Successione nei contratti aziendali
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Articolo del 26/02/2006 Autore Dott.ssa Michela Berzeri Altri articoli dell'autore


La cessione del contratto è legale quando ha titolo in fatti che sono previsti dalla legge come idonei a trasferire il rapporto contrattuale.

L'articolo 2558 del Codice Civile prevede espressamente che, in caso di cessione d'azienda, l'acquirente di essa subentra nei contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda stessa, salvo che abbiano carattere personale. Pertanto, la cessione d'azienda determina automaticamente la cessione dei rapporti contrattuali senza che a tal fine occorra la manifestazione del consenso essendo sufficiente la realizzazione della fattispecie legale. Il terzo contraente ceduto ha comunque la facoltà di recedere dal contratto entro tre mesi dalla notifica della cessione se sussiste una giusta causa.

Il fondamento della disposizione legislativa di cui all'art. 2555 c.c. sta nella tutela dell'interesse del terzo contraente ceduto; ciò emerge se si tiene presente la differenza tra la fattispecie convenzionale della cessione del contratto, che cioè ha origine in un accordo tra le parti, e quella legale, che invece avviene “ex lege”. Infatti nella cessione convenzionale ex articolo 1406 del Codice Civile occorre il consenso del ceduto per il perfezionamento del negozio e, per tutelare il suo interesse a non perdere la responsabilità del cedente, egli può inserire nel negozio di cessione una clausola espressa, con cui dichiara di non liberare il cedente, mantenendo così a suo carico una responsabilità sussidiaria. Invece, nella cessione legale, in cui la volontà del ceduto non assume rilevanza costitutiva della fattispecie, essendo un effetto che si produce ex lege in caso di trasferimento d'azienda, il medesimo interesse trova tutela nel fatto che permane la responsabilità in capo al cedente. Per quanto riguarda i rapporti di lavoro in caso di cessione d'azienda, relativamente ai quali l'articolo 2112 dispone espressamente che essi continuano con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano (1° comma), l'acquirente dell'azienda è obbligato in solido con l'alienante per tutti i crediti relativi a tale rapporto che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento (2° comma).

Parte della dottrina ha sostenuto che l'articolo 2560, il quale disciplina la sorte dei debiti relativi all'azienda ceduta in caso di cessione, si applichi anche ai rapporti contrattuali; a sostegno di questa tesi si è affermato che tale norma è dettata nell'interesse dei terzi, affinché essi non perdano il loro debitore originario e ad esso si aggiunga il cessionario. La disposizione è dunque coerente con quanto disposto dal 2° comma dell'articolo 2558, il quale prevede che in caso di recesso del contraente ceduto è fatta salva la responsabilità del cedente, perché altrimenti il recesso comporterebbe lo scioglimento del vincolo contrattuale e la liberazione dell'alienante dell'azienda da ogni responsabilità.

Se la disposizione di cui all'articolo 2560 è applicabile alla successione nei rapporti contrattuali, l'acquirente dell'azienda subentra solo dei rapporti contrattuali che risultano dai libri contabili obbligatori. Tuttavia, l'obbligo di tenere i libri contabili riguarda solo le aziende commerciali; ne consegue che in caso di cessione di aziende non commerciali sarà opportuno inserire nel contratto di trasferimento una clausola con la quale limitare la responsabilità dell'acquirente ai rapporti contrattuali a lui noti. Invece, nella cessione di aziende commerciali, il terzo può agire nei confronti dell'acquirente solo se la sua operazione risulti dai libri contabili, salvo che l'acquirente gli abbia notificato la cessione dell'azienda per acquistare il credito derivante da quell'operazione e renderlo così opponibile ai terzi. Infatti, in base a quanto disposto dall'articolo 2559 Codice Civile il credito relativo all'azienda ceduta acquistato dall'acquirente di questa è opponibile al debitore e ai terzi con la notifica della cessione al debitore o la sua accettazione o, comunque, dal momento dell'iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese. Nei confronti del debitore è sufficiente la semplice conoscenza della cessione da parte di quest'ultimo, infatti il debitore è liberato se paga in buona fede all'alienante.

L'articolo 2558 consente alle parti, con pattuizione espressa, di escludere che il cessionario subentri al cedente nei contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda (“salvo che le parti dispongano diversamente…”). Relativamente alle aziende commerciali questa norma va coordinata con il secondo comma dell'articolo 2560 secondo il quale l'acquirente risponde dei debiti relativi all'azienda ceduta, se risultano dai libri contabili obbligatori; ne consegue che una clausola volta ad escludere che il cessionario subentri al cedente nei contratti esclude la successione nei crediti, ma non nei debiti che risultano dai libri contabili.

