Sospensione ed affidamento di esecuzione della pena al tossicodipedente (artt. 90 e 94 dpr 309/90). Novita' della Legge 49/2006
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Articolo del 09/03/2006 Autore Avv. Carlo Alberto Zaina Altri articoli dell'autore


Le novita’ introdotte agli artt. 90 e 94 dpr 309/90 in materia di sospensione ed affidamento in relazione esecuzione della pena in capo al tossicodipedente


Le innovazioni che la L. 21 Febbraio 2006 n. 49 ha introdotto in tema di esecuzione di sentenze penali di condanna nei confronti del tossicodipendente, meritano attento esame, in quanto incidono profondamente sulla preesistente struttura normativa.

Emerge, infatti, all'evidenza il notevole ampliamento dell'ambito di pena che permette l'accesso al beneficio in questione, posto che sia la sospensione dell'esecuzione della condanna, che lo speciale affidamento prova al servizio sociale appaiono concedibili, in presenza di una condanna a pena detentiva che non superi, anche ove residua e congiunta a pena pecuniaria, i sei anni od i quattro anni (quest'ultimo caso se relativa a titolo esecutivo comprendente reato di cui all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354), in relazione ad un reato commesso in conseguenza della situazione di tossicodipendenza dell'autore.

Entrambi i benefici postulano, inoltre, come condizione indefettibile che sia stata accertata la sottoposizione del soggetto ad un programma terapeutico.

Per quanto concerne l'istituto di cui all'art. 90 (1), esso deve essere già concluso od in corso al momento della presentazione dell'istanza, ed ove concluso deve risultare un esito positivo.

L'art 94, invece, richiede, quale condizione essenziale di applicazione concreta, che l'istante abbia in corso un programma di recupero o che ad esso intenda sottoporsi,

L'aspetto che maggiormente rileva e che si presta a perplesse considerazioni è quello relativo all'ampliamento dello spettro di pena che permette l'adozione dei due benefici in parola.

Va, infatti, ricordato che, in precedenza, il termine era di quattro anni.

La ragione dell'adozione di una simile opzione non è facilmente comprensibile sul piano logico, nonché su quello della coerenza normativa, in quanto essa confligge, palesemente, con la più volte manifestata petizione di principio del legislatore, consistente nell'assumere un atteggiamento di severità nei confronti dei reati più gravi in materia di stupefacenti.

L'allargamento a pene complessive o residue pari a sei anni, infatti, come si è avuto modo di sottolineare in precedenza, favorirà indubbiamente l'accesso ad un beneficio importante (tale addirittura da evitare l'espiazione di pena detentiva) a soggetti che, seppur tossicodipendenti, oggettivamente possono aver tenuto condotte di indubbia gravità o allarme sociale, se puniti con simile sanzione.

Non si dimentichi, infatti, che il reato al quale consegue la condanna può anche essere un delitto di natura comune (ergo non rientrante in una delle violazioni specifiche della legge sugli stupefacenti), purchè esso sia collegato eziologicamente alla condizione di tossicità del proprio autore.

Il legislatore, pertanto, ha posto al vertice della propria scala di valori il recupero del soggetto e tralasciando, invece, ogni considerazione in ordine alla pericolosità sociale della persona, alla gravità del fatto compiuto e delle conseguenze che da esso derivino.

Si tratta di una marcata scelta di politica giudiziaria, che non si può condividere appieno.

Come si è avuto modo di rilevare in precedenza, l'innalzamento della soglia di pena, in base alla quale ammettere il soggetto-tossicodipendente ai benefici descritti, determina la possibilità di accesso ai medesimi, in favore di un numero notevole di persone che abbiano riportato condanne quantitativamente importanti sotto il profilo sanzionatorio, per delitti particolarmente gravi.

Tale nuova situazione avrebbe dovuto suggerire al legislatore notevole prudenza elaborativa e, soprattutto, avrebbe dovuto consigliare di intraprendere una soluzione normativa che permettesse di evitare ogni sorta di automatismo nella concessione dei benefici, prescindendo, così, da una verifica approfondita quanto necessaria dello stato di pericolosità attuale dell'istante.

In un contesto così delicato, infatti, non sarebbe stato pleonastico incentrare il sistema delle misure alternative al carcere su di una pluralità di parametri, affiancando a quelli adottati dalla novella, anche altri che maggiormente avessero ad obbiettivo la persona e la sua capacità criminosa.

Per converso, si è preferito creare una vera e propria presunzione di non pericolosità in capo a chi si sia sottoposto ad un programma di recupero, fondando sull'apparente positivo risultato dello stesso la prognosi di favore.

