Allontanamento della moglie da casa familiare per litigi con la suocera (affidamento congiunto)
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Articolo del 08/03/2006 Autore Dott.ssa Elena Salemi Altri articoli dell'autore


I frequenti litigi domestici, accettati dal marito, con la suocera convivente costituiscono giusta causa per l'allontanamento della casa coniugale da parte della moglie: commento alla sentenza n. 1202/2006 pronunciata dalla I Sezione Civile della Corte di Cassazione.


I continui litigi con la suocera convivente costituiscono “giusta causa” per l'allontanamento del coniuge dalla casa coniugale.

Dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, I sezione civile , i mariti devono stare attenti e tenere a bada le loro madri.

Infatti, secondo quanto statuito con la sentenza del 20 gennaio 2006, n. 1202 “i frequenti litigi domestici, accettati dal marito, della moglie con la suocera convivente” costituiscono “giusta causa” per l'allontanamento del coniuge dalla casa coniugale.

Nel 2001 il Tribunale di Firenze dichiarava la separazione personale di due coniugi, addebitando la stessa alla moglie, in quanto si era allontanata dalla casa coniugale.

La figlia minorenne veniva affidata ad entrambi i coniugi con domiciliazione presso la madre e mantenimento a carico della stessa, mentre il mantenimento dell'altro figlio, maggiorenne e affetto da sclerosi multipla, veniva posto a carico del marito.

A quest'ultimo veniva, inoltre, assegnata la casa coniugale, dimora della di lui madre e teatro della non certo idilliaca convivenza della nuora con la suocera.

La moglie appellava la sentenza e la Corte d'Appello di Firenze modifica parzialmente la pronuncia del Tribunale, escludendo l'addebito della separazione a suo carico e affidandole la figlia minore.

Il marito, allora, proponeva ricorso in Cassazione lamentando tra l'altro:

- il mancato addebito della separazione alla moglie la quale si era allontanata arbitrariamente dalla casa familiare;

-che i rapporti coniugali a cominciare da quelli sessuali, si erano logorati non già a causa dei continui attriti con la suocera, bensì in quanto la moglie intratteneva una relazione con un altro uomo.

Sul ricorso la Suprema Corte si pronunciava con la sentenza in epigrafe.

In particolare, i Giudici di legittimità hanno ritenuto che i Giudici della Corte d'Appello hanno ben operato per i seguenti motivi:

-dagli accertamenti svolti dal Tribunale, si evince che “tutti i problemi dei coniugi traevano origine e fondamento dalle continue discussioni tra la nuora e la suocera, con essi convivente, contrasti che il marito non aveva cercato, come era suo dovere, di risolvere e neppure di mitigare al fine di costituire una salda unione coniugale, con ciò determinandosi anche un progressivo logoramento del rapporto affettivo fra gli stessi coniugi” ;

-che tali circostanze costituiscono un impedimento oggettivo ed insuperabile, in quanto rilevano indipendentemente dalla responsabilità dei soggetti coinvolti e rendono impossibile la prosecuzione della vita coniugale;

-che non sussistono specifici fatti addebitabili alla moglie.

L'istituto dell'addebito della separazione, infatti, è stato concepito dal Legislatore per censurare quel coniuge che ha posto in essere un comportamento contrario ai doveri che scaturiscono dal vincolo coniugale.

L'allontanamento dalla casa coniugale , attuato unilateralmente da uno dei coniugi senza il consenso dell'altro e confermato dal rifiuto di farvi ritorno costituisce violazione di quei doveri ed è causa di addebito della separazione in quanto rende impossibile la coabitazione.

Tuttavia , non viola i doveri coniugali il coniuge che si sia allontanato dalla casa familiare in presenza di una giusta causa.

Secondo la Corte di Cassazione, la giusta causa consiste sia in situazioni di fatto, sia in avvenimenti o comportamenti altrui che di per sé stessi sono incompatibili con la prosecuzione della convivenza.

Conseguentemente , l'ingerenza continua nella vita familiare da parte della suocera ed i continui litigi tra quest'ultima e la nuora se hanno determinato il deterioramento dei rapporti affettivi e sessuali tra i coniugi legittimano l'allontanamento della moglie dalla casa coniugale.

Nella sentenza in epigrafe, inoltre, i giudici hanno sottolineato che per l'addebito della separazione deve sussistere “Un effettivo nesso causale tra i comportamenti costituenti violazione dei doveri coniugali accertati a carico di uno o di entrambi i coniugi e il fallimento della convivenza coniugale, restando irrilevanti i comportamenti successivi al verificarsi di tale situazione”.

Tale nesso è stato escluso nel caso in questione.

In buona sostanza , sembra che la voce popolare secondo la quale marito e moglie devono vivere lontano dai genitori dell'uno o dell'altra corrisponde al vero.

La pronuncia in questione, però, vale anche da ammonimento per le suocere, almeno per quelle che sperano che il matrimonio del proprio “bambino” duri per tutta la vita o quasi.

In ultimo e per completezza, va ricordato che la sentenza n. 1202/2006 si è pronunciata anche sulla questione dell'affidamento dei figli minori ai sensi dell'art. 155 c.c..

La sentenza, però, è intervenuta prima dell'entrata in vigore della nuova legge sull'affido condiviso n. 54/2006, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dello 01.03.2006, la quale, è opportuno ricordarlo, ha modificato l'art. 155 c.c. ed introdotto l'art. 155 bis c.c..

In conformità della formulazione originaria dell'art. 155 c.c., la Corte ha sottolineato che:

- in materia di affidamento dei figli, il Giudice della Separazione deve privilegiare “quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare ed ad assicurare il migliore sviluppo possibile della personalità del minore”

- l'art. 6, legge n. 898/1970 (legge sul divorzio) può essere applicato in via analogica anche al giudizio di separazione e, conseguentemente, anche in siffatta sede, l'affidamento della prole può essere congiunto ovvero alternato.

Sotto questo profilo, pertanto, la sentenza in epigrafe appare superata dalla nuova legge.


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