Alla regola generale in materia di successione nei contratti in caso di trasferimento d'azienda l'art. 2558 pone due eccezioni: il carattere personale dei contratti e la sussistenza di una giusta causa, in presenza della quale il ceduto può esercitare il diritto di recesso entro il termine di tre mesi; in mancanza del recesso la successione ha luogo comunque. La giusta causa ricorre quando la sostituzione del cessionario al cedente comporta un mutamento tale per cui l'altra parte non avrebbe stipulato il contratto o lo avrebbe stipulato ma a condizioni diverse. Così intesa la nozione di giusta causa potrebbe dare luogo a controversie, in quanto il ceduto che abbia manifestato il recesso dopo che siano decorsi tre mesi dalla notizia del trasferimento, potrebbe sostenere che si tratti in realtà di un contratto intuitus personae ed il cessionario per mantenere fermo il contratto potrebbe opporre che si tratti di contratto a carattere personale.

Parte della dottrina ha ritenuto che il contratto a carattere personale sussiste quando è stato stipulato per le qualità personali dell'alienante o in considerazione del rapporto di amicizia o di fiducia che sussisteva tra l'alienante e l'acquirente, vale a dire quando la persona dell'alienante nella stipulazione del contratto ha avuto una rilevanza di tipo assoluto, quale presupposto della volontà di costituzione del rapporto. Invece, nel contratto intuitus personae le qualità personali dell'alienante assumono una rilevanza relativa, nel senso che il contratto sarebbe stato stipulato con qualsiasi altra persona che avesse le medesime qualità dell'alienante. In questo caso l'interesse del contraente ceduto non necessita di una tutela forte come quella che discende dalla automatica esclusione dalla successione, ma è sufficiente riconoscergli, attraverso il recesso, il potere di escludere l'acquirente dal contratto in quanto privo delle qualità personali dell'alienante.

Il recesso ha valore costitutivo per lo scioglimento del vincolo contrattuale; ma nel caso in cui sorga una controversia circa la sussistenza o meno nel caso concreto della giusta causa, si dovrà ricorrere al giudice perché pronunci una sentenza di accertamento positivo o negativo dell'avvenuto recesso.

Con il recesso del ceduto l'acquirente dell'azienda perde la titolarità attiva e passiva del rapporto contrattuale con la conseguenza che non sarà più né creditore né debitore e se aveva acquistato un diritto reale su di un bene, ne perde la titolarità.

Per quanto riguarda l'alienante, invece, l'art. 2558 dispone che resta ferma la responsabilità dell'alienante. Ne consegue che se ricorre una giusta causa perché il ceduto non accetti l'adempimento da parte del cessionario, sussiste la responsabilità dell'alienante per inadempimento dovuta alla impossibilità di adempiere per causa volontaria del cedente, che non ha più la titolarità dell'azienda e, dunque, non è più in condizione di adempiere al contratto. In altri casi, invece, nonostante l'alienante non sia più titolare dell'azienda, permane in astratto la possibilità del suo adempimento, per cui resta fermo il contratto tra cedente e ceduto, e, solo quando sia scaduto il termine e non ci sia stato l'adempimento, il terzo ceduto potrà chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. In concreto, può succedere che il terzo non tollerando l'incertezza dell'adempimento del contratto, preferisca ottenere lo scioglimento immediato del contratto rinunciando alla responsabilità dell'alienante e al risarcimento del danno.

In dottrina alcuni autori hanno ritenuto che in caso di cessione d'azienda la successione dell'acquirente all'alienante abbia luogo anche rispetto alle proposte e alle accettazioni. Infatti l'art. 1330 c.c. dispone che quando la proposta o l'accettazione sono fatte dall'imprenditore nell'esercizio della sua impresa, esse non perdono efficacia in caso di morte o incapacità dell'imprenditore sopravvenute prima della conclusione del contratto, salvo che si tratti di un piccolo imprenditore o risulti diversamente dalla natura dell'affare o da altre circostanze. La norma deve essere intesa nel senso che chi contratta con un imprenditore ha interesse che l'altro soggetto del rapporto contrattuale sia non tanto l'imprenditore come persona fisica, ma chiunque sia titolare dell'azienda, perché è quest'ultima che offre le garanzia per l'adempimento.


Bibliografia.

Bianca, Diritto Civile vol. III , 715-730.

Gazzoni, Manuale di diritto privato , 1013-1018.

Scialoja Branca, Comm. Cod. Civ. art. 2558, 2559 e 2560 .


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