Si tratta, quindi di una ghiotta occasione mancata.

Si fa strada fra i giuristi una forte preoccupazione, in quanto si teme che la scelta legislativa che, in questa sede, si commenta altro non sia che una deleteria e naturale conseguenza del fatto che l'unificazione del trattamento sanzionatorio fra droghe pesanti e droghe leggere comporterà l'inflizione di pene pesanti anche in casi di modesta gravità e, che, pertanto, per ovviare ad stortura evidentissima ed aberrante per tutti (ma non per il legislatore) si intenda temperare gli effetti che si produrranno nella fase espiativa, onde evitare un assurdo sovraffollamento delle carceri con personaggi che in carcere non avrebbero dovuto mettere piede.

Venendo a considerazioni di maggiore specificità si deve rilevare che il 1° comma, al di là della modifica in punto di pena, con il consequenziale allargamento dello spettro di applicabilità del beneficio, non ha sofferto particolari e diversi stravolgimenti.

Unica addenda al presunto favor rei, così introdotto, consiste nel fatto che “ il T ribunale di sorveglianza, qualora l'interessato si trovi in disagiate condizioni economiche, puo` altresì sospendere anche l'esecuzione della pena pecuniaria che non sia stata gia` riscossa”.

Quale incidenza pratica simile previsione potrà avere nella quotidiana esperienza forense non è dato sapersi.

Anche il comma 2° della norma in questione subisce un mero maquillage semantico, ma non muta nella sua sostanza, laddove viene sancita l'inammissibilità della domanda presentata ex art. 90, da chi – nel periodo compreso tra l'inizio del programma e la pronuncia della sospensione – abbia commesso un delitto non colposo.

Il terzo comma, invece, introduce un effetto di natura estensiva alla sospensione dell'esecuzione della pena, la quale si comunica e si trasmette anche alle pene accessorie ed agli effetti penali della condanna, fatta eccezione per la confisca.

Esempi di pene accessorie sono, giusto il disposto dell'art. 19 c.p., in relazione ai delitti:

• l'interdizione dai pubblici uffici;

• l'interdizione da una professione o da un'arte;

• l'interdizione legale;

• l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;

• l'incapacita' di contrattare con la pubblica amministrazione;

• la decadenza o la sospensione dall'esercizio della potesta' dei genitori.
In relazione alle contravvenzioni, invece, esse sono:

• la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte;

• la sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. (cfr. Cass. pen., sez. III, 25/01/2004, n.1994, CED Cassazione, 2004)

Pena accessoria comune ai delitti e alle contravvenzioni e', invece, la pubblicazione della sentenza penale di condanna (Cass. pen., sez. II, 03/03/2005, n.11033, CED Cassazione, 2005).

Non rientra in tale novero invece, la sospensione della patente di guida ai sensi dell'articolo 222 del codice della strada che rientra nel novero delle sanzioni amministrative (Trib. Napoli, 23/01/2004, Guida al Diritto, 2004, 14, 87).

La ratio del principio esposto deriva, all'evidenza, dal fatto che le pene accessorie, conseguono per loro definizione di diritto alla sentenza di condanna come effetti penali della stessa ai sensi dell'art. 20 c.p., (Cass. pen., sez. II, 03/03/2005, n.11033 CED Cassazione, 2005) e, pertanto, sono sottratte alla valutazione discrezionale del giudice, tanto che l'erronea applicazione di una pena accessoria da parte del giudice di cognizione può essere rilevata, anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza, dal giudice dell'esecuzione, e, parimenti, anche il P.M. ne può chiedere l'applicazione al giudice dell'esecuzione qualora si sia omesso di provvedere all'applicazione di una pena accessoria stabilita ex lege, con la sentenza di condanna (Cass. pen., sez. I, 10/11/2004, n.45381, Tinnirello, CED Cassazione, 2004).

Resta esclusa la confisca, in quanto tale sanzione è ritenuta come la privazione permanente dei beni ed incide, pertanto , su oggetti strumenti per la commissione di reati, in forza del carattere di sanzione reale, che espropria le cose attinenti al reato.

Va detto che, in dottrina, si è negata in capo alla confisca la natura di pena accessoria, (2) facendo, invece, rientrare l'istituto nella categoria delle misure di sicurezza.

La questione è sempre stata oggetto di accese dispute ed ha diviso non poco i giuristi, ma a parere di chi scrive, la più corrette soluzione pare quella che la individua come esempio intermedio tra le pene e le misure di sicurezza.

