stati, secondo la loro normativa interna, la convenzione provvede a determinare la sua “collocazione” nel modo seguente (7):

a) detta persona è considerata residente dello Stato contraente nel quale ha un'abitazione permanente. Se dispone di un'abitazione permanente in ciascuno degli Stati contraenti, essa è considerata residente dello Stato contraente nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali);

b) se non si può determinare lo Stato contraente nel quale detta persona ha il centro dei suoi interessi vitali, o se la medesima non ha un'abitazione permanente in alcuno degli Stati contraenti, essaè


Note:

(1) Accordo sottoscritto a Pechino il 31 ottobre 1986 - ratificato con L. 31 ottobre 1989 n. 376 – entrata in vigore: 13 dicembre 1990 – nel seguito indicato come Convenzione (Conv.).

(2) Art. 2 Conv.

(3) Art. 1 Conv. ancorché riscosse mediante ritenuta alla fonte4.

(4) Art. 2 c. 3 lett. a) e b) Conv.

(5) Art. 43 Cod. Civ.

(6) Art. 4 c. 1 Conv.

(7) Art. 4 c. 2 Conv.


Dott. Simone Baldan
Dottore Commercialista e Revisore Contabile

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