Pleonastica appare la esclusione delle obbligazioni civili – nascenti dal reato - dal novero degli effetti della sentenza che possano essere soggetti alla sospensione dell'esecuzione.

La ratio di tale previsione è palese e consiste nel fatto che i provvedimento di ristoro economico-finanziario in favore delle parti offese dal reato assumono in nuce un carattere ed un fine privatistico affatto distinti e differenziati rispetto alla pena intesa come esercizio di diritto pubblico del potere-dovere da parte dello Stato di sanzionare comportamenti ritenuti illeciti.

Al quarto comma si ribadisce il limite della concessione del beneficio in questione una sola volta.

Il comma 4-bis (inedito inserimento) si pone, poi, come norma di chiusura, prevedendo il richiamo – generico - alla disciplina prevista dalla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, per tutte le ipotesi che, insorte, non risultassero in qualche modo codificate.

L'aspetto di maggiore interesse che riguarda l'art. 91 (3), riposa nella riformulazione del comma 4°, il quale – nel caso in cui venga presentata una domanda di sospensione in relazione ad un ordine di carcerazione già eseguito – prevede la competenza a decidere in capo al magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo di detenzione.

Condizioni per l'accesso interinale al beneficio sono:

• l'ammissibilità dell'istanza in relazione alle condizioni quodam poenam di cui all'art. 90;

2. la sussistenza di concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l'accoglimento della domanda;

3. la dimostrazione del grave pregiudizio che deriverebbe dalla protrazione dello stato di detenzione,

4. la insussistenza di elementi legittimanti il pericolo di fuga.

Sino alla decisione del tribunale di sorveglianza, il magistrato di sorveglianza è competente a dichiarare la revoca di cui all'articolo 93, comma 2.

La previsione dei termini di revoca del beneficio, regolata dal citato art. 93 (4).

Dal nuovo testo del comma 1° scompare la locuzione “..attua il programma terapeutico ”, che era una delle due condizioni per ottenere l'effetto estintivo della pena della pena principale e di quelle accessorie.

I motivi che sottendono a tale modifica, che non è solo di carattere filologico, ma è indubbiamente rilevante anche sotto il profilo giuridico sostanziale, devono essere individuati nel fatto che la dizione dell'art. 90/1° (5), presuppone con l'uso del participio passato “si è sottoposta” il già avvenuto esatto perfezionamento del programma terapeutico in epoca anteriore alla domanda.

Il che vale a dire che la sospensione non può essere concessa, in pendenza dell'esecuzione del percorso di recupero.

Si tratta di una convinzione che appare avvallata dal fatto che la decisione deve subentrare all'esito dell'acquisizione della relazione finale di cui all'articolo 123,

E', quindi, evidente che il legislatore abbia inteso conferire all'attuazione del programma in tempo non sospetto, da parte del tossicodipendente, una valenza di proiezione futura, che permette al programma terapeutico di non essere solo fine a sé stesso, ma di dispiegare valore anche in relazione a pene che il soggetto dovesse in prosieguo espiare per fatti commessi, però, precedentemente all'inizio del trattamento e giammai successivamente allo stesso.

Il secondo comma muta, quindi, a propria volta, venendo meno, infatti, per le ragioni sopra espresse la previsione concernente il mancato sopravvenuto adempimento al programma da parte del condannato.

Permane il principio della revoca di diritto della sospensione nell'ipotesi di commissione di diritto non colposo.

Nuova previsione, invece, è quella del comma 2-bis, che intende precisare il momento di decorrenza del termine di cinque anni indicato al comma 1°.

Esso si individua nella data di presentazione dell'istanza in seguito al provvedimento di sospensione adottato dal pubblico ministero ai sensi dell'articolo 656 c.p.p., nel caso di soggetto che si trovi in stato di libertà o della domanda di cui all'art. 91, co 4 per coloro che si trovino in condizione detentiva.

Resta ad appannaggio del tribunale di sorveglianza la facoltà di determinare una diversa, piu` favorevole data di decorrenza dell'esecuzione, nel caso di sottoposizione spontanea da parte dell'interessato a limitazioni e prescrizioni.

Si tratta di una previsione la cui natura e ratio (spiccatamente buonista e giuridicamente un poco naif) non merita affanno a commentare.

Con l'art. 94 (6) si è regolato l'accesso dei soggetti tossicodipendenti ed alcooldipendenti alla misura alternativa alla detenzione, dell'affidamento in prova.

Il limite di pena, che la nuova L. 21.2.2006, n 49, ha innalzato da quattro a sei anni, appare elemento di particolare interesse, in quanto segna, in primo luogo, un notevole, quanto dubbio innalzamento delle opportunità di applicazione del beneficio, che, in precedenza già poteva coinvolgere (con il tetto dei quattro anni) un numero cospicuo di soggetti che, in tal modo, potevano fruire di un regime adeguato alla propria situazione personale di grave tossicomania (potendo addirittura non entrare in contatto con la degradante condizione di detenuto).

Richiamando le valutazione già sviluppate in relazione all'art. 90 e più generalmente con riguardo all'art. 73 si deve sottolineare il rischio di un depotenziamento e di uno svuotamento del concetto di certezza della pena e si deve ritenere che la scelta operata in sede esecutiva, sia un palliativo per correggere (senza eccessivi clamori) la conclamata stortura dell'accorpamento sotto un'unica sanzione di tutti i comportamenti concernenti gli stupefacenti, senza distinzione in ordine alla tipologia della droga.

In quest'ottica si segnala l'abbattimento del divieto di concessione delle misure alternative alla detenzione, stabilito dall'art. 4 bis l. n. 354 del 1975, in relazione a condanne inflitte per determinati reati, posto che - come detto – in presenza di situazioni del genere il termine ordinario di sei anni viene ridotta a quattro, permettendo l'accesso al beneficio per soggetti che prima ne sarebbe stati esclusi.

Va, inoltre, evidenziato come l'istituto in oggetto, anche nella sua nuova formula, non soffra limitazione di applicabilità in relazione ad una pena detentiva derivante da conversione effettuata ai sensi del comma 1 dell'art. 66 L . 24 Novembre 1981 n. 689 (e, cioè, a seguito della violazione di prescrizioni inerenti alla semidetenzione o alla libertà controllata),

Il divieto sancito dall'art. 67 l . 24 novembre 1981 n. 689, che prevede il divieto di affidamento in prova al servizio sociale nel caso di condannato in espiazione di pena è, a parere di Cassazione Sez. I, 30 Settembre 1997, n.5468, Geniola (7), qualificabile come norma di carattere eccezionale e, pertanto, di stretta interpretazione; tale divieto, quindi, dettato per il solo affidamento in prova ordinario, non può operare con riguardo al diverso istituto dell'affidamento in prova in casi particolari, previsto per tossicodipendenti e alcooldipendenti dall'art. 94.

Il nuovo 2° comma introduce la possibilità che nel caso in cui l'ordine di carcerazione, sia stato eseguito, la domanda di affidamento possa venir avanzata al magistrato di sorveglianza.

Le condizioni per l'accesso alla misura provvisoria sono le stesse già valutate in relazione all'istituto di cui all'art. 90.

Merita attenzione anche la nuova dizione del quarto comma che delinea le condizioni in base alle quali il tribunale può accogliere l'istanza.

In buona sostanza, il legislatore conferisce al Tribunale il potere di valutare l'efficacia del programma di recupero, anche attraverso le altre prescrizioni di cui all'articolo 47, comma 5, della legge 26 luglio 1975, n. 354.

Ammette, così, il richiedente al beneficio, se attraverso siffatto parametro valutativo, ci si convince che il programma contribuisce al recupero del condannato ed assicura la prevenzione del pericolo che il condannato commetta altri reati.

Seguono, poi, le ulteriori facoltà riconosciute al tribunale di sorveglianza.

Con il comma 6- bis si è inteso, poi, allargare lo spettro temporale dell'applicazione dell'affidamento, nella fattispecie in cui l'interessato abbia positivamente terminato la parte terapeutica del programma, cioè, ove il vero e proprio intervento di disintossicazione e recupero psico-fisico rispetto alla dipendenza dallo stupefacente sia perfezionato..

In tale ipotesi, il magistrato di sorveglianza, previa rideterminazione delle prescrizioni, può disporne la prosecuzione ai fini del reinserimento sociale anche qualora la pena residua superi quella prevista per l'affidamento ordinario di cui all'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354.

Da ultimo va segnalata una nuova ipotesi di responsabilità, introdotta con il comma 6- ter, che riguarda il responsabile della struttura presso cui si svolge il programma terapeutico di recupero e socio-riabilitativo.

Questi è tenuto a segnalare all'autorità giudiziaria le violazioni commesse dalla persona sottoposta al programma.

Qualora tali violazioni integrino un reato, in caso di omissione, l'autorità giudiziaria ne dà comunicazione alle autorità competenti per la sospensione o revoca dell'autorizzazione di cui all'articolo 116 e dell'accreditamento di cui all'articolo 117, ferma restando l'adozione di misure idonee a tutelare i soggetti in trattamento presso la struttura.

Il responsabile della struttura viene equiparato, così, ad un vero e proprio pubblico ufficiale, al quale compete di segnalare il reato ai sensi dell'art. 347 c.p.p. (8) .

La sanzione di natura amministrativa che viene prevista nel caso di omissione della segnalazione di un comportamento integrante reato tenuto da una persona soggetta al programma terapeutico, pur non assurgendo a livello penale (e mantenendo così la propria evidente autonomia rispetto alla vera e propria sanzione criminale) avvicina, senza assimilare in toto, il disvalore della presente condotta a quello proprio dei reati ricompresi nel Capo I, T itolo I I e Libro II del codice penale,ovvero DEI DELITTI DEI PUBBLICI UFFICIALI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DEI DELITTI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE , di cui agli artt. 323, 328 e 329 c.p., (9), in tema di omissione, sono le più evidenti espressioni.

Avv. Carlo Alberto Zaina


Note:

(1) Art. 90 (mod. dalla L. 49 del 21 febbraio 2006)

1. Nei confronti di persona che debba espiare una pena detentiva inflitta per reati commessi in relazione al proprio stato di tossicodipendente, il Tribunale di sorveglianza puo` sospendere l'esecuzione della pena detentiva per cinque anni qualora, all'esito dell'acquisizione della relazione finale di cui all'articolo 123, accerti che la persona si e`sottoposta con esito positivo ad un programma terapeutico e socio-riabilitativo eseguito presso una struttura sanitaria pubblica od una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116. Il tribunale di sorveglianza, qualora l'interessato si trovi in disagiate condizioni economiche, puo` altresì sospendere anche l'esecuzione della pena pecuniaria che non sia stata gia` riscossa. La sospensione puo` essere concessa solo quando deve essere espiata una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a sei anni od a quattro anni se relativa a titolo esecutivo comprendente reato di cui all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni .

2. LA SOSPENSIONE DELLA ESECUZIONE NON PUÒ ESSERE CONCESSA e la relativa domanda è inammissibile SE NEL PERIODO COMPRESO TRA L'INIZIO DEL PROGRAMMA E LA PRONUNCIA DELLA SOSPENSIONE IL CONDANNATO ABBIA COMMESSO ALTRO DELITTO NON COLPOSO PUNIBILE CON LA RECLUSIONE.

3. La sospensione dell'esecuzione della pena rende inapplicabili le misure di sicurezza nonché le pene accessorie e gli altri effetti penali della condanna, tranne che si tratti della confisca. La sospensione non si estende alle obbligazioni civili derivanti dal reato.

4. LA SOSPENSIONE DELLA ESECUZIONE DELLA PENA NON PUÒ ESSERE CONCESSA PIÙ DI UNA VOLTA.

4-bis. Si applica, per quanto non diversamente stabilito ed ove compatibile, la disciplina prevista dalla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni .

(2) Cfr. MANTOVANI pg. 836 Diritto Penale, CEDAM PD 1988.

(3)ART. 91. (LEGGE 26 GIUGNO 1990, N. 162, ART. 24 , COMMA PRIMO)

ISTANZA PER LA SOSPENSIONE DELL'ESECUZIONE

Il comma 1 è stato abrogato

2. All'istanza di sospensione dell'esecuzione della pena e` allegata, a pena di inammissibilita`, certificazione rilasciata da un servizio pubblico per le tossicodipendenze o da una struttura privata accreditata per l'attivita` di diagnosi prevista dal comma 2, lettera d), dell'articolo 116 attestante, ai sensi dell'articolo 123, la procedura con la quale e` stato accertato l'uso abituale di sostanze stupefacenti o psicotrope, il tipo di programma terapeutico e socio-riabilitativo scelto, l'indicazione della struttura ove il programma e` stato eseguito, le modalita` di realizzazione ed i risultati conseguiti a seguito del programma stesso";

Il comma 3 e`stato abrogato;

4. Se l'ordine di carcerazione e` gia` stato eseguito la domanda e`presentata al magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo di detenzione, il quale, se l'istanza e` ammissibile, se sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l'accoglimento della domanda ed al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, qualora non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza del pericolo di fuga, puo` disporre l'applicazione provvisoria del beneficio. Sino alla decisione del tribunale di sorveglianza, il magistrato di sorveglianza e` competente a dichiarare la revoca di cui all'articolo 93, comma 2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 47, comma 4, della legge 26 luglio 1975, n. 354".

(4) ART. 93. (LEGGE 26 GIUGNO 1990, N. 162, ART. 24 , COMMA PRIMO) ESTINZIONE DEL REATO. REVOCA DELLA SOSPENSIONE)

1. Se il condannato nei cinque anni successivi non commette un delitto non colposo punibile con la reclusione, le pene ed ogni altro effetto penale si estinguono.

2. La sospensione dell'esecuzione e` revocata di diritto se il condannato, nel termine di cui al comma 1, commette un delitto non colposo per cui viene inflitta la pena della reclusione. Il tribunale di sorveglianza che ha disposto la sospensione e` competente alle pronunce di cui al presente comma ed al comma 1.

2-bis. Il termine di cinque anni di cui al comma 1 decorre dalla data di presentazione dell'istanza in seguito al provvedimento di sospensione adottato dal pubblico ministero ai sensi dell'articolo 656 del codice di procedura penale o della domanda di cui all'articolo 91, comma 4. Tuttavia l tribunale, tenuto conto della durata delle limitazioni e prescrizioni alle quali l'interessato si e` spontaneamente sottoposto e del suo comportamento, puo` determinare una diversa, piu` favorevole data di decorrenza dell'esecuzione ".

Il testo previgente era il seguente

1 . SE IL CONDANNATO ATTUA IL PROGRAMMA TERAPEUTICO E NEI CINQUE ANNI SUCCESSIVI AL PROVVEDIMENTO DI SOSPENSIONE DELL'ESECUZIONE NON COMMETTE UN DELITTO NON COLPOSO PUNIBILE CON LA SOLA RECLUSIONE , LA PENA E OGNI ALTRO EFFETTO PENALE SI ESTINGUONO.

2 . LA SOSPENSIONE DELL'ESECUZIONE È REVOCATA DI DIRITTO SE IL CONDANNATO SI SOTTRAE AL PROGRAMMA SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO, OVVERO SE, NEL TERMINE DI CUI AL COMMA PRIMO, COMMETTE UN DELITTO NON COLPOSO PER CUI VIENE INFLITTA LA PENA DELLA RECLUSIONE.

(5) Il Tribunale deve accertare “che la persona si e`sottoposta con esito positivo ad un programma terapeutico e socio-riabilitativo eseguito presso una struttura sanitaria pubblica od una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116 .”

(6) ART. 94. MODIFICATO DALLA L. 21 febbraio 2006, N 49.

"1. Se la pena detentiva deve essere eseguita nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso un programma di recupero o che ad esso intenda sottoporsi, l'interessato puo` chiedere in ogni momento di essere affidato in prova al servizio sociale per proseguire o intraprendere l'attivita` terapeutica sulla base di un programma da lui concordato con un'azienda unita` sanitaria locale o con una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116. L'affidamento in prova in casi particolari puo` essere concesso solo quando deve essere espiata una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a sei anni od a quattro anni se relativa a titolo esecutivo comprendente reato di cui all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni. Alla domanda e` allegata, a pena di inammissibilita`, certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da una struttura privata accreditata per l'attivita` di diagnosi prevista dal comma 2, lettera d), dell'articolo 116 attestante lo stato di tossicodipendenza o di alcooldipendenza, la procedura con la quale e` stato accertato l'uso abituale di sostanze stupefacenti, psicotrope o alcoliche, l'andamento del programma concordato eventualmente in corso e la sua idoneita`, ai fini del recupero del condannato. Affinché il trattamento sia eseguito a carico del Servizio sanitario nazionale, la struttura interessata deve essere in possesso dell'accreditamento istituzionale di cui all'articolo 8-quater del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, ed aver stipulato gli accordi contrattuali di cui all'articolo 8-quinquies del citato decreto legislativo";

2. Se l'ordine di carcerazione e` stato eseguito, la domanda e` presentata al magistrato di sorveglianza il quale, se l'istanza e` ammissibile, se sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l'accoglimento della domanda ed al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, qualora non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza del pericolo di fuga, puo` disporre l'applicazione provvisoria della misura alternativa. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al comma 4. Sino alla decisione del tribunale di sorveglianza, il magistrato di sorveglianza e` competente all'adozione degli ulteriori provvedimenti di cui alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni";

3 . AI FINI DELLA DECISIONE, IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA PUÒ ANCHE ACQUISIRE COPIA DEGLI ATTI DEL PROCEDIMENTO E DISPORRE GLI OPPORTUNI ACCERTAMENTI IN ORDINE AL PROGRAMMA TERAPEUTICO CONCORDATO; DEVE ALTRESÌ ACCERTARE CHE LO STATO DI TOSSICODIPENDENZA O ALCOOLDIPENDENZA O L'ESECUZIONE DEL PROGRAMMA DI RECUPERO NON SIANO PREORDINATI AL CONSEGUIMENTO DEL BENEFICIO. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 92, commi 1 e 3.

4. Il tribunale accoglie l'istanza se ritiene che il programma di recupero, anche attraverso le altre prescrizioni di cui all'articolo 47, comma 5, della legge 26 luglio 1975, n. 354, contribuisce al recupero del condannato ed assicura la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati. Se il tribunale di sorveglianza dispone l'affidamento, tra le prescrizioni impartite devono essere comprese quelle che determinano le modalita` di esecuzione del programma. Sono altresì stabilite le prescrizioni e le forme di controllo per accertare che il tossicodipendente o l'alcooldipendente inizi immediatamente o prosegua il programma di recupero. L'esecuzione della pena si considera iniziata dalla data del verbale di affidamento, tuttavia qualora il programma terapeutico al momento della decisione risulti gia` positivamente in corso, il tribunale, tenuto conto della durata delle limitazioni alla quali l'interessato si e` spontaneamente sottoposto e del suo comportamento, puo` determinare una diversa, piu` favorevole data di decorrenza dell'esecuzione

5 . L'AFFIDAMENTO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE NON PUÒ ESSERE DISPOSTO, AI SENSI DEL PRESENTE ARTICOLO, PIÙ DI DUE VOLTE.

6 . SI APPLICA, PER QUANTO NON DIVERSAMENTE STABILITO, LA DISCIPLINA PREVISTA DALLA LEGGE 26 LUGLIO 1975, N. 354 , COME MODIFICATA DALLA LEGGE 10 GIUGNO 1986, N. 663

6-bis. Qualora nel corso dell'affidamento disposto ai sensi del presente articolo l'interessato abbia positivamente terminato la parte terapeutica del programma, il magistrato di sorveglianza, previa rideterminazione delle prescrizioni, può disporne la prosecuzione ai fini del reinserimento

sociale anche qualora la pena residua superi quella prevista per l'affidamento ordinario di cui all'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354.

6-ter. Il responsabile della struttura presso cui si svolge il programma terapeutico di recupero e socio-riabilitativo e` tenuto a segnalare all'autorita` giudiziaria le violazioni commesse dalla persona sottoposta al programma. Qualora tali violazioni integrino un reato, in caso di omissione, l'autorita` giudiziaria ne da` comunicazione alle autorita` competenti per la sospensione o revoca dell'autorizzazione di cui all'articolo 116 e dell'accreditamento di cui all'articolo 117, ferma restando l'adozione di misure idonee a tutelare i soggetti in trattamento presso la struttura".

L'art. 94 nella formulazione previgente recitava

(LEGGE 26 LUGLIO 1975, N. 354, ART. 47-BIS, INTRODOTTO DALL'ART. 4-TER DEL DECRETO-LEGGE 22 APRILE 1985, N. 144, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALLA LEGGE 21 GIUGNO 1985, N. 297, COME SOSTITUITO DALL'ART. 12 DELLA LEGGE 10 OTTOBRE 1986, N. 663). AFFIDAMENTO IN PROVA IN CASI PARTICOLARI

1 . SE LA PENA DETENTIVA , INFLITTA NEL LIMITE DI QUATTRO ANNI O ANCORA DA SCONTARE NELLA STESSA MISURA, DEVE ESSERE ESEGUITA NEI CONFRONTI DI PERSONA TOSSICO-DIPENDENTE O ALCOOLDIPENDENTE CHE ABBIA IN CORSO UN PROGRAMMA DI RECUPERO O CHE AD ESSO INTENDA SOTTOPORSI, L'INTERESSATO PUÒ CHIEDERE IN OGNI MOMENTO DI ESSERE AFFIDATO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE PER PROSEGUIRE O INTRAPRENDERE L'ATTIVITÀ TERAPEUTICA SULLA BASE DI UN PROGRAMMA DA LUI CONCORDATO CON UNA UNITÀ SANITARIA LOCALE O CON UNO DEGLI ENTI PREVISTI DALL'ART. 115 O PRIVATI. ALLA DOMANDA DEVE ESSERE ALLEGATA, A PENA DI INAMMISSIBILITA', CERTIFICAZIONE RILASCIATA DA UNA STRUTTURA SANITARIA PUBBLICA ATTESTANTE LO STATO DI TOSSICODIPENDENZA O DI ALCOOLDIPENDENZA E LA IDONEITÀ , AI FINI DEL RECUPERO DEL CONDANNATO, DEL PROGRAMMA CONCORDATO.

2 . SI APPLICANO LE DISPOSIZIONI DI CUI AGLI ARTICOLI 91, COMMI TERZO E QUARTO, 92, COMMI PRIMO E TERZO.

3 . AI FINI DELLA DECISIONE, IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA PUÒ ANCHE ACQUISIRE COPIA DEGLI ATTI DEL PROCEDIMENTO E DISPORRE GLI OPPORTUNI ACCERTAMENTI IN ORDINE AL PROGRAMMA TERAPEUTICO CONCORDATO; DEVE ALTRESÌ ACCERTARE CHE LO STATO DI TOSSICODIPENDENZA O ALCOOLDIPENDENZA O L'ESECUZIONE DEL PROGRAMMA DI RECUPERO NON SIANO PREORDINATI AL CONSEGUIMENTO DEL BENEFICIO.

4 . SE IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DISPONE L'AFFIDAMENTO, TRA LE PRESCRIZIONI IMPARTITE DEVONO ESSERE COMPRESE QUELLE CHE DETERMINANO LE MODALITÀ DI ESECUZIONE DEL PROGRAMMA. SONO ALTRESÌ STABILITE LE PRESCRIZIONI E LE FORME DI CONTROLLO PER ACCERTARE CHE IL TOSSICODIPENDENTE O L'ALCOOLDIPENDENTE PROSEGUE IL PROGRAMMA DI RECUPERO. L'ESECUZIONE DELLA PENA SI CONSIDERA INIZIATA DALLA DATA DEL VERBALE DI AFFIDAMENTO.

5 . L'AFFIDAMENTO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE NON PUÒ ESSERE DISPOSTO, AI SENSI DEL PRESENTE ARTICOLO, PIÙ DI DUE VOLTE.

6 . SI APPLICA, PER QUANTO NON DIVERSAMENTE STABILITO, LA DISCIPLINA PREVISTA DALLA LEGGE 26 LUGLIO 1975, N. 354 , COME MODIFICATA DALLA LEGGE 10 GIUGNO 1986, N. 663

(7) Giust. Pen., 1998, II, 438

(8) 347 Obbligo di riferire la notizia del reato

1. Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza ritardo, riferisce al pubblico ministero, per iscritto (108 bis att.), gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute, delle quali trasmette la relativa documentazione .

2. Comunica, inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

2 bis. Qualora siano stati compiuti atti per i quali Ë prevista l`assistenza del difensore (350, 352, 353-2, 354 ) della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini (61), la comunicazione della notizia di reato Ë trasmessa al pi˜ tardi entro quarantotto ore dal compimento dell`atto, salve le disposizioni di legge che prevedono termini particolari .

3. Se si tratta di taluno dei delitti indicati nell`art. 275, comma 3, e, in ogni caso, quando sussistono ragioni di urgenza, la comunicazione della notizia di reato Ë data immediatamente anche in forma orale . Alla comunicazione orale deve seguire senza ritardo quella scritta con le indicazioni e la documentazione previste dai commi 1 e 2.

4. Con la comunicazione la polizia giudiziaria indica il giorno e l`ora in cui ha acquisito la notizia (221 coord.).

(9) Art. 323 Abuso d'ufficio

Salvo che il fatto non costituisca un piu' grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a se' o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

La pena e' aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravita'.
Articolo sostituito dalla L. 26 aprile 1990, n. 86 e successivamente cosi' sostituito dall'art. 1, L . 16 luglio 1997, n. 234.

Art. 328 Rifiuto di atti di ufficio. Omissione

Il pubblico ufficiale o l'incaricato del pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto dell'ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanita', deve essere compiuto senza ritardo, e' punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, e' punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a lire due milioni. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa (1).

(1)Articolo cosi' sostituito dalla L. 26 aprile 1990, n. 86.

Art. 329 Rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della forza pubblica
Il militare o l'agente della forza pubblica, il quale rifiuta o ritarda indebitamente di eseguire una richiesta fattagli dall'Autorita' competente nelle forme stabilite dalla legge, e' punito con la reclusione fino a due anni.


Avv. Carlo Alberto Zaina
Avvocato
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